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 2020  maggio 23 Sabato calendario


Parlano gli Shabaab

Il 12 maggio Repubblica ha pubblicato un’intervista fatta al telefono con Ali Dhere, portavoce di al Shabaab, un gruppo terroristico della Somalia che da molti anni è legato ad al Qaida. Due giorni dopo l’ufficio media di al Shabaab ha fatto circolare una smentita nella quale dice che non c’è stata alcuna intervista a Repubblica. Nel frattempo in Italia i grillini, come il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano e il senatore Danilo Toninelli, cercavano di creare un caso e sostenevano che Ali Dhere in realtà fosse già morto nel 2014 e che quindi l’intervista fosse falsa. I grillini però non capiscono nemmeno da che parte sono girati, pescano a caso informazioni da Google e non sono affidabili. Sabato 16 maggio Repubblica ha ribadito con una nota che l’intervista è vera e ha scritto che chi dice che Ali Dhere sia morto si confonde con un’altra persona, uccisa per davvero nel 2014.
Al Foglio abbiamo contattato il gruppo somalo al Shabaab, che è responsabile di numerosi e gravissimi attacchi terroristici – in alcuni hanno ucciso centinaia di civili. Dal gennaio 2007 il Pentagono è impegnato in operazioni “trova e uccidi” contro i fanatici di al Shabaab e soltanto in questi primi mesi del 2020 ci sono già stati almeno dodici attacchi da parte di droni americani sul territorio della Somalia. Ci ha risposto il portavoce militare del gruppo, Sheikh Abdiaziz Abu Musab, che non ha voluto affrontare altri argomenti. “Siamo consapevoli che il giornale italiano La Repubblica ha detto di avere un’intervista con il nostro portavoce, Sheikh Ali Dhere, che avrebbe discusso il caso di Aisha Romano. Quella supposta intervista è falsa. Sheikh Ali Dhere non ha dato interviste ai media su quel caso. La Repubblica ha dato fake news che ingannano i suoi lettori”. Al Shabaab è una fazione terroristica dedita ai sequestri di persona e agli attacchi suicidi e a volte è capitato che le sue sottofazioni si facessero la guerra tra loro. La sua credibilità mentre si mostra indignata per una “finta intervista” è molto poca, per usare un eufemismo.
In questo bailamme abbiamo chiesto a Harun Maruf, un reporter somalo con trent’anni di esperienza sul campo e master in giornalismo all’Università di Londra, che ha fondato il programma The Investigative Dossier e che nel 2018 ha pubblicato Inside Al Shabaab. The Secret History of Al-Qaeda’s Most Powerful Ally, che è il saggio di riferimento per capire cosa sono gli al Shabaab. “Personalmente, penso che il linguaggio usato dal supposto portavoce nell’intervista non sia il linguaggio di al Shabaab. Al Shabaab non ha mai ammesso un rapimento in pubblico, dubito che questo sia il caso.
Sono anche scettico sul fatto che un politico locale abbia procurato l’intervista, al Shabaab ha un ufficio media che si occupa delle interviste. Hanno concesso interviste a Bbc, Reuters e al Jazeera in passato”. Se ci fosse un audio, aggiunge, sarebbe facile verificare, Ali Dhere è portavoce dal 2011, la sua voce è conosciuta.
E l’Ali Dhere ucciso nel 2014 che tanto eccitava i grillini? In realtà non è un’altra persona, come sostiene Repubblica, la notizia della morte si riferiva proprio ad Ali Dhere portavoce degli Shabaab. Soltanto che, come accade spesso, questi terroristi sono dati per morti molte volte prima della morte effettiva – il penultimo capo dello Stato islamico, Abu Bakr al Baghdadi, era dato per morto almeno un paio di volte l’anno. Quindi non basta googlare un tizio per dire che “è morto”. È facile fare confusione. Nella nota scritta per confermare l’autenticità dell’intervista la Repubblica dice che Ali Dhere è vivo anche perché poche settimane fa ha dichiarato che il coronavirus è una malattia diffusa dai crociati – è vero – ma linka un articolo della Bbc in cui non è mai citato l’Ali Dhere portavoce di al Shabaab, ma un altro Ali Dhere che è il più importante imam di Mogadiscio, come ci conferma Mary Harper, la giornalista della Bbc che ha scritto l’articolo.