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 2017  giugno 24 Sabato calendario

Record a Wall Street

• La borsa di Wall Street stabilisce un nuovo record: il Dow Jones industrial average raggiunge 386,1 punti. Dal 1925 le azioni sono cresciute in media del 120 per cento, in quattro anni centinaia di migliaia di americani sono andati in banca per farsi prestare i soldi necessari all’acquisto dei titoli, con finanziamenti che arrivano fino ai due terzi della cifra investita. In tutto il mondo si raccontano le storie di dattilografe che grazie ai soldi guadagnati hanno lasciato il lavoro e si son date alla bella vita. L’America pare essere diventata il Paese di Bengodi, anche in Italia non mancano quelli che vorrebbero seguire l’esempio proveniente da oltre oceano.

Il boom americano è finito?

• Forti perdite a Wall Street: dopo la chiusura delle 12 sono servite un’ora e 23 minuti per stabilire le quotazioni finali. L’ondata di vendite è cominciata ad inizio mese, complice una frase del cancelliere dello scacchiere britannico Philip Snowden, che ha descritto la Borsa americana come «a perfect orgy of speculation». È idea comune che a capo del partito ribassista (“bear party”, partito dell’orso) ci sia Jesse L. Livermore, uno dei più importanti speculatori del Paese. Il leader di quelli che ancora credono nella Borsa (“bull party”, partito del toro) è Arthur W. Cutten: colto dagli eventi mentre si trovava ad Atlantic City, ha rassicurato gli amici che nulla è cambiato, il valore delle azioni continuerà a salire.

Crolla la borsa di New York

• Giovedì nero (“black thursday”) a Wall Street: l’indice Dow Jones scende a 299,5, il 22% meno del picco raggiunto il 3 settembre. Il crollo delle quotazioni si è fermato solo dopo una riunione dei principali banchieri newyorkesi negli uffici di J. P. Morgan & Co., presenti Charles E. Mitchell, presidente della National City Bank; Albert H. Wiggin, presidente di Chase National Bank; William Potter, presidente di Guaranty Trust Company; Seward Prosser, presidente di Bankers Trust Company; Thomas W. Lamont, senior partner della Morgan. Forti di risorse stimate in sei miliardi di dollari, la notizia del loro intervento ha rassicurato gli investitori. Nelle stesse ore il colonnello J. W. Prentiss, capo di Hornblower & Weeks, ha annunciato la pubblicazione su 85 quotidiani di una pubblicità in cui esprime l’opinione che «le attuali condizioni sono favorevoli agli investimenti in Borsa» e che da qui in avanti verranno poste le basi per la crescita che caratterizzerà il 1930. Nonostante la drammaticità degli eventi, nessuna agenzia di intermediazione si è mostrata incapace di fronteggiare la situazione, fatto che induce nei banchieri un certo ottimismo. In una giornata sono passate di mano 12.894.600 azioni, praticamente il doppio del precedente record, stabilito il 26 marzo. La registrazione delle operazioni è terminata alle 19.08 (precedente record, sempre del 26 marzo, le 17.11).


La versione di Mike Bongiorno
• «Lo chiamarono “il giovedì nero”, quel 24 ottobre del 1929 in cui ci fu il Crollo di Wall Street. Per noi, per milioni di americani fu una vera giornata tragica, drammatica, un disastro economico di portata epocale. Mio padre si ritrovò improvvisamente in ginocchio. Aveva investito praticamente tutti i suoi averi e perse tutto. Parlo di parecchi milioni di dollari, volatilizzati in poche ore. Annichilito, ci spiegò che la nostra vita era cambiata e chiese alla mamma di tornare a Torino, dove avrebbe potuto vivere con sua sorella in attesa di tempi migliori, quando saremmo potuti ritornare a vivere insieme in America. E così, io e la mamma ci imbarcammo nella primavera del 1930 con l’idea di andare a vivere a Torino per qualche mese, forse un anno. Mai avrei pensato che sarei stato via per quindici anni». (Mike Bongiorno, La versione di Mike, Mondadori).

Nuovo crollo a Wall Street

• Dopo qualche giorno in cui il peggio sembrava essere passato, torna il panico nella prima sessione settimanale di Wall Street, -12,82% per l’indice Dow Jones, che dopo il giovedì nero vive un lunedì nero (“black monday”). Oltre 9 milioni le azioni passate di mano, stavolta l’ondata di vendite è stata scatenata dagli investitori stranieri, in maggioranza europei, che nel fine settimana hanno preso coscienza di quanto stava accadendo oltre oceano. Se il 24 ottobre sono stati cancellati i risparmi dei piccoli investitori, adesso cominciano a perdere soldi pure i ricchi, infine contagiati dall’isteria collettiva che li spinge a vendere senza curarsi del prezzo.

Il crollo della borsa di Wall Street

A New York azioni come carta straccia

• Per Wall Street arriva il martedì nero (“black tuesday”): -11,73% per l’indice Dow Jones, che in meno di una settimana ha perso più del 40%. Oltre 16 milioni e mezzo le azioni passate di mano, a un certo punto vendute per cifre che non valgono la carta su cui sono stati stampati i titoli. Le stime, comunque approssimative, parlano di perdite tra 8 e 9 miliardi di dollari. Notevole l’inversione di marcia nell’ultimo quarto d’ora: convinti che il fondo sia ormai stato toccato e che agli attuali prezzi si possano fare ottimi affari, alcuni grandi investitori si sono messi a comprare il più possibile.

Il crollo della borsa di Wall Street

Il mondo si compiace
del crollo di Wall Street

• In tutto il mondo la notizia del crollo di Wall Street è accolta quasi con compiacimento. «Il famoso mercato della prosperità di cui tutti gli americani erano orgogliosi è crollato», sentenzia in Inghilterra il Daily Telegraph: «I teatri e i ristoranti, specialmente quelli di lusso, oggi erano quasi abbandonati dai loro principali clienti; e vari negozi di oggetti di lusso si lamentavano della subitanea diminuzione della loro cifra d’affari. È impossibile dare agli stranieri l’idea adeguata della tristezza che esiste oggi a New York e virtualmente in ogni città degli Stati Uniti, non solo nella elegantissima Quinta Avenue a New York, ma perfino nei quartieri più popolari dell’est, ove si annoverano innumerevoli vittime del crac. Sui volti si legge la più profonda disperazione. Un notissimo commediografo, che aveva guadagnato enormemente con la sua carriera, ha dichiarato oggi che egli è addirittura ridotto senza un soldo e che anzi la sua Banca gli richiede d’urgenza il rimborso di un prestito. L’autore ha concluso la sua melanconica narrazione dicendo: “Ridi pagliaccio! Ridi!”. Per la maggior parte le vittime, come al solito, sono femminili, perché è proprio fra il gentil sesso che aveva preso più profonda radice la epidemia speculativa. Una quantità incredibile di giovani signorine, che da pochi mesi avevano abbandonato gli uffici convinte di avere raggiunto in un batter d’occhio la ricchezza, si sono oggi ripresentate a capo chino e con aria confusa dinanzi ai loro antichi principali per chiedere loro il supremo onore di sedere ancora dinanzi ad una macchina da scrivere». [Daily Telegraph-La Stampa 30/10/1929].

• Alfredo Signoretti, curatore della rubrica di politica estera su Gerarchia, rivista ufficiale del Fascismo: «È avvenuto quello che doveva avvenire: il bubbone è scoppiato I ribassi si valutano a diecine di miliardi di dollari, infinite ricchezze fittizie sono crollate in un baleno. L’avvenimento avrà del resto ripercussioni internazionali che si prevedono benefiche per i mercati europei dato che l’oro del nostro Continente non sarà più attratto dai fuochi fatui di speculazioni americane. Ma in attesa che questi si producano sarà opportuno fare delle osservazioni che riguardano soprattutto l’Italia e la politica del Regime fascista. Più o meno sommesso e mormorato si sente spesso ripetere con rimpianto la voce secondo cui il Governo fascista ha ridotto ai minimi termini l’attività borsistica e che ciò si ripercuote dannosamente sull’attività economica nazionale. È una falsa interpretazione di termini che viene compiuta ad uso e consumo di pochi elementi che sono stati giustamente colpiti dalle direttive finanziarie del Governo. Noi abbiamo tagliato netto con operazione chirurgica informata ad un tempismo rigoroso, tutta quella suppurazione speculativa che, sia pure in proporzioni minime di quella americana, minacciava di travolgere sia il nostro complesso e in molti punti delicato sistema economico, sia le tradizionali abitudini di risparmio del nostro popolo.
Gli anni allegri del dopoguerra quando ognuno aveva l’ambizione di imporsi finanziariamente ci erano costati fin troppo perché essi non dovessero finire al più presto. Il periodo di secondo regolamento che attraversiamo ed in cui amministrazioni pubbliche, aziende private, individui devono attentamente sorvegliare il loro bilancio è la diretta conseguenza del fenomeno precedente di una inflazione assurda. Le nostre Borse non riecheggiano di migliaia di voci di venditori di pacchetti di azioni che erano molto spesso dei venditori di fumo? Tanto meglio. Le Borse ripetiamo devono avere la sola funzione di rispecchiare esattamente il movimento delle imprese e dei titoli, non devono creare la confusione a beneficio di pochi iniziati alle magiche transazioni Se non sanno riportarsi a questa sana concezione di scambi ciò significa che la loro funzione è diventata negativa. Un Governo che si rispetta, che abbia altissimo e sovrano il senso della giustizia — che in questo caso si può appropriatamente definire sociale — e tale è il Governo fascista, non può restringere la sua visione alla fosforescente linea delle fluttuazioni borsistiche, ma deve pensare a milioni e milioni di oscuri e anonimi produttori di ogni categoria che devono essere tutelati nella loro fatica assidua contro il vampirismo attivo. Benito Mussolini ha il grande merito verso la Nazione italiana verso il popolo che lavora e che produce di aver sentito a tempo questa suprema necessità di giustizia; incurante delle proteste di una minoranza infima e parassitaria, l’unico statista moderno che abbia saputo resistere e vincere contro le manovre insidiose di una plutocrazia senza scrupoli». [La Stampa 30/10/1929]

Ripristinata la libertà dei cambi

• Per offrire alle industrie italiane l’opportunità di approfittare del generale crollo delle borse mondiali riscattando i debiti contratti all’estero, viene temporaneamente ripristinata la libertà dei cambi.

Mussolini analizza la crisi mondiale

• Nel discorso inaugurale del Consiglio nazionale delle corporazioni, Benito Mussolini analizza l’effetto del crollo della borsa americana sull’economia italiana: aumento dei fallimenti e della disoccupazione e diminuzione delle entrate statali. La libertà dei cambi appena ristabilita ha inoltre portato a una notevole fuoriuscita di oro e di valute pregiate.

Una manifestazione in seguito al crollo della borsa di New York nel 1929

Mutuo di Bankitalia per salvare il Credito

• Il Credito italiano stipula una convenzione con il governo ottenendo dalla Banca d’Italia un mutuo di 330 milioni di lire per far fronte alla forte esposizione nei confronti delle industrie cui aveva concesso crediti inesigibili a causa della crisi economica mondiale. In cambio dell’intervento statale, la banca si impegna a trasferire alla Società finanziaria italiana (SFI) le partecipazioni industriali in suo possesso. 

Bankitalia in soccorso della Comit

• Banca Commerciale, governo e Banca d’Italia firmano la “convenzione di Roma”, con cui la Comit trasferisce alla Società finanziaria industriale italiana (Sofindit) i pacchetti azionari e i crediti nei confronti delle industrie diventati inesigibili a causa della crisi. 

“Marcia degli affamati” a Washington

• Più di mille disoccupati americani, ispirati dai comunisti, raggiungono Washington per presentare al presidente Herbert Clark Hoover una petizione in cui chiedono sussidi per i senza lavoro (“hunger marchers”, marcia della fame). La Casa Bianca rifiuta di riceverli. La crisi (“depressione”) partita con il crollo di Wall Street dell’ottobre 1929 si fa sempre più grave: in crescita del 6,7% nel 1929, nel 1930 il pil americano ha perso il 9,8% e si avvia a chiudere il 1931 a -7,6%. Dal milione e mezzo di inizio 1929 (3,2% della forza lavoro), nel 1930 i disoccupati hanno superato i quattro milioni (8,7%), nel 1931 gli otto milioni (15,9%). [The New York Times 8/12/1931; Presidents, every question asweered, Smithsonian Institution; Almanac of American History, National Geographic]

• Scrive Amerigo Ruggiero, corrispondente della Stampa da New York: «Il capo del “Comitato di Urgenza” dichiara che non ha mai riscontrato nelle classi lavoratrici una miseria e un avvilimento così grande, reale e terribile. Quelli che ricorrono per aiuto, dicono i rapporti degli uffici di assistenza, sono sprofondati fino al collo nella povertà, frequentemente nella più nera, amara miseria». [La Stampa 6 gennaio 1932, giorno in cui fu pubblicata la cronaca della “marcia della fame”]. [Per leggere tutto l’articolo clicca qui]

L’America degli immigrati è un inferno

• Giunge notizia [fonte The New York Herald Tribune] che gli Stati Uniti non solo non hanno intenzione di partecipare alla Conferenza europea per le riparazioni e i debiti, in programma il 18 gennaio all’Aja, ma che hanno anche risolto di rendere tutte le offerte di soccorso future dipendenti dalla maniera nella quale l’Europa si mostrerà disposta a risolvere le proprie difficoltà senza temporeggiare. Prima di affrontare la questione dei debiti, all’Europa viene in particolare chiesto di assicurare la solvibilità della Germania e di programmare la via per il ristabilimento economico. Se oltre oceano si preoccupano per le vicende del vecchio continente, esistono analoghe preoccupazioni nella direzione inversa, in particolare per le sorti degli emigrati.

• Scrive Amerigo Ruggiero, corrispondente della Stampa da New York: «Se gli americani soffrono duramente delle conseguenze della crisi, questa si è abbattuta con la violenza di un ciclone soprattutto sugli stranieri. Non si possono immaginare la tristezza, la miseria, lo squallore in cui sono piombati gli estesi quartieri delle grandi città dove s’ammassa la popolazione immigrata e le comunità formatesi attorno alle varie industrie che la depressione economica ha paralizzato. A chi ricorda quei centri pittoreschi, pieni di vita e di rumore, si stringe il cuore a contemplarli nell’attuale desolazione. È come se vi fosse passato sopra il soffio mortifero di una invisibile potenza malefica. Nelle città poco apparisce di mutato, ma solo oltrepassando le porte degli orribili casamenti chiamati slums e venendo a contatto della vita dei loro abitatori si può comprendere in tutto il suo tragico orrore l’inferno degli immigrati». [Per leggere tutto l’articolo clicca qui]

La Casa Bianca salva le banche Usa

• Per salvare dal fallimento banche e assicurazioni, negli Stati Uniti viene creata la “Reconstruction Finance Corporation”. Gli istituti di credito chiusi dal crollo di Wall Street dell’ottobre 1929 sono 1.300. [Presidents, every question answered, Smithsonian Institution]. Tra giugno e settembre del 1931 il presidente Hoover ha spinto per una moratoria di un anno dei pagamenti dei debiti delle nazioni europee agli Stati Uniti in cambio di un’analoga tregua nel rimborso dei prestiti ricevuti dagli americani: il rifiuto della Francia ha spinto la Germania sull’orlo del collasso economico e la Gran Bretagna allo svincolo della sterlina dall’oro (Gold Standard). Timorosi che Washington potesse seguire l’esempio britannico, gli americani hanno preso a ritirare i soldi depositati sui loro conti per comprare oro, mettendo ancora più in difficoltà le banche.

Wall Street continua a sprofondare

• A quasi tre anni dal crollo dell’ottobre 1929, l’indice Dow Jones della borsa di Wall Street stabilisce un nuovo record negativo: 40,60, la perdita rispetto al picco del 3 settembre 1929 (386,1) è pari all’89%, i disoccupati sono 12 milioni (24,9% della forza lavoro), si prevede una contrazione annua del pil al 15%.

Un dormitorio durante il periodo di crisi dovuto al crollo della borsa di New York nel 1929

Il Dow Jones batte il record del ’29

• L’indice Dow Jones di Wall Street batte (al netto dell’inflazione) il record che resisteva dal 3 settembre 1929: per recuperare dalla crisi che travolse la borsa newyorkese sono serviti oltre 25 anni.