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 2020  novembre 21 Sabato calendario


Lo splendido schiaffone del Cav. a Salvini

Non si sa mai, perché Berlusconi è uno che nella vita pubblica manovra così tanto da manovrare anche contro sé stesso, e come Wilde ha spesso opinioni che non condivide, però il botto con Salvini c’è stato e segnala qualcosa di più importante delle giornalate, delle pose stizzite, dei dispettucci di bottega parlamentare. Essendo entrato in politica nell’Italia del suicidio di Gardini e della caccia grossa a Craxi, convinto che la propria libertà di imprenditore fosse l’altra parte di un sistema di libertà che riguardava tutti, una difesa della roba che ha sempre rivendicato all’epoca, sono comprensibili i soliti sospetti sull’emendamento di governo che protegge l’italianità di Mediaset. Lo scambio banale è la causale di chi vede corto.
Prendiamola un po’ più alla larga. Nelle elezioni del marzo 2018, appena due anni e qualcosa fa, Salvini si prende il primato elettorale urlando contro i negher. Subito molla il cosiddetto centrodestra, va al governo con i 5 stelle e cerca di affermarsi come il nuovo Truce degli italiani, poi si fa sbattere fuori e al posto di elezioni e pieni poteri ottiene un governo di legislatura tra Pd e grillini coalizzati che lo combatte e lo emargina, poi tra pandemia, governo dell’immigrazione e svolta in Europa sui dané mutualizzati e solidali prende botte da orbi per sua scelta, per suo metodo, infine orbanizza e trumpizza a sfare e strafare, mettendosi decisamente dalla parte degli isolati e dei perdenti, muri e reticolati e democrazie illiberali, e da quella parte intende trascinare tutti i suoi e i presunti alleati, ché manco Meloni lo segue. Chiaro che Berlusconi è stato fin troppo paziente, chiaro che frigge, chiaro che nonostante le sventure elettorali il suo gruppo resta decisivo per dare al centrodestra una caratura potabile di governo, chiaro che certe cose hanno un valore d’uso e un valore di scambio e Salvini non rispetta l’uno né l’altro, tra il rutto quotidiano e il “mi consenta” del moderato riabilitato non c’è partita, come si dice.
Tanto più che Berlusconi, più che il peso, sente l’aureola della venerabile età, non perdonò a Renzi, il giovanotto che aveva mandato al governo con il patto del Nazareno, lo sgarbo di non essersi accodato a lui per una presidenza Amato, e quanti sgarbi può accettare da un politicante attivista con berretto schiaffeggiato nel Midwest americano e inviso alla Merkel, così pimpante a fine mandato, all’establishment europeo e al ceto riflessivo imprenditoriale, in calo tra la classe media alla base del fenomeno Berlusconi, e mal tollerato dalla Lega territoriale di governo e da molti dei suoi migliori?
Le formichine operose a cinque stelle e i lumaconi del Pd, oltre tutto, manovrano anche loro nel clima di emergenza politico-sanitario, hanno il tirante europeo dalla loro parte, senza di loro non si fa un presidente della Repubblica dopo Mattarella, malgrado l’esercito di untorelli loro nemici è ovvio che la capacità di infettare e contagiare è la loro, che un piano per farli ballare il più possibile non mette capo a una vera  operazione di rovesciamento, anche per merito del salvinismo attardato su sentieri che si perdono nel bosco, e dunque? L’obiettivo strategico di Berlusconi non può essere farsi snaturare, legarsi a un carro più perdente che vincente, perdere tempo e energia appresso a un tizio che lo provoca e gli fa dispetti, uno che non ha il senso della gradualità, dei passi uno dietro l’altro di ogni seria politica, uno che ha una voglia di comando smisurata e comunque sproporzionata al suo talento, uno che vuole sempre mangiarsi tutto prima che la tavola sia apparecchiata. Inoltre il Cav. per quattro anni ha letto il mondo, come tutti, alla luce della deriva trumpiana, mai amata e subita con compostezza da uno che di tv e politica se ne intende. Ora guarda con commiserazione al declino turbolento dell’arrogante che voleva fare come lui e ha ballato una sola estate. Ecce Letta nel senso di Gianni.