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 2020  maggio 22 Venerdì calendario


Un libro sull’arte contemporanea pericoloso

Non si legga “L’arte contemporanea. Un panorama globale” di Tony Godfrey (Einaudi). Non lo si sfogli nemmeno. È un libro che può risultare pericoloso anche limitandosi alle figure. Non vorrei accadesse ad altri quello che è successo a me: all’ennesimo Hi, Zu, Liu mi sono venuti dei dubbi, dei pensieri, e ho cominciato a suddividere gli artisti citati per nazionalità, e il risultato mi ha straziato. Tralascio i tantissimi americani, i tanti inglesi, la valanga di pittori tedeschi, e poi i numerosi giapponesi e i numerosissimi cinesi: presenze ovvie. Ma è possibile che gli artisti coreani, e perfino i thailandesi, siano il quadruplo degli italiani? Che gli indonesiani siano il triplo? Che i pachistani, i colombiani, i filippini siano il doppio? I filippini? Erano un popolo di domestici e oggi sono un popolo di artisti: fra poco saremo noi i loro camerieri... Si potrebbe benissimo accusare Godfrey di ignoranza, distrazione, italofobia. Ma non servirebbe a molto: lo sguardo del critico d’arte inglese è lo sguardo dei critici d’arte e dei collezionisti di tutto il mondo, per i quali l’Italia è la nazione di Michelangelo, Leonardo, Raffaello, Caravaggio, e stop. Qualche raffinatissimo si spinge fino al nostro Novecento ma da almeno quarant’anni siamo usciti anche dai radar più sofisticati. Si lasci proprio perdere “L’arte contemporanea” di Tony Godfrey: per un italiano appena un po’ sensibile è un’istigazione al suicidio.