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 2008  febbraio 05 Martedì calendario

Zhang, l´imperatrice "verde" è donna il cinese più ricco. La Repubblica 5 febbraio 2008. PECHINO Ogni volta che aprite l´imballaggio di un giocattolo, telefonino, computer, televisore o Dvd "made in China", l´avete fatta diventare un po´ più ricca

Zhang, l´imperatrice "verde" è donna il cinese più ricco. La Repubblica 5 febbraio 2008. PECHINO Ogni volta che aprite l´imballaggio di un giocattolo, telefonino, computer, televisore o Dvd "made in China", l´avete fatta diventare un po´ più ricca. E si arricchisce ancora quando quello scatolone usato lo buttate via. Sola al comando, in testa alla classifica dei miliardari cinesi è balzata una donna. Zhang Yin, 51 anni, è la fondatrice e principale azionista di un colosso industriale dal nome beneaugurale: Nove Dragoni. Ha un patrimonio personale superiore ai 4 miliardi di dollari, costruito in una sola generazione. Oltre ad avere scavalcato tutti gli imprenditori maschi del suo paese, detiene anche il primato mondiale della self-made woman più ricca. Ha superato le più note donne d´affari americane come Oprah Winfrey e Martha Stewart, o l´autrice di Harry Potter Joanne K. Rowling. Ha fondato il suo impero sul riciclaggio della carta usata, che importa dai paesi ricchi e ritrasforma in Cina per produrre scatole di cartone da imballaggio. Il suo motto: «Non chiamatela spazzatura, è una risorsa. Quando vedo una montagna di cartaccia per me è come una foresta di alberi, da custodire e da tramandare di generazione in generazione». La classifica dei cinesi più ricchi è un termometro interessante per misurare l´evoluzione della seconda economia mondiale. Col passare degli anni questa lista è stata dominata di volta in volta dagli industriali dell´elettronica, dai creatori di dot.com, dai magnati dell´edilizia. E´ notevole che il primato ora tocchi alla creatrice di un business "verde", che punta sul riciclaggio e rallenta la deforestazione. Il suo successo è tanto più meritevole perché avviene in una società dall´impronta confuciana che è rimasta per molti aspetti patriarcale e maschilista. Mao Zedong definì le donne «l´altra metà del cielo», ma è ancora lontano il giorno in cui al vertice del partito comunista ci sarà una di loro. Intanto, poiché l´economia di mercato sembra offrire varchi più larghi, hanno cominciato a farsi strada nel capitalismo. Ci sono 48 imprenditrici cinesi il cui patrimonio personale ha già superato i 100 milioni di dollari. Zhang Yin è stata una pioniera. La sua intuizione: sfruttare le gigantesche navi portacontainer che partendo dalla «fabbrica del pianeta» attraversano il Pacifico per trasportare prodotti cinesi in America, e fino a qualche anno fa erano costrette a fare il viaggio di ritorno semivuote. Lei le ha riempite di cartaccia. La Cina ne è avida. Per imballare le sue merci questo paese usa 40 milioni di tonnellate di cartone all´anno. E non c´è verso di produrre in loco così tanta carta d´imballaggio a partire dalla cellulosa di legno. In Cina le foreste scarseggiano paurosamente. Dopo che l´industrializzazione le ha saccheggiate per anni, dalla Mongolia allo Yunnan, gli industriali cinesi sono andati a caccia di legname in tutto il sudest asiatico, compiendo scempi orrendi in Malesia e in Birmania. Il legno ha usi più pregiati, la maggior parte finisce nei cantieri edili che pullulano freneticamente in centinaia di città cinesi. Zhang Yin ha aggirato l´ostacolo della scarsità di materia prima. Ha trovato la sua miniera d´oro nelle discariche americane della raccolta differenziata: quella monnezza serve molto più in Cina che negli Stati Uniti. Per produrre imballaggi la Cina compra dall´estero 20 milioni di tonnellate di rifiuti all´anno, cioè il 60% di tutte le esportazioni mondiali di carta usata riciclabile. Le stesse scatole di cartone che racchiudono gli oggetti made in China destinati ai consumatori americani, appena aperte e gettate nell´immondizia a San Francisco o Seattle ripercorrono l´oceano in senso inverso. E´ un moto perpetuo in cui nulla si crea e nulla si distrugge. Afflitti da un colossale deficit commerciale con la superpotenza asiatica, finalmente gli Stati Uniti hanno trovato qualcosa da esportare in Cina: la spazzatura. Secondo i dati raccolti dalle dogane la filiale americana di Zhang Yin è stata il primo esportatore assoluto dagli Usa verso la Cina per cinque anni consecutivi. Il talento per gli affari cresce dove meno te l´aspetti, e certo la sua biografia non sembrava predestinarla a questo successo. Zhang Yin nasce nel 1957 nella provincia settentrionale dello Heilongjiang, vicino al confine russo. E´ la primogenita di otto bambini: non esisteva ancora la legge del figlio unico. Il padre fa il militare ma la divisa non gli impedisce di cadere in disgrazia durante la Rivoluzione culturale maoista, che nel 1966 lo sbatte in carcere come «controrivoluzionario». Di quel periodo lei vuole ricordare solo il meglio, cioè che è servita a temprarla. «La carne la vedevamo in tavola solo nelle feste nazionali - dice - ma la povertà mi ha insegnato ad apprezzare il valore delle cose. Bisognava far fronte a ogni durezza, e cavarsela da soli». Dopo la morte di Mao e le riforme di mercato lanciate da Deng Xiaoping, all´inizio degli anni 80 lei si trasferisce a Shenzhen, la città meridionale che è diventata «zona franca» per i primi esperimenti col capitalismo. Studia da contabile. Si sposta a Hong Kong nel 1985, quando è ancora colonia inglese. Lì il suo primo impiego è nella filiale di un´azienda di Stato cinese che si occupa di import-export nel settore della carta. Si mette in proprio con un capitale iniziale di poche migliaia di dollari, e all´inizio non ha vita facile, tra soci truffaldini e il racket della mafia locale. Hong Kong le sembra piccola per le sue ambizioni, nel 1990 fa il grande salto della sua vita emigrando a Los Angeles. Sposa un dentista taiwanese che ha vissuto in Brasile, Liu Ming Chung. Esplorando la California ambientalista, dove è diffusa la cultura del riciclaggio, Zhang Yin ha il lampo di genio: comincia il suo pellegrinaggio da una discarica all´altra per comprare cartaccia all´ingrosso. Fonda la società America Chung Nam, apre filiali a New York e Chicago. Da quella testa di ponte riparte alla conquista della sua madrepatria dove crea il più grande business del riciclaggio. Oggi la sua Nove Dragoni è quotata alla Borsa di Hong Kong, ha 5.300 dipendenti, 11 impianti per il trattamento della carta e un miliardo di euro di fatturato annuo. Le sue fabbriche più grosse Zhang Yin le ha collocate strategicamente vicino a due grandi arterie di navigazione, tra fiumi e mare: a Dongguan nella provincia del Guangdong sul delta del fiume delle Perle (vicino ai porti di Shenzhen e Hong Kong), a Taicang sul delta dello Yangze vicino a Shanghai. Quest´anno ne aprirà altre due, nel porto settentrionale di Tianjin che serve l´area di Pechino, e nella megalopoli fluviale di Chongqing (30 milioni di abitanti). A quel punto supererà gli 8 milioni di tonnellate di produzione all´anno e diventerà il numero uno mondiale di scatole da imballaggio. Il successo non ha cambiato molto le sue abitudini di vita. A differenza di tanti nuovi ricchi cinesi che ostentano il lusso, lei veste quasi come una funzionaria di partito: sempre lo stesso tailleurino dalle tinte mosce, e sotto di preferenza un golf girocollo nero. Porta i capelli corti che le fanno il viso ancora più rotondo, come una statuina di porcellana Ming; le uniche vanità che si concede sono un anello con diamante e una collana di perle. Gestisce famiglia e bottega come una matriarca: in casa vieta a tutti di gettare la carta usata (ci mancherebbe altro), in consiglio d´amministrazione ha voluto il marito e il figlio maggiore di 27 anni che sta prendendo un Ph. D. alla Columbia University di New York (il più piccolo finisce il liceo in California). Gli azionisti di minoranza hanno provato a obiettare, ma lei controlla il 72% del capitale e con quello li ha messi a tacere. Difende il ruolo del marito «perché grazie alla sua lunga esperienza all´estero porta un cultura occidentale nella gestione». In quanto al figlio, precisa che «non basta portare il mio cognome per ereditare il comando, voglio che quest´azienda duri cent´anni e quindi sceglierò un successore che abbia la leadership adatta». E´ capace di convocare l´intero management con sole due ore di preavviso, e tutti hanno imparato a scattare. «Non ho avuto difficoltà ad affermarmi come donna. Mi rispettano, punto e basta». Non ha paura di cadere in disgrazia, com´è capitato ad altri super-ricchi cinesi la cui notorietà ha scatenato improvvise indagini fiscali, processi per corruzione, ecc. «Non ho niente da nascondere, la Nove Dragoni è un´azienda trasparente e io ho accumulato il mio patrimonio lavorando duramente, un centesimo alla volta». I suoi rapporti col potere politico sono eccellenti: i vertici della nomenklatura l´hanno cooptata come parlamentare, nel Congresso Nazionale del Popolo. Da quando Jiang Zemin (capo dello Stato prima di Hu Jintao) decise di aprire il partito comunista ai capitalisti riformando appositamente lo statuto, lei è stata uno dei primi imprenditori a fare il suo ingresso nell´assemblea legislativa di Piazza Tienanmen. E non per fare la comparsa. Come parlamentare ha subito presentato due proposte di legge pro-business. La prima punta a estendere la durata dei contratti di locazione dei terreni fabbricabili che lo Stato affitta alle imprese, attualmente limitata a mezzo secolo. «Cinquant´anni sono un periodo troppo corto nella vita di un´impresa seria», sentenzia. La sua seconda proposta è per la riduzione dell´Iva. Viene spontaneo collocarla nell´ala destra del partito. Ma come imprenditrice Zhang Yin rappresenta un´anima verde e socialmente impegnata del capitalismo cinese. Il suo business del riciclaggio rientra nella logica di uno sviluppo sostenibile. Non le basta il riuso delle scatole gettate dai consumatori americani; lei fa campagna perché anche in Cina si diffonda la raccolta differenziata. Nel settore della carta gli americani recuperano il 70% dell´immondizia, i cinesi solo il 30%. «Grazie a una coscienza ambientalista più avanzata - dice - la California, molti paesi europei e il Giappone hanno messo a punto dei metodi standardizzati per la raccolta e lo smistamento dei rifiuti. Queste procedure sono essenziali per far nascere un´industria efficiente del riciclaggio. Perché la Cina arrivi allo stesso livello ci vorrà ancora del tempo, ma sono certa che ce la faremo». Federico Rampini