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 2019  giugno 25 Martedì calendario


Il caso Boris&Carrie e la nostra indifferenza a corrente alternata

Penso che non sia cambiato nulla, ha detto un parlamentare conservatore, penso che l’immagine di Boris Johnson sia uguale a quella di ieri, e che sarà il nuovo premier inglese, anche se ha urlato dietro alla sua fidanzata, Carrie Symonds, anche se lei gli ha detto “get off me”, non mi toccare, non ti azzardare, vattene. Penso che le discussioni che da quattro giorni dominano il dibattito politico inglese siano inutili, Boris Johnson sarà premier, ha detto il parlamentare conservatore che non si reputa un tifoso, non fa spin per l’ex ministro degli Esteri, dice di essere soltanto molto concreto, e no, agli elettori conservatori non interessa se il loro leader ha urlato dietro alla sua fidanzata e magari è stato anche manesco e minaccioso. Al suo elettorato non interessa nemmeno che ci sia un audio di quel che è accaduto in quella casa, perché è chiaro che questa è tutta una manovra dei facoltosi vicini di casa di Boris che sono anti Brexit e vogliono incastrarlo e per questo hanno dato al Guardian l’audio della discussione in casa Johnson (sui tabloid, sono ormai i “guardianistas”).
  
 
Conta semmai più il tentativo disperato di questi oppositori, animati da rabbia e rimpianto, disposti a tutto pur di affossare Boris Johnson: in questa stagione dell’indifferenza, fa arrabbiare di più il vicino impiccione e con un’agenda politica piuttosto che il tuo leader di riferimento che minaccia la fidanzata. Vale anche per il video di Steve Bannon rivelato sempre domenica dall’Observer: il guru del sovranismo dice di aver dato consigli a Boris Johnson, ne è anche abbastanza fiero visto che lui all’internazionale sovranista crede per davvero. Boris Johnson dice che non è vero, che non c’è aiuto e che comunque è bravo anche da solo. Per la prima versione c’è un video, per la seconda no, ma di nuovo: l’Observer ha un’agenda politica, non è affidabile, vuole affossare Boris Johnson e tutti i suoi alleati e sostenitori, non è affidabile.
   
  
Urla, menzogne, scandali: niente, non cambia niente. Vi siete accorti che c’è una donna, una giornalista, che dice di essere stata abusata da Donald Trump? È sulla copertina del New York Magazine, con addosso il cappotto che aveva quella sera di 23 anni fa (l’ha conservato, anche lei), ma Trump nega, dice di non saperne nulla, e anche se le sue bugie riempiono letteralmente pagine e pagine di elenco, di certo è la signora che mente, sarà lo strumento di un altro complotto liberal a danno di Trump.
Quando Joe Biden è stato accusato di essere uno che toccaccia le donne però ce ne siamo accorti vero? L’ex vicepresidente candidato alle primarie democratiche ha annusato i capelli di una ragazza e lei ha trovato il gesto inopportuno e troppo intimo, anzi ripensandoci è stato proprio un trauma, e così ci siamo interrogati per giorni, per settimane, sulla moralità di Biden, che era anche nella commissione al Senato che rifiutò le accuse di Anita Hill al giudice Clarence Thomas all’inizio degli anni Novanta, quindi forse ci ha fregati con l’empatia e l’aura da padre di famiglia sofferente. E pazienza se pochi mesi fa il Senato americano ha ignorato la testimonianza della professoressa Ford contro il giudice Kavenaugh, e pazienza se la Ford ha dovuto cambiare casa e smettere di insegnare dopo quella testimonianza perché era continuamente minacciata di morte: anche quello era un complotto liberal contro un trumpiano.
   
L’indifferenza è a corrente alternata, e poi si riaccomoda sempre dalla stessa parte, mentre noi ci occupiamo dell’inquadratura migliore.