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 2020  maggio 22 Venerdì calendario


Il voto via posta non piace a Trump ma lo può aiutare

L’epidemia di Covid-19 negli Stati Uniti è molto forte, potrebbe tornare ancora più virulenta in autunno quando ci sono le elezioni presidenziali e la coincidenza fra la seconda ondata e il voto potrebbe diventare un problema. La struttura che permetterà agli americani di decidere chi sarà il presidente dopo Donald Trump funziona già male adesso – ricordiamo tutti le file lunghissime ai seggi – e potrebbe andare in crisi. Per questo si parla molto di far votare gli elettori con una scheda spedita via posta, ma la cosa fa innervosire Trump, che ha appena minacciato di tagliare i fondi al Michigan e al Nevada perché stanno lavorando per far funzionare il voto anche in quel modo. Trump dice che spedire la scheda facilita e incoraggia i brogli, anche se lui stesso vota via posta – come anche sua moglie Melania e sua figlia Ivanka. Non è la prima volta che il presidente si esprime in modo aggressivo contro un’evoluzione che molti considerano normale, anzi tardiva: se possono farlo i soldati all’estero possono farlo tutti, dicono molti. I comitati elettorali di Trump anche in questi giorni continuano a mandare mail per spiegare come votare via posta, con comodità.

Michigan e Nevada sono due stati in bilico e c’è chi dice che Trump faccia così perché cerca in anticipo una scusa per dire che la vittoria gli è stata portata via con l’inganno. Molti altri stati vogliono rafforzare questo modo di votare, soprattutto ora che gli assembramenti sono diventati rischiosi. In Italia durante la prima settimana di lockdown abbiamo guardato con stupore i francesi votare al primo turno delle municipali in spregio di ogni regola base di distanziamento, ma poi anche loro si sono arresi e il secondo turno non c’è ancora stato. Anche molti stati dove il voto a favore di Trump è già saldo in partenza vogliono rafforzare il sistema via posta e contro quelli il presidente non ha scritto nulla su Twitter. È possibile però che il nervosismo scatenato dal sistema postale abbia a che fare con il problema eterno dei candidati americani, che è quello di svegliare abbastanza i propri elettori da convincerli a mettersi in coda per ore un martedì di novembre – un giorno di lavoro come tanti altri – per mettere il proprio voto assieme a quelli di altri milioni di americani. Mobilitare i propri sostenitori è la preoccupazione principale dei due schieramenti. Hillary nel 2016 non ci riuscì, molti tra quelli che erano considerati “anti Trump per diritto naturale” come i neri e i giovani rimasero a casa e così perse per mancanza di slancio. Il presidente è convinto che il voto via posta possa mobilitare quella fascia passiva di democratici che di regola non andrebbe a votare ma questa volta e contro di lui sì. Alla fine di marzo lo stato della Georgia ha mandato via mail i moduli per chiedere di votare via posta a sette milioni di elettori e lo speaker della Camera dello stato, il repubblicano David Ralston, ha commentato: “Espandere il voto in assenza sarebbe devastante per i repubblicani e i conservatori in Georgia… tutti gli elettori registrati avranno quei moduli, l’affluenza si alzerà”.

In realtà, come spiegava ieri il Washington Post, il voto via posta non va a vantaggio dell’una o dell’altra parte, ma aumenta il tasso di schede che sono dichiarate non valide. E questo fenomeno, spiega una ricerca pubblicata dal giornale, colpisce soprattutto le schede degli elettori che sono alla prima volta, dei giovani e dei neri. E quindi c’è la possibilità statistica che più crescerà la percentuale di voti mandati via posta più alcune fasce di elettori non vedranno riconosciuto il loro voto. La ricerca comprende i dati della Georgia e quindi mitiga i timori dello speaker già menzionato, che temeva una mobilitazione più ampia e quindi più dannosa per Trump. A sbagliare la procedura per votare via posta sarebbero di più neri, giovani ed elettori alla prima volta, tre categorie che non sono il bacino elettorale del presidente. Il voto di novembre sarà un grande referendum su Trump, che per ora è dietro nei sondaggi.