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 2005  ottobre 01 Sabato calendario


Biografia di Amadeo Peter Giannini

Viaggio in (bank of) America. Il Foglio 01/10/2005. Favale di Malvaro, alle spalle di Ravello, sui monti. Nel 1869 conta duemila anime. Chi può scappa via. Destinazione California. La febbre dell’oro in quegli anni è alle stelle: a farci la bocca ci sono anche Luigi Giannini, anni 29, agricoltore, e sua moglie Virginia Demartini, anni 14 e un bimbo in arrivo. Destinazione San Josè, cittadina tra Los Angeles e San Francisco. L’idea è quella di comprare una piccola proprietà agricola, ma i soldi non bastano. I due affittano una casa e la trasformano in pensione. Pochi mesi di lavoro e la trasformano in locanda. Venti camere. E’ il 6 maggio 1870 quando nasce Amadeo Pietro, americanizzato Peter. E’ un bambino di sette anni quando un bracciante, per una lite su un dollaro, gli ammazza il padre davanti agli occhi. Virginia ha 22 anni ed è bella e intelligente. Si sposa di nuovo: con Lorenzo Scatena, 26 anni e un carro per trasportare ortaggi sui moli di San Francisco. L’uomo ha stoffa, amore per i tre figli acquisiti e simpatia per Amadeo. Nel 1882 prende ”baracca e burattini” e si trasferisce a San Francisco. Ha capito che fa prima a comprare e rivendere ortaggi in città piuttosto che smerciare i suoi. E lo fa bene. In poco tempo è un grossista galantuomo. Amadeo ha 12 anni, aiuta il patrigno e lascia la scuola, legge molto ed è curioso: al porto s’imbatte in gente di ogni dove e a tutti chiede lumi sui metodi agricoli dei rispettivi paesi. Capisce al volo che il futuro è nella qualità e convince gli agricoltori alla raccolta precoce degli ortaggi, quando le primizie sono ancora fresche e tenere. Pesano meno, certo, ma valgono di più. Convince anche il padre (non lo chiama mai patrigno) a concedere prestiti agli agricoltori in difficoltà, e li fidelizza. Scatena è orgoglioso del figlio: nessuno sa curare le pubbliche relazioni come lui. Per incrementare i clienti della Lorenzo Scatena & Co. verga lettere a potenziali clienti. Se non rispondono si mette l’abito elegante e li va a trovare. Gli affari vanno talmente bene che Scatena lo associa all’azienda. Amadeo Peter ha 20 anni per 1 metro e 90 di altezza. Nella colonia italiana è famoso per correttezza e fascino. A 22 anni sposa Clorinda Flores Cuneo, figlia di uno dei più ricchi italo-americani di San Francisco. Da lei avrà sei figli, ma solo tre raggiungeranno l’età adulta. Nel 1901, dando corpo a una delle leggende che circolano sulla sua vita, ”non voglio diventare troppo ricco, perché nessun ricco possiede la ricchezza ma ne è solo posseduto”, molla tutto e vende la sua metà dell’azienda ai dipendenti. Lo pagheranno con i futuri guadagni. L’idea è assicurarsi un reddito per campare. Ma un lutto imprevisto manda all’aria il piano: la morte del suocero nel 1902 e la sua successiva nomina ad amministratore del patrimonio di famiglia. Mezzo milione di dollari. Fra i beni, anche le azioni di una delle principali banche di San Francisco, la Columbus Saving and Loan. Per due anni cerca di modificarne la strategia che concede finanziamenti solo a imprenditori già consolidati e a modello porta la banca italo-americana del connazionale Andrea Sbarboro, che concede prestiti anche ai meno abbienti e cresce rapidamente. Il suo sogno è far varcare la soglia di una banca a coloro che mai ci hanno messo piede. Assieme ad altri quattro colleghi rassegna le dimissioni e decide di tentare. Scatena vi investe il suo intero patrimonio, Giannini tutti i suoi averi e quelli della moglie. Anania Quilici, un’emigrante, lascia il bar all’incrocio di North Beach, Amadeo Peter Giannini rileva il contratto di affitto per 1.250 dollari e il 17 ottobre 1904 apre i battenti. Capitale iniziale: 150 mila dollari. Siamo ai primi del ’900, a San Francisco il prestito minimo è di 200 dollari, Giannini concede prestiti a partire da 25 dollari e a garanzia guarda faccia e calli sulle mani. Sceglie dipendenti poliglotti, dalla Columbus si porta dietro il cassiere Pedrini e per convincerlo gli raddoppia lo stipendio. Mette a tacere le perplessità dei soci pagando di tasca propria il surplus, rifiuta la carica di presidente, che cede a Scatena, e opta per la vicepresidenza, impone agli amministratori di non percepire stipendio finché la Bank of Italy non ingrana, decide per un azionariato popolare e stabilisce che nessuno possa comprare più di 100 delle 3 mila azioni distribuite, valore massimo cadauna: 100 dollari. Lui stesso si occupa di farle sottoscrivere a fornai, pescatori, idraulici, barbieri. Passano due mesi e la Bank of Italy ha depositi per 70 mila dollari e prestiti che superano i 90 mila. La sua visione liberista ricorda molto quella di Ford, che aumentando i salari degli operai li trasforma in potenziali compratori di automobili. I soci sono preoccupati e lui sovvenziona i costruttori di case popolari a patto che garantiscano agevolazioni agli acquirenti. Ma vede lungo e un anno dopo i depositi della Bank of Italy superano i 700 mila dollari. Gli altri banchieri gli giurano guerra e spargono la voce che è in difficoltà. Molti clienti si precipitano a ritirare i propri risparmi. Lui, che accumula riserve non in cartaceo ma in oro, le espone sul marciapiede della banca e frena la deriva. Siamo nel 1906, la tragedia è in agguato. Il 18 aprile 1906 un terremoto distrugge San Francisco, le scosse telluriche si susseguono per tre giorni: è l’inferno. Giannini usa i carretti della frutta per trasportare e nascondere denaro e oro nel camino semidistrutto di casa sua. Le altre banche hanno perso molte delle riserve cartacee e tutti i libri contabili, non riapriranno prima di un mese. Giannini conosce a menadito i suoi clienti e dopo sei giorni apre uno sportello di fortuna nella casa del fratello Attilio, un medico. A pubblicità, un vistoso cartello dipinto a mano nella notte: ”Prestiti come prima, più di prima”. Viene preso d’assalto e annota solo nomi e cifre. Ma va oltre. Assieme a Scatena gira le zone devastate della città con un piccolo carretto e una cassa di banconote, offrendo prestiti a interesse zero e riempiendosi le tasche di foglietti firmati da immigrati di ogni nazionalità. Quando le altre banche riaprono è un’epidemia di chiusura di conti correnti: la gente si fida solo della Bank of Italy. Anche gli emigranti più restii, quelli che optavano per l’oro sotto il pavimento, cambiano idea e glielo consegnano. Giannini diventa l’emblema della ricostruzione di San Francisco. E’ il 1909, negli Usa entra in vigore il branch banking, le filiali diventano una realtà. Per capire come funziona Giannini parte per la Costa Atlantica e il Canada dove il sistema è già diffuso e intuisce che l’operazione può avere successo solo se concentrata sui piccoli proprietari. Pretende forti legami tra la banca e la gente del posto. Alla fine del 1909 apre la filiale di San Josè, la sua città. L’anno dopo due a San Francisco, la quarta apre i battenti a San Mateo, la quinta a Los Angeles. Siamo nel 1913, i depositi superano gli 11 milioni di dollari. I banchieri, quelli con la B maiuscola, nel ’19, dopo l’inaugurazione di molte altre filiali, cominciano a innervosirsi. Giannini fiuta il rischio e interviene in modo energico: si fa nominare presidente e addenta la Grande Mela comprando una banca a New York e chiamandola Bancitaly Cooperation. Il progetto è più ampio e si rivela nove mesi dopo, con l’assorbimento della Banca dell’Italia meridionale, pronta a trasformarsi in Banca d’America e d’Italia. Affilia la Bank of Italy al Federal Reserve Sistem e nel ’22 vanta 61 filiali. E’ un uomo singolare. Potente, rifiuta il premio annuo di 50 mila dollari proposto dai consiglieri perché ha già accumulato mezzo milione di dollari. A volerne di più – parole sue – bisogna andare dallo psichiatra. Nel ’28, in epoca di euforia finanziaria e a due passi dal tracollo, solo dalla sua partecipazione ricava utili per un milione e mezzo di dollari e li gira all’Università californiana di Berkeley per ricerche sulle tecnologie agricole. Nel ’30 ne nascerà una florida fondazione e una immensa Library, oggi gestita da Susan Garbarino. Nel ’20 intravede lo sviluppo dell’industria cinematografica e manda suo fratello Attilio a New York a sovrintendere sia alla Bancitaly Cooperation sia a tastare il terreno aperto dai Fratelli Lumière. Gli interessi chiesti dalle banche per finanziare un film si aggirano intorno al 20 per cento, fedele alla sua linea Giannini propone tassi al 6. Ma resta un uomo curioso a cui piace la sfida: così, quando Attilio gli parla di un giovane artista di talento, fino a quel momento comico puro, a cui tutti rifiutano prestiti per un film difficile, lo incontra e gli presta 50 mila dollari. L’artista è Charlie Chaplin, il film ”Il Monello”, Giannini rientra in meno di sei settimane del capitale anticipato. A quel punto saranno in molti a farsi sotto, ma Amadeo è interessato solo ad alcuni autori, non al cinema in generale, anche se questo decide di seguirlo. E da New York, dove aveva mosso i primi passi, si trasferisce in California, a Los Angeles. E’ qui che incontra e intesse amicizia con Walt Disney decidendo di finanziare il suo primo cortometraggio a colori ”Biancaneve e i sette nani”. Il successo ottenuto dal film è un’altra storia, ma da quel momento Giannini diventa il finanziatore esclusivo del celebre amico. Così come più avanti diventerà il principale sostenitore di Frank Capra. Amadeo è legato all’Italia, ci va spesso fino a quando Mussolini (che pure incontra varie volte) non si allea con Hitler. La Bank of Italy, che dal 1927 poteva emettere national currency, che nel 1929 aveva acquistato la Bank of America di New York, sembra praticamente non risentire della crisi che attanaglia l’intero paese. A meno di un anno dal tracollo, siamo nei primi mesi del 1930, Giannini annuncia il grande cambiamento: la Bank of Italy si trasforma in Bank of America National Trust and Saving Association. Sono gli anni della malattia e dell’agguato finanziario. Elisha Walzer, capo della Transamerica Corporation (ce l’aveva messa proprio lui quando l’aveva fondata nel Trenta), capeggia una cordata con J.P. Morgan e altri banchieri di Wall Street appena si sparge la notizia che è colpito da poliomelite. Lui reagisce e riprende le redini, la Walzer viene estromessa ma gode della sua stima. Licenziamento in tronco e nessuna pietà, invece, per il suo avvocato di sempre Bacicalupi, la cui firma compare anche sulle prime banconote nazionali e che, da quel momento, precipita nell’oblio della storia. Ad entrarci con tutte le scarpe è invece un ingegnere che da tempo bussa alle porte dell’amministrazione per far finanziare un ponte che chiama Golden Gate. Il suo nome è Joseph Strauss. Giannini lo adora e gli concede sull’unghia un prestito di sei milioni di dollari imponendo alla Bank of America di non percepire alcun interesse. Amadeo Peter continua a dare corpo al sogno americano, ma è stanco. Nel 1935 lascia la presidenza a suo figlio Lawrence Mario (che morirà più tardi di emofilia) e accetta la carica di presidente onorario. Amico di Arthur Schlesinger, negli anni del dopoguerra partecipa al Piano Marshall per la ricostruzione dell’Italia. A 75 anni lascia la banca e apre i cassetti: ”Non ho nulla da nascondere”. Ha le forze per mettere in piedi la Giannini Family Foundation, dedicata alla ricerca medica. Time lo definisce un titano del XX secolo, in Italia è praticamente uno sconosciuto. Luisa Arezzo