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 2020  maggio 23 Sabato calendario


La rivoluzione del sapere ai tempi del virus

Con Cambridge o Oxford distanziate nell’insegnamento, virtuali, senza studenti e professori se non come eventuali inquilini piuttosto solitari agganciati a un laptop, nessuno tornerà più a Brideshead, nessuno più giocherà quel gioco angelico e assassino di simulazione, adulazione, amicizia, emulazione e conversazione, un gioco a sfondo erotico con qualcosa di ferale, forse di belluino, un gioco di ubriachezza, solidarietà amore e odio, che nella realtà e nel romanzo di Waugh era il complemento gotico dell’educazione universitaria, nel college, prima di tutto un’educazione sentimentale. Il virus lascerà quindi, oltre ogni altra cosa, un rimpianto letterario.

Didattica e distanza nella tradizione, basta leggere i saggi di George Steiner o di Leo Strauss, non vanno d’accordo. Nelle scienze umane, nelle sperimentali, e nell’economia e in altre glorie disciplinari l’accudimento diretto dei pulcini, la carezzevole e trasgressiva promiscuità non possono essere sostituite da una presa elettrica e da una tastiera e uno schermo. E questa è ovviamente una piccola stupidaggine estetizzante, ma immensamente vera. Qualcosa come una birra, un bicchiere di vino di Porto, un dialogo, una stanza per il circolo, palazzi e prati e aule e uffici, droghe, balli, qualcosa resterà in uno o nell’altro dei due other place (the other place è la locuzione sdegnosa con cui le due maggiori istituzioni universitarie del mondo nominano il concorrente da secoli).

Eppure la cagna che nutre i suoi cuccioli, li ammaestra, li ama e li istrada nel mondo resterà un animale gravido, continuerà a fornire corpi e anime ai laboratori, continuerà lo sversamento quasi millenario nell’imbuto ficcato nelle teste dei giovani, si produrranno libri, razzi verso Marte, arti e scienze e mestieri rifioriranno come sempre è accaduto, non solo lì, ma anche altrove, da noi, alla vecchia Sapienza, alla Gregoriana, alla Federico II, alla Bocconi. Qualcuno non è d’accordo ma l’esperimento forzato di home schooling dovuto alla pandemia ha tolto e ha dato quasi in eguale misura. Home schooling nasce come un concetto tradizionalista, togliere i tuoi figli dalle grinfie delle istituzioni totali e dello stato, ma cresce, se crescerà come pare, in quanto innovazione e necessità che si fa virtù.

Sarà difficile per le università far quadrare i bilanci, in certi paesi floridi come quelli delle conglomerate industriali e delle multinazionali, dovranno integrarsi con la comunità tecnico-scientifica dei produttori di distanza e di linguaggi a distanza. Ne deriveranno conseguenze sociali notevoli, per la famiglia, per la convivenza, per l’autonomia e l’istruzione diretta, di strada e di campus, degli allievi, per la vita dei docenti, per l’intero universo poetico e pratico, morale e politico, di un vecchio sistema che in parte almeno cadrà in un tremendo disuso. Ci sarà un ricasco estetico, erotico, sessuale, un riaccomodamento dell’editoria universitaria, una riclassificazione e un riassesto del sapere conosciuto e sperimentato fin qui. Oddio, erano processi già largamente in corso, ma questa qui della chiusura di Cambridge o Oxford, e di chissà chi altro, e della loro riapertura nella forma dell’insegnamento a distanza, per il grosso della faccenda, beh, questa sì che è una bella botta.