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 2019  dicembre 06 Venerdì calendario


Sul Mes la forza della propaganda batte la fragilità dell’informazione

Roma. Alla fine, dopo tutta la confusione e l’allarmismo con minacce di far saltare l’accordo europeo e persino il governo, sul Mes la possibile tragedia si sta trasformando in farsa. I proclami di guerra anti europeisti del M5s, scatenati dalla campagna salviniana, sembrano rientrati. Al M5s basta il finto rinvio sulla firma all’accordo – in realtà era già previsto che si sarebbe concluso tutto nei primi mesi del 2020 – e un’aggiunta marginale, e molto tecnica, sulla sub-aggregazione dei titoli di stato nell’ambito del passaggio delle clausole Cacs dalla modalità “dual limb” a quella “single limb” per mettersi tutto alle spalle: “Il ministro Gualtieri ha tenuto fede all’accordo, non ha dato luce verde al Mes. Ora risoluzione di maggioranza in Parlamento, noi non firmiamo finché non conosceremo le altre riforme nel dettaglio”, ha dichiarato Laura Agea, sottosegretario grillino agli Affari europei. È questo il “grande successo”.
Cambia tutto anche se non è cambiato nulla. Che è il tratto distintivo del dibattito su questo tema, perché è partito proprio così, dal nulla, con una polemica su qualcosa che praticamente non era cambiato da dicembre del 2018. E questo della polemica sul Mes, è l’aspetto più preoccupante. Com’è stato possibile destabilizzare il paese, e in parte l’Unione europea, sulla base di una efficace campagna propagandistica totalmente basata su disinformazione e manipolazione?
Matteo Salvini in queste settimane ha continuato a dire, indisturbato, nelle trasmissioni di informazione e approfondimento che il Mes è un “organismo privato”, quando si tratta di una colossale falsità. Il Mes è completamente pubblico: è fondato da un trattato internazionale deciso dai governi e approvato dai parlamenti europei, nel board dei governatori siedono i ministri delle finanze dell’area euro, nel consiglio di amministrazione ci sono i delegati dei governi, il capitale è completamente pubblico. Eppure non conta. Matteo Salvini e Luigi Di Maio si sono scagliati contro il Mes con la stessa, identica, retorica propagandistica. “Invece di fare un Fondo salva-stati si rischia di fare un fondo stritola-stati”, dice il leader del M5s. “Il Mes passa da essere Fondo salva-stati” a “Fondo ammazza-stati”, dice Salvini. In realtà, il Mes non è un un meccanismo per la ristrutturazione del debito pubblico, anzi, il suo scopo è proprio quello di evitarla: l’aiuto del Mes si attiva su richiesta del paese, proprio quando l’unica alternativa possibile è il default.
Ma la propaganda anti europeista ha fatto anche di più: attraverso una manipolazione abbastanza grossolana delle loro parole ha schierato dalla propria parte, contro la revisione del Mes, personalità che invece sono a favore. È il caso del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, dell’ex direttrice del debito pubblico Maria Cannata e dell’economista Giampaolo Galli. “Per il governatore di Bankitalia – ha detto Salvini nella discussione in Senato sul Mes – questo trattato comporta ‘rischi enormi’. Lo dice il governatore di Bankitalia”. Ed è falso. Visco ha spiegato chiaramente in audizione che è favorevole al Mes e che le sue parole sono state travisate e stravolte. Di Maio ha invece citato Galli, completamente fuori contesto, che invece è favorevole alla firma. Stesso discorso per la Cannata, evocata nelle audizioni alla Camera. Ieri il M5s ha descritto le precisazioni di Galli e Visco come “passi indietro” dovuti “all’assalto mediatico”. È la fase due della mistificazione: dopo aver manipolato le dichiarazioni, vengono manipolate pure le smentite.
La cosa più preoccupante in questa discussione sul Mes è il potere della propaganda e le sue ricadute sulle decisioni politiche e sull’opinione pubblica, praticamente impermeabile ai fatti e alle ripetute smentite dei diretti interessati. E questo, a prescindere dalle decisioni che verranno prese sul Mes e sulla sub-aggregazione dei titoli di stato con le nuove single limb Cacs, è un problema per la qualità della nostra informazione e quindi della nostra democrazia.