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 2012  novembre 26 Lunedì calendario

DAL NOSTRO INVIATO

VICO EQUENSE (Napoli) — Il poster coi brillantini e i nomi di tutt’e tre: Rossana, Angela, Naomi. I vecchi peluche belli allineati, il suo piumone turchese sul letto accanto ai letti delle sorelle. La «stanza delle bambine» la attende ancora, l’aspetta dal 10 agosto 1996, anche se ormai le bambine sono cresciute: e pure Angela ne avrebbe diciannove, di anni. Nel suo armadio, sedici regali ancora impacchettati, uno per ogni Natale lontano da qui (dalle prime bamboline all’anello d’oro bianco intarsiato dell’anno scorso). «Ma quest’anno il regalo se lo sceglie da sola, mia figlia», sospira mamma Maria: «Questo Natale lo passerà con noi», insiste.
Si sente un’aria nuova ed elettrica nella casa dei Celentano ad Arola, propagini del Monte Faito. «È la volta buona», insiste Maria. E stringe la mano del suo Catello. «Ogni giorno vissuto come fosse l’ultimo giorno senza Angela: questo ci ha uniti, anche con le altre due figlie», sorride lui, che è un pilastro d’energia appena ingrigito (mai tagliato il pizzetto in sedici anni, «perché quando Angela torna dobbiamo essere uguali precisi, come allora»). A fine mese i nostri carabinieri ripartiranno per il Messico, missione Interpol. «Andiamo per chiudere, o ve la ritroviamo o vi diciamo che lì non c’è», avrebbe spiegato qualche investigatore a Maria e Catello. Le tracce, potenti e suggestive, si sarebbero concentrate attorno a un quartiere, probabilmente a Cancun. In questo giallo pieno di false piste, la svolta potrebbe venire dai nuovi media e dalle nuove tecnologie.
Lavorando sui profili Facebook di Celeste Ruiz — la fantomatica ragazza che dal web contattò il 24 maggio 2010 i Celentano, «sono io, sono Angela» — e incrociandone i contatti e gli amici, sarebbe emersa una mappa dei luoghi abbastanza circoscritta. Della bambina svanita sul Faito quel 10 agosto esiste peraltro un Dna diretto e sicuro, grazie alla perizia di Luciano Garofano, l’ex comandante Ris che adesso è consulente della famiglia, e alla devozione di Maria per la figlioletta: per lunghi anni la mamma ha conservato senza lavarli, in una busta, gli indumenti e le scarpe che la piccola indossava il giorno prima di sparire; quando la tecnica l’ha consentito, quei ricordi sono diventati reperti preziosi. Anche se Maria non ha certo bisogno del Dna per riconoscere la sua bambina.
Per un anno e mezzo ha creduto di averla ritrovata, da un anno è come se l’avesse smarrita di nuovo. L’ultimo capitolo è il più incredibile. Quel 10 agosto Angela svanisce nel nulla a pochi metri da suo padre, durante una gita sul Faito della comunità evangelica cui i Celentano appartengono. «Papà, non mi fanno andare sull’altalena!», lo strattona corrucciata. All’ora di pranzo di quel sabato ci sono le polpette, l’insalata, la frenesia della festa, tanta gente attorno, il pianoro, il bosco, i dirupi. «Ti ci porto io sull’altalena, tesoro di papà», risponde Catello. Il tempo di girarsi a parlare con Maria, e Angela non c’è più. Per quattro giorni filati Catello e Maria non scenderanno da Monte Faito nemmeno per una doccia, carabinieri, poliziotti e volontari batteranno rogge e crepacci. Nulla. Da quel nulla si dipana una matassa infinita di false segnalazioni, piste tedesche, turche, compravendite di bambini, pedofilia, abbagli e infamie, persino un’allucinante ipotesi che mette ingiustamente sulla graticola zio Gennaro, il fratello di Catello.
Il 24 maggio di due anni fa, però, qualcosa cambia. Catello, in pausa dal negozio di ferramenta dove lavora, apre sul pc la posta personale e poi il sito di Angela che la famiglia ha creato per raccogliere su Internet segnalazioni da tutto il mondo. «Ti invio la mia foto, questa sono io», è il testo in spagnolo: «quasi non mi ricordavo più di voi, sto bene, non cercatemi». La ragazza che scrive dice di chiamarsi Celeste Ruiz, è in Messico da qualche parte con la famiglia adottiva. La foto, diranno tutti gli esperti, è compatibile con le foto di Angela bambina. E a quella mail ne seguono almeno sei o sette. Poi la ragazza comincia a chattare su Msn con quelle che, se lei fosse Angela, sarebbero le sue sorelle. Soprattutto con Rossana. Visto il fuso orario, la vita dei Celentano si rovescia nelle notti. «Papà, mamma, correte, è collegata!». E per notti intere, per un anno e mezzo, la famiglia parla trepidando con questo fantasma telematico, di sogni, studi in Messico, dell’alluvione, delle paure d’una ragazza viva e reale. Nel frattempo, Catello va in Procura, l’inchiesta trova nuovo carburante, entra in scena come legale Luigi Ferrandino, uno dei massimi esperti italiani in indagini difensive. Di fatto i Celentano affiancano gli investigatori.
E il doppio lavoro, tramite l’Ip, il codice del computer da cui Celeste manda i messaggi, arriva fino ad Acapulco, a casa di un funzionario del palazzo di giustizia dello Stato di Guerrero: Cristino Ruiz. Quando i poliziotti messicani vanno a bussargli alla porta, sequestrandogli i pc, Celeste, o chiunque sia davvero, stacca i contatti con l’Italia: è novembre 2011. «Angela» svanisce di nuovo dalla vita dei Celentano. Cristino nega tutto. Nega Norma Ilda, la moglie, negano i figli. «Ma quale bambina italiana? Quali messaggi?». Quando però i poliziotti compongono il numero da cui una notte erano partiti due squilli verso casa Celentano proprio dopo uno scambio di messaggi con Celeste, trilla il cellulare in tasca a Norma Ilda. «Li rivolteremo come un calzino», giura Catello: «La foto non è truccata e non è tratta dal web. Quella ragazza esiste, devono dirci dov’è... dov’è la nostra Angela». Da Acapulco a Cancun ci sono 1.400 chilometri di domande cui rispondere. Ma se si possono colmare sedici anni di buio tra Italia e Messico, non sarà questo a fermare Catello e Maria.
Goffredo Buccini