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 2022  agosto 08 Lunedì calendario

• Milano 26 febbraio 1921 -Milano 30 giugno 2012. Architetto, urbanista, designer. Noto soprattutto per i suoi studi sulla prefabbricazione e il disegno industriale. Tra le sue opere la Chiesa Matri Misericordiae di Baranzate di Bollate, Milano (1957). Nel 1987 pubblicò il libro In nome dell’architettura (Jaca Book).
• Molti riconoscimenti, tra i quali il Compasso d’oro ADI alla carriera nel 1994. «Mi interessa la materia più dei materiali. Rifiutare questa connessione fra progettista e materia è perdere il 50% del prodotto, perché la materia ha già in se stessa una sua struttura, suggerisce, aiuta. Naturalmente nella mia vita ho conosciuto tante materie: dall’oro al cartone, dall’argento al marmo, dalla pietra all’acciaio e non ho mai avuto una preferenza particolare. Quello che mi ha aiutato soprattutto non è solo il conoscere e l’amare una materia, ma sapere come va trattata, coi mezzi del tuo tempo. Io non ho niente in contrario che ci sia uno che dà delle martellate a un marmo, però quando ho uno strumento più efficace della martellata, adopero questo strumento. Una volta ho incontrato per caso giù a Carrara Henry Moore con in mano un martello e gli ho detto “scusi, ma lei cosa fa con in mano un martello?” e lui m’ha detto “guardi, vogliono una fotografia e la faccio, me la facciano pure, ma io non ho mai dato una martellata al marmo”».
• «Se devo versare un liquido devo sapere in che direzione va. È chiaro che posso versarlo anche con un cubo, mi ricordo di aver visto i bicchieri a forma cubica, non so bene come si faceva a bere, però li hanno venduti e si vede che funzionava lo stesso. Io non ho mai pensato di fare una scultura per bere, ecco, questo vorrei che fosse molto chiaro. Secondo me un bicchiere non sarà mai, per formalmente ricco che sia, una scultura per bere, questa è una distinzione che andrebbe sottolineata».
• Nel 1989 fonda la Mangiarotti & Associati, con sede a Tokyo. «Sono quasi 35 anni che ho i giapponesi qui in studio. Infatti sono stati loro a venire in italia con della gente che adesso è professore, che credo sia già anche in pensione, gli anni passano anche per loro. Il primo libro su di me è stato scritto da un giapponese, il quale dice: “ma in fondo” tu sei il più giapponese degli architetti italiani’, può anche darsi, non lo so, però ho sempre avuto e ho ancora il fascino di questa architettura diciamo spontanea, che poi non è spontanea, è fatta con grosse qualità e con l’artigianato» (a Rai Educational).
• Nel 2002 grande retrospettiva alla Triennale di Milano. (a cura di Lauretta Colonnelli).