Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2021  novembre 25 Giovedì calendario


Il grande rock non vuole più suonare a Roma

Roma. Sempre più tagliata fuori dal grande rock. Quando nell’ottobre scorso è stato deciso di assegnare a Torino l’Eurovision Song Contest 2022, nella Capitale non ci si è meravigliati. Anche perché l’ex sindaca Virginia Raggi aveva proposto come location la Nuova Fiera di Roma. Luogo mai usato per la musica live. La scelta su Eurovision ha però risollevato un problema ormai atavico della città, ovvero la mancanza di un luogo al chiuso per i concerti rock di medio/alto livello. Una lacuna talmente evidente che ormai i grandi nomi del rock snobbano la capitale. I grandi tour mondiali in Italia già fanno poche date e, il più delle volte, non toccano Roma. Quando poi ne fanno una sola, la scelta cade quasi sempre su Milano. “C’è innanzitutto un fattore geografico. Milano è più vicina al resto d’Europa e i manager dei grandi artisti quando costruiscono i tour cercano di fare spostamenti meno lunghi possibile. Quindi, se si è in giro in Francia e Germania, Milano viene più facile, mentre scendere a Roma avrebbe costi maggiori. Ma questo non è l’unico motivo: c’è poi l’assenza di un posto decente dove esibirsi”, spiega Emilio Pappagallo, giornalista musicale e conduttore radiofonico, direttore di Radio Rock (dove conduce Rock Show dalle 7 alle 9), che in città fa 130 mila ascoltatori al giorno. Milano vicino all’Europa, come cantava Lucio Dalla, per entrare nel circuito delle grandi band aiuta. Ma non è l’unico motivo. “La nostra città si difende bene sui piccoli club, fino a mille persone ci sono tante realtà interessanti, e poi facciamo grandi numeri all’Olimpico e al Circo Massimo. A mancare è il livello medio, da mille a 10 mila persone: insomma, un bel palazzetto per il rock e la musica live. Così da essere più appetibili e attrarre gli artisti e le band più famose”, continua Emilio Pappagallo. I piccoli club, infatti, funzionano: Monk, Largo Venue, l’Atlantico Live, Stazione Birra, l’Orion a Ciampino. Peccato non ci sia più il Circolo degli Artisti. Poi c’è l’Auditorium, che ormai assorbe il 30 per cento della musica in città. Ma se le sale della struttura progettata da Renzo Piano si adattano perfettamente per un certo tipo di genere più soft, dal jazz all’acustico, non sono l’ideale per il grande rock. Alla Cavea, che è all’aperto e conta 5 mila posti, si esibiscono ormai molti artisti e band rockettare, ma è evidente che si tratta di una forzatura in mancanza d’altro. Ideale sarebbe il Palalottomatica, che ora è tornato a chiamarsi Palaeur, che però ideale non è. La struttura, a forma di cupola, è nata per il basket, non per la musica: l’acustica è pessima e i tecnici del suono ogni volta fanno miracoli. D’estate c’è Rock in Roma a Capannelle, ma anche qui il sonoro lascia a desiderare. Per i grandi eventi, poi, c’è il Circo Massimo, dove il prossimo luglio si esibiranno i Maneskin. Ma lungo è l’elenco dei grandi nomi in arrivo in Italia nel 2022 che non faranno tappa a Roma: Iron Maiden, James Blunt, Elton John, Kiss, Franz Ferdinand, Beck, Muse, Guns n’ Roses, Foo Fighters, Pearl Jam, Green Day, Metallica, Aerosmith. E ancora: Sting, Eric Clapton, Evanescence, Alicia Keys, Tori Amos, Joe Jackson, Counting Crows, Fat Boy Slim, Jesus and Mary Chain. Qualcuno, però, per fortuna si vedrà anche qui: Ben Harper, Simple Minds, Simply Red, Lorde, Mogwai. E poi Skunk Anansie e Paul Weller, entrambi all’Auditorium. C’è poi il capitolo nero dello Stadio Flaminio abbandonato: se si recuperasse, sarebbe perfetto per i concerti estivi (e in passato ce ne sono stati, a partire dagli U2), ma non risolverebbe la mancanza di un grande spazio al chiuso. Su Roma tagliata fuori, poi, pesa pure il fatto che la maggior parte dei manager musicali italiani e delle case discografiche gravitano ormai su Milano. “Ma il problema è politico: riguarda lo stato di abbandono culturale in cui versa la nostra città. Una grande capitale non può permettersi di ammainare così la bandiera della musica. Perché poi dove non arriviamo noi ci arrivano gli altri: Firenze, Torino, Bologna, Padova. E dire che a Roma il pubblico rock è numeroso e di qualità. E calamiterebbe anche persone da tutto il centro sud…”, riflette ancora il direttore di Radio Rock. Anche Roberto Gualtieri ha fatto le sue promesse. Il pubblico del rock, però, ha un po’ perso le speranze.