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 2012  maggio 13 Domenica calendario

il killer dell´attimo fuggente. Spara e fotografa. Spietato come ogni illusione. Non gli rubi il tempo, t´inchioda con la prova

il killer dell´attimo fuggente. Spara e fotografa. Spietato come ogni illusione. Non gli rubi il tempo, t´inchioda con la prova. A te pare di avere acchiappato la gloria, lui invece te la sfila: per un millesimo, la frazione di un niente. Soffri, ma non puoi ribellarti. Il fotofinish è scienza, matematica del tempo, dolore rapido dell´esistenza. Avere, non avere, essere, non essere: tutto in un attimo. Senza replica. Ti regala il paradiso o ti condanna all´inferno. Miele o fiele, tanto quando scende giù non capisci il sapore, sei stremato, con il cuore in riserva. Vincere e perdere per un centesimo lascia senza fiato, è una puntura d´insetto malefico, resti trafitto. Ne esci ridimensionato con un Amleto dentro che bussa troppe volte. Eri lì, c´eri quasi, l´hai afferrato, o è stata solo un´impressione? Ne esci ridimensionato. Il secolo breve, il pensiero debole, Einstein: li capisci, anzi li senti, molto meglio al fotofinish. Tutto è relativo, pure la disperazione: perché ti portano via il traguardo? Odi il prepotente, il verdetto è giusto: non ha rubato, ha solo voluto più di te. La radiografia del tuo desiderio lo dimostra. Il referto è implacabile, non ha emozioni, ma dà una scossa che paralizza. Vivrai, ma per ora sei morto. Hai solo sfiorato il futuro. E se il successo è assegnato a te, non ti dai pace: sei re, ma per caso, per un vizio, un garbo del vento. La parola inglese per cronometrista dice tutto: timekeeper, colui che tiene il tempo. Sarebbe un secolo, ma in realtà ai Giochi di Stoccolma nel 1912 viene usata un´apparecchiatura fotografica solo come ausilio, il primo fotofinish con scorrimento continuo della pellicola è quello impiegato a Los Angeles ´32, in grado di rilevare i tempi al centesimo di secondo. È a Londra nel ´48 che per la prima volta il dispositivo viene collegato alla pistola dello starter, ma è da Città del Messico ´68 che Omega introduce il cronometraggio integrato, con la rilevazione automatica ed elettronica dei risultati. In più mette in piscina le piastre di contatto, che permettono ai nuotatori di stoppare il cronometro toccando il traguardo con la mano. Ci sono quelli che l´arrivo insieme ce l´hanno nel destino. Proprio non riescono a stare soli, maledizione o benedizione, chissà. Una forma d´abbonamento alla coppia, una patologica paura alla solitudine. I 100 metri sono uno spasimo veloce, spesso il fotofinish è decisivo. Gail Devers, velocista americana, ha vinto così tre titoli dei 100, due olimpici, uno mondiale. E sempre contro la stessa avversaria, la giamaicana Merlene Ottey. La scena era sempre la stessa: le sprinter passavano il traguardo, si abbracciavano, riprendevano fiato e poi guardavano in alto verso il grande schermo dello stadio. Senza essere in grado di capirci niente. In tre anni Merlene ha bruciato attimi d´oro. La devozione di Gail Devers alla cellule fotoelettriche comincia ai Giochi del ´92. Quella sera a guardare sul tabellone sono addirittura in cinque: Ottey, Torrence, Privalova, Cuthbert e Devers. Il replay viene ripetuto all´infinito. Ecco il fotofinish. Ma non chiarisce neanche quello: è la giuria a dire che a vincere è Gail. Ai mondiali di Stoccarda, un anno dopo, Merlene è in grande forma. Via, corsa, arrivo: Devers-Ottey-Torrence. Occhio al tabellone. Replay, niente. Fotofinish, boh. Chi ha vinto? Devers, per un centimetro. La Giamaica reclama. Una spalla di Gail risolve il problema. Giochi di Atlanta ´96. Il solito traguardo per due: Devers-Ottey. Chi è prima? Gli americani nello stadio dicono Devers. Il tabellone manda un replay che non offre soluzioni. La giuria decide: Devers, stavolta per cm 2. Nel ´52 ai Giochi di Helsinki la finale dei 100 è un´ammucchiata pazzesca, in 36 centimetri sono in quattro con lo stesso tempo (10.4): prima va avanti Smith, poi Remigino, infine McKenley, mentre McBailey recupera. Remigino si dispera, va dal giamaicano a congratularsi, il fotofinish ribalta tutto, ma l´americano continua a non crederci, certe fitte di paura non spariscono perché te lo dice il medico. Quattro anni prima a Londra sempre nei 100 l´americano Ewell piomba sul compagno Dillard e si mette a ballare sulla pista, sarà il panamense La Beach, terzo al fotofinish, a precedere il verdetto e a dirgli che il vincitore è Dillard. Ma il dispositivo allora non veniva usato in tutte le gare. Nel ´48, nei 200 metri donne, l´australiana Shirley Strickland scivola dal terzo al quarto posto dopo una discussione di 45 minuti dei giudici, nessuno guarda il fotofinish e ci si accorge dello sbaglio solo nel ´75. Ai giochi di Monaco nel ´72 si litiga sulla prima e unica medaglia d´oro del nuoto attribuita sulla base dei millesimi di secondo. Una controversia che impone una modifica delle regole. Nei 400 misti, lo svedese Larsson e l´americano McKee bloccano il cronometro a 4: 31.98. I giudici riconoscono la vittoria a Larsson, con un risultato di 4: 31.981 a 4: 31.983. Qualche giorno dopo il regolamento Fina viene cambiato. I tempi sarebbero stati rilevati solo fino al centesimo di secondo. A Los Angeles nell´84 nei 100 metri stile libero le americane Hogshead e Steinseifer hanno lo stesso tempo (55.92), saranno il primo oro ex aequo del nuoto. Poi ci sono quelli che lo fanno apposta ad arrivare insieme. Vogliono tenersi per mano, condividere, fottere la classifica. Ai mondiali di atletica del ´91 a Tokyo il russo Andrey Perlov nella 50 chilometri di marcia taglia il traguardo con il compagno, Aleksandr Potashov. Una poltrona per due? No, vietato. L´oro va all´altro, a Potashov, per la differenza di un millesimo. Così imparano a fregarsene della giustizia del tempo. Alle Universiadi di San Sicario 2007, nella 10 chilometri di biathlon, stessa storia: le gemelle Semerenko arrivano sul traguardo tenendosi per mano. Vogliono essere sicure: si fermano, appaiono gli sci, perché nessuna possa sopravanzare l´altra. Sono ucraine, si chiamano Vita e Valentina, hanno ventun anni, vogliono vincere entrambe e hanno fatto un patto. La giuria però non ci sta, riesamina il filmato: Vita ha tagliato per prima, per poco, ma è davanti. A lei tocca l´oro. Peter Hurzeler, svizzero, con quindici olimpiadi alle spalle, è il Signore degli anelli e responsabile cronometraggio dell´Omega che per la venticinquesima volta è il tempo ufficiale dei Giochi. «Noi registriamo e misuriamo, ma sono i giudici che convalidano i risultati. A Pechino 2008 in piscina avevamo quattro telecamere digitali, utilizzate come sistema di supporto, ognuna al ritmo di 100 immagini al secondo. È un sistema importante perché l´occhio umano percepisce eventi che durano almeno un decimo di secondo, ma non quelli da un centesimo. E Michael Phelps ha vinto il suo settimo oro, i 100 farfalla, su Milorad Cavic appunto per un centesimo di secondo. Allo sprinter giamaicano, Asafa Powell, che spesso arriva a un soffio e che vuole sempre rivedersi mi sono permesso di dire: corri troppo dritto, impara a buttarti sul traguardo. Sì lo so, mi ha risposto. Ricordo che nel ´95 a Berlino l´inglese Linford Christie nei 100 metri perse la finale dei Golden Four contro il giamaicano London Bailey. Non si voleva rassegnare, venne in regia con il suo coach, visionò il filmato e ammise: avete ragione, posso averne una copia? Questa è la foto più cara della mia vita. Per un millesimo di secondo ho perso 65mila dollari». Già, il fotofinish non tifa. Pela i secondi. Per questo frega. Taglia il tempo, a fettine, e alla fine anche te.