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 2022  novembre 23 Mercoledì calendario


La Hollywood di Damien Chazelle

Dovrebbe essere chiaro a tutti che Hollywood non è nata puritana, e neanche infantile come i film di supereroi vorrebbero farci credere. Al povero Tenoch Huerta, ovvero Namor re di Talokan – inabissato con il suo popolo nel mare profondo per sfuggire ai colonizzatori – in “Wakanda Forever” hanno piallato in post-produzione il costumino troppo rivelatore. Potrebbe essere una conseguenza delle teorie sul gender che la Disney sembra aver abbracciato, irritando la Florida e il suo governatore Ron DeSantis. Oppure, più probabile, è la vecchia censura in nome degli innocenti “che non devono vedere certe cose”: Ken di Barbie ha un bozzo e nulla più. Hollywood è nata Babilonia, accoppiata che Kenneth Anger (grande pettegolo e regista d’avanguardia) ha sfruttato nel titolo dei suoi illustratissimi libri (Adelphi): tutti gli scandali che ricordiamo, e molti di più. Il “fixer” che vediamo all’opera in “Ave, Cesare!” dei fratelli Ethan e Joel Coen non è una magnifica invenzione, è preso dalla vita – come racconta l’informatissimo volumetto “The Fixers” di E. J. Fleming (editore McFarland & Company, sia detto per gli scettici). L’ultimo film di Damien Chazelle ridà a Hollywood quel che è di Hollywood. Basta il titolo “Babylon” e soprattutto il trailer, dove vediamo Margot Robbie sniffare in un solo colpo tutta la neve sulla montagna che sta nel logo della Paramount. Dopo un inizio così, possiamo solo sperare un seguito all’altezza. Il non ancora quarantenne regista di “La la land” ha tutti i numeri per farcela. Ha pensato in grande con il numero del tip tap sulla collina con le scarpe bicolori. Con il jazzista bianco che ha irritato qualche spettatore. Con la sua decisione di girare un musical senza essere Baz Luhrmann (comunque anche a Baz dissero che era matto a girare “Moulin Rouge” e poi “Elvis”: il genere era morto). Pochissimi fortunati hanno visto “Babylon” a Beverly Hills. Decadenza, depravazione, la musica composta da Justin Hurwitz che di Chazelle era compagno di stanza a Harvard, certe scollature, il chiasso e gli eccessi non sono piaciuti a tutti, subito gli scontenti hanno espresso le loro riserve su Twitter. C’erano anche i felici, come noi siamo a priori. Un giovanotto che affronta il gran circo dei primi anni hollywoodiani, quando sulle porte degli studi c’era scritto “ingresso vietato ai cani e agli attori”, ha tutta la nostra approvazione. Anche di più, visto e considerato che la generazione precedente sta inanellando film autobiografici: Spielberg, James Gray, Inãrritu, Paul Thomas Anderson che con “Licorice Pizza” è stato il più bravo di tutti. Centocinquanta set diversi saranno una festa per gli occhi, assieme a una schiera strepitosa di attori – citiamo solo Brad Pitt, dopo Tarantino di nuovo a fare l’ingranaggio nella macchina del cinema. “Truly monstrous” scrive un fortunato, e poi precisa: “Chazelle è il più audace regista oggi a Hollywood, anche se talvolta in ‘Babylon’ tira fuori i suoi istinti peggiori” (o magari siamo noi troppo abituati ai compitini, svolti senza saltare mai un passaggio – film noiosi ne abbiamo quanti ne vogliamo). “Fenomenal filmaking”, sta scritto in un altro tweet. “Babylon” uscirà il 23 dicembre, recensioni ancora non ce ne sono, soltanto le cosiddette (orrore!) “reaction”. Plauso e venerazione per trucco, parrucco, costumi e scenografie. che in un film così sono un’importante parte dell’opera: “Uno choc sensoriale”. Il cattivo della compagnia è Scott Menzel, ex blogger in cerca di visibilità: parla di un gran pasticcio, e di “una lettera d’amore per il cinema che mi ha fatto odiare il cinema”. Alla cieca e sulla fiducia, stiamo con Chazelle e la sua Babilonia.