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 2012  novembre 26 Lunedì calendario

ROMA —

«Negli ultimi anni il gioco ha avuto una crescita enorme. Soprattutto le slot, le macchinette che sono nei bar, per intenderci, sono spuntate ovunque. Ce ne sono 385 mila in Italia, si stanno innescando fenomeni preoccupanti. Ed è il momento di fermarsi».
Luigi Magistro, ex colonnello della Guardia di Finanza, una vita passata a stanare gli evasori al vertice dell’Agenzia delle entrate, è da pochi mesi alla guida dell’Agenzia dei Monopoli di Stato. È stato chiamato a gestire la «gallina dalle uova d’oro» dei giochi pubblici, una macchina da soldi per lo Stato, «che tuttavia — dice — va gestita e controllata».
Qualche barista comincia a spegnere le slot. Ottocentomila italiani sarebbero ormai schiavi di queste «trappole luminose per i più deboli», come le chiama Beppe Severgnini.
«La crescita enorme delle slot machine, dove in realtà si è concentrato lo sviluppo del mercato negli ultimi anni, ha finito per creare problemi. È venuto il momento di interrogarsi sugli effetti indotti di questa espansione».
Stop alle nuove installazioni?
«Noi diamo la concessione a chi gestisce le reti cui sono collegate le slot, ma l’autorizzazione alle installazioni la concede la Pubblica sicurezza, ed è il mercato che, alla fine, determina il loro numero. La loro diffusione sul territorio va in ogni caso razionalizzata, e concentrata. Dovremo intensificare i controlli, ma anche ripianificare la loro collocazione, come del resto ci impone il decreto Balduzzi, evitando la presenza delle slot vicino alle scuole, ai luoghi di culto, agli ospedali. Abbiamo già cominciato a elaborare un piano: ci vorrà del tempo, ma è indispensabile».
Solo in Italia c’è una diffusione così capillare di queste macchinette infernali.
«È vero. In Francia e Spagna ce ne sono molte, ma sono concentrate in quelli che vengono chiamati "minicasino", magari nelle località turistiche. E secondo me quella è la strada giusta: bisogna razionalizzare e concentrare la loro presenza sul territorio. E, lo ripeto, spingere sui controlli».
Il decreto Balduzzi impone anche diecimila verifiche l’anno, per contrastare il gioco dei minori.
«Il primo blitz è appena scattato, ed è in corso proprio in queste ore in tutta Italia, tra poco avremo i risultati dalla Guardia di Finanza. So che a Roma, in un pomeriggio del fine settimana, sono stati fatti trecento controlli e sono state riscontrate sei violazioni alla normativa, per le quali oggi sono previste sanzioni pesantissime a carico dei gestori: chiusura dell’esercizio da 10 a 30 giorni e una multa da 5 a 20 mila euro».
Non c’è altro sistema per combattere la ludopatia?
«Sì e ci stiamo lavorando insieme alla presidenza del Consiglio dei ministri. Le slot machine sono tutte collegate a una rete telematica, e stiamo studiando meccanismi tecnologici che ci consentano di intercettare quei casi di cosiddetto gioco compulsivo. La macchinetta capisce che si sta passando un certo limite nel numero e nella frequenza delle giocate e può mandare degli avvertimenti. E magari, se uno continua, può anche spegnersi».
Non è solo un problema di slot...
«In generale, soprattutto con riferimento all’online, dovremo cercare di limitare al massimo l’introduzione di nuovi giochi per incrementare un mercato che probabilmente, invece, è ora si assesti, trovando nuovi margini nella razionalizzazione».
Finora l’offerta pubblica dei giochi è cresciuta a ritmi esponenziali sia per le esigenze di bilancio dello Stato, che per intercettare, si diceva, una domanda che sarebbe altrimenti sfociata nel gioco illegale. Cosa è cambiato?
«Non dico che il mercato sia saturo, la crisi si fa sentire, e oltre un minimo livello fisiologico, il nero sembra sotto controllo. Le entrate erariali quest’anno arriveranno a otto miliardi, mezzo miliardo meno che nel 2011, per la prima volta in calo dopo dieci anni. Nel 2003 gli incassi per lo Stato ammontavano a 3,5 miliardi, poi la crescita è stata costante, di pari passo alla raccolta, che è passata da 15 miliardi nel 2003, a 42 miliardi nel 2007, agli 80 miliardi del 2011 e che crescerà anche quest’anno. Mentre il gettito e la spesa reale degli italiani, cioè la raccolta meno le vincite, non aumentano. Con uno spostamento verso i giochi che garantiscono maggiori pay-out, ovvero l’online e le slot».
Secondo una ricerca della Confindustria e della Luiss che sarà presentata oggi le grandi multinazionali sono pronte a consolidare la presenza sul mercato, più che espanderla. Ma chiedono una riforma della tassazione. Possibile?
«Il sistema impositivo, nel settore dei giochi, è effettivamente troppo frammentato. Dovremmo pensare a un sistema di tassazione unico, che sia sul margine, oppure sulla raccolta, e con aliquote di prelievo differenziate in funzione del tipo di gioco e del suo pay-out, cioè di quanto viene effettivamente retrocesso come vincite ai giocatori. Siamo aperti ad approfondire ogni soluzione, purché tuttavia non venga compromesso il gettito».
Mario Sensini