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 2010  marzo 19 Venerdì calendario

FRAMMENTO DEI FRAMMENTI CHE RISPONDONO ALLA VOCE "BERTOLUCCI, BERNARDO"


Film italiano che ha incassato di più dal 1955 al giugno ’99: La vita è bella di Roberto Benigni (87 miliardi di lire). Seguono Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci,
Fonte: Cineforum n. 392/2000

Riferimenti a Verdi si trovano nel film "La luna" di Bernardo Bertolucci (1979). In "Novecento" di Bernardo Bertolucci, infine, un personaggio irrompe tra la folla portando la triste notizia: «Verdi è morto! Verdi è morto!».
Fonte: Beniamino Placido su Gli Album de la Repubblica, supplemento a la Repubblica del 27/1/2001.

Poi fu la volta di Bernardo Bertolucci, e dell’Ultimo tango a Parigi (1972, lo stesso anno del Padrino), e fu una specie di regolamento di conti fra l’italiano che aveva vissuto nell’idolatria di Brando e l’americano che continuava a chiedersi che ci faccio qui. Troppa psicoanalisi, troppa cultura, troppe parole difficili lamentava anni più tardi l’attore che non aveva voluto farsi ritrarre interamente nudo, che aveva rifiutato di far sesso vero con Maria Schneider, che pensava che il regista fosse in un terribile stato di confusione mentale. Fu l’esperienza più imbarazzante della vita, secondo Brando, una sorta di lunga catartica seduta analitica, secondo Bertolucci. Quell’italiano, poeta figlio di poeta, era troppo complicato per lui. Almeno per l’immagine che degli italians Brando poteva avere. E di cui testimonia la figura di Don Vito Corleone nel film di Coppola; o, anni dopo (1990), quella del vecchio mafioso nel Boss e la matricola, che se ne sta seduto in un caffè di Little Italy sotto un ritratto di Mussolini. Eppure, nelle cose che Bertolucci diceva a Brando durante le riprese, nonostante il frasario più consono al lettino freudiano che non al set cinematografico (’sei l’incarnazione del mio uccello, sei il suo simbolo”), c’era la confessione più sincera e appassionata di una lunga devozione. Una devozione collettiva, quella di tutti noi italiani che avevamo trasferito nell’immagine di Marlon Brando, nel suo corpo di divo la perfetta realizzazione di tutti i nostri desideri. Di come avremmo voluto essere, di come non saremmo mai diventati» (Ranieri Polese, ”Corriere della Sera” 28/3/2004).
Fonte: SCH. 14977 (BRANDO Marlon)

Joan Chen, la cinese lanciata dall’Ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci.
Fonte: SCH. 14500 (CHEN Joan)

Sempre in quell’estate, la Cavani ha il suo Galileo in concorso alla Mostra di Venezia: è l’anno della contestazione e il direttore Luigi Chiarini viene messo sotto accusa. ”Era un socialista molto in gamba - ricorda oggi -. Pierpaolo Pasolini e Bernardo Bertolucci ritirarono i loro film, io no. Non volevo cedere a quella manfrina festivaliera.”
Fonte: SCH. 14565 (CAVANI Liliana)

Francesca Dellera. Con chi vorrebbe lavorare tra i registi italiani? ”Bernardo Bertolucci. Lui ha lavorato molto sul tema dell’impossibilità dell’amore. Mi piace una frase di Cocteau che ha usato una volta: ’Non esiste l’amore esistono le prove d’amore”.
Fonte: SCH. 13872 (DELLERA Francesca)

Fiennes Joseph. ”Bernardo Bertolucci mi offrì, ed era la mia prima esperienza nel cinema dopo altre e varie in teatro e per la televisione inglese, un piccolo ruolo in Io ballo da sola”.
Fonte: SCH. 13436 (FIENNES Joseph)

Susan Minot, sceneggiatrice di Bernando Bertolucci, scrsse il testo per il film di Bernardo Bertolucci in cui aveva già dimostrato interesse per storie pruriginose.
Fonte: Paolo Mastrolilli su La Stampa del 27/02/02 a pagina 23.

KIAROSTAMI Abbas è stato assistente di Bernardo Bertolucci per La via del petrolio, documentario prodotto dall’Eni nel 1965.
Fonte: SCH. 12396 KIAROSTAMI Abbas

’Keanu emana un’intelligenza emotiva viscerale, rintracciabile solo tra i migliori attori dotati di talento naturale”, ha detto Bertolucci, che lo ha diretto in Piccolo Budda.
Fonte: SCH. 11155 (BERTOLUCCI Bernardo)

La Tragedia di un uomo ridicolo (1981, Bernardo Bertolucci).
Fonte: SCH. 67602 (AIME Anouk (Françoise Sorya Dreyfus)

BAGNASCO Arnaldo. Ha lavorato anche nel cinema come aiuto regista di Bernardo Bertolucci in Prima della rivoluzione (1963).
Fonte: SCH. 67726 BAGNASCO Arnaldo

ELKANN Ginevra. Ha fatto l’assistente a Bernardo Bertolucci per L’assedio, girato a Roma, dove ha vissuto per un anno con il padre. ”Portavo i caffè” dice con modestia.
Fonte: SCH. 127154 ELKANN Ginevra

Una noia mortalissima, come in quel film di Bernardo Bertolucci girato in un casale toscano (’Io ballo da sola”, con Liv Tyler e Jeremy Irons), dove tutti chiacchierano, fumano, si adagiano sull’erba, guardano i filari, dicono cose molto eleganti mentre cercano forsennatamente di perdere la verginità e sono, ovvio, vestiti Armani, tutti, dalla testa ai piedi. Perché nobilita.
Fonte: Il Foglio, 20 febbraio 2007

Dario Argento. ”Parlo volentieri anche con Bernardo Bertolucci. Abbiamo collaborato nella sceneggiatura di ”C’era una volta il West”.
Fonte: Giancarlo Dotto, La Stampa 11/6/2007

Su Walter Veltroni. La differenza è percepita anche dal regista Bernardo Bertolucci: « dalla prima volta che l’ho visto che l’ho guardato in modo un po’ speciale. stato qualche giorno dopo la morte di Pasolini, quando tre giovani della Fgci, lui, Goffredo Bettini e Gianni Borgna, vennero a trovarmi come per cercare inutilmente di riempire un vuoto. Avevano conosciuto Pier Paolo, ma forse non abbastanza, non quanto avrebbero voluto. da allora che lo tengo d’occhio. Mi aveva molto colpito la sincerità della sua emozione che, credo, sia la cosa che lo porta avanti. Credo, cioè, che viva tutto molto emotivamente».
Fonte: Diario 02/03/2007, Giacomo Papi

Fu proprio Bertolucci a definire Leone e i suoi western «la prima espressione di cinema post-moderno, tutto quello che viene dopo non può che muoversi in quella stessa direzione».
Fonte: Maria Pia Fusco, la Repubblica 5/8/2007

Ma il momento clou, il più emozionante, affettuoso, cinematografico, della serata, che ha avuto come madrina Stefania Sandrelli, l’ha segnato Bernardo Bertolucci, Leone d’oro del 75˚ della Mostra, accolto con una interminabile standing ovation (unico in tutta la sala a non alzarsi in piedi né ad applaudire il conduttore tv Gigi Marzullo). «Questo premio comprende tutta la storia del festival, i tantissimi film passati di qui, i trionfi, le sconfitte, le scoperte. Mi identifica con il cinema, il massimo a cui un regista può aspirare» ha ringraziato commosso per davvero Bernardo, invitando i due colleghi che gli consegnavano il Leone, Abbas Kiarostami e Jonathan Demme, a metterlo «sul mio dolly», un modo scherzoso per indicare il deambulatore a cui è costretto a appoggiarsi dopo una sfortunata operazione. Un momento eccezionale anche per il Palazzo del cinema: nove registi sul palco per festeggiare un decimo, un grande, amatissimo, maestro. Conclusa con l’assegnazione dei trofei decisa dalla giuria composta da sette registi la 64.ma edizione della Mostra del cinema di Venezia.
Fonte: Giuseppina Manin, Corriere della Sera 9/9/2007

’Sono nato a Roma nel 1975, con "Novecento" di Bernardo Bertolucci. Un film che mi ha cambiato la vita”. (Gerard Depardieu).
Fonte: Carla Bardelli, Vanity Fair 27/8/2008, pagina 120.

Claudio Santamaria. ”Bernardo Bertolucci è uno che sa prendere moltissimo dagli attori. Mi ricordo che dovevamo fare la prova di una camminata. Un giorno mi vede che ciondolo in giro e fa: «Perfetto! Cammina così in quella scena». A lui piace essere sorpreso dal cast, proprio come Placido e Muccino. Anche se Gabriele ha sempre un’idea molto precisa del film nella sua testa”.
Fonte: Gianmaria Padovani, Panorama, 12 marzo 2009

Osel Hita Torres, spagnolo, 24 anni, quando aveva 14 mesi dissero che era la reincarnazione di Lama Yeshe, maestro buddista dei suoi genitori. Perciò i giornali lo battezzarono Piccolo Buddha e la sua infanzia ispirò il film di Bernardo Bertolucci.
Fonte: La Stampa 1/6/2009

In giro al Lido c’è chi ricorda The dreamers e la scena dell’autore, Bernardo Bertolucci, che arrivava in motoscafo con il pugno chiuso.
Fonte: Fulvia Caprara, La Stampa, 09/09/09

Vincitore del premio Oscar nel 1988 con L’ultimo Imperatore di Bernardo Bertolucci.
Fonte: Alessandra Farkas, corriere.it, 17/09/09 [blog]

L´Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci (il quale però è presente nella galleria pontificia con Novecento e L´ultimo Imperatore).
Fonte: Orazio La Rocca, la Repubblica 1/12/2009

C’è un film meraviglioso e perduto per sempre che lasciò nei pochi fortunati che lo videro un’impressione incancellabile. Si intitolava La dolce vita ma non era La dolce vita che avremmo visto noi comuni mortali. Era la copia ancora non doppiata che Fellini mostrò a un piccolo gruppo di amici e intellettuali fra cui Giorgio Bassani, Pier Paolo Pasolini, Attilio Bertolucci, per avere la loro opinione e prepararsi agli inevitabili attacchi. Rievocata tempo fa da Bernardo Bertolucci, portato giovanissimo da suo padre a quella proiezione, questa Dolce vita ribollente e perduta resta l’immagine più calzante di quanto accadde in seguito.
Fonte: Fabio Ferzetti, Il Messaggero 18/1/2010

Ouarzazate, la città marocchina del cinema. Fondata nel 1928 dai francesi, si trova nel terriotiro delle mille casbah. Per millenni le carovane composte da centinaia di dromedari ci hanno fatto tappa nel tragitto che dalle miniere di sale di Taodeni, in Mali, porta alle oasi. Questa città è il cuore di una provincia che porta lo steso nome. Situata a 1.136 metri d’altitudine, è il punto di partenza per i contrafforti dell’Alto Atlante fino alle dune ocra del Sahara. Bernardo Bertolucci, che qui giro Il tè nel deserto, disse: « un luogo così bello da dare una sensazione di gioia infinita, vicina all’estasi. So bene che nel film potrò rendere solo metà di questa bellezza, e questo mi fa stare male. Tuttavia continuo a guardarmi intorno e la bellezza è tale che l’estasi ha la meglio sulla sofferenza».
Fonte: Annabekke Gugnon, Ulysse (Francia). Internazionale 15/21 gennaio 2010

BERTOLUCCI Bernardo […] Prima della rivoluzione, con Adriana Asti (1964), storia di un giovane borghese che diventa comunista e corteggia la zia, salvo poi rientrare nei ranghi.
(Barbara Palombelli, ”Corriere della Sera” 23/7/2005). – Scheda biografica Massimo Parrini –

Ogni film è un mondo a parte. Adriana Asti, con cui lavorai in "Prima della rivoluzione" a Parma, è rimasta un’amica. […]» (Bernardo Bertolucci).
Fonte: FRAMMENTO DEI FRAMMENTI CHE RISPONDONO ALLA VOCE ”ASTI, ADRIANA”

BOCELLI ANDREA Cantante. Il 2 marzo è diventato il settimo italiano di sempre cui è dedicata una stella sul marciapiede più famoso del mondo, la Walk of fame di Los Angeles (dopo Arturo Toscanini, Anna Magnani, Bernardo Bertolucci, Sophia Loren, Enrico Caruso e Rodolfo Valentino).
Fonte: Giorgio Dell’Arti & Massimo Parrini, ”Panorama” 11/3/2010;