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 2019  dicembre 06 Venerdì calendario


Un whatever it takes contro i miserabili della gogna: processo infinito no, grazie

In fondo ora si tratta solo di scegliere: chi ha il coraggio di mandare a quel paese gli sciacalli dello stato di diritto? Sul Foglio di lunedì abbiamo scritto che una classe politica con la testa sulle spalle dovrebbe trasformare la battaglia contro la fine della prescrizione in una grande occasione per difendere ciò che resta del nostro stato di diritto e dimostrare chi è che nel nostro paese ha a cuore la cultura delle garanzie e chi invece ha a cuore la cultura della fogna. A partire dal primo gennaio, come molti di voi sanno, grazie a una riforma votata dalla ex maggioranza gialloverde, scatterà la sospensione della prescrizione “dalla pronunzia della sentenza di primo grado o del decreto di condanna fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio o dell’irrevocabilità del decreto di condanna”, e se nessuno avrà il coraggio di rimettere mano a quella legge tra poco meno di un mese l’Italia precipiterà in un gigantesco buco all’interno del quale un processo rischia vergognosamente di essere trasformato in una odiosa persecuzione giudiziaria.
I professionisti del giustizialismo, ingolositi dalla possibilità di avere ancora più occasioni per poter infilare letame nel ventilatore del circo mediatico-giudiziario, hanno tentato di trasformare la battaglia contro la prescrizione in una grande battaglia di civiltà contro l’Italia degli impuniti – anche se come sanno anche i sassi nel 70 per cento dei casi la prescrizione interviene prima della sentenza di primo grado, dato che dimostra come la lentezza dei processi sia responsabilità prima di tutto di chi non è in grado di condurre in tempi brevi le indagini. Ma ciò che invece meriterebbe di essere messo a fuoco nella grande battaglia che andrebbe combattuta contro l’orribile Italia dei mozzorecchi è un dato che mostra un’impunità diversa che l’abolizione della prescrizione andrebbe inevitabilmente ad alimentare: quella dello stato. Abolire la prescrizione significa voler far saltare un patto implicito che esiste tra il cittadino e lo stato in materia di giustizia e che è salvaguardato dall’articolo 111 della Costituzione, che assicura a ogni cittadino “la ragionevole durata” di un processo.
Se lo stato sceglie di abolire la prescrizione – lo stesso stato che ha scelto di dare ai magistrati la possibilità di ricorrere in appello in caso di assoluzione di un imputato, andando così ad aggredire alla radice l’idea che una sentenza di condanna possa essere emessa solo nei casi in cui sia possibile dimostrare una colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio – sceglie anche di dare allo stato il diritto di essere irresponsabile di fronte alla presenza di un processo ingiusto. Poter tenere in ostaggio un cittadino a tempo indeterminato significa sfregiare lo stato di diritto e significa creare le condizioni per avere un paese sempre più prigioniero di una teocrazia giudiziaria.
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ieri ha detto di non voler mettere in crisi il governo sui temi della giustizia ma oltre alle chiacchiere della maggioranza c’è un tema che va affrontato con forza ed è quello da cui siamo partiti all’inizio del nostro articolo: chi ha il coraggio di mandare a quel paese gli sciacalli dello stato di diritto? Ieri mattina abbiamo contattato alcuni volti di primo piano della politica italiana, del governo e delle opposizioni, e anche del mondo delle imprese, e abbiamo cercato di capire se il partito della persecuzione giudiziaria è maggioranza o no nel paese. Gian Marco Centinaio, ex ministro dell’Agricoltura, pur avendo votato a suo tempo la norma quando venne approvato dalla maggioranza precedente lo “spazzacorrotti”, oggi dice che abolire la prescrizione è un errore mortale. “Siamo di fronte a una bomba atomica annunciata. Nel momento in cui decade la prescrizione i processi potrebbero durare all’infinito. Oggi sappiamo che la prescrizione serve per accelerare il termine dei processi. Senza questo cosa succederà?”.
Il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, la pensa allo stesso modo ma provoca la maggioranza attuale aggiungendo un altro elemento di riflessione. “Il centrosinistra – sostiene Molinari – è ostaggio del Movimento 5 stelle sul tema della giustizia. Abbiamo avuto la possibilità di votare in Aula la calendarizzazione di una proposta di legge per abrogare la sospensione della prescrizione voluta da Bonafede, ma nonostante i proclami il Pd ha votato compatto coi Cinque stelle per non affrontare il tema”. Sulla stessa posizione è anche Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato, che sempre rispondendo alla domanda del Foglio la mette così: “Sventolare il cappio giustizialista con il blocco della prescrizione significa intrappolare le persone in processi-tunnel da cui sarà impossibile rivedere la luce”.
“Una barbarie, giuridica e umana. In un paese democratico lo stato deve avere un termine, entro il quale esercitare la sua potestà punitiva, giusto e compatibile con la vita. Anche se, purtroppo, il dramma della malagiustizia si comprende fino in fondo solo se lo si vive sulla propria pelle”. Abbiamo chiesto un’opinione anche ai due capigruppo di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida, capogruppo alla Camera, e Luca Ciriani, capogruppo al Senato, ed entrambi, su questo punto, hanno mostrato consapevolezza del problema. “Nel momento dell’approvazione del provvedimento – ci dice Lollobrigida, splendido cognome – avevano garantito una riforma organica che non è arrivata e stabilito una data di attivazione della modifica della prescrizione dopo un anno per questa ragione. È evidente che non prendere atto di questa mancanza sostanziale è frutto di furore (e disperazione) ideologica da parte del M5s. Per rendere efficiente ed efficace la giustizia servono processi rapidi e certezza della pena non azioni di mera propaganda”. Aggiunta di Ciriani: “Il cosiddetto decreto ‘spazzacorrotti’ era propaganda demagogica a scopo elettorale: i voti non sono arrivati, la barbarie è rimasta. È chiaro che senza una ragionevole prescrizione non esiste il processo giusto e senza il processo giusto non esiste giustizia”.
Nel perimetro della maggioranza di governo, alcuni tra i più importanti esponenti dei partiti alleati del M5s consegnano al Foglio parole molto dure sulla prescrizione e dimostrano che all’interno del Parlamento il fronte favorevole alla trasformazione del processo in una persecuzione non è affatto maggioritario. Il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio, la mette così: “Abbiamo detto che il blocco della prescrizione è accettabile solo se ci sono garanzie sulla durata del processo. Come sostiene anche la Consulta. Non stiamo difendendo una nostra bandierina. Sui diritti non si scherza”. Ancora più duro, seppur propositivo, il sindaco di Firenze Dario Nardella, convinto che “il Pd faccia bene ad avanzare una controproposta perché non è accettabile che i processi non abbiano tempi certi: si tratta di una garanzia sia per gli imputati che per tutti i cittadini e viceversa la cancellazione della prescrizione dopo il primo grado può rappresentare il viatico per processi senza fine”.
Vincenzo De Luca, governatore della Campania, del Pd, la mette così: “Un altro passo in avanti verso l’imbarbarimento del nostro paese. Si avrà un ulteriore aggravio del sistema giudiziario e violeremo un principio costituzionale che obbliga a garantire un processo in tempi ragionevoli. Non si può sospendere la vita di una persona perché non si ha un sistema giudiziario efficiente. Si continua a non intervenire sulle cause delle lentezze giudiziarie e si taglia corto riproducendo effetti negativi. L’Italia, che era il paese del diritto, approva norme che calpestano lo stato di diritto”. Il leader di Italia viva, Matteo Renzi, al Foglio consegna un pensiero simile anche se persino più ultimativo. Il partito di Renzi, tre giorni fa, non ha partecipato al voto con cui il Pd, Leu e il M5s hanno respinto la richiesta avanzata da Forza Italia di procedere con urgenza all’esame del progetto di legge presentato da Enrico Costa che prevedeva lo stop all’entrata in vigore della riforma che abolisce la prescrizione dopo una sentenza di primo grado e su questo punto Renzi chiacchierando con il Foglio rilancia: “Abolire la prescrizione significa accettare il principio che possa esistere un processo senza fine. E accettare questo principio significa trasformare il processo in una persecuzione. Significa accettare il fatto che i processi fatti sui giornali abbiano un impatto persino più forte rispetto ai processi fatti nelle aule di giustizia”.
Ancora più esplicito è il capogruppo di Italia viva al Senato Davide Faraone: “Sulla minaccia dei processi eterni non facciamo passi indietro. Noi avevamo chiesto concretezza a Bonafede sui tempi della giustizia e come tutta risposta registriamo l’ultimatum di Di Maio, evidentemente volto a sanare dissidi interni al movimento, ma ci sono princìpi garantiti dalla nostra Costituzione come le libertà individuali che non sono negoziabili e non vanno svenduti alla convenienza politica del momento. Adesso è Conte a dover individuare una soluzione oppure la palla passa al Parlamento. Non chiediamo uno stravolgimento della riforma ma faremo le barricate contro i processi eterni: ne va non solo della certezza del diritto ma del sistema e della credibilità del paese. In Italia i tempi della giustizia sono già troppo lunghi, renderli eterni sarebbe da ricovero”. Tra i ministri, ieri, hanno parlato con il Foglio sia Teresa Bellanova, ministro dell’Agricoltura, di Italia viva, sia Roberto Speranza, ministro della Salute e leader di Leu. “I processi – dice Bellanova – non possono durare in eterno perché questo lede alla radice l’idea stessa dello stato di diritto. Noi dobbiamo garantire una giustizia giusta, veloce, efficiente ed efficace, non processi eterni. Altrimenti rischiamo di aprire un conflitto insanabile tra cittadino e magistratura, cittadino e stato. E questo una democrazia non se lo può permettere in nessun modo, a meno di derive pericolose che non voglio nemmeno lontanamente contemplare. Giustizia e giustizialismo non sono e non possono essere la stessa cosa”.
Sulla stessa linea anche Roberto Speranza: “I processi non possono essere infiniti. Le garanzie sono un pezzo fondamentale della nostra civiltà giuridica”. Secondo Carlo Calenda, ex ministro e leader di Azione, la norma che abolisce la prescrizione “per come è scritta rappresenta la condanna a vita al processo: è una norma barbarica che mina lo stato di diritto, che da sempre è l’obiettivo del Movimento 5 stelle”. Alla nostra domanda ha risposto poi anche il leader di Confindustria Vincenzo Boccia, offrendo due spunti interessanti. “Sospendere la prescrizione dopo una sentenza di primo grado – dice Boccia – è una scelta sbagliata perché antepone gli effetti – la prescrizione appunto – alle cause, vale a dire l’inefficienza del sistema giudiziario. Bisogna affrontare quest’ultima e tornare a trattare la prescrizione come un tema neutrale, una garanzia tecnica a beneficio dell’imputato e dell’interesse generale della giustizia. Per questo sarebbe più opportuno tagliare prima i tempi dei processi e poi semmai intervenire sui termini di prescrizione”. La nostra piccola ricognizione ci porta a dire che il partito della persecuzione giudiziaria nel paese è tutt’altro che minoranza. È arrivato il momento di passare dalle chiacchiere ai fatti e di mettere in campo uno speciale whatever it takes per proteggere lo stato di diritto dagli sciacalli della gogna.