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 2019  giugno 25 Martedì calendario


Cinque cose da sapere su Ekrem Imamoglu, nuovo sindaco di Istanbul

Roma. “Andrà tutto bene”, e Ekrem Imamoglu è diventato sindaco di Istanbul: o meglio, lo è ridiventato. Nato a Trebisonda il 4 giugno del 1970, arriva a Istanbul a 17 anni, una laurea in economia aziendale e un master in gestione delle risorse umane all’inizio utilizzati nell’azienda di famiglia prima di darsi alla politica con il socialdemocratico-kemalista Partito repubblicano del Popolo (Chp), dall’aprile del 2014 all’aprile del 2019 sindaco di un quartiere occidentale che si chiama Beylikdüzü, Imamoglu alle elezioni del 31 marzo scorso si era già imposto con il 48,77 per cento dei voti contro il 48,61 di Binali Yildirim, il primo ministro che aveva accettato l’abolizione della sua carica per dare al presidente, Recep Tayyip Erdogan, tutti i poteri dell’esecutivo, e che Erdogğan aveva appunto compensato con quella candidatura. Circa 23 mila voti di vantaggio, poi ridotti a 13.729 dopo una serie di riconteggi richiesti dal partito al governo, l’Akp, e infine annullati con l’accoglimento del ricorso che ha imposto la ripetizione delle elezioni.
 
Ma nella nuova campagna i gazebo di Imamoglu pieni e quelli dell’Akp vuoti hanno rivelato l’autogol. Altro segnale: la scomparsa di Erdoğgan dalla campagna. A quanto si dice, i suoi stessi consiglieri gli hanno spiegato che era meglio non farsi vedere troppo. Soprattutto, sono rivelatori gli slogan. “Her Şey Çok Güzel Olacak” quello di İImamogğlu: un “tutto sarà molto bello” dal piglio obamiano. “Daha Güzel Olacak” quello di Yildirim: un quasi identico “tutto sarà più bello” chiaramente di rimessa. Meglio l’originale che la copia, e appunto ha stravinto İImamogğlu: 54,21 per cento contro 44,99. Dopo che a marzo Yildirim si era dichiarato vincitore bloccando i media per una notte, adesso ha ammesso la sconfitta dopo il 96 per cento dei voti scrutinati, dichiarandosi pronto a collaborare. E anche Erdogğan si è congratulato con il vincitore.
 
La prima campagna era stata invece incentrata soprattutto sull’immagine di buon amministratore di Beylikdüzü, riempita di asili nido, centri culturali, giardini comunitari, collegi universitari. “Beylikdüzü’de Yaptık, İstanbul’da Yapacağız”: “quel che abbiamo fatto a Beylikdüzü lo faremo a Istanbul” ripetevano i video da un minuto e mezzo su YouTube, dove un abitante di Beylikdüzü spiegava i vantaggi che lui come cittadino aveva ottenuto da uno dei progetti di Imamoglu, e poi lo stesso Imamoglu chiudeva con un appello. Ma nella ripetizione del voto c’è stato un ulteriore salto di qualità. Dilek, la giovane e biondissima moglie di Imamoglu, nelle foto faceva un marcato contrasto con l’arcigno profilo velato della consorte del rivale. Però di donne velate se ne sono viste in quantità, nei suoi caroselli elettorali a ritmo rap. Valeria Giannotta, docente universitaria a Istanbul e Gaziantep e ora ad Ankara, autrice di un recente libro sulla storia dell’Akp, ci spiega che “questo è sicuramente un voto di protesta, ma anche uno straordinario tentativo di superare le logiche polarizzanti che hanno sempre caratterizzato la politica turca”. All’estero Imamoglu è percepito come un personaggio quasi misterioso “perché ha volutamente seguito una politica di basso profilo. Ma è andato tra la gente comune, ha cenato nelle case durante le sere del ramadan, ha usato un ‘linguaggio dell’amore’ inclusivo”. Il Chp è legato a una storia da una parte di laicismo oltranzista, dall’altra di nazionalismo anti-curdo. “E lui ha rotto tutti i tabù del suo partito, rivolgendosi anche ai curdi e alle donne velate. Poi nei faccia a faccia in tv si è presentato disteso, sorridente, sicuro di sé. Rispetto a marzo, ha finito per sfondare anche nelle aree più legate all’Akp”. Ha insomma “superato la polarizzazione laici-religiosi, sostituendola con una nuova polarizzazione antierdoganisti-erdoganisti”. Imamoglu può allora diventare un leader alternativo, un Macron o un Obama turco? “Erdogğan ha chiaramente iniziato la sua parabola discendente – dice la Giannotta – ma non è chiaro se questa logica antipolarizzante potrà durare. Il Chp non è mai ruiuscito a riformare se stesso, ed è rimasto spesso abbarbicato su interpretazioni dogmatiche del kemalismo. Non so se il leader Kemal Kilisdaroglu sarà disposto a mollare la poltrona. Ma non è impossibile che da questo risultato possa nascere un nuovo partito”.