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 2021  giugno 10 Giovedì calendario


Il patto turco per Kabul

Roma. In Afghanistan il contingente italiano non rivela i numeri e la cadenza del ritiro progressivo per non offrire vantaggi ai nemici – che non devono sapere quanti soldati sono rimasti dentro alle basi e quanti sono già tornati in Italia (ma l’impressione è che si stia svolgendo tutto con largo anticipo rispetto alla scadenza ufficiale dell’11 settembre). È una politica condivisa anche dagli altri contingenti e la Nato formalmente ha anche smesso di spiegare quanto territorio è controllato dal governo centrale di Kabul e quanto dai talebani. C’è aria di fine corsa nel paese e mentre i grandi giocatori come Cina, Russia e Iran ancora stanno a guardare il ritiro dei governi occidentali ci sono giocatori di taglia più piccola che intanto si fanno avanti per riempire il vuoto. Il primo è il presidente turco Erdogan, che da anni porta avanti una politica di espansione in altri paesi, dalla Libia alla Somalia. Lunedì incontrerà per la prima volta il presidente americano Joe Biden in Europa e secondo molte fonti proporrà un patto per l’Afghanistan del dopo: cinquecento soldati turchi faranno funzionare l’aeroporto internazionale di Kabul e in cambio l’America toglierà alla Turchia le sanzioni imposte dopo l’acquisto dei missili russi S-400. Il problema di come far funzionare l’aeroporto di Kabul senza i soldati americani è concreto e urgente, durante il regime dei talebani negli anni Novanta era il Pakistan a occuparsi della torre di controllo, ci vuole un minimo di efficienza e sicurezza nell’aria e a terra e questo di solito vuol dire ricorrere a militari stranieri – pena l’isolamento del paese dal resto del mondo. In cambio i turchi farebbero pace con gli americani sulla questione S-400. I missili russi S-400 sono un sistema d’arma sofisticato che produce un modello predittivo del comportamento dei velivoli nemici a partire dalle rare osservazioni che ne può fare, a molta distanza. Il modello predittivo serve poi ad abbatterli anche se sono invisibili ai radar. Il bersaglio più ambizioso per gli S-400 e per i loro calcoli silenziosi (e anche per i russi che li hanno costruiti) sarebbero i caccia americani invisibili F-35, che però si fanno vedere di rado vicino ai cieli della Russia e quindi a portata dei loro rivelatori. Ma da quando la Turchia ha comprato gli S-400 e li ha installati in casa, i sistemi russi hanno gli F-35 come compagni di pista. E poiché la manutenzione dei missili e dei loro computer è affidata a squadre di tecnici russi, non c’è alcuna garanzia che i tecnici russi non registrino i dati acquisiti così e se li portino via. In breve: i turchi stanno regalando ai russi i segreti dell’aereo militare più ambizioso degli Stati Uniti (e della Nato) ed è per questo che la faccenda è diventata merce di scambio politica. Adesso i turchi offrono all’Amministrazione Biden persino di rimettere gli S-400 nei loro imballaggi e di porli sotto sorveglianza congiunta turco-americana. Erdogan sa che i soldati turchi a Kabul avrebbero migliori capacità di integrazione, grazie alla fede musulmana, rispetto ad altri contingenti stranieri e hanno già operato con buoni risultati in Afghanistan. Un numero di soldati così ridotto, tuttavia, non potrebbe che occuparsi dell’aeroporto e del resto la Turchia non ha le forze per impelagarsi in una missione più forte. Altri giocatori minori potrebbero essere la Malaysia e l’Indonesia, altri due paesi musulmani – ma sarebbero interventi non rilevanti per la traiettoria della guerra civile. Sempre alla ricerca di una soluzione per il dopo, l’Amministrazione Biden ha chiesto al Pakistan di mettere a disposizione basi per le forze speciali americane e i droni, in modo che possano operare nel vicino Afghanistan, ma il Pakistan rifiuta. Se proprio volete, è la risposta non ufficiale, dateci i droni e ci pensiamo noi. È una risposta irricevibile. Gli americani hanno usato basi segrete in Pakistan fino al 2011, ma ormai hanno perso quei privilegi. E sarebbe anche contraddittorio per il Pakistan accettare questa proposta americana: la vittoria dei talebani nei negoziati e la potenziale vittoria nella guerra civile, in un futuro prossimo, sono il risultato della sponsorizzazione pachistana. Ma anche per il Pakistan questo ritiro occidentale pone molti problemi: due giorni fa lo Stato islamico ha ucciso dieci sminatori, sta diventando un problema molto serio e appena al di là del confine.