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 2021  dicembre 03 Venerdì calendario


Il generale Macron

Macron politico è prima di tutto un generale fortunato. Scelse bene i tempi di uscita, d’accordo, anche benissimo, aveva una visione e sapeva dirla, però il concorrente principale (Fillon) fu impantanato in ua affaire giudiziario familista che lo rivelò meno idoneo alla carica di quanto si sarebbe potuto pensare; i socialisti si suicidarono con la rinuncia di Hollande, che era il mentore di Macron, preferendo un ometto di sinistra (Hamon) al centrista ex presidente del Consiglio Valls; Mélenchon fece la sua gloriosa corsa a perdere come tutti gli outsider un po’ chavisti; e Marine Le Pen disse delle castronerie sull’euro confermando la sua funzione di revulsivo politico (e finanziario). Ora in teoria la fortuna di Macron dovrebbe garantirgli il trionfo perché con l’entrata in lizza di Zemmour una destra colta e improbabile intraprende un’avventura sopra le righe che divide i voti di destra in generale, compresi quelli contesi dal futuro candidato o candidata degli ex gollisti (pare che ce la faccia una ordinaria ma non pessima Valérie Pécresse). Ma la fortuna è volubile, specie in politica. Il problema è arrivare al secondo turno, come si sa. Se Zemmour ce la facesse potrebbe scatenare un effetto Trump bestiale: la Francia, da salvare e rifare grande stroncando il declino e il rimpiazzo etnico, contro un’Europa che i francesi amano, nel senso che non ne vogliono uscire per alcun motivo (infatti hanno anche loro un portafogli e molto esprit commerçant), ma bocciarono in un famoso referendum costituzionale. E poi sono irrequieti, frustrati dai territori perduti della République, rabbiosi, socialmente poco disponibili a un compromesso come quello che inevitabilmente Macron propone loro. Dunque un minimo di incognita persisterebbe, sebbene Zemmour, ma succedeva anche con l’Arancione di tanto a lui intellettualmente inferiore, sia un tipo parecchio prono alle gaffe, anche quelle imperdonabili, odiose, da fascista razzista maschilista omofobo vichysta di riporto. La variante Omicron è poi che, se invece ce la facesse comunque Marine Le Pen dediabolizzata (escluderei un ritorno in auge per ora di ex gollisti e socialisti), la cara Marine arriverebbe al confronto finale sbarazzata in parte dalla zavorra iperdestrista tutta sul groppone di Zemmour, ma davvero arriverebbe nuova nuova, una donna che ama i gatti, ha molta esperienza politica, e idee di svolta che chissà. Non si può dire quasi niente. C’è una campagna elettorale di tre mesi e più. La funzione dei media. Le inchieste o le propalazioni per così dire del Canard enchaîné. Il ruolo della magistratura. Le peripezie della crisi sanitaria. L’economia. L’Europa già di Maastricht e ora destinata a non si sa bene che cosa. Il bilancio di Macron, che ha fatto quel che si poteva con gilet gialli e virus, ma se è riuscito a mantenere un rapporto presidenziale abbastanza saldo con la Francia urbana e la sua storia e memoria, Joséphine Baker compresa, non è più l’uomo nuovo del rinnovamento della società civile, l’alternativa a partiti che, come altrove in Europa, ciascuno a suo modo rimpiange. E dunque? Direi che Macron, presidente in carica, non sarà sloggiato dall’Eliseo, sempre che la fortuna lo assista, non gli volti le sue nude spalle, sempre che si confermi, malgrado il soccorso notevole che a Zemmour sta arrivando non tanto a sorpresa da numerosi intellos e da insigni ricconi dell’establishment, la diagnosi secondo cui in Francia i deplorables ci sono, eccome, ma in numero inferiore e con minore capacità trainante rispetto allo scorrettismo americano andante.