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 2012  dicembre 04 Martedì calendario

IL CELLULARE DICE SE IL CIBO CONTIENE SOSTANZE NOCIVE

[Al via l’operazione chiarezza nei supermercati francesi] –
Non è più un gesto riservato alle cassiere del supermercato. D’ora in poi, in Francia, anche i clienti potranno strisciare il codice a barre dei prodotti sul proprio smartphone e capire in tempo reale se quell’articolo è affidabile oppure no. Finora i più scrupolosi erano costretti a leggere parole scritte a caratteri minuscoli sull’etichetta, a decifrare termini scientifici per rendersi conto dell’eventuale pericolosità e tossicità di quanto esposto sugli scaffali.
Inutile dire che in molti ci rinunciano e si affidano al sesto senso o, più semplicemente, comprano in base al prezzo.
Oltralpe la radiografia immediata (e gratuita) è possibile grazie a Noteo, un’applicazione che in pochi secondi emette il verdetto, sintetizzato in una luce rossa, gialla o verde. Come un semaforo. Con un punteggio da zero a dieci, che fotografa i rischi per la salute e l’ambiente. Non solo. Sotto esame finiranno anche le buone o cattive condotte sociali delle aziende quotate in borsa.
A ideare il progetto, che adesso diventa operativo, è stato il trentunenne Baptiste Marty, originario di Nantes, che, dopo qualche anno come consulente alla Grant Thornton Ecodurable, nel 2007 ha creato l’istituto Noteo con l’obiettivo, spiega, di permettere ai consumatori di prendere il potere. Senza tagliar fuori nessuno e includendo il numero più alto possibile di prodotti. L’obiettivo è arrivare a quota 40 mila, spaziando dall’alimentare all’intrattenimento, dal settore della bellezza al cibo per bambini. Ma Noteo non si limiterà a pronunciare dei no quando necessario: in caso di voto molto basso, agli acquirenti verranno proposti prodotti alternativi meno nocivi e, talvolta, meno costosi.
Si tratta della prima esperienza del genere in Europa, mentre negli Stati Uniti è già attiva da cinque anni GoodGuide (buona guida), che oggi riesce a fare i raggi X a 180 mila articoli.
L’avventura di Marty non è stata agevole, perlomeno dal punto di vista finanziario. Per poter retribuire 22 collaboratori, recuperare 400 informazioni per ogni prodotto e appoggiarsi a un comitato scientifico in grado di interpretare e aggiornare i dati tossicologici, la spesa è stata notevole. L’investimento iniziale, tutto di tasca propria, è ammontato a 600 mila euro, cui si è aggiunto un pari importo proveniente da un prestito familiare. I restanti 300 mila euro sono arrivati dalla banca per l’innovazione Oseo e da finanziatori privati di start-up. Una battaglia importante, quella del giovane imprenditore francese. È stato calcolato che, sui 10 mila prodotti di bellezza e igiene passati in rassegna, metà contiene ancora almeno una delle sostanze più nocive. A cominciare dai parabeni, usati come conservanti, ma che molti scienziati considerano cancerogeni.