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 2019  novembre 08 Venerdì calendario


Il governo senza spirito è molto meglio

Non sottovaluto la questione dell’anima, per carità. Però i governi devono essere un congegno che funziona, con scopi limitati, senza troppe pretese spirituali, sopra tutto di questi tempi e a queste latitudini. Invece in tanti dicono di sentirsi perduti perché manca il soffio, lo slancio pneumatico, uno spirito di guardia e vigilanza su valori comuni. Ma di che parlano? Il governo peronista ha un’anima, così quello socialista, ma se vogliamo perfino il modello Orbán o Erdogan o Trump ha un’anima, e aveva un’ispirazione anche il governo del cambiamento con l’avvocatura del popolo al Viminale e a Palazzo Chigi. Il modello che ora si dovrebbe auspicare, evocare, è tutt’altro. Due forze elettorali diversissime, e opposte per molti aspetti, hanno dato vita a un esecutivo di ripristino del senso comune, dopo le follie e il fallimento del precedente. Non è rinata la Repubblica dei partiti, non è un centro degasperiano, non un centrosinistra come nei primi anni Sessanta. Non sono all’opera grandi personalità politiche e robuste schiere di esperti e competenti nell’arte dello stato. Il guru comico si è provvisoriamente redento avendo visto in faccia la minaccia mortale per la sua creatura a 5 stelle, i professionisti del Pd si sono acconciati alla bisogna, e l’intendenza minore grillina ha seguito più o meno malvolentieri. È disutile, e anche grottesco, che si continui a chiedere a questa compagine nata da un gesto trasformista molto opportuno, in un momento di vera crisi democratica e funzionale, quello che non potrà mai dare e che non è tenuta a dare: un orizzonte culturale comune, un’impronta ideologica addirittura capace di fondare una convergenza strategica.
Il bilancio pubblico ha le sue leggi, basta non esagerare e stare dentro uno schema europeo senza conformismi e ortodossie. La fiscalità generale è una questione di comune dominio e conoscenza, si sa più o meno che occorre evitare il rilassamento dell’organismo e la bancarotta statale ma senza opprimere le potenzialità economiche e imprenditoriali esistenti, lavorando con un po’ di impegno sulla ristrutturazione della spesa improduttiva. La politica estera e di sicurezza è su un tracciato obbligato, nel caos mondiale e mediterraneo. Grandi riforme performative e trasformative non sono più all’orizzonte, e appena tre anni fa è andato a farsi fottere l’ultimo referendum. Il governo, un governo come questo, deve cercare di limitare l’inquietudine che ha generato paura angoscia e risentimento, e che in parecchi casi ha abbrutito in forme abissali la discussione e la comunicazione pubblica, in questo senso nasce contro la pretesa dei pieni poteri e l’intimidazione del senatore Salvini quando era il Truce.
Ora l’esecutivo deve comprare il tempo, ritoccare in senso proporzionale e di garanzia per tutti la legge elettorale, deve fare le buone cose di pessimo gusto, gozzaniane, che si richiedono quando è necessario spicciare gli affari della vita privata e pubblica senza troppe pretese. Non è suo compito trasmettere sentimento, speranza, sogno, ideologia, bensì l’opposto esatto. Il comportamento dovrebbe essere quello di un esecutivo commissario, non gli si richiede nemmeno di riconoscere lo stato di precarietà vicino alla bancarotta del governo precedente, e come si potrebbe visto che per la metà a dirigere l’amministrazione sono sempre gli stessi? Le regioni e i territori faranno quello che possono e vogliono, dando maggiore o minore spinta alla pulsione leaderistica, normalizzando il senatore Salvini, almeno in parte, mentre ferve il suo impegno di rivincita, com’è ovvio.
Il Parlamento ha da badare a tante di quelle cose, senza pretendere di risistemare il mondo e il senso della politica, vaste programme per una maggioranza di sopravvissuti a sé stessi. L’amministrazione ha la sua autonomia da difendere e da praticare, siamo pur sempre il paese nel quale si annuncia che a poco più di due anni un ponte a Genova, in sostituzione di quello portante degli anni del boom, sarà messo in grado di funzionare, e durerà mille anni, dicono. La società, chi lavora, chi intraprende e rischia, le forze che garantiscono investimenti, risparmio, consumi faranno la loro parte in un paese al lumicino della crescita (non è una novità), che può tuttavia competere e resistere in un contesto complicato per tutti. Chi chiede di più, e qualcosa di diverso, un’anima, pensate, nientemeno che un’anima, chiede la luna, abbaia alla luna, e lavora inconsapevolmente per un atterraggio dal cielo delle illusioni che non sarebbe sicuro e morbido come dovrebbe essere.