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 2012  maggio 13 Domenica calendario

Era il capo della più pericolosa organizzazione criminale romana ma ha riposato per 22 anni tra principi e cardinali nella centralissima basilica di Sant’Apollinare

Era il capo della più pericolosa organizzazione criminale romana ma ha riposato per 22 anni tra principi e cardinali nella centralissima basilica di Sant’Apollinare. Domani mattina verrà trasferito il triplice sarcofago dentro cui è stato sontuosamente consegnato al sonno eterno Renatino De Pedis, boss della banda della Magliana. L’apertura della tomba avverrà dopo il «nulla osta» del Vicariato e lo scandalo per l’eccellente sepoltura concessa al gangster il cui nome è stato messo in relazione alla misteriosa scomparsa nel 1983 di Emanuela Orlandi, figlia di un commesso pontificio. «Sono stato in settimana dal capo della Procura di Roma, Pignatone- racconta a “La Stampa”, Pietro Orlandi, fratello della ragazza-. Finalmente dopo due anni vengono prese in considerazione le nostre richieste di chiarezza. Ci aspettiamo che l’apertura della tomba sia il primo passo verso la verità attraverso una collaborazione trasparente». E’ diventata «ingombrante» per la Santa Sede la presenza nella chiesa di un personaggio come De Pedis, ucciso a Campo de’ Fiori il 2 febbraio 1990 in un regolamento di conti. Il 24 aprile scorso la Procura di Roma aveva fatto sapere che «la decisione di procedere con l’apertura» era stata presa. Questo passaggio servirà per ispezionare la tomba e i resti. Negli anni scorsi, tra l’altro, sia ai parenti di Emanuela sia a quelli di De Pedis era stato eseguito il prelievo del Dna. Dopo l’ispezione, i resti del boss saranno spostati e non è detto che ispezione e spostamento siano contestuali. Saranno ovviamente interpellati i familiari di De Pedis, a cominciare dalla moglie Carla. Dipenderà quindi anche dalla volontà di quest’ultima se far seppellire o cremare i resti, cercare una collocazione al cimitero di Prima Porta o invece al Verano, dove sono sepolti altri congiunti della famiglia. Domani o al massimo martedì si toglierà la lapide dalla tomba situata nella cripta della chiesa. Salvo sorprese o cambiamenti di programma, dunque, si è ormai vicini a un chiarimento su questa vicenda che ormai tiene banco da anni. Era il settembre 2005, infatti, quando una telefonata arrivò al programma «Chi l’ha visto» e un uomo disse che se si voleva sapere la verità su Emanuela Orlandi bisognava cercarla nella tomba di De Pedis. A questo si aggiungono le dichiarazioni di Sabrina Minardi, che all’epoca della scomparsa di Emanuela era l’amante del boss: fu lei a dire che la ragazza era morta e ad attribuirne la responsabilità a «Renatino». Altra cosa è capire che ruolo può aver giocato un’organizzazione criminale come la banda della Magliana nella vicenda Orlandi e se il Vaticano e la stessa figura di papa Wojtyla possano essere stato oggetto di ricatto. Un’inchiesta, del resto, è ancora in corso. Pignatone ne ha preso personalmente il coordinamento poche settimane fa. «Nelle indagini l’apertura del sepolcro non deve essere un punto di arrivo ma di partenza, senza più ostacoli né omertà», osserva Pietro Orlandi.