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 2022  agosto 17 Mercoledì calendario


Storia delle perversioni di “House of Hammer”

La storia si ripete sempre tre volte, la prima come tragedia, la seconda come commedia, la terza come serie televisiva. E così il 2 settembre apparirà su Discovery Plus “House of Hammer”, storia dell’omonima famiglia conosciuta ai più soprattutto per l’ultimo discendente, Armie, il belloccione di “Chiamami col tuo nome”, che però, qui viene il bello, anzi il brutto, sarebbe un mostro di sadismo e forse un po’ pure cannibale. Se ne era già scritto, ma adesso c’è il trailer: Armie è accusato dall’ex fidanzata Julia Morrison di varie nefandezze tra cui il prospettarle complessi incaprettamenti che potrebbero ricadere in un molto estremo bondage, ma poi all’altra ex, Courtney Vucekovich, annuncia d’essere “100 per cento cannibale”, e pare che poi le prospettasse la possibilità di mangiarla arrostita. L’attore è stato svergognato l’anno scorso con queste e altre accuse di letto, e come vuole il protocollo di questi casi è stato immediatamente allontanato da una serie di film che stava girando, compresa una proficua commedia con Jennifer Lopez. In attesa che la faccenda si chiarisca, fa l’agente immobiliare alle isole Cayman. L’ex fidanzata Vucekovich oltre che d’essere cannibale lo accusa d’essere anche tirchissimo. E però lui discende da una delle famiglie di petrolieri più ricche della California ed è su questa “House of Hammer” che si farà luce, alla maniera televisiva. Come super consulente e super accusatrice c’è la zia, Casey Hammer, che è anche produttrice della serie (deve avercela parecchio con la famiglia). “Avete presente ‘Succession’? Ecco, gli Hammer sono mille volte peggio”, dice nel trailer. A sua volta è stata abusata dal padre. Il trisnonno, il dottor Julius Hammer, aveva lasciato Odessa nell’Ottocento e aveva messo su un’industria farmaceutica nel Bronx. Membro del partito comunista americano, finì a Sing Sing per aver praticato un aborto alla moglie di un diplomatico russo che ne morì. Il figlio Armand era anche lui medico e anche lui russofilo. Fu mandato a Mosca subito dopo la rivoluzione, su un’ambulanza. Conobbe Lenin, che, secondo la leggenda, gli disse: “La Russia non ha bisogno di medici. Ha bisogno di uomini d’affari come te”. Diventò quindi una specie di inviato speciale sovietico negli Stati Uniti, oltre che mercante d’arte e quasi certamente spia. Pare che Lenin l’avesse ricompensato dei suoi servizi dandogli il monopolio della fabbricazione delle matite (colossale affare nella Russia del Dopoguerra, ricordò Sergio Romano, che l’aveva conosciuto). Armand Hammer era stato chiamato così in omaggio al logo del partito: “arm and hammer”, braccio e martello. Tornato in California, rilanciò la Occidental Petroleum. Comprò gallerie d’arte, divenne il liquidatore della collezione di William Randolph Hearst, e fondò a Los Angeles l’Hammer Museum, ancor oggi il più ganzo tra i musei d’arte contemporanea della città. Amico e sponsor di tutti i presidenti, di Nixon e di Bush, che gli diede la grazia, sodale di Al Gore, fu indagato spesso e volentieri dall’Fbi ma grazie alle colossali entrature non venne mai arrestato. Viaggiava sul suo Boeing 727, con cui veniva spesso a Milano. Era infatti socio della Montedison di Raul Gardini; esistono belle foto dei due insieme. Avevano una serie di affari in ballo, tra cui un impianto petrolchimico nel Kazakistan, ma poi non se ne fece niente, perché Hammer morì nel 1990, Gardini come si sa nel 1993. Ma Hammer, forse perché di famiglia delinquenzial-mostruosa o forse per caso, era molto sospettoso. A chi scrive raccontarono che rifiutava fermamente l’ospitalità di Gardini e di altri, preferendo dormire sul suo jet, sorvegliato, in pista a Linate.