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 2012  agosto 18 Sabato calendario


IL TOTEM DARWINISTA. PIATTELLI PALMARINI REPLICA A NUOVE, VECCHIE ACCUSE

Roma. Due anni fa, quando Massimo Piattelli Palmarini e Jerry Fodor pubblicarono il loro saggio epistemologicamente divisivo, “Gli errori di Darwin”, la polemica fu grande anche sui giornali, sollecitata in primis dal Foglio che dedicò al libro numerosi articoli e un forum di dibattito. Su Repubblica e sul Sole 24 Ore i genetisti Luigi Luca Cavalli Sforza e Guido Barbujani attaccarono Piattelli Palmarini e Fodor: il libro rompeva rumorosamente un tabù, la teoria darwinista della selezione naturale.
Sul Sole 24 Ore di domenica scorsa, in occasione della ripubblicazione in paperback da Feltrinelli del saggio, Armando Massarenti è tornato ad accusare con malagrazia Piattelli Palmarini di aver firmato un “aggiornamento grottesco”. L’epistemologo-direttore del Domenicale di Confindustria punta il dito contro “il falso dibattito inscenato” da Piattelli Palmarini, imputando allo studioso, docente di Scienze cognitive all’Università dell’Arizona, di schivare le critiche: nella fattispecie quelle del filosofo della scienza Telmo Pievani, il quale, a dire di Massarenti, difenderebbe il “pluralismo darwiniano di Stephen J. Gould e Lewontin, anziché condividere un paradigma alternativo alla moderna sintesi del darwinismo”.
Raggiunto dal Foglio in Arizona, Massimo Piattelli Palmarini replica: “Sono sbigottito. Armando è persona intelligente, colta. Ma ora si fa acido e mi rimprovera di ‘abbandonarmi ai vizi più comuni dell’intellettualità italiana’, di non prendere in considerazione le critiche degli avversari. In realtà, io ho sempre risposto puntualmente e pubblicamente alle critiche; da ultimo, in dicembre, su Scienza in rete. A Cavalli Sforza ho replicato sul Corriere, e alla feroce e piuttosto sguaiata critica del genetista Barbujani sul Sole 24 Ore. Forse ha la memoria corta, o in tema di darwinismo ha uno scotoma, non vede ciò che non vuol vedere”. Oggi l’accusa è di “aggiornamento grottesco” al volume. “L’aggiornamento è quello del 2010. Non vedevo la necessità di aggiornare l’aggiornamento. In quel testo riporto un cordiale scambio epistolare con Telmo Pievani, che partecipò, su mio suggerimento, alla presentazione milanese del mio libro, esprimendo in perfetta urbanità amichevole dissenso, tant’è che il moderatore Riccardo Chiaberge, all’epoca era ancora al Sole 24, si dichiarò piuttosto inorridito della recensione di Barbujani, declinando ogni responsabilità”. Secondo Massarenti lei replicherebbe solo alle critiche amichevoli. “Non è così; penso alla replica all’evoluzionista di Chicago Jerry Coyne, studioso di ferrea obbedienza darwiniana e critico spietato; alle risposte ai filosofi Ned Block e Philip Kitcher, alle molte altre reazioni mie e di Fodor a critiche pochissimo amichevoli. Molti evoluzionisti di professione ci hanno criticato ferocemente, è vero, ma non tutti. Massarenti non cita la recensione assai favorevole, sulla New York Review of Books il 27 maggio 2010, scritta da Richard Lewontin, un gigante del pensiero, di fronte al quale Pievani giustamente si inchina. Né cita l’esplicita approvazione di Stuart Newman, embriologo ed evoluzionista della New York University, e del genetista inglese Gabriel Dover dell’Università di Cambridge”.
Dunque il problema, più che di correttezza nelle dispute accademiche, riguarda il nocciolo duro della vicenda: avere infranto, con un saggio di grande spessore, non solo un paradigma scientifico, ma una cappa di conformismo culturale è cosa impossibile da accettare. “Noi nel nostro libro citiamo insigni evoluzionisti di professione che sostengono posizioni assai vicine alle nostre: certo sono una minoranza, ma di grande spicco. Lasciar intendere, come fanno Massarenti e Barbujani (ma non Pievani) che solo due ignoranti della biologia evoluzionista come noi possono sostenere quanto noi sosteniamo è una falsità”.
Ma allora qual è il punto della polemica? “Secondo Pievani e Massimo Pigliucci, filosofo ed evoluzionista della City University di New York e recensore feroce del nostro libro, le recenti scoperte di meccanismi evolutivi che nulla hanno a che vedere con la selezione naturale sono un allargamento, un’estensione del darwinismo. Massarenti approva. Noi invece sosteniamo che costituiscono piuttosto un superamento del darwinismo e una svolta radicale, ma loro questa tesi la rifiutano. Eppure, lo stesso Darwin in un passaggio chiarissimo (ben noto a Pievani che lo ha anche citato nella lezione al mio corso) lo dice in modo inequivocabile: “Se si potesse dimostrare l’esistenza di un qualsiasi organo complesso che non abbia potuto essere formato attraverso modificazioni numerose, successive, lievi, la mia teoria dovrebbe assolutamente cadere” (Charles Darwin, “L’origine della specie”, 1859, trad.it, Boringhieri, Torino 1967, pagina 242). Scrive proprio così? “Sì, nell’originale inglese Darwin scrive ‘absolutely break down’. Non dice che la sua teoria dovrebbe risultare allargata o estesa. Ora, di tali organi complessi, impossibili da spiegare mediante la selezione naturale, ne sono stati trovati a iosa, come illustriamo in dettaglio nel nostro libro. Quindi, come Darwin stesso sosteneva, la sua teoria cade assolutamente”. Un effetto alquanto imbarazzante. “Questo passaggio in effetti imbarazza non poco chi, come Pievani, propugna un allargamento, una coesistenza pacifica tra le diverse teorie evoluzionistiche. E’ vero che in Darwin esistono altri passaggi, meno drastici, più accomodanti, ma non mi risulta abbia sconfessato quanto dice qui”.
Dunque è lo stesso Darwin i darwinisti? “Sostenere che gli svariati meccanismi non selettivi scoperti di recente costituiscano un allargamento del darwinismo equivarrebbe a sostenere che accettare l’importanza dei meccanismi del libero mercato sarebbe un’estensione della teoria marxista. Raramente nelle scienze si accetta una pluralità di teorie. Teorie tra loro incompatibibili si succedono e le migliori rimpiazzano le cattive (un meccanismo, invero, piuttosto simile alla selezione darwiniana). Ma non credo che questo sarà il caso del darwinismo, per motivi estranei alla scienza”. Dunque lei resta un evoluzionista convinto? “Jerry Fodor e io ci aspettiamo che il cumulo di scoperte continue dei meccanismi evolutivi non selettivi e un’analisi più approfondita dei concetti centrali del darwinismo continuino a cambiare, sino a stravolgerlo, il darwinismo. Ma questo non verrà mai dichiarato apertamente un abbandono delle tesi darwiniane. Per motivi extra scientifici (comer l’orrore del creazionismo, che certo anch’io condivido), verrà presentato, appunto, come un allargamento, un perfezionamento, una coesistenza di teorie diverse. Pigliucci, Pievani e altri vinceranno sociologicamente, non scientificamente. Anzi, stanno già vincendo. A Fodor e a me resta la speranza che un giorno, quando saremo morti da tempo, qualcuno scovi il nostro libro e capisca che avevamo visto giusto”.