Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2022  agosto 17 Mercoledì calendario


I veri pericoli di Zaporizhia

Odessa, dal nostro inviato. Abbiamo avuto una lunga conversazione con un ingegnere della Centrale nucleare di Enerhodar (regione di Zaporizhia). Abbiamo interloquito con lui in tre, l’inviato dell’Avvenire, Nello Scavo, io che scrivo per il Foglio, e il giornalista ucraino che ha fatto anche da interprete. Quella che segue è la trascrizione integrale delle parti salienti del suo racconto e delle sue opinioni. Penso che premettere o allegare commenti miei, al di là delle parentesi informative, sia del tutto superfluo: chi legge, anche il più profano, saprà farsi un’idea della posta in gioco. A.S.
  

La situazione era drammatica, ma a farla precipitare è stato l’impiego della Centrale, e contro la Centrale, di bombardamenti mirati da parte degli occupanti russi. All’inizio, a qualunque mente sana questa ipotesi sarebbe apparsa come un puro delirio suicida. È successo questo: una specie di “autofuoco”. È successo che erano rimasti impressionati dall’enorme risonanza dell’attacco ucraino alla zona della città di Enerhodar e alle vicinanze della centrale, e si sono detti che avrebbero provveduto loro a mantenere alta quell’attenzione internazionale, e a imputare all’Ucraina le bombe contro strutture dell’impianto. Parlare di errori, di bersagli mancati, è in questo caso ridicolo. Non è che i militari russi, quando gli prende la voglia di sparare, si mettono a sparare alla cieca in tutte le direzioni, compresa la propria. In aprile era venuta la delegazione di Rosatom, l’agenzia atomica russa, e aveva meticolosamente svolto tutti i compiti di cui era incaricata, dai rilievi topografici ai costi delle infrastrutture. Poiché a regolare il fuoco dell’esercito russo sono i rappresentanti di Rosatom, allora:
  1. Sparano per fare male, ma non in modo fatale.
  2. I loro colpi mirano principalmente a interrompere le linee di trasmissione ad alta tensione che collegano la Centrale con il sistema energetico dell’Ucraina. E molti sono già andati a segno. Perché è pericoloso? Nessuna centrale nucleare può funzionare “in aria”, a salve, per dire così – deve essere alimentata con l’elettricità da qualche parte. Se perdiamo tutti i consumatori in una volta, andremo incontro a grossi problemi. Se non c’è un posto in cui convogliare l’elettricità, i blocchi verranno spenti in caso di emergenza. E se tutte le unità di alimentazione vengono spente in caso di emergenza, non c’è nessun posto da cui prendere l’elettricità per alimentare le pompe di raffreddamento della zona attiva. In parole povere: almeno un’unità di potenza deve funzionare per dotare il sistema di alimentazione per le sue esigenze. Grazie a questo sistema energetico, possiamo evitare un incidente nucleare. Se disconnetti tutti i consumatori esterni in modo brusco (cosa che la Russia sta facendo ora), ci sarà un cosiddetto “blackout” (un arresto brusco e incontrollato di tutte le unità elettriche funzionanti contemporaneamente), che può portare a un disastro nucleare.
  Tutto ciò avviene nel contesto di una enorme riduzione del personale addetto alla Centrale. Era stato uno dei primi effetti dell’occupazione, perseguito del resto dagli stessi capi russi: per prevenire i rischi di un personale renitente ai nuovi padroni, non hanno fatto che ridurre la quota di addetti necessaria su ogni parte dell’area. Attualmente alla Centrale ci sono tra le 1.400 e le 1.900 persone. Il numero di dipendenti regolamentare a tempo pieno è di 12 mila persone! A questo si è sovrapposta la strategia dell’“autofuoco”. Ci mettiamo in pericolo di vita ogni giorno. Di norma il personale del turno mattutino (7:00-15:00) esce più tardi del necessario, perché è alle 14:00 che iniziano i bombardamenti. La stessa storia vale per il personale serale (15:00-23:00). Succede così che i lavoratori si espongono al pericolo semplicemente venendo o uscendo per il cambio di turno.  
C’è poi il personale cosiddetto giornaliero (ITS – ingegneri e tecnici), che viene al lavoro tutti i giorni alle 7 del mattino e deve tornare a casa tutti i giorni alle 15. Si tratta della maggior parte del personale della centrale.
  Sono ostaggi delle situazioni più inaspettate, perché gli attacchi più accaniti dei russi vengono effettuati proprio durante la permanenza del maggior numero di dipendenti. Tutto ciò ha fatto sì che un numero molto elevato di dipendenti ha lasciato Enerhodar nelle ultime due o tre settimane. E questo è il punto critico, perché una stazione povera di personale è una grande bomba a orologeria lenta.
  Attualmente, presso la Centrale sono in funzione due reattori sui 6 totali. /La Centrale di Enerhodar, si ricorderà, è la più grande d’Europa, e prima dell’invasione forniva all’Ucraina un quinto dell’energia. Lunedì 15 si è verificata una nuova emergenza che ha dimezzato la potenza dei 2 reattori in uso/. La Russia sta bombardando il sito industriale della Centrale e il territorio di Enerhodar dall’interno stesso della Centrale. E anche dai villaggi che circondano Enerhodar. Specificamente dai villaggi di Vodyane, Dniprovka, e Kamianka-Dniprovska. 
Sulla mappa si distinguono:
  Figura 1 – “Skhojat” – Stoccaggio a secco del combustibile nucleare esaurito.
  Figura 2 – “Ploshadka tjazhelovecov”, piattaforma dei pesi massimi – è un’area di grandi dimensioni su cui vengono immagazzinate strutture metalliche estremamente pesanti (come i nuovi generatori di vapore).
  Figura 3 – Strutture di ingegneria idraulica: sono le torri di raffreddamento della Centrale.
  I russi sparano da questi tre punti contro Enerhodar e direttamente contro l’area della Centrale. Ecco, sparano di nuovo dalla Centrale. / Il 14 agosto, il giorno della nostra conversazione, l’esercito russo ha nuovamente bombardato la città di Enerhodar: almeno 6 missili fra le 15 e le 15,30. Un dipendente della Centrale, il caposquadra Marko Maksym Petrovych, è morto. Altri due sono rimasti feriti. Il nostro interlocutore ci ricorda un episodio dello scorso 2 luglio. Qualche interrogato e torturato aveva detto che gli uomini della guardia ucraina prima di evacuare la Centrale avevano gettato in una vasca di raffreddamento delle armi. I russi avevano ordinato ai sommozzatori dell’impianto idraulico di tuffarsi a cercarle – come nuotare nel tritio – e ne avevano ricevuto un rifiuto. Uno dei subacquei, Andrii Honcharuk, venne bastonato a morte. Dapprincipio si disse che si trattasse solo di una “piscina per bambini”/
In apparenza, veniamo trattati normalmente. Il personale della Centrale anche prima della guerra doveva passare per un controllo scrupoloso del metal detector. Ora non è molto diverso: invece di 6 soldati ce ne sono 4, quindi si formano code. I russi non ci sfottono. Non ci rivolgono neppure la parola. Quando hanno i loro “giorni critici” possono irritarsi per il cibo “terribile”, fare una faccia torva e dire qualcosa di minaccioso. Ma quelli che stanno al posto di blocco e i veri militari sono persone molto diverse. 
La situazione in città è ben altra. Dai primi giorni dell’occupazione, le persone scompaiono. Vengono rapiti, in quest’ordine: 1) Attivisti filoucraini di Enerhodar. 2) membri dell’ATO (operazione antiterrorismo, la sigla antiseparatista dopo il 2014) e le loro famiglie 3) tutti gli altri che non piacciono ai russi. Poiché quasi tutte le persone rapite e torturate sono dipendenti della centrale, sembra che solo i dipendenti della centrale vengano rapiti. Non è del tutto vero: sequestrano e torturano tutti coloro che si identificano come “ucraini” e lo fanno ad alta voce.
  In generale, che cosa fanno i katsap (modo ucraino di chiamare i russi). Bevono fino all’orlo. Mangiano il nostro cibo. Abbiamo davvero dovuto affrontare una crisi alimentare, quando tutto ciò che veniva venduto in città era cibo kapatsian venuto dalla Crimea per 100-500 grivne. Semplicemente immangiabile. Sicché abbiamo pagato il doppio, il triplo del prezzo per acquistare cibo ucraino da venditori ambulanti – spacciatori, che avevano fatto scorte prima dell’inizio della guerra, o trasportando il cibo attraverso i posti di blocco
  Ci sono molti ufficiali dell’Fsb /il servizio segreto russo, successore del Kgb/ a Enerhodar. Neppure a Melitopol ce ne sono così tanti. Cosa ci fanno qui loro, è un’altra questione. Si sono insediati nella struttura che era del nostro Sbu e ormai anche i muri trasudano del loro odore. Dicono che “svolgono le funzioni di protezione dell’impianto nucleare”, ma è una burla. Non occorre dire che l’Fsb non si occupa di sicurezza degli impianti.
  Le condizioni delle apparecchiature della Centrale sono del tutto inadeguate. La guerra ha sconvolto tutta la logistica, quindi abbiamo problemi gravi con la manutenzione e la revisione delle attrezzature. Bisogna ringraziare il cielo che arrivino per vie traverse dalla Russia aiuti umanitari alla centrale nucleare con alcuni componenti di cui abbiamo bisogno. Di recente, una carovana è tornata dalla Grande Terra (la chiamiamo così), il che significa che sopravvivremo ancora un po’.
  In breve, il messaggio è: quello che stanno facendo i russi è terrorismo nucleare. Fino ad ora, non c’è stato nulla di simile e non ci sono metodi per affrontarlo. È una cosa tremenda, è persino mortale per tutti coloro che sono intorno, ma si direbbe che tutti o quasi quelli che sono intorno se ne sbattono. Provate a figurarvi quanto è grande questo “intorno”. 
La stazione andrà a 0 (questo è un gergo tecnico, significa che tutte le unità di alimentazione si disconnetteranno improvvisamente dalla rete elettrica per la protezione di emergenza). Ciò porterà allo scenario seguente: poiché l’impianto non può funzionare senza elettricità, i nostri generatori diesel verranno impiegati per alimentare le pompe di sicurezza che rimuovono direttamente il calore dal nocciolo del reattore e il combustibile esaurito dal bacino raccoglitore.
  Se non c’è abbastanza carburante diesel, o succede qualcos’altro, o semplicemente i nostri motori diesel si guastano, succederà quello che è successo a Fukushima. Chernobyl sarà solo una tomba del gran cimitero.
  La maggior parte dei sistemi di sicurezza delle centrali nucleari sono attivi (cioè presidiati dal personale). Di personale ne è rimasta una miseria. 
Domani ce ne sarà ancora meno, dopodomani – nessuno.