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 2010  novembre 28 Domenica calendario

CATALOGNA AL VOTO, RISCHIANO I SOCIALISTI - BARCELLONA

«Stiamo finalmente tornando a Itaca», sentenzia al culmine del suo comizio conclusivo l´uomo che tutti i sondaggi indicano come il futuro presidente della Generalitat, il governo della Catalogna. Ma al di là delle reminiscenze omeriche, con un Arturo Mas, leader di Convergència i Unió (CiU), nei panni di Ulisse, c´è un grande incubo che domina l´attesa per i risultati delle elezioni che si tengono oggi a Barcellona e nel resto della regione. La paura si chiama astensione e le rilevazioni di queste due settimane di campagna elettorale hanno sempre confermato percentuali che sfiorano il 50 per cento. Se anche stasera il dato sarà confermato chiunque uscirà vincitore dalla urne dovrà fare i conti con una disaffezione e un disincanto che segnano la grave crisi economica in cui versa la Spagna.
La scarsa partecipazione al voto non è certo una peculiarità di questo paese. L´Europa intera, narcotizzata da una ricchezza che è svanita con l´esplosione della bolla finanziaria, si trova improvvisamente povera e con le casse pubbliche svuotate. È crollato l´attivismo tipicamente spagnolo, sono fallite centinaia di aziende considerate floride, la disoccupazione è tornata a salire come non accadeva da decenni, lo Stato centrale e le amministrazioni locali hanno dovuto tagliare la spesa sociale. Disertare le urne è il vero fenomeno elettorale delle ultime consultazioni. Potrebbe esserlo anche qui, in Catalogna. Una defezione che temono tutti e che tutti hanno cercato di esorcizzare ricorrendo ai maghi della comunicazione. I risultati, a volte, sono stati imbarazzanti: manifesti pieni di lingerie, video compromettenti, battute procaci. Fino allo spot che ha fatto il giro del web ed è stato tra i più cliccati su Youtube: quello in cui una nota attrice spagnola simula un orgasmo mentre depone la sua scheda nell´urna. Il piacere di votare.
Alla maggioranza pesa molto di più non poter assistere alla classica della Liga. Barcellona-Real Madrid assume una valenza politica. Distrae, rischia di creare un vuoto. Madrid, tra l´altro, è tornata in testa nella percentuale del Pil e ha disarcionato Barcellona che dominava da anni. I partiti hanno ottenuto che l´attesissimo incontro fosse spostato da oggi a lunedì per timore dell´astensione. Guardiola e Mourinho si adeguano. Tifosi ma anche semplici famiglie lo considerano invece una vera imposizione. «Se non vai a votare», commentavano molti ieri nei bar e nei ristoranti, « è per protesta contro i partiti. La finalissima non c´entra nulla».
Delfino di Jordi Pujol, leader storico del nazionalismo catalano, Arturo Mas ha condotto una campagna elettorale perfetta. Mai una sbavatura, mai un attacco agli avversari. Ha parlato di sé e del futuro della «sua Itaca». I sondaggi gli attribuiscono il 40 per cento dei voti con 64-65 seggi che gli farebbero sfiorare la maggioranza assoluta (68 seggi). All´opposizione dal 2003, la CiU, potrebbe governare da sola mettendo fine al dominio dei socialisti del Psc alleati con gli indipendentisti di Esquerra repubblicana (Erc) e la Sinistra verde (Vea). Un triumvirato che ha reso Barcellona una delle più belle e moderne città dell´Europa. Ad un prezzo catastrofico. Per raccogliere 3 miliardi di euro, destinati agli stipendi dei funzionari, il governo regionale ha dovuto lanciare una emissione del debito, il famoso «bond patriottico». Ma questo non riuscirà ad evitare una sconfitta che peserà sicuramente sul partito socialista (Psoe) di Josè Luis Rodriguez Zapatero chiamato alle urne nella primavera del 2012.