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 2021  settembre 14 Martedì calendario


Che bello questo 4-0 del Parma nello stadio friulano con il parco acquatico sullo sfondo

Erano passati 15 giorni, dall’ultima partita del Parma, il 29 agosto, Parma-Benevento 1 a 0, prima vittoria dopo undici sconfitte e due pareggi in partite ufficiali, e quella successiva, contro il Pordenone, si giocava a Lignano Sabbiadoro, in Friuli, al confine col Veneto. Si giocava alle 20 e 30, e io, che non ho né macchina né patente, ho dormito fuori, la notte della partita con il Pordenone, a Portogruaro, che è il posto con una stazione ferroviaria più vicino a Lignano che ho trovato e che mi permettesse poi di essere a Bologna alle 9 del mattino dopo per fare quel che dovevo fare. Ecco io, quando dormo fuori, per me è sempre una specie di avventura, e anche a Portogruaro ero agitato, tutto questo Veneto intorno; quando sono in Veneto, io ho l’impressione che i veneti, loro, si conoscano tutti tra loro e che io sia l’unico che non conosce nessuno; è proprio un territorio, il Veneto, che mi spaesa, ammesso che il verbo spaesare si possa usare così. Oltretutto, quest’estate, per questioni che riguardano quello che io considero il mio vero mestiere, scrivere dei libri, un po’ l’ho frequentato, il Veneto, perché ero nella Selezione del Premio Campiello e abbiamo girato tutta l’estate fino al 4 settembre quando c’è stata la serata finale. Quel giorno, dormivo a Venezia, vicino a piazza San Marco, mi sono svegliato alle 5 e mezza e sono andato a correre lungo Riva degli Schiavoni, sono arrivato fino allo stadio e son tornato indietro. Essere in piedi così presto, al mattino, non so cosa ho fatto, devo aver trafficato sul telefono, devo aver schiacciato qualcosa di sbagliato e, intanto che correvo, sono partiti degli allarmi. Mia moglie, se così si può dire (non siamo sposati ma mi sto abituando a chiamarla così), che è registrata come mio contatto d’emergenza, ha ricevuto tre o quattro messaggi, aveva il telefono acceso, l’ho svegliata. Dopo colazione ho scoperto che, come mio contatto d’emergenza, era registrata anche Rossana, della Mondadori, che ha ricevuto anche lei quei messaggi. Aveva il telefono spento, non l’ho svegliata. A metà mattinata mi ha scritto Manuel Agnelli, si vede che avevo registrato anche lui come telefono d’emergenza. “Tutto bene?”, mi ha chiesto. Gli ho spiegato. Poco più tardi ho scoperto che avevo registrato anche Roberto Alajmo, come contatto d’emergenza. Mi ha scritto: “Mi arrivano tue richieste di soccorso da Venezia. Suvvia Paolo, non fare così, in fondo è solo un premio letterario”. Aveva ragione, Alajmo, è stato solo un premio letterario ma è stato bello, e è finito che ho perso, sono arrivato terzo su cinque, molto staccato dai primi due e io, che tengo per il Parma, lo dico senza falsa modestia, di perdere sono capace, ho perso undici delle ultime quattordici partite ufficiali e, anche se ho perso, è stata una serata molto bella, la serata finale del Campiello; era venuto, da Parma, anche mio fratello Emilio, molto tifoso anche lui, forse anche più di me, solo che lui è tifoso del Milan, non del Parma, va spesso a San Siro e a volte porta anche i suoi due figli. Avevo visto le foto su Instagram, sapevo che la prima di campionato era stato a vedere Milan Cagliari, 4 a 1 per il Milan, e a Venezia, a cena, gli ho chiesto se la partita gli era piaciuta; lui mi ha detto che gli era piaciuta ma che aveva visto solo il primo tempo; che, siccome il Milan vinceva 4 a 1, alla fine del primo tempo erano tornati a Parma, lui e i suoi figli. Che è un atteggiamento che io faccio fatica a capire. Io l’unica partita che ho visto dal vivo che il Parma ha vinto largamente, in questi ultimi anni, è stato un Parma Genoa 5 a 1, il 20 ottobre del 2019, con il centravanti danese Cornelius che, per la prima volta nella sua vita, ha fatto tre gol in una partita (la seconda e unica volta, finora, sarebbe successo al ritorno, Genoa Parma 1 a 4, 23 giugno 2020) e io, mi ricordo, altro che andare a casa, mi son fermato di più, allo stadio, quel giorno, era stato bellissimo, sembrava che il Parma non smettesse più, di fare dei gol, non sembrava vero. Comunque, alla fine, con qualche difficoltà, l’altro giorno sono poi riuscito a raggiungere lo stadio “Guido Teghil” di Lignano Sabbiadoro, sono andato all’entrata principale, come mi avevano detto di fare, e ho chiesto il mio accredito. L’addetto al quale l’ho chiesto mi ha indicato il lato opposto dello stadio e mi ha detto “Provi a andare là e a chiedere là, se non ce l’hanno là torni qua lo cerchiamo qua”. Una sua collega, aveva sentito, ha detto “No guardi, facciamo così: cerchiamolo qua, se non c’è qua poi magari lo va a cercare là”, che mi è sembrata un’idea più ragionevole anche perché il mio accredito era qua, non era là, è saltato fuori alla fine. E niente. Sono entrato. Lo stadio “Guido Teghil” di Lignano Sabbiadoro è un piccolo stadio oltre il quale, dalla tribuna stampa, si vedono gli scivoli di un parco acquatico e si ha come l’impressione che sia una partita giocattolo, se mai esistesse una cosa del genere. In tribuna stampa poi succede una cosa che succede in tutte le tribune stampa dove son stato io tranne che in quella dello stadio “Tardini” di Parma: il wi-fi c’è ma nessuno sa la password. Ogni cinque minuti, dall’altoparlante ricordano di indossare la mascherina e di tenere il proprio posto e di comportarsi bene per non infrangere l’articolo 10 comma 3 del Codice della giustizia sportiva. Poco prima che inizi la partita gli altoparlanti diffondo l’inno del Pordenone: “Forza ramarri, siamo tanti, forza ramarri andiamo avanti, porteremo il Pordenone alla vittoria”. I giocatori del Pordenone, dai primi anni Sessanta, li chiamano “ramarri”: giocano con una maglia nera e verde. Il Parma gioca con la maglia bianca con la croce nera. Quando ho cominciato a seguire il Parma in tribuna stampa, ero contento, tra le altre cose, del fatto che avrei potuto rivedere le azioni principali nel monitor di servizio, del quale, fin da quando son piccolo, sento parlare i radiocronisti. Ecco. Nella tribuna stampa dello stadio “Teghil” di Lignano Sabbiadoro, come nella maggior parte delle tribune stampe che ho frequentato (a parte quella dello stadio Tardini di Parma), il monitor di servizio non c’è. Quindi chissà, certi dettagli. Comunque sicuramente la prima grossa occasione ce l’ha il Pordenone, con il numero 16, Magnino, che al quindicesimo si trova davanti al portiere del Parma, Buffon, e prende paura gli tira addosso. Il Pordenone è ultimo in classifica, zero punti, zero gol segnati, sei gol subiti, hanno già esonerato un allenatore, ma i loro tifosi sembrano molto tolleranti: quando uno del Pordenone la passa al proprio portiere, i tifosi applaudono; quando uno sbaglia un passaggio i tifosi applaudono. Un atteggiamento ammirevole. Dopo al diciannovesimo, calcio d’angolo per il Parma: gol. Vazquez, di testa. Primo tiro, primo gol. Il Pordenone non reagisce neanche tanto, l’unico pericolo è Buffon, il portiere del Parma, che sta per scapussare, cioè per inciampare, e regalare la palla a un avversario ma alla fine si riprende e fa un dribbling che sarebbe stato anche ammirevole, se avesse fatto apposta. Poi, al trentottesimo, cross di Vazquez, testa di Cobbaut, Jurić: gol. Due a zero per il Parma. E finisce il primo tempo. Sotto di me si chiedono quanto tempo è che il Parma non vince due partite di fila; su Parmafans, che è un forum di tifosi del Parma, dicono che è dal 1983 che il Parma non vince due partite di fila senza subire un gol. E io penso che adesso, probabilmente, subiremo un gol. Infatti, quinto minuto del secondo tempo, c’è un tiro del Pordenone con un difensore del Parma che ribatte e i giocatori del Pordenone protestano perché pensano che sia fallo di mano e chiedono il rigore: check del Var, non è fallo di mano. Due minuti dopo, al settimo, ancora: tiro, ribattuta, proteste, check del Var, niente rigore. Al quattordicesimo mi segno “angolo pericoloso per il Pordenone”, perché ho paura che ci facciano un gol, solo che poi, tempo di prendere l’appunto, alzo la testa, ha già la palla il Parma, quindi non so se l’angolo è stato veramente pericoloso o no, e l’assenza di un monitor di servizio mi impedisce di verificare. Al diciottesimo c’è una bellissima azione del Parma che finisce con un tiro di Brunetta che prende la traversa. Al ventesimo c’è un’azione di Vazquez che, nella metà campo del Parma, non so come, si libera di tre avversari con una tranquillità stupefacente. Sembra che si muova al rallentatore, Vazquez, sembra che non si sforzi ma non perde mai un pallone e fa passare la palla per delle strade che vede solo lui, è una specie di calligrafo, ma coi piedi, e al ventesimo del secondo tempo, muovendosi al rallentatore Vazquez libera Jurić sulla destra, Jurić crossa, destro di Inglese, gol, tre a zero. Da questo momento in poi, i tifosi del Pordenone tifano un po’ meno, si sentono moltissimo le urla di Buffon, che, anche se il Parma vince tre a zero, grida moltissimo guida la difesa. C’è un’altra occasione per il Parma, con Del Prato che angola bene di testa e una bella parata di Perisan, portiere del Pordenone, poi all’ottantesimo contropiede del Parma, gol di Man, quattro a zero. In un universo di persone simili a mio fratello, a questo punto, sul quattro a zero per il Parma, i tifosi del Parma andrebbero a casa, invece succede il contrario, cominciano a uscire i tifosi del Pordenone, i tifosi del Parma cantano ballano sono contenti come le pasque, io anch’io come loro. E alla fine l’arbitro fischia senza nemmeno dare il recupero. Quattro a zero. Era dal 1983 che il Parma non vinceva due partite di fila senza perdere, dicono su Parmafans. Chissà se è vero. Io comunque resto ancora un po’ lì, a godermi quella contentezza di quando vince il Parma, evento non frequentissimo, negli ultimi anni, guardo quelli che non hanno giocato che si allenano, fanno delle ripetute, guardo l’allenatore del Parma, Maresca, che, da solo, gira per il campo, chissà cosa pensa, poi esco anch’io, sono fuori dallo stadio e mi viene il dubbio di aver lasciato il computer in tribuna stampa, apro in fretta lo zaino, il computer è lì, dentro lo zaino. Che momento memorabile.