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 2019  giugno 25 Martedì calendario


La goduria dei Giochi senza grillini

La notizia arrivata lunedì pomeriggio da Losanna, con il Comitato olimpico internazionale che ha scelto la candidatura italiana per le Olimpiadi invernali del 2026, non è solo una splendida notizia ma è in piccolo l’immagine perfetta dell’Italia di oggi. L’Italia di oggi è tutta nello strano ma sincero abbraccio tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti (Lega), il sindaco di Milano Beppe Sala (Pd), il governatore della regione Veneto Luca Zaia (Lega), il governatore della regione Lombardia Attilio Fontana (Lega), il numero uno del Coni Giovanni Malagò. A voler essere superficiali e un pizzico retorici si potrebbe dire che l’Italia funziona quando riesce a fare squadra, quando riesce a fare sistema, quando mette in mostra le sue eccellenze, quando riesce a essere trasversale, quando si concentra su un obiettivo mettendo da parte i litigi.
 
Tutto questo è vero ma nella storia delle Olimpiadi invernali assegnate all’Italia c’è qualcosa di più e c’è come un messaggio dolce, deciso e cinico infilato nella bottiglia della nostra politica: quando i grillini non toccano palla, l’Italia qualche speranza di farcela ancora ce l’ha. La storia delle Olimpiadi invernali, che nel 2026 si disputeranno tra Milano e Cortina, tra la Lombardia e il Veneto, è anche la storia di un paese che è riuscito ad avere la meglio sugli avversari nonostante tutto ciò che gli azionisti di maggioranza del governo hanno cercato di fare in questi mesi per non arrivare a questo obiettivo.
 
Dal punto di vista diplomatico la storia è nota: a forza di litigare in questi mesi con i suoi principali partner europei, soprattutto grazie a un partito politico che ha pensato bene a inizio anno di appoggiare le azioni sovversive di un movimento in gilet che ha tentato di buttare giù con una ruspa le porte di ingresso di alcuni ministeri francesi, l’Italia, a un certo punto del suo percorso di avvicinamento alla data di lunedì, era riuscita nel miracolo di far tornare in partita una candidatura poco competitiva come quella della Svezia, rimasta in pista solo perché gli altri paesi candidati (Giappone e Canada) avevano scelto di ritirarsi dalla corsa.
 
Dal punto di vista politico, invece, la storia è forse meno nota: il governo italiano, dominato da una maggioranza grillina, è riuscito a sostenere la candidatura di alcune città italiane ai Giochi olimpici del 2026, candidatura a cui aveva iniziato a lavorare nel 2017 il governo a guida Pd, solo dopo aver fatto di tutto per far decadere la candidatura di una città amministrata da una giunta grillina (Torino) e solo dopo aver affidato il dossier delle Olimpiadi (già respinto, in un’altra occasione, dalla Raggi a Roma) al leghista meno amato dal M5s, ovvero Giancarlo Giorgetti, che dopo essere riuscito a creare una candidatura alternativa a quella della città amministrata dal Movimento 5 stelle (Milano-Cortina) è riuscito anche a costruire un asse con lo stesso capo del Coni (Malagò) che il suo governo aveva gravemente depotenziato con la riforma del Coni. Si potrebbe dire che il successo dell’Italia nella candidatura dei Giochi (vittoria al Cio lunedì 47 a 34) dimostra ancora una volta che sulle partite economiche che contano la Lega ha più contatti con il Pd di quanti non ne abbia con il M5s. Ma la verità forse è più semplice: l’Italia può avere speranza di funzionare solo a condizione di mettere fuori dai giochi i professionisti del rancore e della decrescita. Vale per le Olimpiadi, vale per il governo. Viva i Giochi. E viva la politica senza grillini tra le scatole.