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 2022  settembre 22 Giovedì calendario


Gli Obama su tela

Sicuramente gli Obama, Barack e Michelle, sono stati la coppia presidenziale più cool della storia americana. I ritratti ufficiali che furono svelati nel febbraio del 2018 alla National Portrait Gallery di Washington furono una sorpresa. Il presidente e la first lady a conferma della loro coolness avevano scelto due pittori afroamericani, Amy Sherald per il ritratto di Michelle e Kehinde Wiley per il ritratto di lui. Entrambi i dipinti erano molto contemporanei, confermando il desiderio di voler sparigliare le carte in tavola togliendo muffa e polvere dall’immagine che di solito un presidente e sua moglie accumulavano proporzionalmente al proprio potere. Il potere mediatico degli Obama era però tale, e forse superiore a quello politico, che quindi si potevano permettere di sorprendere saltando dal contesto istituzionale sul carro della contemporaneità, scegliendo artisti che avrebbero offerto freschezza e vivacità anziché la solita e pesante serietà. 
Che delusione allora scoprire la scorsa settimana che anche gli Obama davanti alla porta della Storia, con la S maiuscola e polverosa, diventano timidi e un po’ banali. Lo abbiamo capito quando Joe Biden ha ri-svelato alla Casa Bianca altri due ritratti ufficiali degli Obama commissionati dalla White House Historical Association, fondata da Jackie Kennedy nel 1961 e che si prende cura dei ritratti ufficiali dei presidenti che rimarranno nella collezione della Casa Bianca. Al momento di dover scegliere come essere ricordati dentro al tempio del potere pure loro, The Obamas, hanno chinato il capo adeguandosi alla tradizione e alla convenzione. Come dire, questa volta niente scherzi, si va sul sicuro. I due nuovi ritratti – quello di Barack dipinto da Robert McCurdy, una sorta di Pietro Annigoni americano, e quello di Michelle da tale Sharon Sprung, anche lei super tradizionale – sono, in particolare quello della ex first lady, brutti e pesanti. Sicuramente nella galleria assieme a tutti gli altri presidenti e consorti non creeranno sussulti, nessuno si fermerà a bocca aperta a dire “loro sì che erano diversi, loro sì che erano fighissimi”. 
Con i primi due ritratti, che stanno andando in giro per i musei americani scatenando entusiasmo come fossero un Jova Beach Party della pittura, The Obamas avevano dato voce all’arte afroamericana, per troppo tempo sottovalutata e ignorata, affermando che il vento era cambiato e lo spirito del potere e della politica stava davvero rinnovandosi. Con la scelta di questi due autori per i loro nuovi ritratti hanno contraddetto in un colpo solo, e un po’ tradito, proprio quello spirito che nel suo essere cool era anche e veramente sovversivo nei confronti dell’establishment. I due ritratti che penzoleranno in mezzo a tutti gli altri saranno diversi solo per la diversità dei due soggetti ma uguali in tutto e per tutto alle altre coppie presidenziali, preoccupate a non essere dimenticate dalla storia del potere, assolutamente disinteressate a essere ricordate dalla storia della cultura. Per altro i due ritratti del 2018 non erano certo la scatoletta di merda di Manzoni. Erano ritratti contemporanei ma pur sempre in linea con la tradizione. Michelle non aveva due nasi e tre occhi come un ritratto di Dora Maar di Picasso e Barack non indossava una bombetta o aveva al posto della faccia una mela come un dipinto di Magritte. 
Capisco che la storia ufficiale non possa o non riesca a farsi carico delle differenze autocelebrandosi, ma gli Obama si erano fatti carico e professavano proprio la differenza. È per coerenza a questo loro modo di vivere il potere che avrebbero dovuto imporre, proprio all’interno della Casa Bianca, ancora una volta la differenza che avevano rappresentato, anche o forse proprio attraverso due ritratti ancora più ufficiali dei primi. Non si deve essere cool in ogni occasione e a tutti i costi, ma passare da super cool a super dull, noiosi, è grave.