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 2012  novembre 26 Lunedì calendario

SILVIO GIOVEDÌ LASCIA IL PDL E VARA LA NUOVA FORZA ITALIA

[Prima le dimissioni, poi l’annuncio in tv. E il ritorno dei gruppi azzurri alle Camere Ieri ad Arcore vertice ristretto sulla legge elettorale. Il Cavaliere: no alle preferenze] –
Tutto confermato. Il D-Day è previsto per gio­vedì, quando Silvio Ber­lusconi annuncerà in televisio­ne il ritorno a Forza Italia. L’ave­va detto venerdì scorso durante un vertice ristretto ad Arcore, l’ha ribadito ieri pomeriggio in un incontro allargato a poco più di una decina di persone sempre a Villa San Martino. Questa volta la strada sembra davvero tracciata e il Cavaliere non pare avere esitazione alcu­na: si torna a Forza Italia, stesso spirito e stesso simbolo. Di più: stesso indimenticabile jingle . E via libera anche ai gruppi parla­mentari di Forza Italia sia alla Camera che al Senato. Con buo­na pace del Pdl.
Tira dritto, dunque. E se pure ieri ad Arcore s’è parlato molto più della riforma della legge elettorale che del lancio della sua nuova creatura, Berlusconi resta convinto. Al punto che nel­le sue conversazioni private dà assolutamente per scontato l’addio al Popolo della libertà. L’ufficio di presidenza del parti­to che chiede Angelino Alfano per fare chiarezza sul destino delle primarie, insomma, l’ex premier potrebbe convocarlo davvero. Ma non per affrontare una questione che mai lo ha ap­passionato, quanto per tirare fi­nalmente le somme e dimetter­si da presidente del Pdl.
Dimet­tersi. Dopo di che, libero da qua­lunque vincolo rispetto al Popo­lo della libertà, via libera a For­za Italia. Questo, nella testa del Cavaliere e nei resoconti di quel che confida a chi ha occa­sione di sentirlo al telefono in mattinata, dovrebbe accadere giovedì.
Ieri l’ex premier l’ha ribadito a chi era ad Arcore. Una riunio­ne che doveva essere ristretta come quella di venerdì scorso, ma che poi s’èallargata a chi te­meva di restare escluso. Anche se Berlusconi del suo nuovo progetto non parla poi tanto e si dedica soprattutto alla riforma della legge elettorale. E, davan­ti ai presenti tra cui pure Denis Verdini, non ha esitazioni: «No alle preferenze, ci portano solo a imbarcare gente come Fiorito». Un giudizio netto e decisa­mente in contrasto con quella che è la linea di tutti gli ex colon­nelli di An. Sulle preferenze, in­fatti, loro puntano da sempre. Mentre il Cavaliere non le ha mai amate.
Ed è questo uno dei tanti moti­vi di una distanza tra Berlusco­ni e Alfano che nessuno avreb­be mai immaginato. Il rapporto resta solido dal punto di vista umano, i due si sentono alme­no una volta al giorno, ma non c’è dubbio alcuno che ormai del suo (ex?) delfino il Cavalie­re non si fidi granché. Ed è que­sto uno degli argomenti scot­tanti sul tavolo della riunione di Arcore. Cosa farà Angelino? La domanda se la fanno in tanti e la maggior parte dei presenti ci tiene a dire che se Alfano se­guisse Berlusconi nell’avventu­ra della nuova Forza Italia non sarebbe «affatto credibile» do­po «le uscite delle ultime setti­mane» e certo «non potrebbe ambire a un ruolo di primo pia­no». D’altra parte, al tavolo di Villa San Martino sono in tanti che con il segretario del Pdl non hanno mai troppo legato. Berlu­sconi tace quando più d’uno lo invita a «rottamare» ufficial­mente Alfano. La delusione c’è tutta per come l’ex guardasigilli ha gestito le ultime mosse e per il fatto di essersi affidato a quelli che l’ex premier continua a chiamare «fascisti», ma il Cava­li­ere sul punto continua a pren­dere tempo: «Vediamo».