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 2020  novembre 21 Sabato calendario


1QQAFA10 Edoardo Nesi, rivelare un’epoca a partire da un dettaglio

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Edoardo Nesi aveva ragione. Glielo riconoscano tutti. Libro dopo libro ha costruito un’originale operazione nostalgia nei confronti dell’Italia benestante degli anni Ottanta, storie di lavoro, amore e benedetti soldi fra distretti produttivi e località balneari. Originale ma facile, gli si poteva obiettare: gli Ottanta ti videro giovane e ricco, figlio di industriale tessile, ci mancherebbe che non li rimpiangessi… Adesso non gli si può obiettare più nulla: con il tessuto economico semidistrutto da tre crisi una peggio dell’altra (globalizzazione, 2008, pandemia) non c’è bisogno di un passato da privilegiato per capire quanto fosse meglio prima.
Nell’ultimo “Economia sentimentale” (La nave di Teseo), reportage dell’anno del virus, dopo aver fatto parlare alcuni osservatori del pessimo presente ripensa a quell’età dell’oro: “Stavo crescendo nell’Italia migliore di sempre, e la vita era dolce come il miele”. Nel 2020 solo il decrescista più ottuso può dubitare di tale affermazione. Nesi è maestro nel mostrare come i soldi giovino allo spirito, come in fondo alla caduta materiale non si trovi francescanesimo ma disperazione. Non è un economista, non è un sociologo, è un narratore che conferma come la letteratura sia insuperabile nel rivelare un’epoca a partire da un dettaglio.
A pagina 74 ricorda il “bersi un aperitivo quando l’aperitivo era l’avvio d’una serata e non – com’è oggi – il suo momento culminante”. Frase degna del Talleyrand rammemorante il “prima della rivoluzione”, frase con cui Nesi dimostra come in Italia non si sappia più bere né vivere né parlare (l’aperitivo serve, da etimo, ad aprire lo stomaco, dunque il contrario dell’ingozzarsi nelle movide: ricordarselo, alla riapertura).