Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2020  giugno 29 Lunedì calendario


Notizie dalla prossima catastrofe, con guida preventiva per devoti e no

Quando l’Economist grida l’allarme per “la prossima catastrofe”, come succede questa settimana, e c’è di mezzo il clima ma non solo, non posso dimenticare quel fascicolo della rivista di una decina di anni fa in cui si scriveva con ironia che problemi acuti da clima erano previsti per il futuro, sì, ma in un arco di tempo come quello che ci divide dalla morte di Giulio Cesare (dunque un venti secoli e passa, secondo loro si poteva stare relativamente tranquilli). Ora con l’epidemia e i suoi postumi tutto è più ravvicinato, e al warning di St. James’s si può rispondere con comprensione razionale della posta in gioco o con un sentimento religioso o banalmente apotropaico del destino.

Primo. La rete energetica e delle comunicazioni mondiale sta sotto la minaccia del Cme, una roba che il Covid gli fa un baffo. Un fenomeno di Corona Mass Ejection, cioè una tempesta della corona solare che rilascia fulmini di Giove e paralizza l’energia della Terra, sarebbe possibile entro il secolo al cinquanta per cento delle probabilità. Bene. 
 
Con il blocco delle condotte elettriche, dei dati necessari alla navigazione marittima e aerea, forse di tutte le centraline elettroniche al governo di auto e strumenti ospedalieri, per non dire dei monopattini, che però (credo) vanno felicemente a batteria e per qualche giorno funzionerebbero ancora spensierati, sarebbe una bella rovina per tutto, dai raccolti alla catena di trasmissione alimentare, e come si diceva una volta con metafora politica ci avvieremmo tutti a un più o meno lungo salto nel buio.
 
C’è poi il problema dell’asteroide che impatta sul pianeta e fa danni anche parecchio gravi uccidendo molti e bloccando di nuovo tutto, segnalato dal 1993. Molto improbabile ma non da escludere, ragione per la quale sarebbe bene dare un’occhiata alla faccenda. E come sempre bisogna affidarsi ai governi nonché, precisa sulfureo l’Economist, a quelle assicurazioni che si possano permettere il risarcimento del danno, e il non considerare episodi a alto impatto per quanto improbabili, insomma i fatti della vita, vuol dire abdicare al controllo del futuro, peccato grave per l’umanità moderna. Ma l’eruzione della corona solare (Cme) e il colpo dell’asteroide non bastano a comporre il quadro allegro del domani, che è “un altro giorno”, come scrive Cervantes nella Sgualdrina innamorata, ma somiglia tanto alla notte più oscura. C’è la prospettiva di un’eruzione vulcanica monstre, capace di dissestare ampie parti del territorio terrestre con conseguenze di incalcolabile malignità. Non che tempeste solari e eruzioni giù da basso siano fenomeni controllabili, però il giornale delle magnifiche sorti e progressive ci dice che si possono fare cose in grado di prevedere, anche in tempi ahinoi ravvicinati, il malfatto della natura. Lo abbiamo fatto con i piani di evacuazione del Vesuvio e altri vulcani, potremmo farlo con tutti i luoghi vulcanici sensibili. E c’è un satellite orbitante tra Terra e Sole che potrebbe darci qualche soddisfazione preventiva e predittiva.
 
Infine ci sono i più banali rischi da climate change, per non dire di quelli legati alle armi nucleari, questioni che oggi si portano meno di ieri, e i succosissimi problemi epidemiologici forse derivanti dall’interazione tra specie sconvolta dal farming intensivo e altri cattivi comportamenti umani, che però ci danno da mangiare. Mamma mia che prospettiva. Il lead dell’Economist dovrebbe metterci davvero in grave stato di ansia e di allarme, lo dico senza ironia, e fa carico ai Conte, alle Azzolina, ai Gualtieri (cassa catastrofe), agli Speranza, tra gli altri e per parlare solo dell’Italia, di un compito salvazionista o soteriologico veramente imponente e forse, lo dico senza cattiveria, sproporzionato alle loro e nostre capacità. Comechesiadiciò, per buttarla in filastrocca, l’unica è affidarsi alle ragionevoli proposte preventive del giornale londinese e, alle nostre latitudini, ricordare quel video che circolava in tempo di epidemia con Eduardo De Filippo e i suoi sodali che cantano in coro: “Madonna d’o Carmene aiutace tu!”.