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 2020  novembre 21 Sabato calendario


Elisabetta e Filippo, la coppia del secolo

“Ci siamo ritrovati in...”. “Una prigione?”. “Una situazione... unica”. All’inizio della seconda stagione di “The Crown” – è ovvio, non stiamo più parlando dei Windsor in carne e ossa, che si sono inevitabilmente trasfigurati e fusi in quelli di Netflix, basta vedere il mitico messaggio di Sua Maestà, che nel lockdown promette ai sudditi “We will meet again”, per capire che ormai è la regina a scrivere direttamente la sceneggiatura delle prossime stagioni  – Elisabetta e Filippo litigano ferocemente. Una di quelle conversazioni per “mettere le cose in chiaro” che porta le coppie normali a chiamare un avvocato. Ma la regina interrompe il consorte che sta pericolosamente attingendo a un vocabolario che non prevede una marcia indietro, e scandisce con una voce fredda che carica di significato ogni consonante (da vedere rigorosamente con audio originale): “A situation... which is unique”. Non solo perché alla prima coppia del regno è precluso quello che tutti i loro sudditi possono fare, cioè lasciarsi. Ma anche perché ci va di mezzo il lavoro. Il lavoro di lui è lei, come spiega senza mezzi termini Giorgio VI al futuro genero. Il lavoro di lei è The Firm, la ditta, la casa reale, il Regno Unito, l’impero, un palazzone sontuoso e fatiscente da traghettare nella modernità. Assieme al suo matrimonio.
Festeggiare una coppia che compie i 73 anni di matrimonio appare quasi superfluo: dopo tre quarti di secolo, qualunque coppia funziona, se non altro per mancanza di alternative. Quello che fa impressione – che spaventa – è la quantità di lavoro investita in questo record, e a guardare le zuccherose foto di Elisabetta e Filippo che invadono rotocalchi e social, invece che dalle roselline e dai cuoricini si viene soverchiati da una sensazione di fatica da lavori forzati. Resta solo da immaginarsi la quantità di compromessi e prevaricazioni, disattenzioni e dispetti, menzogne e ipocrisie, e la scenografia di palazzi, valletti, diamanti, cavalli e corgi paradossalmente rende le scene di questo matrimonio ancora più angoscianti. Quante migliaia di volte hanno sbuffato e alzato gli occhi al cielo, in 73 anni, senza poter nemmeno spaccare un piatto?
Nel 1947, il manuale della coppia moderna non era stato ancora scritto, e l’arte di conciliare la carriera e la famiglia per una donna era ancora tutta da inventare. La corona inglese conosceva altri esempi di grandi regine, ma erano o single come Elisabetta I, oppure inquadrate in matrimoni dinastici tradizionali più o meno felici, come Vittoria. Pilastri e custodi della tradizione, Elisabetta e Filippo si scoprono nel tempo, paradossalmente, a brevettare un formato inedito, quello di una coppia dove è la femmina quella più ricca, più potente e più famosa. Una situazione alla quale anche coppie più moderne faticano ad adattarsi, come dimostra lo spiritoso quanto stizzito “sono l’uomo che accompagna Jackie Kennedy” pronunciato da JFK. Nei decenni, Filippo si inventa un ruolo di principe-consorte che oggi non stupisce più, lontano dall’immagine di bellone squattrinato baciato dalla fortuna come da quella di maschio castrato e vittimizzato da Sua Maestà.
Oggi, quei due ultranovantenni fanno tenerezza come una coppia di nonni che nessuno riesce più a immaginare innamorati, ma nessuno riesce nemmeno a immaginare separati. Ma proprio loro, accusati per anni di essere obsoleti e ammuffiti come un castello scozzese, si sono rivelati alla fine moderni come i loro figli bamboccioni fino alla pensione non sono riusciti a essere. Paradossalmente, Carlo e Diana sono naufragati proprio sugli scogli di un matrimonio troppo tradizionale: lei voleva il principe azzurro, lui voleva una mogliettina tutta casa di campagna e battute di caccia, ed entrambi volevano l’amore (lei delle folle, lui di Camilla). Elisabetta e Filippo avevano chiaro fin dall’inizio che il matrimonio era un lavoro. Che era fatto di compromessi, di abilità a concedere spazi di autonomia, come di costruire interessi condivisi, di pazienza e autocontrollo (il Filippo televisivo a un certo punto rimprovera alla consorte di aver “elevato il volgere lo sguardo altrove a un’arte”). Che l’amore non bastava, e che per trascorrere 73 anni insieme bisognava inventarsi due vite parallele. E infatti sono stati loro – noiosi, antiquati, arroganti, tutt’altro che bellissimi principi da favola romantica, con i loro vestiti e le loro battute di un altro secolo – a essere diventati la coppia protagonista del fenomeno televisivo di “The Crown”. Carlo e Diana sono rimasti inevitabilmente la coppia degli anni Ottanta. Elisabetta e Filippo, la coppia del secolo.