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 2022  gennaio 13 Giovedì calendario


Il caso di Helen Mirren nei panni di Golda Meir

Ok, la volta scorsa in “Munich” di Steven Spielberg Golda Meir fu interpretata da Lynn Cohen, che è ebrea. Ora tocca a Helen Mirren vestire i panni del primo ministro d’Israele. “Non è un po’ troppo Golda Meir per Helen Mirren?”, si domanda il Guardian, mentre l’attrice Maureen Lipman dice che Mirren non può essere Golda perché non è ebrea e in tempi di “appropriazione culturale” questo non va bene. Ma se c’è una grande attrice che può interpretare la donna di ferro di Israele, quella è Mirren. Si è opposta sia agli sforzi dei gruppi filo palestinesi di boicottare Israele sia alla decisione di artisti internazionali di evitare lo stato ebraico. “Penso che l’arte sia un mezzo di comunicazione incredibilmente importante”, ha detto Mirren da Gerusalemme. “Non credo assolutamente nel boicottaggio ed eccomi qui”. Mirren era nella capitale israeliana per ospitare il Genesis Prize, il “Nobel ebraico” assegnato al violinista israelo-americano Itzhak Perlman. Non soltanto Mirren ha interpretato il ruolo di un ex agente del Mossad in “The Debt” e in “Woman in Gold” è stata un’anziana rifugiata ebrea che ha combattuto contro il governo austriaco per un decennio per reclamare un dipinto di Gustav Klimt rubato alla sua famiglia dai nazisti. Il suo legame con Israele risale addirittura al 1967, quando partì volontaria per lavorare in un kibbutz. “La grande cosa che Israele ha sono gli israeliani”, ha detto Mirren raccontando della sua vita nel kibbutz Ha Gaon. “Penso a tutte le sofferenze patite dalla popolazione in passato e alle difficoltà presenti e future. Un paese bellissimo, pieno di immaginazione, creatività e di coraggio con gente molto profonda e incredibilmente determinata. Amo Israele da molti punti di vista, è un posto importante nel mio cuore, lo sosterrò sempre e lotterò contro il boicottaggio”. Il punto dunque non è se Helen Mirren sarebbe una buona Golda Meir, ma se Golda Meir dovesse essere proprio portata sul grande schermo. In Inghilterra la scrittrice bestseller Sally Rooney da poco ha rifiutata di farsi tradurre in ebraico, come John Berger, vincitore di un Booker Prize, e l’altro scrittore inglese Iain Banks. Quasi tutti i colleghi inglesi di Mirren, dall’attrice Emma Thompson al regista Mike Leigh, sono schierati per il boicottaggio dello stato ebraico. In Inghilterra, Israele è talmente radioattivo che l’ambasciatrice Tsipy Hotovely qualche settimana fa è dovuta fuggire con la sua scorta da una conferenza alla London School of Economics e un rabbino si è appena dimesso dalla Bbc accusandola di antisemitismo. “È vero che abbiamo vinto tutte le nostre guerre, ma le abbiamo pagate”, diceva Golda Meir. Per molti inglesi, non è ancora abbastanza.