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 2022  agosto 04 Giovedì calendario


Evviva la riunione di condominio su Zoom

Mentre Renzi non fa l’accordo col Pd, Nancy Pelosi vola a Taiwan, Conte fa le “parlamentarie”, e la siccità non dà tregua, ecco un’insperata buona notizia. E-mail dell’amministratore di condominio: assemblea straordinaria il 7 di settembre (oh, no). Si terrà su Zoom. Oh, sì! Nell’Italia che rinuncia a Uber e che vede il Pos come strumento diabolico, pare un passo in avanti tecnologico fondamentale che ci riporta nel novero dell’occidente mediamente progredito. 
La prospettiva di non dover più intervenire nel salotto polveroso del vicino che entusiasticamente ospita le riunioni fisiche come momento di massima socialità e offre amari tra le foto delle gite a Mont Saint-Michel e il tavolo col mollettone pare un viatico di straordinaria dolcezza che ci aspetta per la fine delle ferie. Ma il pensiero corre immediatamente quasi malinconico a quella forma di democrazia primitiva e brutale che sono le assemblee di condominio “classiche”, forse ormai seppellite per sempre, da oggi. Dove da sempre vien fuori l’orrore stesso della democrazia e il fascino invece per le autocrazie anche più crudeli: il fatto che il mio voto vale quanto quello della divorziata del terzo piano, del colonnello del primo, anzi meno. Perché di oligarchia si tratta, il voto per millesimi: ma l’ira, la rabbia sopita, l’odio puro per l’altro, sono indipendenti dalla particella catastale. Vengono fuori gli spiriti animali, i rancori, gli istinti venatori dei nostri antenati che generazioni fa lasciarono le savane per inurbarsi nelle città e lì costruire capanne e poi appunto condomini. “Ma tu sei pazzo ad andare in vacanza in un comprensorio con la piscina”, mi ha detto quest’estate un’amica con uso di mondo. “Noi cerchiamo rigorosamente posti senza piscina, siamo disposti a pagare anche di più, per non avere la piscina condominiale”, perché già tutto ciò che è condominiale suscita conflitto, invidia, uso e abuso, e la piscina a maggior ragione. È una parte comune in cui ti puoi buttare, in cui puoi letteralmente sguazzare. Chi ha provato la piscina condominiale torna in città cambiato, i condòmini di città che sembravano dei gran seccatori ora vien voglia di riabbracciarli, la divorziata e il colonnello hai voglia di rivederli, come amici di una vita. La lite condominiale estiva e balneare raggiunge infatti livelli impossibili in città.
 In città, però, i veterani delle assemblee e delle noie condominiali consigliano: meglio i condomini enormi, rispetto a quelli piccoli (detto che rispecchia il “meglio le grandi feste rispetto alle piccole, sono più intime”, secondo Fitzgerald). Nel gran numero della folla infatti ci si perde, e l’odio si disperde, non si formano le cordate, le alleanze di hater sono più difficili, il sospetto e il rancore si sciolgono nelle scale A, B, C, D, E, fino alla L o addirittura N. È nei piccoli condomini, quelli fino a dieci appartamenti, che alligna invece il Male. 
Che prende diverse forme. Il Covid, si sa, ha reso la dinamica condominiale ancora più aspra. “Ne usciremo migliori”, pensava qualcuno, ovviamente contraddetto dalla realtà condominiale. Le liti sono aumentate del 70 per cento secondo “Condominio chiaro” (vabbè), e oltre all’eccesso di tempo libero dei condòmini (a parte il pane coi suoi lieviti-madri), a pesare sarebbe la richiesta di utilizzo di parti condominiali. 
E qui in mancanza di piscina ci sono i terrazzi cosparsi di antenne morte e gli scantinati anche più umidi, che da palla al piede e urfido antro sempre negletto sono diventati fantastici asset condominiali per yoga, palestre, meditazioni, oltre che depositi per bici elettriche e monopattini ottenuti con bonus di stato. Tutti vogliono usarli, prendersene cura, e perché no usucapirli, questi spazi (l’usucapione è il vero spettro e sogno che aleggia su tutto ciò che è comune: sfumatissimo nella sua definizione, difficilissimo da dimostrare, basato sull’inerzia, dunque in grado di alimentare le fantasie possessorie più nevrotiche).
 Poi ci sono più banali questioni olfattivo-culinarie. Secondo l’Anammi, l’Associazione nazional-europea amministratori d’immobili (vabbè), in base a un sondaggio organizzato tra i suoi tredicimila amministratori associati, la lite di origine alimentare è una costante: quasi il 60 per cento degli amministratori prima o poi ne deve gestire una. L’odore sgradito arriva quasi sempre da una casa privata (77,8 per cento). Meno spesso, da un ristorante (22,13 per cento). Ma la questione olfattiva nasconde, è chiaro, una matrice razzista: difficile che i condòmini del Cambio a Torino si lamentino degli effluvi di tartufo: il 58,2 per cento degli amministratori registra infatti la problematicità dei cibi etnici. Il 20,7 per cento, però, ammette che la lite scatta anche di fronte a piatti più sovranisti come la frittura e la grigliata. 
Quali che siano le cause, le liti condominiali dovrebbero essere parlamentarizzate e riportate nell’alveo delle assemblee di condominio. Ma sono proprio queste a non funzionare più, parallelamente ai parlamenti nazionali: lo strumento assembleare in particolare ormai soccombe, è compresso addirittura il diritto sacrosanto alla democrazia diretta condominiale. Al contrario che nei parlamenti, però, qui c’è troppa voglia di partecipazione, e troppo poco spazio. Poiché appunto tutti i condòmini hanno una gran voglia – e tempo, con lo smart working – per partecipare, e anche quelli che non si sono mai visti prima muoiono dal desiderio di intervenire nell’agorà civica.
 Ma adesso arriva l’assemblea su Zoom a colmare questo deficit di rappresentanza. Prevista dal decreto legge 104 del 2020, il cui articolo 63 recita che “anche ove non espressamente previsto dal regolamento condominiale, previo consenso di tutti i condomini, la partecipazione all’assemblea può avvenire in modalità di videoconferenza”. Il decreto, denominato “misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia”, sembra piuttosto un utile strumento per il sostegno e il rilancio della psiche degli italiani. Servirà anche ad aumentare la partecipazione forse dei proprietari millennial, che sconquasseranno il nocciolo duro dei proprietari che grazie anche allo strumento della delega hanno realizzato nel tempo governi tecnici e consociativi (sono i possessori del tavolo col mollettone, ma questo si era capito, vabbè).