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 2012  novembre 26 Lunedì calendario

IL COSTO SALATO DELLA BUROCRAZIA

Il totale raggiungerà i 10,7 miliardi. A tanto ammonta il costo della burocrazia per le piccole e le micro imprese (Pmci). Ognuna, in pratica, potrebbe inserire tra le passività una cifra pari al 7,4% del fatturato. La percentuale è la stessa del 2011 e rispetto al 2009 il trend è in aumento, perché nel frattempo i ricavi sono diminuiti.
Un risultato deludente alla luce del pacchetto "Semplifica Italia" e degli altri provvedimenti varati dal Governo Monti che avrebbero dovuto alleggerire il peso della burocrazia. Speranze disattese perché al disbrigo di formalità e adempimenti vari in una Pmci si devono dedicare 30,2 giorni uomo contro i 28 del 2011 e i 24,2 del 2006. Nel dettaglio per macrosettore spicca un dato: è quello dell’industria, che sfiora il raddoppio, arrivando a 37 giorni contro i 19 di sette anni orsono.
Questi gli elementi chiave che emergono dal rapporto 2012 «Imprese e burocrazia - Come le piccole e micro imprese giudicano la pubblica amministrazione» realizzato da Promo Pa Fondazione. Domani la presentazione durante la nona edizione dell’Assise degli amministratori camerali della Lombardia. Regione che nel complesso riesce a fare un po’ meglio della media nazionale grazie anche agli sforzi del sistema camerale locale. «È in corso una razionalizzazione dei servizi da realizzare in forma associativa per ottenere delle economie di scala eliminando le duplicazioni - rimarca Francesco Bettoni, presidente Unioncamere della Lombardia –. L’online avrà un ruolo fondamentale perché un’ora risparmiata da ogni impresa lombarda equivale a un risparmio di oltre tre milioni».
Una via percorribile per ridurre costi e oneri è quella delle reti di impresa «a patto che se ne semplifichi la regolamentazione - premette Gaetano Scognamiglio, presidente di Promo Pa Fondazione -. Cominciamo poi a pensare ad abolire certi adempimenti perché purtroppo la parola semplificazione spesso nasconde un’operazione a saldo negativo: si elimina una procedura per introdurne altre due». In questo ciclo economico i piccoli sono schiacciati dal calo dei ricavi. «C’è poi la minaccia dell’aumento dell’Iva - continua Scognamiglio - e dall’altro lato le complicazioni burocratiche, i ritardi dei pagamenti della Pa e il credit crunch». Dalle reti potrebbe invece arrivare una change in più per accedere a nuovi mercati e ridurre i costi, ma molto spesso i piccoli non sono interessati a fare network.
Per risparmiare le Pmci cambiano strategia. Aumenta l’uso delle risorse interne, il costo annuo medio è di 7.543 euro, e si taglia il ricorso ai consulenti esterni che passa dall’86,8% del 2011 al 77,5% nel 2012. Così la parcella cala a 4.260 euro dai 5.780 del 2011. Quest’anno, la gestione costo del rapporto tra piccole aziende e Pa richiede un esborso medio di circa 11.800 euro (in caldo del 7,5% sul 2011%).
Il rapporto evidenzia la difficoltà con cui le aziende percepiscono l’impatto di provvedimenti come il decreto semplificazioni, perché si ritrovano poi a gestire gli aggravi di altri provvedimenti, come la riforma Fornero. Riforma che per la metà degli imprenditori non produrrà effetti tangibili sull’occupazione giovanile e, per un altro 20%, ridurrà le opportunità di lavoro a causa dell’aggravio degli oneri. «Dopo le ultime riforme lottiamo contro una burocrazia estrema per gestire il personale e il prodotto» conferma Luca Pellizzer, general manager di Co.Ge. Costruzioni Generali, azienda del settore dei servizi per l’industria. L’impresa negli ultimi dieci anni ha raddoppiato le risorse dedicate alla burocrazia e il costo ora è pari all’8-9% dei ricavi.
«Purtroppo siamo in un Paese che rema contro le Pmci a livello di sistema - aggiunge Marina Puricelli, responsabile della Piattaforma Pmi della Sda Bocconi che venerdì ha tenuto il convegno "L’Italia delle Pmi: un modello originale di sviluppo per il Paese" -. Il decreto semplificazioni e lo statuto delle imprese sono il cuore di una nuova politica industriale che risponde ai bisogni concreti delle aziende e supera gli schemi del passato». Tutto bene dunque? Non proprio perché «strumenti utili come lo Statuto sono disattesi e le reti d’impresa non sono ancora molto conosciute da imprenditori e burocrati» aggiunge la docente.
La ricerca di Promo Pa evidenzia l’efficiency gap, misura la soddisfazione verso la Pa, che si attesta al 48,6%, in minimo miglioramento sul 2011. Una Pmci su cinque ha usato i servizi di supporto per l’internazionalizzazione: adempimenti e conoscenza dei mercati internazionali, promozione all’estero. In questi casi il livello di soddisfazione è accettabile o buono. C’è poi il nodo del monte crediti che le Pmci vantano nei confronti del pubblico. Sono oltre 11,2 miliardi e il ritardo medio nei pagamenti è di 207 giorni, 50 in più del 2011. Le imprese che lavorano con la Pa hanno, in media, crediti per 55mila euro, in aumento di quasi un terzo rispetto al 2011, contro i 12.400 di chi non opera con il pubblico.