Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  dicembre 04 Martedì calendario

IPOTESI PUGLIESE PER D’ALEMA

[Il presidente Copasir potrebbe anche ottenere gli Esteri] –
Massimo D’Alema ha intenzione di mantenere la promessa di non ricandidarsi alle prossime politiche dopo la vittoria di Pier Luigi Bersani alle primarie, ma potrebbe prendere il posto di Nichi Vendola alla guida della Puglia. Dopo aver goduto della sconfitta del sindaco di Firenze e aver confermato domenica sera stesso di voler mantenere il proposito fatto quando Matteo Renzi lo voleva rottamare, adesso il presidente del Copasir guarda al futuro. E siccome non è «un cane morto» come lui stesso aveva detto e non ha nessuna intenzione di abbandonare la politica, potrebbe prendersi una pausa da Roma per una esperienza per lui tutta nuova, da governatore, nella regione dove ha più seguaci e alla quale è più affezionato anche per una parte della sua vita trascorsa lì. Per ora è soltanto una suggestione che nelle ultime ore è rimbalzata in quelli che vengono definiti «ambienti dalemiani»; soltanto che per non creare attriti e tensioni nell’elettorato a lui contrario e soprattutto negli altri potenziali candidati a quella carica, doveva restare segreta almeno fino al giorno dopo delle elezioni politiche. Si tratta del futuro di D’Alema. Lui tra i suoi pregi può vantare coerenza e fedeltà alle sue idee e alla parola data. Lo fece quando da presidente del consiglio dopo la sconfitta alle elezioni regionali del 2000 che lo avrebbero dovuto legittimare dopo l’inciucio ai danni di Romano Prodi, abbandonò palazzo Chigi e non si ricandidò alle politiche. Ripartì dalle europee del 2004 per risalire la china. E fece il botto raccogliendo oltre 800mila preferenze. Adesso, per lui sembra arrivato un altro appuntamento simile. In pieno scontro Bersani-Renzi sulla rottamazione aveva promesso che se avesse vinto l’amico Pier Luigi, lui non si sarebbe ricandidato (togliendo così l’arma più micidiale che aveva nelle mani il sindaco di Firenze). Adesso, seppure «deve decidere il partito», lui vorrebbe mantenere la parola data. Per D’Alema si aprono naturalmente prospettive internazionali e cariche istituzionali (dove conta la nomina più che l’elezione). E naturalmente un ministero anzi, il ministero degli Esteri a cui è rimasto affezionato e che pure l’ex nemico Vendola gli aveva riconosciuto in tempi non sospetti. Due giorni fa è stato D’Alema a scambiare il favore a Vendola con il quale adesso va d’amore e d’accordo e a dire che Nichi potrebbe anzi, dovrebbe diventare ministro. Una sponsorizzazione che avrebbe presa anche con il segretario del Pd se questo dovesse diventare davvero premier. In quel caso, il posto liberato non andrebbe come qualcuno già pensa, al sindaco di Bari Michele Emiliano. Né a qualcuno dei tanti personaggi che si stanno scaldando e che sono pronti a uscire allo scoperto al momento opportuno. Tutti questi sparirebbero se quella candidatura la dovesse accettare proprio D’Alema. L’idea non ha un padre certo ma è nata all’interno del gruppo dei 700 sottoscrittori dell’appello di un mese fa perché il presidente del Copasir venisse ricandidato al parlamento. Tra questi, alcuni che lo conoscono più da vicino e sanno che potrebbe davvero fare il passo indietro, pur di non restare orfani di una figura per loro così importante, vorrebbero proporgli questo nuovo impegno. E lui che col pretesto di sostenere Bersani, nelle ultime settimane ha intensificato i viaggi in Puglia, sembra non disdegnare. Sarebbe come con le europee del 2004, un incarico a tempo limitato visto che è convinto che dopo un paio di anni si tornerà alle urne. E a quel punto potrà essere richiamato a Roma e tornarci a testa alta.