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 2019  agosto 13 Martedì calendario


L’irresistibile complotto su Epstein, ammazzato per proteggere tutti gli altri

Roma. Il romanziere cinico e complottista che è in ognuno di noi osserva il suicidio di Jeffrey Epstein e pensa a quanti potenti si sono asciugati la fronte quando la notizia li ha raggiunti. Fantastica su quanti nomi, quante connessioni, quanti coinvolgimenti, quanti segreti indicibili sono rimasti per sempre chiusi nella sua testa, rimasta senza vita sabato, quando i secondini lo hanno trovato morto nella sua cella, all’interno di un’unità speciale del Metropolitan Correctional Center. L’autopsia, svolta alla presenza protocollare di un medico scelto dai legali del finanziere, dice che si tratta di un presunto suicidio, ma servono ulteriori informazioni per arrivare a un verdetto. Ma quali altre informazioni si possono ricavare da una salma? Quali nuovi elementi si possono dedurre?
C’è materiale per almeno sei o sette stagioni di una serie, genere alternative history: il sistema di osservazione dei potenziali suicidi funziona, Epstein sopravvive, va a processo per gli orridi reati di sfruttamento della prostituzione minorile che gli erano imputati, e lì, per mitigare gli effetti di una confessione ormai inevitabile inizia a snocciolare una serie di nomi di complici, di gente che sapeva e non ha denunciato, di potenti che hanno coperto e occultato. Ci sono presidenti, senatori, tycoon, banchieri, scienziati, giudici, mezzo establishment corrotto e che circolava attorno alla sua magione dell’Upper East Side, volava a scrocco sui suoi aerei privati, alla più vergine delle isole vergini americane, di sua proprietà, partecipava a riunioni a metà fra il Bilderberg e le 120 giornate di Sodoma, era complice nel progetto di ingravidare venti donne alla volta nel suo ranch del New Mexico per diffondere il suo prezioso Dna in tutta la razza umana (ma questa non è alternative history). Nel padre di tutti gli scandali americani c’è di mezzo Trump, mezza famiglia Clinton, i Bush al completo, gli Obama, i board di sette banche di Wall Street, i probiviri di Harvard, i giganti della Silicon Valley, i produttori di Hollywood, Putin, il Mossad e tutta la stampa connivente. Da stabilire a piacere il ruolo di Soros.
Il banchiere disgraziato diventa così lo sterminatore dell’impero americano, il marcio giustiziere che rovescia un sistema che è ancora più marcio di lui. Già che c’è, rivela chi ha ucciso davvero Kennedy e fa i nomi degli assassini della banda Baader-Meinhof, coperti ufficialmente dalla versione del suicidio collettivo, e poi sepolti al cimitero teutonico di Roma.
La realtà è soltanto un filo più sobria di questo schizzo di storyboard, perché lo strano caso del suicidio di Epstein è la sintesi di tutti gli psicodrammi americani dai tempi dell’allunaggio inscenato. Trump, che di romanzi non s’intende ma di cinismo sì, ha cominciato ritwittando la teoria del complotto di un utente qualsiasi che dava la colpa ai sicari di Clinton, ripescando il mai sopito slogan ClintonBodyCount, un retaggio dei complotti degli anni Novanta già ravvivato con gli infausti fasti del Pizzagate. Kellyanne Conway alle telecamere di Fox News non ha proprio approvato l’impeachment postumo di Bill, ma al solito ha alluso: “Ci sono alcune informazioni appena rese pubbliche che coinvolgono persone molto in alto”. Il controslogan TrumpBodyCount si è dato da fare per non perdere la gara in quella che uno studioso del mondo dei social ha chiamato “la coppa del mondo della disinformazione”. Immagini photoshoppate di Ivanka assieme ad Epstein sono comparse in rete assieme a nuove teorie alternative. Certo, gli elementi messi a disposizione dalla cronaca si prestano. Epstein era stato tolto dal regime di suicide watch, il controllo costante per i prigionieri a rischio. E lui a rischio lo era, visto che era stato trovato tre settimane fa mezzo svenuto in cella con delle abrasioni sul collo. Perché è stata annullata questa disposizione? Dov’erano le guardie? Come ha fatto l’imputato più chiacchierato di questo secolo ad impiccarsi con le lenzuola da solo, in una cella senza appigli e con un letto fissato al pavimento? Il procuratore generale, William Barr, ha detto ieri che nel carcere federale si sono verificate “gravi irregolarità”, il che appare pacifico. Fra le gravi irregolarità e un commando di sicari mandati dagli illuminati per seppellire i segreti di Epstein il passo è breve, per colmarlo basta un tweet.