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 2020  marzo 26 Giovedì calendario


Su “Spillover” di David Quammen

L’unica cosa certa è la morte, si dice (qualcuno, i soliti riduzionisti, aggiungono le tasse). Più modestamente, è certo che la pandemia corrente sia una inaudita occasione per imparare cose e pensarci su. Imparare a riconoscere i comportamenti di filamenti infimi come i virus e di autoincoronati sovrani del creato come gli umani. Un libro come “Spillover”, di David Quammen, 2012, tradotto in italiano per Adelphi nel 2014, è in cima alle classifiche, ed è un gran bene. Nel libro l’avvento del coronavirus è piuttosto esattamente ipotizzato, e oggi l’autore, 72 anni, scrittore e divulgatore scientifico con una formazione letteraria, non si vanta profeta ma spiega di aver raccolto e ordinato sul campo le convinzioni di epidemiologi e altri scienziati. Circostanza che dovrà essere considerata quando – non c’è fretta, ora piove forte, è il momento di ripararsi in un portone – ci chiederemo come mai l’intero occidente democratico ed evoluto abbia dissipato il tempo concesso dall’epidemia a Wuhan, nel Hubei e in Cina, scienziati compresi: le risposte saranno più d’una, e formidabilmente rivelatrici quanto alla famosa natura umana. Quammen è fra le persone più intervistate, si capisce: io l’ho visto da Fabio Fazio e letto su Wired e Huffington Post, oltre che su riviste scientifiche. Ieri l’ho letto sul manifesto, in un’intervista che mi è sembrata davvero molto bella (cercatela: il manifesto oltretutto in questi giorni si legge gratis) per la chiarezza della forma, oltre che per il contenuto.
Ecco un esempio quasi evangelico di domanda e risposta: “D. Quindi, se un virus ci arriva dai pipistrelli, qual è la soluzione? Dovremmo uccidere tutti i pipistrelli?”. “R. No, la soluzione è lasciare i pipistrelli in pace, perché i nostri ecosistemi hanno bisogno dei pipistrelli”. L’intervista è firmata da Stella Levantesi che, mi scuso, non conoscevo, e mi sono chiesto se non fosse uno pseudonimo, la combinazione di nome e participio riflessivo, una stella d’oriente. Ho visto che è una donna di 26 anni con un magnifico curriculum internazionale di fotografa e giornalista, animalista ambientalista naturalista e tutto ciò di cui questo giornale in maggioranza diffida e in cui io confido. Bene, leggete dunque. C’è una frase di Quammen che mi lascia in dubbio: “Noi dominiamo questo pianeta come nessun’altra specie ha mai fatto”. Mi ricordo di aver capito, quando me ne occupai, che gli animali umani avessero prima subìto la peste, e poi se ne fossero liberati, attraverso gli effetti collaterali di una guerra fra topi. Forse un giorno il nostro dominio ineguagliato sul pianeta mostrerà di esser servito al trionfo di un’altra specie, che avrà saputo aspettare.