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 2005  dicembre 22 Giovedì calendario


PAOLO BAFFI LA PRIMA VOLTA DEI PM

Il Foglio 22/12/2005. Questa lezione, Paolo Baffi non la capì mai. ”Lui era timidissimo – scrisse al proposito Carli – e temeva il contatto con i politici. Io, invece, quando mi scontravo con loro, avevo sempre alterchi liberatori”. L’epilogo, date le premesse, non stupisce più di tanto. ”Il corso delle stelle nel 1979 fu infausto per Paolo Baffi e per me – scriverà dieci anni dopo Mario Sarcinelli, all’epoca direttore generale della Banca d’Italia – un’accusa infamante per la nostra probità fu elevata e sostenuta con gran rumore di stampa per il tramite di alcuni magistrati... Anche se le accuse apparvero ben presto frutto della malizia degli uomini, il loro permanere fu sufficiente a togliere autorità al Governatore che agli inizi di ottobre si dimise”. La crisi istituzionale più clamorosa (fino a oggi) che ha investito Palazzo Koch scoppia la mattina del 26 marzo del 1979 quando i carabinieri si presentano in via Nazionale. L’accusa è infamante sia per Baffi, che evita l’arresto soltanto per l’età, sia per Sarcinelli, che finisce in carcere fino al 5 aprile: interesse privato in atto d’ufficio e favoreggiamento per non aver inviato ai giudici il rapporto delle ispezioni sui finanziamenti a oltre 150 società collegate alla Sir di Nino Rovelli. Secondo l’accusa, destinata a cadere in breve tempo, questi crediti sarebbero stati concessi senza rispettare le procedure previste e per non aver portato a termine le opere per le quali avevano ottenuto i finanziamenti. In realtà, l’offensiva giudiziaria ha l’aria di una rappresaglia per le ispezioni predisposte dalla Banca d’Italia presso il Banco Ambrosiano e l’Italcasse. Il tutto in una situazione che dir drammatica è poca cosa. Il blitz contro Bankitalia coincide con le ultime ore di Ugo La Malfa. Pochi mesi dopo, l’11 luglio, il liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona, l’avvocato Giorgio Ambrosoli, viene assassinato da un killer sotto casa. ”Questo è un gioco violento a cui non ci piegheremo”, mormora Baffi. Ma il 20 settembre 1979, dopo poco più di quattro anni di mandato, Baffi, entrato al servizio studi di via Nazionale nel 1936, rassegna le dimissioni. Un governatorato breve ma che impresse ”una netta svolta alla concezione dei rapporti tra la Banca e il sistema politico” e all’attività di Vigilanza. Dalla seconda metà degli anni 40 in poi, infatti, i governatori avevano fatto ampio ricorso al rapporto con le singole banche, attivando un meccanismo di ”moral suasion”. Ma a metà anni 70, sostiene Baffi, questa politica non è più sufficiente: il sistema del credito, troppo rigido e inefficiente, minaccia di entrare nel novero delle imprese in perdita. Per questo non si può più guardare in faccia a nessuno. Anzi, al contrario, le procedure devono essere impersonali e severe. La stessa severità che, ingiustamente, Baffi paga sulla sua pelle.