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 2002  marzo 11 Lunedì calendario

CICOGNA Marina

CICOGNA Marina Roma 29 maggio 1934. Contessa veneziana, produttrice cinematografica di fama negli anni ”60 e ”70. «Lo ammette persino coi giornalisti, basta rileggere certe interviste dei fulgidi anni Settanta: non ama obbedire (’Non ci sono abituata, non l’ho mai fatto”) e coltiva un’istintiva attitudine al comando (’Dare ordini mi è congeniale, con la gente devo mitigare questa mia predisposizione”). Questione di carattere. Ma anche di radici. I Cicogna sono patrizi veneti ascritti al Maggior Consiglio dal 1381 per aver partecipato alla guerra di Chioggia. Insomma, comandano da più di sei secoli. Sua madre è Annamaria Volpi di Misurata e quindi suo nonno era il conte Giuseppe che nel 1932 fondò la Mostra del cinema di Venezia. Simili alberi genealogici raramente producono borghesi mediocrità: o personaggi destinati a perdersi, prede di oscure depressioni; o protagonisti assoluti. Lei appartiene alla seconda schiera. Si è data una regola (parole sue del 1971): ”Avere una vita piena in tutti sensi e una sufficiente pace interiore per poter dimostrare qualcosa a me prima che agli altri”. Filosofia rispettata, con un’aggiunta: l’assoluto disinteresse per l’altrui moralismo. Scelse a 18 anni ciò che voleva: studi in America, corsi di cinema e letteratura, insegnanti che potevano chiamarsi Marguerite Yourcenar. L’essere una nipote Volpi, ricca e bella (bionda, alta, carnosa, occhi verdi, un’ovale antico come la stirpe, un tratto di indicibile eleganza), la lanciò verso la fine degli anni ”50 nel cinema internazionale: amicizia col produttore David Selznick, marito di Jennifer Jones, che voleva adottarla. Vacanze in California dal produttore Jack Warner. Serate con Marlon Brando o Montgomery Clift. Flirt? Con Alain Delon. Con un giovane Rock Hudson (tanti anni dopo icona gay e infine morto di aids) o con Franco Rossellini. Grandi amicizie? Coco Chanel, Gianni e Marella Agnelli, Fanny Ardant. E il cinema come lavoro? Cominciò nel 1967. Sua madre aveva acquistato la Euro International Film, una società di distribuzione. Lei unì senso estetico a fiuto per gli affari. Nessuno in Italia aveva pensato di puntare su L’uomo del banco dei pegni di Sidney Lumet. Lei sì: incassò un miliardo e mezzo (di 35 anni fa). Scelse Helga, pellicola di nessun valore artistico ma che per la prima volta mostrava un parto sullo schermo: tre miliardi. Una mattina alle 9, orario assurdo per qualsiasi essere umano legato al cinema, a Cannes vide (da sola) Bella di giorno di Louis Buñuel e (da sola) decise di comprarlo. Fu un successo storico. Produsse uno dei manifesti anti-borghesi degli anni del ”68, cioè Metti una sera a cena di Patroni Griffi, ma anche il film più politicamente importante di Elio Petri, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Oscar per il miglior film straniero nel 1970. Tullio Kezich (ironizzando sulla contessa bipartisan, nominata da un governo di centro destra ma amata da tanta sinistra) citava le righe di un uomo da sempre vicino all’universo progressista come lo sceneggiatore Ugo Pirro: ”A questa nobildonna temeraria, che ha saputo sfidare tutti i pregiudizi aristocratici, il cinema italiano di impegno civile deve molto”. Temeraria, scrive Pirro. Lo è stata anche nella vita privata. Nella bella intervista rilasciata nell’agosto del 2000 a Cesare Lanza su ”Sette” la contessa bipartisan ha ammesso senza ombre il suo legame con Florinda Bolkan durato 18 anni: – stata molto importante. Ho vissuto semplicemente come volevo vivere. Ma a casa mia. Ho rispetto per gli altri. Non si dovrebbe spiare cosa succede in camera da letto”. Niente retoriche nemmeno per la fine del fratello Ascanio, detto Bino, suo ex socio in affari, suicida nel ”72 a Rio de Janeiro, inseguito da un ordine di cattura per truffa, falso, appropriazione indebita: solo un vero affetto» (Paolo Conti, ”Corriere della Sera” 10/2/2002). «Una donna minuta, di una bellezza scattante che si confonde con l’eleganza del tratto e dei gesti sicuri: ha una luce nello sguardo in grado di immergere nel fascino un’età che nessuno le darebbe. […] ”Non credevo di rappresentare un simbolo, solo da poco ho capito di avere avuto il merito di rompere un tabù, quello dell’amore fra donne vissuto tranquillamente in pubblico, alla luce del sole. Ma senza dare scandalo e senza esibire confessioni inutili. Non volevo fare la rivoluzione, volevo semplicemente essere libera e onesta con me stessa. I miei genitori all’inizio hanno fatto commenti molto pesanti, poi hanno accettato. […] Ho orrore dei ghetti, non mi interessano le etichette, la vita gay non la capisco, il segreto nella vita risiede nelle novità, nelle mille curiosità che ogni giorno possiamo scoprire”. Il film della storia di famiglia comincia alla fine dell’Ottocento. Quando Giuseppe Volpi (1877-1947), compie diciotto anni. Figlio di un ingegnere garibaldino bergamasco, quando muore il padre lascia l’università di Padova e parte per la Turchia. Ha in tasca pochi soldi, in testa mille idee, un talento innato per trattare con gli altri. ”Nonno Giuseppe era un uomo straordinario: diventò ricco con il tabacco nel Montenegro e usò il denaro per far nascere le prime società elettriche, come la Adriatica, fondò la prima compagnia di vagoni- letto, investì in tutte le novità del primo Novecento: a Venezia non c’era lavoro e lui costruì il porto a Marghera per collegarla alla terraferma, rendendo stabile il ponte costruito dagli austriaci nel 1846, riunì nella Ciga i grandi alberghi veneziani, i l Danieli, l’Excelsior, il Gritti, il Des Bains, a Roma comprò il Grand Hotel e l’Excelsior, fondò la mostra internazionale per attirare i ricchi americani in laguna, fu governatore della Tripolitania con il governo Giolitti, diventò conte di Misurata (la regione delle sue terre in Libia) nel 1920, per volere di Vittorio Emanuele III, fu ministro delle Finanze e del Tesoro di Mussolini, non amandolo per niente”. Giuseppe ha avuto due figlie femmine, Annamaria (madre di Marina) e Marina, dalla toscana Nerina Pisani e un maschio, Giovanni, dalla francese Nathalie Lacloche, nel 1937. Viene messo fuori dal Gran Consiglio il 30 aprile del 1943, diventa presidente della Confindustria, arrestato da Kappler nel 1944, scappa in Svizzera e viene poi processato e amnistiato dal governo della liberazione nel 47, poco prima di morire. E Marina, che ricorda la sua vita di bambina negli anni della guerra, racconta: ”I miei genitori erano antifascisti, attraversarono le montagne tante volte, poi tornammo a Milano durante la Resistenza. E io non capivo perché mamma festeggiasse con le bandierine su una cartina l’avanzata degli americani, nostri nemici. Porterò con me per sempre le immagini di Milano in fiamme, il ricordo delle corse nel rifugio in pigiama, durante i bombardamenti”. Soffre per la separazione di Cesare Cicogna da Annamaria Volpi di Misurata e diventa un’adolescente difficile, ”scappai dalla casa di mio padre a 12 anni, presi il treno per Roma e arrivai da mia madre, nel suo appartamento residenziale al Grand Hotel, da sola”. Sua madre la tiene a distanza, ”come usava allora nelle famiglie importanti. Avevamo 25 persone di servizio, ma io mangiavo in camera con la governante. Mamma era amica di scrittori e di intellettuali, fondò Italia Nostra con Giorgio Bassani, ma con me e mio fratello Ascanio, che tutti chiamavamo Bino, è stata un disastro... Una donna distaccata: quando eliminò Bino dagli affari di famiglia, lui finì in un giro di droga e di imbrogli, è morto suicida. Mentre mio padre si univa a una donna molto superficiale, lei è riuscita a mandare in rovina un patrimonio immenso, senza rendersene conto, affidandosi a uomini senza scrupoli, anime nere che lei ringraziava... Ora che ha 89 anni sono io a mantenerla”. Le estati a Venezia, dai Cinquanta ai Settanta, sono indimenticabili. Marina si chiude nelle sale della mostra e vede i film ”anche dieci volte di seguito”. Amica e cugina di Luchino Visconti, intima di Federico Fellini, incontra il mondo a casa sua, negli alberghi di famiglia. Da Marilyn Monroe a Sean Connery, da Bogart a Rock Hudson, Liz Taylor e Richard Burton, Jane Fonda, Grace e Ranieri di Monaco, la Callas e Pasolini... Frequenta chi vuole e si diverte a conquistare un padre diverso dal suo, un uomo grande che chiede formalmente di adottarla, il produttore David Selznick, ”mi scriveva lettere anche di 36 pagine, era il mio padre ideale, sul serio. Da ragazza pensavo di sposarmi, ho avuto dei fidanzati importanti, che sono poi stati dei grandi amici, come Uberto Visconti, Rinaldo Herrera, poi ho scelto l’indipendenza assoluta, le storie con uomini bellissimi, come Alain Delon, Robert Hossein, e tanti altri amori che le racconterò fra qualche anno... Promesso! […] Il mio amico di sempre Gianni Agnelli ha detto di me: è l’unico uomo di cui ho paura e tanti si sono chiesti cosa volesse dire. Posso spiegare: ci siamo scontrati su certe conquiste impossibili, donne inarrivabili, e qualche volta ho vinto io. Per me, tutto comincia dalla testa, è sempre una nuova sfida... L’unico legame lungo è Florinda Bolkan: siamo state insieme dal 1967 per 22 anni, tutta la mia vita adulta. Ci siamo lasciate quando lei ha cercato la sua affermazione professionale, io ero, sono, insomma... sono dilagante, faccio tutto io e rischio di soffocare chi mi sta accanto. Siamo ancora molto unite, ci vediamo sempre, al tempo della nostra unione siamo state sempre invitate ovunque, anche in ambienti molto chiusi e codini. Il segreto per vivere liberi dagli schemi? Basta un po’ di educazione...”» (Barbara Palombelli, ”Corriere della Sera” 25/11/2002).