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 2017  aprile 28 calendario

Cronologia del crollo della diga del Vajont

Le notizie di questa cronologia sono tratte dal libro:
Il racconto del Vajont
di Marco Paolini e Gabriele Vacis.
Garzanti, Milano 1997

Le notizie di questa cronologia sono tratte dal libro:
Il racconto del Vajont
di Marco Paolini e Gabriele Vacis.
Garzanti, Milano 1997

Il progetto di un bacino artificiale per il Vajont

• Il professor Giorgio Dal Piaz progetta di un bacino artificiale nella conca del Vajont: «Le condizioni strutturali dell’intera conca, per quanto l’apparenza possa trarre nell’inganno, in sostanza non sono peggiori di quelle che si riscontrano nella grande maggioranza dei bacini montani dell’intera regione veneta». [Cm 42 15/1/64] [Paolini-Vacis 1997]

Il torrente Vajont

• Vajont è il nome del torrente che in lingua ladina significa «vien giù». Nel ultimo tratto bagna il mont Toc, il monte d’argilla. [Corrias 2006]

La concessione per produrre energia nel Vajont

• La Società Idroelettrica Veneta chiede la concessione di derivazione del torrente Vajont per la produzione di energia elettrica, corredata dal progetto dell’ingegner Carlo Semenza. [Paolini-Vacis 1997]

La diga del Vajont

• La Società adriatica di elettricità (Sade) chiede l’autorizzazione per utilizzare i deflussi del Piave, degli affluenti Boite, Vajont e altri minori, nonché la costruzione di un serbatoio della capacità di 50 milioni di metri cubi creato mediante la costruzione nel Vajont, presso il ponte del Colomber, di una diga alta 200 metri. [Paolini-Vacis 1997]

La concessione di Enrico De Nicola

• Decreto del presidente della Repubblica Enrico De Nicola di concessione per la Diga del Vajont.

La diga del Vajont deve essere alta 202 metri

• Relazione Dal Piaz: «I numerosi sopraluoghi effettuati in sito, i sondaggi e i cunicoli eseguiti avevano confermato che la diga, nella sezione prescelta, veniva ad impostare per tutta la sua altezza e, cioè, fino al nuovo livello massimo assegnatele (202 m, ndr), nella zona in cui la roccia, generalmente ottima, si presentava, nel suo complesso, più compatta». [Cm 48]

Una variante per la Sade

• La Sade presenta domanda di variante per l’utilizzazione dei deflussi di Piave, Boite e Vajont per la costruzione di un serbatoio di 58 milioni di metri cubi.

Semenza vuole elevare il livello del serbatoio del Vajont

• Lettera di Carlo Semenza a Giorgio Dal Piaz: «Si tratterebbe ora di esaminare la possibilità di elevare il livello del serbatoio oltre la quota attualmente prevista (677 metri), eventualmente fin verso la 730. (...) Gradirei anche qui il suo parere». [Sgi 76 20/2/68]

A Dal Piaz tremano vene e polsi

Lettera di Giorgio Dal Piaz a Carlo Semenza: «Le confesso che i nuovi problemi prospettati mi fanno tremare le vene e i polsi». [Sgi 76]

La diga del Vajont: il problema della frane

• Relazione geologica Dal Piaz: «La struttura geologica della Valle del Vajont agli effetti degli smottamenti dei fianchi che possono derivare dal progettato invaso e dalle oscillazioni del livello del lago». L’attenzione è posta in particolare alla zona di Erto e a quella di Pineda che presentano materiali detritici di dubbia stabilità. Dal Piaz sostiene che, pur non escludendo la possibilità di smottamenti, si tratti di frane meno ingenti di quanto si può sospettare a prima impressione. [Cm 42-3] [Paolini-Vacis 1997]

Vajont: la Sade compra terreni comunali a 3,94 lire al mq

• Il Consiglio Comunale di Erto-Casso ratifica la vendita alla Sade (Società adriatica di elettricità) dei terreni situati in Val Vajont di proprietà comunale per la somma di lire 3.500.000, a un prezzo di lire 3,94 al metro quadrato, da vincolare in titoli di Stato al Ministero dell’Agricoltura e Foreste, trattandosi di terreni sottoposti a usi civici. [Paolini-Vacis 1997]

Il comune di Erto-Casso vende anche terreni non suoi

• Per un errore catastale il comune vende anche terreni di proprietà privata. Quando si tratta di versare al Ministero dell’Agricoltura e delle Finanze le 3.500.000 lire, il comune ha già speso i soldi, compresi quelli che deve restituire alla Sade per la vendita dei terreni non suoi. La Sade anticipa la somma al comune, da scomputare dai canoni per i diritti rivieraschi in conseguenza dell’uso dell’acqua del torrente [Merlin 1963; Merlin 1983; Merlin 1993].

Le trattative private

• Comincia la trattativa tra la Sade e i proprietari privati per l’acquisto dei terreni non comunali.

La Sade costruirà una passerella

• La Sade si impegna a costruire sul lago una passerella per riallacciare le comunicazioni con la sponda sinistra della valle, interrotte dal bacino.

Il decreto di Einaudi per la variante della Sade

• Decreto presidente della Repubblica Luigi Einaudi di concessione relativo alla variante del 15 maggio 1948.

Vajont, iniziano i lavori senza autorizzazione

• La Sade (Società adriatica di elettricità), senza autorizzazione, inizia i lavori di scavo della diga del Vajont. [Paolini-Vacis 1997]

La stesura definitiva della relazione geologica

• Lettera di risposta di Semenza a Dal Piaz: «Le ritorno la bozza della relazione che, previo soltanto due o tre varianti di scarsa importanza, ho fatto ribattere in bozza, pensando di fare cosa utile anche a lei prima della stesura definitiva». [Cp Al 9]

La Sade vuole inalzare la diga a 266 metri

• La Sade (Società adriatica di elettricità) inoltra la domanda per modificare il progetto della diga del Vajont, portandone l’altezza a 266 metri, allegando la relazione geologica di Dal Piaz del 25 marzo 1948. [Paolini-Vacis 1997]

La dichiarazione di Dal Piaz

• Lettera di Giorgio Dal Piaz a Carlo Semenza: «Ho tentato di stendere la dichiarazione per l’alto Vajont, ma Le confesso sinceramente che non m’è riuscita bene e non mi soddisfa. Abbia la cortesia di mandarmi il testo di quella ch’Ella mi ha esposto a voce, che mi pareva molto felice. La prego inoltre di dirmi se devo mettere l’intestazione dell’Ente al quale deve essere indirizzata, e se devo mettere la data d’ora o arretrata. Appena avrò la sua edizione la farò dattilografare e Le farò immediatamente invio. Scusi il disturbo». [Sgi 82]

La dichiarazione di Dal Piaz deve essere retrodatata

• Risposta di Carlo Semenza a Giorgio Dal Piaz: «Le allego copia del testo al quale Ella secondo me potrebbe in linea di massima attenersi. Ho lasciato punteggiata una frase che, se Ella crede, potrebbe mettere per illustrare le condizioni delle note cuciture fra strato e strato. L’appendice dovrebbe avere l’intestazione e la data che ho indicato nell’appunto. In ogni modo Le lascio ogni più ampia libertà. [...] A guadagno di tempo, sarebbe meglio che Ella ci consegnasse la relazione già stesa da Lei firmata». [Sgi 82] La data che Semenza indica nell’appunto è il 31 gennaio 1957.

Una nuova relazione geologica per il Servizio dighe

• Il Servizio dighe chiede una relazione geologica adeguata al nuovo progetto.

I lavori del Vajont saranno seguiti dall’ingegner Bertolisi

• L’ingegner Bertolissi viene nominato dal Genio civile assistente governativo per la diga del Vajont: il suo compito è quello di seguire in modo permanente i lavori del cantiere e riferirne regolarmente al Genio civile ed al Servizio dighe. [Paolini-Vacis 1997]

La diga del Vajont costerà 15 miliardi di lire

• La Sade presenta il progetto esecutivo, a firma dell’ingegner Carlo Semenza, con aumento dell’altezza della diga da 202 a 266 metri e conseguente aumento della capacità utile del serbatoio a 150 milioni di metri cubi: costo previsto 15 miliardi di lire, con un contributo governativo di 4 miliardi e 805 milioni. [Paolini-Vacis 1997]

 

L’autorizzazione per i lavori nel Vajont

• La IV sezione del Consiglio superiore lavori pubblici autorizza l’inizio dei lavori, che la Sade ha già avviato, senza permesso, dal gennaio.

La nuova relazione di Dal Piaz

• Dal Piaz invia a Semenza il manoscritto della relazione geologica, con un appunto: «Spero che il mio scritto risponda ai suoi desideri e che non ci sia bisogno di modificazioni di fondo. La prego di rimandarmi con suo comodo il manoscritto con le sue osservazioni, delle quali non mancherò di tener conto come di consueto». [Cp al 8]

«Favorevoli al Vajont ma chiede ulteriori indagini sulla sicurezza»

• Voto favorevole dell’Assemblea plenaria del Consiglio superiore dei lavori pubblici, con una prescrizione: «È però necessario completarle (le indagini geologiche) nei riguardi della sicurezza degli abitanti e delle opere pubbliche, che verranno a trovarsi in prossimità del massimo invaso». [Cm 49] In altre parole si approva un progetto constatando che per affrontare lo stesso è indispensabile procedere ad ulteriori indagini. È presente Carlo Semenza, che porta con sé la minuta della relazione geologica di Dal Piaz. [Paolini-Vacis 1997]

Müller: «La sponda sinistra è soggetta a frane»

• Rapporto geotecnico per la doga del Vajont di Leopold Müller (il secondo che gli commissiona la Società adriatica di elettricità): «...il terreno in sponda sinistra, caratterizzato da ammassi di sfasciume, sui cui verdi pascoli sorgono numerosi casolari è in forte pericolo di frana, sebbene sia una formazione rocciosa. La roccia è ivi molto fratturata e degradata e può pertanto facilmente scoscendere ed essere posta in movimento». [Ascari 1973] [Paolini-Vacis 1997]

La relazione definitiva

• La Sade invia al Ministero la versione ufficiale della relazione geologica presentata in bozza il 9 giugno 1957. [Paolini-Vacis 1997]

Una Commisione di collaudo per il Vajont

• La IV sezione del consiglio superiore dei Lavori pubblici nomina la Commissione di collaudo, il cui compito è quello di accertare che la diga venga costruita secondo le prescrizioni, che gli invasi e gli svasi diano risultati soddisfacenti e che rimpianto si dimostri pienamente efficiente. Di essa fanno parte: Francesco Penta, geologo; Francesco Sensidoni, ingegnere capo del Servizio Dighe; Pietro Frosini, ingegnere, presidente della IV sezione del consiglio superiore Lavori pubblici, che aveva proposto al consiglio superiore l’approvazione del progetto; Luigi Greco, presidente del Consiglio superiore lavori pubblici, che aveva approvato il progetto: il regolamento sui lavori di competenza del ministero dei Lavori pubblici (art. 92, ultimo comma, 25.5.1895 e art. 122 del 23.5.1924) vieta espressamente che possa essere nominato collaudatore né far parte di Commissione di collaudo chi abbia preso parte alla redazione del progetto da collaudare. Alla lettera Frosini e Greco non hanno redatto il progetto della diga del Vajont, bensì lo hanno approvato. È chiaro comunque che vengono chiamati a controllare due di coloro che hanno partecipato alla formazione dell’atto da controllare. Francesco Penta è inoltre consulente privato della Sade per l’impianto di Pontesei a Forno di Zoldo. [Merlin 59] [Paolini-Vacis 1997]

Il Genio civile autorizza il getti di calcestruzzo

• Autorizzazione provvisoria del Genio civile di Belluno alla Sade ad iniziare i getti di calcestruzzo.

La Sade s’impegna a fare le indagini sulla sicurezza

• La Sade sottoscrive le condizioni dettate dal voto del 15 giugno 1957, dunque impegnandosi anche alle indagini geologiche suppletive.

Prima tranche di contributi pubblici per la Sade

• Liquidazione del primo contributo del ministero dei Lavori pubblici alla Società adriatica di elettricità (Sade).

Niente passerella per gli etro-cassiani ma una strada

• Viene concesso alla Sade di sostituire la passerella prevista nel 1952 sul bacino con una strada perimetrale lungo tutta la sponda sinistra del bacino: alle proteste degli erto-cassani che preferivano la passerella, «La Sade risponde che non si può, che la natura del terreno non permette la costruzione dell’opera». [Merlin 49]

In località Pozza la roccia è fratturata

• Nuova relazione Giorgio Dal Piaz, riferita al tracciato della strada perimetrale sulla sinistra del Vajont. In essa si osserva resistenza, in località Pozza, di roccia fratturata e si suppone che possano esservi in profondità fessurazioni parallele alla valle. Dal Piaz conclude però sostenendo che mancano «segni superficiali per i quali si potesse parlare di avvenuti movimenti». [Cm 58]

Seconda tranche di contributi pubblici per la Sade

• Liquidazione del secondo contributo del ministero dei Lavori pubblici alla Società adriatica di elettricità.

La frana di Pontisei, muore un operaio

• A Pontesei, tre milioni di metri cubi di roccia cadono nell’invaso costruito dalla Sade. Muore l’operaio Arcangelo Tiziani. Il consulente geologico dell’impianto è Francesco Penta, che fa parte della Commissione di collaudo per la diga del Vajont. [Paolini-Vacis 1997]

Caloi aveva previsto la frana di Pontisei

• Lettera del geologo Pietro Caloi (che sta studiando la zona della diga del Vajont dal 1953) all’ingegner Tonini, a proposito della frana di Pontesei: «...ti prego di rileggere la relazione che al riguardo ti ho inviato ai primi di luglio 1958: ciò che è avvenuto vi è previsto con esattezza sconcertante». [Ascari 33] [Paolini-Vacis 1997]

Caloi: «la discrezione è nel mio costume»

• Caloi, sempre a proposito della frana di Pontesei e della sua prevedibilità, scrive all’ingegnere Rossi-Leidi: «Rassicuri pure l’ing. Biadene: la discrezione è nel mio costume. Piuttosto, se mi posso permettere un consiglio, suggerirei di trarre le naturali conseguenze dal fatto». [Ascari 33]

Il Consorzio di Erto

• Costituzione del Consorzio civile per la rinascita della valle ertana, fondato da 126 cittadini di Erto e Casso.

«La Sade spadroneggia ma i montanari si difendono»

• Sull’Unità un articolo a firma di Tina Merlin dal titolo “La Sade spadroneggia ma i montanari si difendono”, dove si denunciano le responsabilità della Sade (Società adriatica di elettricità) e si segnalano i pericoli cui la costruzione del bacino espone gli abitanti di Erto. L’articolo costa alla Merlin ed al direttore dell’Unità la comparsa in giudizio «per diffusione di notizie false, esagerate, tendenziose capaci di turbare l’ordine pubblico». [Cp Al 16] [Paolini-Vacis 1997] [Leggi l’articolo di Tina Merlin]

Il sopralluogo della Commissione collaudo

• Fino al 21 luglio il primo sopralluogo della Commissione di collaudo, che viene portata anche a Cortina d’Ampezzo e a Venezia, a cena sulla terrazza dell’Hotel Europa. Del sopralluogo l’ingegner Sensidoni deve presentare una relazione al consiglio superiore dei Lavori pubblici: «Ma del Vajont, tra paesaggi, pranzi e cene, si ricorda poco. Per essere più sicuro la chiede alla Sade, che gliela manda. Gliela invia il direttore dell’Ufficio studi, Dino Tonini». [Merlin 61]

L’ingegner che ostacola i lavori viene trasferito

• Il capo del Genio civile di Belluno, ingegner Desidera, che ha appena imposto alla Sade la sospensione dei lavori di costruzione della strada di circonvallazione sulla sinistra del Vajont (in quanto la società non ha presentato il relativo progetto al Genio civile), viene trasferito in altra sede con lettera urgentissima firmata dal ministro dei Lavori pubblici.

I numeri della diga del Vajont

• La costruzione della diga del Vajont è ultimata: 261,60 metri di altezza; 190,15 metri di lunghezza al coronamento; 725,50 metri di quota del coronamento; 22,11 metri di spessore alla base; 3,40 metri di spessore alla sommità; 168 metri di corda in sommità; 360.000 metri cubi di calcestruzzo e 400.000 metri cubi di roccia asportata. [Paolini-Vacis 1997]

Caloi e il versante sinistro

• La Sade incarica il professor Caloi di condurre una campagna geofisica sul versante sinistro a monte della diga.

I dubbi di Müller sulla stabilità della sponda sinistra

• Sesto rapporto geologico di Leopold Müller: i suoi dubbi sulla stabilità della sponda sinistra dell’invaso del Vajont sono tali che egli propone alla Sade (Società adriatica di elettricità) di saggiare la stabilità dei fianchi del futuro serbatoio attraverso dieci diversi tipi di indagine. [Paolini-Vacis 1997]

Altro sopralluogo della Commissione

• Secondo sopralluogo della Commissione di collaudo.

La Sade vuole 600 metri di invaso

• La Sade avanza domanda di invaso sperimentale, fino a quota 600 metri.

La stazione sismica «unica al mondo»

• Viene installata presso i comandi centralizzati della diga una stazione sismica definita da Caloi «unica al mondo». [Cm 64]

Crolla la diga del Frejus

• Semenza scrive a Dal Piaz: «Spero di vederla presto anche per riparlare del Vajont che il disastro del Frejus rende più che mai di acuta attualità». [Merlin 63]

Caloi parla di «un potente supporto roccioso autoctono»

• Caloi consegna la sua relazione, che parla di «un potente supporto roccioso autoctono» [Sgi 162], dunque di una roccia solida e compatta, dall’elevatissimo modulo elastico, con uno spessore del detrito superficiale di 10-12 metri. La relazione viene consegnata agli organi di controllo.

Autorizzazione del Servizio dighe per un invaso di 595 m

• Il Servizio dighe (ingegner Frosini) concede alla Sade l’autorizzazione per un invaso sperimentale fino a quota 595 (comunicazione da parte del Genio civile di Belluno del 16 febbraio 1960): la Sade aveva già iniziato a immettere acqua il 2. [Sgi 98]

Al primo invaso, una frana dal monte Toc

• In concomitanza con il primo invaso si verifica una frana che si stacca dalla parete del monte Toc, immediatamente sovrastante il fondovalle e poco a monte dello sbocco del rio Massalezza.

Verifiche sul monte Toc

• Vengono installati i primi capisaldi destinati a identificare eventuali moti franosi del Toc.

La Sade vuole elevare il livello di invaso a quota 660 m

• La Sade, dati i risultati positivi del primo invaso sperimentale, chiede di poter elevare direttamente il livello dell’acqua fino a quota 660, senza prima aver svasato.

La relazione mai inviata alla Sade

• Relazione geologica di Franco Giudici e Edoardo Semenza, figlio di Carlo (commissionata dalla Sade su indicazione di Leopold Müller): dopo avere elencato una serie di rischi minori, la relazione afferma che «più grave sarebbe il fenomeno che potrebbe verificarsi qualora il piano d’appoggio della intera massa e della sua parte più vicina al lago fosse inclinato (anche debolmente) o presentasse un’apprezzabile componente di inclinazione verso il lago stesso. In questo caso il movimento potrebbe essere riattivato dalla presenza dell’acqua, con conseguenze difficilmente valutabili, attualmente, e variabili tra l’altro a secondo dell’andamento complessivo del piano d’appoggio» [Ascari]. La relazione Giudici-Semenza non verrà mai inviata agli organi di controllo. Viceversa, prima che la relazione venga consegnata ufficialmente alla Sade, viene visionata da Carlo Semenza, che scrive al figlio: «Carissimo Edo, riteniamo indispensabile che tu mostri preventivamente la relazione al Prof. Dal Piaz, al quale preannuncio la cosa con la lettera che ti allego in copia. Se anche dovrai a seguito del colloquio attenuare qualche tua affermazione, non cascherà il mondo» (lettera di Carlo Semenza a Edoardo del 24.5.1969). [Ascari] E a Dal Piaz: «Egregio Professore ho piacere che lei la veda (la relazione). Anche se ci saranno eventuali sfumature di opinioni, poco male: resterebbero sempre sotto la responsabilità di mio figlio, se Ella riterrà opportuno che egli firmi la relazione» [ibidem].

Invaso a 660 autorizzato

• Il Servizio dighe concede l’autorizzazione a proseguire l’invaso fino a quota 660.

Dal Piaz sugli smottamenti

• Relazione Dal Piaz sugli smottamenti: «Non può escludersi che questi smantellamenti dell’orlo esterno del ripiano non possano concorrere a dare alla superficie valliva sottostante un andamento sempre meno ripido, raggiungendo gradualmente [...] il profilo di equilibrio». [CM 68] Ciononostante, anche Dal Piaz consiglia una «sistematica sorveglianza». [ibidem]

Vajont 700.000 metri cubi di roccia franano nel lago

• Una frana di 700.000 metri cubi di roccia si stacca dalla parete del Toc e cade nel bacino. In contemporanea alla frana, compare sul Toc, sul versante sinistro della valle, una fessura lunga 2.500 metri, a forma di M. Dopo la frana, Edoardo Semenza continua le sue indagini. Al Giudice Istruttore Fabbri dirà: «In conclusione ritenevo che la massa instabile avesse una fronte di circa due chilometri di lunghezza, un volume di circa 250.000.000 di metri cubi e spessori variabili da 100 a 250 metri in media. Queste mie conclusioni comunicai a voce sul posto (Vajont) al Prof. Müller che le prese per buone, facendo poi approfondire studi di dettagli sulle fessure e sui movimenti manifestatisi. Ciò avveniva in una o due riunioni del novembre 1960». [Ascari] [Paolini-Vacis 1997]

La galleria di sorpasso, un by-pass per il Vajont

• Riunione di tutti i tecnici Sade presso il cantiere del Vajont: Leopold Müller. Semenza, Pancini (capocantiere), Linari, Ruoi, Biadene; si decide lo svaso e la costruzione di una galleria di sorpasso (by-pass) che colleghi, in caso di caduta della frana, i due bacini risultanti. Spesa prevista: un miliardo di lire.

Lo svaso parziale

• Inizia lo svaso fino a 600 metri, raggiunti il 31 dicembre.

Il processo contro Tina Merlin

• A Milano si apre il processo contro Tina Merlin e l’Unità: tre testimoni di Erto e le fotografie della frana del 4 novembre fanno desistere la parte denunciante a deporre. Il processo si chiude con l’assoluzione della Merlin e dell’Unità perché, recita la sentenza, nell’articolo incriminato «nulla vi è di falso, di esagerato o di tendenzioso». [Merlin] [Paolini-Vacis 1997]

Il promemoria del professor Penta

• Promemoria del professor Penta: «Una tra le numerose fenditure, lunga circa 2.500 metri, ha fatto sorgere i maggiori timori, in quanto può essere interpretata come l’intersezione con il terreno di una superficie di rottura profonda e che arriverebbe praticamente fino al fondo valle, separando dalla montagna una enorme massa di materiale. (...) Prima di accedere a tale interpretazione catastrofica», Penta osserva che i dati a disposizione «sono relativi a manifestazioni di superficie, ma non si hanno elementi per giudicare se il fenomeno si estenda in profondità e se sia veramente in atto un movimento di massa. (...) Il movimento potrebbe essere limitato al massimo ad una coltre dello spessore di 10-20 metri, con velocità molto basse, e comunque, non coinvolgerebbe masse di materiali tali da decidere non solo della vita del serbatoio, ma anche del pericolo di sollecitazioni anormali sulla diga. (...) Nell’altro caso, si dovrebbe ammettere la possibilità di un improvviso distacco di una massa enorme di terreno (suolo e sottosuolo)». [Cp al 13]

La galleria di sorpasso

• Inizio della costruzione della galleria di sorpasso, tra quota 624 e 614.

Le indagini sulla fenditura del monte Toc

• Il Genio civile di Belluno, su incarico del Servizio dighe, richiede ufficialmente alla Sade indagini sulla fenditura al fine di stabilire se si tratti di una rottura profonda o superficiale.

Il Genio civile vuole informazioni settimanali

• II Genio civile di Belluno incarica l’assistente governativo di informare settimanalmente sul movimento franoso e sul comportamento della diga.

La diga in scala 1:200

• La Sade commissiona al Cim (Centro Modelli Idraulici di Nove) di Fadalto (Vittorio Veneto), un modello del bacino di Vajont e della diga in scala 1:200, al fine di valutare l’entità di onde provocate da frane che si verifichino dentro il bacino. Il Cim è un centro studi Sade affidato all’Istituto di Idraulica dell’Università di Padova. Secondo statuto, il Cim deve costruire e sperimentare «grandi modelli idraulici di impianti in esercizio o in costruzione da parte della Sade». Nel Comitato direttivo del Centro Modelli Idraulici di Nove, accanto ai professori Augusto Ghetti e Francesco Marzolo, dell’Istituto di Idraulica, vi sono quattro rappresentanti della Sade: il responsabile dell’Ufficio studi, ingegner Tonini, e gli ingegneri Indri, Sestini ed il fratello dello stesso Ghetti. [Passi 1968]

Del Vajont Udine se ne infischia

• Al Consiglio provinciale di Belluno i gruppi comunista e socialista presentano una interpellanza sulle misure da richiedersi «per scongiurare il pericolo che sovrasta la popolazione di Erto, Longarone e paesi limitrofi». Viene accolta la proposta di incaricare un geologo di fiducia dell’Amministrazione di provvedere a nuove indagini. Il presidente della Provincia, Alessandro Da Borso, chiede la collaborazione del suo collega di Udine, essendo il comune di Erto in provincia del capoluogo friulano. La risposta, che egli riferisce nel Consiglio provinciale del 13 febbraio, è: «La provincia di Udine si disinteressa completamente di quella questione che non la riguarda». [Merlin 73-4]

Vajont, la frana è inevitabile «meglio abbandonare il progetto»

• Quindicesimo rapporto geologico di Müller sulla frana del Toc. Müller parla di due differenti frane, una a Est e una a Ovest del torrente Massalezza. Diverse le interpretazioni di questa doppia frana: per Edoardo Semenza si tratta di una frana unica che Müller divide «in porzioni tipografiche unicamente per comodità d’esposizione» (Ascari 40); per gli ingegneri della SADE si tratta di due distinte frane. Le conclusioni cui giunge Müller sono senza speranze per l’intero impianto: «A mio parere non possono esistere dubbi su questa profonda giacitura del piano di slittamento o della zona limite. Il volume della massa di frana deve essere quindi considerato di circa 200 milioni di metri cubi» (Cp Al 12). Secondo Müller le contromisure sono ormai irrealizzabili sul piano pratico, umano ed economico. La sola misura di sicurezza possibile e percorribile è l’abbandono del progetto: «Alla domanda se questi franamenti possono venire arrestati mediante misure artificiali, deve essere risposto negativamente in linea generale; anche se, in linea teorica, si dovesse rinunciare all’esercizio del serbatoio, una frana talmente grande, dopo essersi mossa una volta, non tornerebbe tanto presto all’arresto assoluto». [Cp Al 13] La relazione Müller non verrà mai inviata agli organi di controllo. [Paolini-Vacis 1997]

Le misure di sicurezza del bacino del Vajont

• Nella seduta del Consiglio provinciale di Belluno viene votato all’unanimità un ordine del giorno in cui si da mandato alla Giunta di prendere contatti con i ministri competenti per predisporre tempestivamente tutte le misure di sicurezza per garantire l’incolumità delle popolazioni nella zona del bacino del Vajont. Tale relazione non viene mai fatta leggere al professor Müller, che viceversa era stato informato della precedente e rassicurante relazione di Caloi. I due studiosi non vengono mai fatti incontrare. [Ascari 72].

«Una massa di 50 milioni di metri cubi minaccia la vita di Erto»

• Vajont. Nuovo articolo di Tina Merlin sull’Unità dal titolo “Mentre si lascia alla Sade la possibilità di sottrarsi agli obblighi di legge, una enorme massa di 50 milioni di metri cubi minaccia la vita e gli averi degli abitanti di Erto”. [Paolini-Vacis 1997] [Leggi l’articolo]

«la Sade è uno stato nello stato»

• Alle interrogazioni del presidente del Consiglio provinciale di Belluno, avvocato Da Borso, risponde Benigno Zaccagnini, ministro dei Lavori pubblici, che parlando della frana del 4 novembre 1960 sostiene che si tratti di «roccia continua, omogenea e di sicura stabilità». [Cp Al 17]. Il ministro rassicura Da Borso scrivendogli che «in linea generale mi pare che quel terreno stia fermo e possa dar luogo solo a frane superficiali del materiale di riporto». [CP 77] Tutt’altro che rassicurato, Da Borso decide di andare personalmente a Roma per ottenere maggior chiarezza. Al ritorno a Belluno «è costretto a confessare che a Roma è come battere la testa contro un muro perché “la Sade è uno stato nello stato”». [Merlin 80 e 87]

Secondo invaso a quota 660

• La galleria di sorpasso è ultimata. La Sade domanda l’autorizzazione a riprendere l’invaso sperimentale e proseguire fino a quota 660.

 

Il versante sinistro secondo Caloi

• Relazione Caloi: rispetto alla precedente relazione del 1959-60, secondo Caloi la roccia si è frantumata, con un enorme decadimento delle proprietà elastiche della roccia del versante sinistro, che da solido e compatto, nel giro di un solo anno, sarebbe divenuto minutamente fratturato: un fenomeno senza precedenti nella letteratura tecnica, a detta dello stesso Caloi.

Vajont, Quarta visita della Commissione di collaudo

• Quarta visita della Commissione di collaudo, in base alla quale Penta e Sensidoni dichiarano che gli spostamenti sul fianco sinistro sono andati attenuandosi fino ad annullarsi e che non è da temere un serio aggravamento della situazione per un aumento del livello del lago. [Cm 104]

Secondo Penta «non sussistono immediati pericoli»

• Visita di Penta al bacino, mentre l’acqua è sotto quota 600 e si sta procedendo alla costruzione del by-pass. La situazione è tranquilla: «È da ritenere pertanto che nelle condizioni attuali e sempre che il livello del lago si mantenga attorno alle quote attuali non sussistano immediati pericoli». [Ascari 49]

I timori di Semenza

• Lettera di Carlo Semenza all’ingegner Vincenzo Ferniani: «Ella può immaginare il mio stato d’animo in questa situazione. (...) Dopo l’abbassamento del livello del serbatoio, probabilmente anche a causa del freddo sopì avvenuto, i movimenti sul fianco sinistro si sono praticamente arrestati e credo che fino a che il livello sarà tenuto basso non sarà il caso di avere nuove preoccupazioni. Ma cosa succederà col nuovo invaso? (...) Non le nascondo che il problema di queste frane mi sta preoccupando da mesi: le cose sono probabilmente più grandi di noi e non ci sono provvedimenti pratici adeguati. (...) I professori Dal Piaz e Penta sono piuttosto ottimisti: tendono a non credere che avvenga uno scivolamento in grande massa e sperano (anch’io lo spero!) che la parte mossa si sieda su se stessa. Sono entrambi d’accordo su ogni provvedimento di sicurezza. (...) Dopo tanti lavori fortunati e tante costruzioni anche imponenti, mi trovo veramente di fronte ad una cosa che per le sue dimensioni mi sembra sfuggire dalle nostre mani». [CP Al 14-5]

Le simulazioni della frana

• Lettera dell’ingegnere Sade professor Indri al professor Augusto Ghetti dell’Istituto di Idraulica dell’Università di Padova e responsabile della ricerca commissionata dalla Sade al Cim di Nove. Nella lettera vengono specificati i criteri con cui devono essere condotte le prove sul modello. La Sade vuole difatti conoscere l’entità dell’onda creata dal crollo di una frana, dell’ordine di 20-40 milioni di metri cubi, con invaso a quote comprese tra i 680 ed i 720 metri sul livello del mare. Le prove prevedono che, secondo l’interpretazione degli ingegneri Sade degli studi di Müller, si tratti di due frane distinte e che si stacchino prima l’una e poi, di conseguenza, l’altra. Come materiale di frana impiegato nell’esperimento viene scelta prima la sabbia, poi – una volta verificato che la sabbia bagnata non è adatta allo scivolamento – ghiaia, in ciottoli arrotondati. In un primo momento, per tener ferma la ghiaia sul tavolato che simula il piano inclinato del Toc, vengono incernierate delle tavole di legno: al momento di effettuare le prove, le tavole di legno provocano onde più alte della ghiaia stessa. Viene deciso di eliminare le tavole e trattenere la ghiaia con reti di canapa, prima in caduta libera per gravita, quindi accelerata dalla spinta di un trattore. [Passi 37-38] Per simulare i tempi di caduta, viene usato come riferimento la frana di Pontesei: «...il Comitato ha proposto l’esecuzione di altre esperienze di caduta di frana prolungando i tempi fino a 5 minuti, dato che si ritiene che i tempi di caduta dell’ordine di un minuto o due siano troppo brevi in relazione all’andamento che questi fenomeni hanno normalmente: ad esempio la frana di Pontesei, che ha avuto un tempo di caduta prossimo ai dieci minuti». Diversa la testimonianza dell’ingegnere Linari, presente alla frana di Pontesei, che, interrogato se avesse riferito le modalità di caduta a Biadene e Semenza, dichiarerà al Giudice Istruttore: «Ciò ebbe la durata approssimativa di 30 secondi e a questo punto, per mia fortuna, cercai di scappare» (Ascari 29). Gli studi si protrarranno per più di un anno.

 

La galleria di sorpasso intimorisce i deputati della Dc

• Tre deputati Dc bellunesi interpellano il ministro dei Lavori pubblici sui rischi del bacino della diga del Vajont, resi evidenti dalla costruzione della galleria di sorpasso: il ministro chiede al presidente della IV Sezione una risposta e questi chiede una relazione a Pancini, ingegnere alle dipendenze Sade. Significativa la risposta offerta dalla società: la galleria di sorpasso serve perché la frana del 4 novembre ha riempito un tratto della gola, dividendo così il serbatoio in due parti. [Passi 29] [Paolini-Vacis 1997]

I piezometri: tubi d’accaio che controllano acqua e profondità della frane

• Vengono ultimati i quattro piezometri sulla sponda sinistra del Toc: si tratta di tubi di acciaio infissi nel terreno attraverso fori-sonda, raggiungendo profondità comprese tra 167 e 221 metri. I piezometri assolvevano a due funzioni: controllare il livello dell’acqua dentro la roccia e verificare se la frana era superficiale o profonda: nel primo caso lo spostamento di uno strato superficiale di terreno avrebbe rotto i tubi, incastonati a grande profondità; nel secondo caso, i tubi avrebbero continuato a funzionare, a conferma che la frana toccava uno strato molto profondo di terreno e roccia, superiore alla profondità raggiunta dai piezometri stessi. Uno dei quattro tubi va subito fuori uso, mentre gli altri tre, fino al giorno della frana, non si rompono ne subiscono deformazioni.

 

Frosini in pensione Batini nuovo presidente della IV sezione

• Frosini, presidente della IV sezione del consiglio superiore dei Lavori pubblici, va in pensione ed è sostituito dall’ingegnere Curzio Batini, capo del Servizio dighe, responsabile ultimo delle autorizzazioni per gli invasi.

Le simulazioni controllate

• Al Cim giungono in visita il professor Giovanni Padoan, che ha sostituito Greco alla presidenza del consiglio superiore dei Lavori pubblici, e l’ingegner Curzio Batini. Insieme a loro, il vicedirettore generale della Sade, ingegner Marin e lo staff della diga: Semenza, Biadene, Tonini, Pancini, Dal Piaz. Ad essi viene mostrato un esperimento addomesticato, una simulazione con meno ghiaia, «per non mostrare onde eccessive». [Passi 38-9]

La Sade chiede l’invaso a 680 metri

• La Sade domanda di poter raggiungere quota 680.

L’esproprio dei terreni per la circonvallazione

• Con decreto del prefetto di Udine, la Sade è autorizzata ad occupare permanentemente tutti gli immobili che le servono per completare la strada di circonvallazione sul versante sinistro del bacino [Merlin 83], espropriando di fatto tutti i proprietari terreni.

La Commissione collaudo favorevole all’invaso

• Quinta e ultima visita della Commissione di collaudo e parere positivo alla ripresa dell’invaso, per quanto nel verbale si legga: «Non si può escludere che con l’aumento dell’invaso la frana si rimetta in movimento». [Ascari 51]

Senza permesso la Sade riprende l’invaso

• Senza attendere l’autorizzazione, la Sade riprende l’invaso. (Sgi 154-5) [Paolini-Vacis 1997]

Muore Carlo Semenza

• Muore Carlo Semenza. Lo sostituisce l’ingegnere Alberico Biadene.

Penta è meno catastrofico di Müller

• Relazione di Penta, relativa ai sopralluoghi del 10 aprile 1961 e del 17 ottobre 1961: egli sostiene che è impossibile sciogliere l’alternativa tra moto superficiale e moto profondo per la frana. Secondo Penta non ci sono elementi sufficienti per una interpretazione catastrofica come quella di Müller, anche se non la si può escludere; egli propende però per una «lama», ovvero per un semplice moto di detrito superficiale. [Cm 110]

 

Arriva l’autorizzazione per l’invaso

• Autorizzazione alla ripresa dell’invaso, ma solo fino a quota 640, con incrementi non superiori al metro al giorno e con l’obbligo di rapporti quindicinali sullo stato della diga e delle sponde. La Sade ha già iniziato l’invaso il 19 ottobre.

Altra richiesta della Sade per l’invaso a 680

• La Sade rinnova la richiesta per raggiungere quota 680.

• Il Servizio dighe autorizza quota 655.

Terza richiesta della Sade per l’invaso a 680

• La Sade rinnova la richiesta per raggiungere quota 680.

Autorizzazione concessa per 675

• Il Servizio dighe autorizza quota 675.

Biadene cancella le numerose scosse dai rapporti al ministero

• Biadene cancella dai rapporti quindicinali al ministero le scosse sismiche registrate dalle sofisticate apparecchiature montate alla diga. [Sgi 180-1]

La Sade vuole raggiungere quota 700

• La Sade chiede l’autorizzazione di raggiungere quota 700.

I calcoli sull’onda

• Il comitato direttivo del Centro modelli idraulici di Nove è del parere che «almeno per il momento non siano da compiere ricerche relative al prorogarsi di una onda di piena a valle della diga». Nella stessa sede, Indri rileva viceversa che sarebbe necessario conoscere la ripartizione dell’onda proveniente dal Vajont, in corrispondenza dell’abitato di Longarone. [Cm l39]

Il genio civile è d’accordo con Bertolissi

• Lettera dell’ingegnere capo del Genio civile di Belluno al Servizio dighe, nel trasmettere il rapporto dell’assistente governativo dell’8 luglio 1962: «L’ufficio scrivente conviene (...) sulla opportunità di tempestivo controllo da parte di un geologo». Il Servizio dighe non risponderà mai. [CM 140]

Muore Giorgio Dal Piaz

• Muore Giorgio Dal Piaz, a causa delle ferite riportate in un incidente automobilistico che gli era occorso insieme ai membri della Commissione di collaudo di ritorno dal sopralluogo del 17 ottobre 1961. [Cm 122]

Autorizzazione quota 700 concessa

• Viene concessa l’autorizzazione a raggiungere quota 700.

È vietato andare in barca sul bacino del Vajont

• Ordinanza del comune di Erto-Casso per proibire l’accesso ai terreni perimetrali sotto quota 730 nonché di andare in barca sul bacino.

Anche Ghetti vuole maggiori indagini sul Vajont

• Relazione Ghetti relativa alle prove con il modello di Nove: «Già la quota 700 m. s.m. può considerarsi di assoluta sicurezza nei riguardi anche del più catastrofico prevedibile evento di frana. Sarà comunque opportuno, nel previsto prosieguo della ricerca, esaminare sul modello convenientemente prolungato gli effetti nell’alveo del Vajont ed alla confluenza nel Piave del passaggio di onde di piena di entità pari a quella sopra indicata per i possibili sfiori sulla diga». [SGI 201] La relazione Ghetti non viene trasmessa agli organi di controllo.

Bertolissi richiede l’intervento di un geologo

• Relazione dell’assistente governativo, Bertolissi: «Oltre alle fessure verificatesi dopo la frana del 1960, si sono verificale altre fessure, alcune superficiali, altre più profonde (...). L’indagine di un geologo sulla natura delle fessure e sui movimenti darebbe un’idea più esatta della situazione». [Cm 121]. Non risulta che dopo 16 ottobre 1961 siano state redatte relazioni geologiche da parte della Sade né dell’Enel.

Lo svaso della diga

• L’acqua raggiunge quota 700 e vi resta fino al 2 dicembre; quindi inizia uno svaso fino a metri 647,5.

Violin titolare del Genio civile: «Non conosce la dighe»

• L’ingegner Almo Violin diventa il nuovo titolare del Genio civile di Belluno, subentrando all’ingegner Desidera. Violin sostituisce l’ingegner Beghelli, preposto al ramo dighe, con un geometra che si dichiara all’oscuro della materia e di non aver mai visto la diga del Vajont. Violin ammetterà «che non conosceva le dighe se non attraverso le reminiscenze universitarie; di non aver mai visto l’assistente governativo; di aver visitato la diga una sola volta “per gusto personale”». [Cm 152-3]

Nasce L’Enel

• Nasce l’Ente Nazionale Elettricità, l’Enel: in forza della legge 6 dicembre 1962 numero 1643, l’attività della Sade (Società adriatica di elettricità) per quanto riguarda produzione, importazione, esportazione, trasporto, trasformazione, distribuzione e vendita dell’energia elettrica, passa al nuovo ente. [Paolini-Vacis 1997]

Bertolissi: «i movimenti si stanno avvicinando alla criticità»

• Relazione dell’assistente governativo, Bertolissi: «I diagrammi relativi agli spostamenti dei punti sotto osservazione nella zona del Toc indicano che la velocità di abbassamento è aumentata nettamente, rispetto ai mesi di ottobre e precedenti: secondo il sottoscritto, i movimenti si stanno avvicinando alla criticità». [Cp Al 20]

La dirigenza dell’Enel

• Viene nominato amministratore provvisorio della Enel-Sade il professor Feliciano Benvenuti, di professione consulente economico del gruppo degli Industriali Veneziani, di cui è presidente Valeri Manera, consigliere della Sade (Società adriatica di elettricità). Viene deciso di mantenere la struttura organica del personale precedente fino a quando non ne fosse sopravvenuta una nuova. Ai vertici due direttori, ingegneri Vittore Antonelli e Roberto Marin; vicedirettore generale per il ramo tecnico amministrativo Alberico Biadene, che è anche direttore dell’azienda di produzione e del servizio costruzioni idrauliche.

La Sade dona una scuola al comune di Pineda

• Il consiglio comunale di Erto-Casso delibera l’acquisizione della scuola elementare di Pineda, costruita dalla Sade e donata al comune.

La Commissione ministeriale elegia la Sade

• L’Enel-Sade fa richiesta di un ulteriore invaso fino a quota 715, 15 metri oltre la quota di sicurezza indicata da Ghetti. La Commissione ministeriale commenta: «E di questo periodo la decisione di non proseguire nella lodevole attività esplicata con esperimenti su modello idraulico al Centro di Nove, nonostante che il prof. Ghetti, nel concludere la sua relazione, sottolineasse l’opportunità di estendere le prove a valle della diga per avere certe indicazioni sulla possibilità di consentire anche maggiori invasi del serbatoio (...) senza pericolo di danni. La grande messe di dati raccolti con encomiabile diligenza e capacità dal personale della Sade sul bacino, non risulta essere stata oggetto di ulteriori esami ed elaborazioni». [Cm 146-7]

Autorizzazione per invaso a 715

• Il Servizio dighe autorizza quota 715 senza un parere scritto della Commissione di Collaudo, che non si è più riunita.

Terzo invaso fino a quota 715

• La Sade inizia il terzo ed ultimo invaso per raggiungere quota 715.

Sade e Enel: «Stato di pericolo nella zona del Vajont»

• Il Sindaco di Erto-Casso, rassicurato dalla donazione della scuola, revoca l’ordinanza del 22.6.1962, ripristinando il libero accesso al bacino. La Sade e l’Enel avvisano la Prefettura di Udine dello «stato di pericolo nella zona del Vajont» e «richiamano la responsabilità» del sindaco di Erto. In realtà, la strada di circonvallazione, posta sullo stesso lato della scuola, è già fuori asse di mezzo metro, a due anni dall’inizio dei lavori di costruzione. Il sindaco ripristina la vecchia ordinanza e il divieto di accesso.

Il sindaco di Erto: «continui boati et tremiti»

• Il sindaco di Erto telegrafa alla prefettura di Udine e all’Enel di Venezia, richiedendo provvedimenti urgenti e segnalando i pericoli per «inspiegabili acque torbide lago, continui boati et tremiti terreno comunale». [Merlin 94] Non ottiene risposta.

Il bacino del Vajont è in esercizio

• Verbale relativo alla presa in consegna dell’impresa elettrica Sade da parte dell’Enel. Per quanto riguarda il bacino di Vajont, nell’allegato A, foglio 9, è scritto che il bacino è in esercizio, alimentatore della centrale del Colomber, anch’essa in esercizio. [SGI 221 e 421]

Invaso a quota 709,40

• La quota dell’acqua raggiunge metri 709,40. A questo livello, con piccole oscillazioni fino a m 710, l’acqua resterà fino al 26 settembre, quando inizierà l’ultimo svaso.

Scosse telluriche

• Dal 2 settembre fino al 9 ottobre, tutti i capisaldi sul versante sinistro subiscono un continuo aumento di velocità: il 2 6,5 mm, il 15 settembre 12 mm, il 26 22 mm, il 2 ed il 3 ottobre 40 mm, fino ai 200 mm del 9 ottobre. [Cp Al 22]

Il sindaco di Erto lancia di nuovo l’alarme

• Lettera del Sindaco di Erto-Casso all’Enel-Sade: «Richiamato il mio precedente telegramma del luglio u.s., rimasto, tra l’altro, senza risposta (...); constatato che le popolazioni di Erto e Casso stanno vivendo in continua apprensione ed in continuo allarme; considerato anche che altri queste cose minimizzano, ma che per la gente di Erto comportano, la sicurezza, la vita e gli averi, questa amministrazione fa nuovamente presente le proprie preoccupazioni per la sicurezza della popolazione e del paese e i propri dubbi sulla stabilità delle sponde del lago di Erto, e, pertanto, esige da codesto spettabile Ente la sicurezza e la certezza che il paese non vivrà nell’incubo». [Cm 166-7] e diffida pertanto la Enel-Sade a «togliere dal Comune la causa dello stato di pericolo pubblico, a mettere la popolazione di Erto in stato di tranquillità e di sicurezza e solo dopo rimettere in attività il bacino». [Cp Al 22]. La lettera viene inviata per conoscenza anche al ministero dei Lavori pubblici, al Genio civile ed alla prefettura di Udine. Negli archivi del ministero di tale lettera non c’è traccia.

Invaso a 710

• L’acqua raggiunge quota 710: non salirà più oltre questa soglia.

Biadene risponde al sindaco: «affermazioni piuttosto azzardate»

• Biadene risponde alla lettera del sindaco di Erto, parlando di «affermazioni piuttosto azzardate», richiamandosi, per tranquillizzare gli Ertani, agli studi geologici «eseguiti a suo tempo dal compianto Prof. G. Dal Piaz». [Merlin 96]

La fessura a forma di M sul Toc si accentua

• Sul Toc si apre una nuova fessura; si notano inclinazioni degli alberi, avvallamenti della strada di circonvallazione e l’accentuarsi della lunga fessurazione a forma di M che attraversa la montagna.

Se la situazione peggiora si procederà con lo svaso

• Riunione alla diga tra Biadene, Mario Pancini, altri tecnici Enel-Sade e i consulenti Caloi ed Oberti: Biadene rinuncia a raggiungere i 715 metri e si riserva di decidere lo svaso, qualora la situazione peggiori.

Biadene opta per lo svaso

• Biadene decide di iniziare l’opera di svaso.

Nuovi sopralluoghi

• Mario Pancini, direttore del cantiere, in partenza per le ferie, informa personalmente la sede di Roma della Enel-Sade della situazione e dell’inizio dello svaso. Prega l’ingegner Baroncini, direttore centrale delle costruzioni idrauliche Enel, di convincere il professor Penta a fare un nuovo urgente sopralluogo.

Pancini se ne va in America e non passa le consegne a Caruso

• Pancini parte per l’America. Al cantiere lo sostituisce l’ingegner Beniamino Caruso, direttore dei lavori del medio Piave. Caruso non riceve nessuna consegna da Pancini. Contemporaneamente, il geometra Rittmeyer, dipendente Sade presso la diga ma con trasferimento accordato a Venezia, si vede revocare detto trasferimento e riceve disposizione di rimanere sul posto.

Caruso fa un sopralluogo senza dire niente a nessuno

• Biadene si reca personalmente a Roma alla sede Enel-Sade e discute della frana con l’ingegner Baroncini: lo prega di insistere presso Penta perché si rechi alla diga. Caruso si reca sulla diga e, accertati nuovi movimenti dei capisaldi e altre recenti fenditure, si rivolge al Genio civile. Lo fa due giorni dopo e senza rivolgersi al responsabile, Violin, né a nessun altro in modo formale.

La frana segreta del 4 agosto

• Relazione di Caloi, in cui si parla di una frana avvenuta il 10 agosto 1963 alle ore 4 e 45. Non se ne conosce l’entità né l’ubicazione.

La circonvallazione è crepata

• La strada che costeggia il lago a sinistra è quasi intransitabile per le continue crepe che si aprono nel manto stradale.

Sul Toc ci sono fessure di metro

• Caruso torna alla diga del Vajont e avverte Biadene del peggioramento della situazione; il Genio civile dispone un sopralluogo dell’Assistente governativo. Alcuni operai trovano in una zona boscosa del lato sinistro del monte Toc due fessure larghe un metro e lunghe circa dieci; durante la giornata se ne aprono altre; rotolano sassi, si sentono crepitii provenienti dalle viscere del monte. [Paolini-Vacis 1997]

Le operazioni di sgombro

• Alla sera viene dato ordine di far sgomberare il Toc, con esclusione delle frazioni Pineda, Liron, Prada. [Paolini-Vacis 1997]

Niente voci allarmistiche

• Alle 10.30 Biadene e Caruso si recano alla diga del Vajont e verificano l’ulteriore peggioramento della situazione. Caruso si reca da Violin al Genio civile di Bellurie, che a sua volta invita l’assistente governativo, Bertolissi, a recarsi presso la diga. Caruso lo prega di «non spargere voci allarmistiche». [Sgi 233] Violin chiede una relazione scritta. [Cm 177] [Paolini-Vacis 1997]

Divieto di transito sulla sponda sinistra del Vajont

• Alle 12 Biadene telefona alla sede di Venezia della Enel-Sade, perché si invii un telegramma al sindaco di Erto-Casso, affinché emetta ordinanza di sgombero della zona del Toc e stabilisca il divieto d’accesso alle sponde del bacino, nonché il transito delle strade nella sponda sinistra del Vajont. L’ordinanza viene emessa. [Paolini-Vacis 1997]

Biadene chiede un sopralluogo della Commissione

• Alle 15,30 Bertolissi si reca alla diga e redige un rapporto che sottolinea «la gravita della situazione per cui si attendono istruzioni da codesto Servizio Dighe». Consegnato all’ingegnere capo del Genio civile, Almo Violin, la mattina del 9, il rapporto viene spedito a Roma nel pomeriggio per posta ordinaria. [Passi 57] Biadene telefona anche alla sede di Roma della Enel-Sade, pregando Baroncini di convincere Penta e la Commissione di collaudo di fare un nuovo sopralluogo. Penta accetta di inviare un proprio assistente, professor Esu, venerdì 11. [Paolini-Vacis 1997]

• I Carabinieri fanno sgomberare alcuni abitati sotto quota 730. [Paolini-Vacis 1997]

Vajont, allarme cresce. I movimenti franosi del Toc aumentano

• Al mattino i movimenti della frana (del monte Toc, Vajont) fanno sì che il canale di scarico dell’invaso sia ostruito. L’ing. Biadene scrive a Pancini, chiedendogli di rientrare dalle ferie (vedi il 1 ottobre): «...in questi giorni le velocità di traslazione della frana sono decisamente aumentate (...). Le fessure del terreno, gli avvallamenti sulla strada, l’evidente inclinazione degli alberi sulla costa che sovrasta La Pozza, l’aprirsi della grande fessura che delimita la zona franosa, il muoversi dei punti anche verso la “Pineda” che finora erano rimasti fermi, fanno pensare al peggio. Ieri abbiamo telegrafato al sindaco di Erto e alla Prefettura di Udine, chiedendo che sia ripristinata l’ordinanza di divieto di transito sulla strada; intanto il serbatoio sta calando 1 metro al giorno e questa mattina dovrebbe essere a quota 700. Penso di raggiungere quota 695 sempre allo scopo di creare una fascia di sicurezza per le ondate (...). Mi spiace darle tante cattive notizie e di doverLa far rientrare anzitempo. (...) Che Iddio ce la mandi buona». [Sgi 244-5] [Paolini-Vacis 1997]

I movimenti del Toc sono visibili ad occhio nudo

• Alle 12, durante la pausa pranzo alcuni operai Enel fermi sul coronamento della vedono ad occhio nudo il movimento della montagna. [Paolini-Vacis 1997]

Una nuova crepa lunga 5 metri larga 50 centimetri

• Alle 13, dietro le baracche degli operai in sponda sinistra, si apre una crepa larga 50 centimetri e lunga 5 metri. Dopo tre ore la crepa ha progredito di 40-50 centimetri. [Paolini-Vacis 1997]

Vajont, cadono gli alberi

• Nel primo pomeriggio (verso le 15-16), un operaio attraversando la zona del Massalezza a una quota superiore alla strada vede alberi cadere e sollevare con le radici grandi zolle di terra. [Paolini-Vacis 1997]

Blocco stradale nella zona del Vajont

• Alle 17 Caruso riceve da Venezia le direttive di avvertire il comando dei Carabinieri per disporre il blocco del traffico stradale nella zona di pericolo. [Cp Al 24] [Paolini-Vacis 1997]

Penta: «Non fasciamoci la testa prima di essercela rotta»

• Biadene telefona a Penta, che lo rincuora: «Mi raccomando la calma e di “non medicarci la testa prima di essercela rotta”». [Sci 250] È in quella telefonata che Biadene, per la prima volta, informa Penta degli esperimenti su modello del Cim e sulla presunta quota 700 come quota di sicurezza. [Ascari 20] Subito dopo Batini telefona a Biadene, che gli conferma il procedere dello svaso, «compatibilmente all’esercizio di Soverzene», messo abusivamente in funzione per produrre energia elettrica con l’acqua dello svaso. [Sgi 251] [Paolini-Vacis 1997]

Chiusa anche la statale Alemagna

• Alle 20 i camion non sono più in grado di transitare sulla strada in sponda sinistra. La strada per il Toc viene sbarrata dalla Sade. Caruso incontra al Caffè Deon di Belluno il comandante dei Carabinieri e gli spiega la necessità del provvedimento di chiusura della statale di Alemagna, prima e dopo Longarone. Il comandante telefona da un bar alla Caserma di Cortina d’Ampezzo e da l’ordine, che viene trasmesso al maresciallo di Longarone. [Cm 184] [Paolini-Vacis 1997]

Rittmeyer: «consiglio di dormire con un occhio solo»

• Alle 22 Rittmeyer telefona a Biadene, a Venezia, per comunicare la sua estrema preoccupazione, dato che la montagna ha cominciato a cedere visibilmente. È preoccupato altresì per la frazione di Erto delle Spesse, a quota 729. Una telefonista di Longarone sente il colloquio, si intromette per chiedere se non ci sia pericolo anche per Longarone. [Merlin 100] Biadene la tranquillizza ma consiglia Rittmeyer di «dormire con un occhio solo». [Cp Al 24] Altre versioni sostengono che la telefonata nella quale si inserisce la centralinista è un’altra, per l’esattezza quella del telefonista dell’ufficio Sade di Longarone che chiede di mettersi in contatto con la fabbrica Mec Marmi, per informarli che non era escluso che durante la notte, a causa di qualche franamento, dell’acqua potesse fuoriuscire dalla diga e preoccupare gli operai della fabbrica. [Sgi 256] [Paolini-Vacis 1997]

Dal monte Toc si staccano 260 milioni di metri cubi e finiscono nel lago

• Alle 22.39 la frana si stacca. Non in due tempi, bensì come corpo unico, compatto: 260 milioni di metri cubi di roccia. In quel momento il livello dell’acqua è a quota 700,42 m slm. L’onda di 50 milioni di metri cubi provocata dalla frana si divide in due direzioni. Investe da una parte i villaggi di Frassen, San Martino, Col di Spesse, Patata, Il Cristo. Quindi arriva ai bordi di Casso e Pineda. Dall’altra parte, superando la diga, raggiunge Longarone, Codissago, Castellavazzo. Infine Villanuova, Pirago, Faè, Rivalla, per poi defluire lungo il Piave. L’onda provoca 1917 morti: 1450 a Longarone, 109 a Castellavazzo, 158 a Erto e Casso e 200 persone originarie di altri comuni, di cui la maggior parte lavoratori e tecnici della diga con le rispettive famiglie. Pochissimi i feriti. In tutta la zona l’unica opera umana che resiste, senza danni, all’onda è la diga di Carlo Semenza sul torrente Vajont. [Paolini-Vacis 1997]

Le foto dei morti del Vajont per il riconoscimento

• «La procura mi chiese di fare le foto delle vittime per il riconoscimento dei parenti. C’erano uomini di buona volontà che lavavano le facce e io facevo le foto a quel che restava del viso. Per tre giorni e tre notti ho fotografato morti. Per settimane li ho anche sognati. Poi ho trovato questa, la mia foto preferita, la più bella, e sono guarito. È la foto di due bambini vivi» (Bepi Zanfron, fotoreporter) [Corrias 2006] [Paolini-Vacis 1997]

La Comissione d’inchesta per la strage del Vajont

• Viene nominata la Commissione di inchiesta sulla sciagura del Vajont, per espressa volontà del ministro ai Lavori pubblici, di comune accordo con il presidente del Consiglio. Insediata il 14 ottobre, alla Commissione vengono concessi due mesi di tempo per presentare la relazione. Il suo compito è quello di «accertare (...) le cause, prossime e remote, determinanti la catastrofe». La Commissione consegnerà la relazione in 90 giorni. [Paolini-Vacis 1997]

Chiude la Commissione di collaudo

• Ultima relazione della Commissione di collaudo, che dichiara concluso il suo mandato ed impossibile «la prosecuzione delle operazioni di collaudo» della diga. [Cp Al 9] [Paolini-Vacis 1997]

Vajont: depositata la sentenza penale contro gli ingegneri

• Il Giudice istruttore Mario Fabbri deposita la sentenza del procedimento penale per la frana del Vajont contro Alberico Biadene, Mario Pancini, Pietro Frosini, Francesco Sensidoni, Curzio Batini, Francesco Penta, Luigi Greco, Almo Violin, Dino Tonini, Roberto Marin, Augusto Ghetti. Penta e Greco sono nel frattempo deceduti. [Paolini-Vacis 1997]

Il suicidio di Pancini

• Mario Pancini si toglie la vita. [Paolini-Vacis 1997]

Il processo per il Vajont

• Inizia all’Aquila il processo di primo grado per la strage del Vajont. [Paolini-Vacis 1997]

Vajont, Biadene, Batini e Violin vengono condannati a sei anni

• Si conclude il processo di primo grado per la strage del Vajont. L’accusa chiede 21 anni per tutti gli imputati (eccetto Violin, per il quale vengono chiesti 9 anni) per disastro colposo di frana e disastro colposo d’inondazione, aggravati dalla previsione dell’evento e omicidi colposi plurimi aggravati. Biadene, Batini e Violin vengono condannati a sei anni (di cui due condonati) di reclusione per omicidio colposo, colpevoli di non aver avvertito e di non avere messo in moto lo sgombero; assolti tutti gli altri. Non viene riconosciuta la prevedibilità della frana. [Paolini-Vacis 1997]

Vajont, il processo d’appello

• Inizia all’Aquila il processo d’appello per il Vajont, con lo stralcio della posizione di Batini, gravemente ammalato di esaurimento nervoso (morirà nel 1975). [Paolini-Vacis 1997]

Vajont: Biadene e Sensidoni riconosciuti colpevoli di frana

• La sentenza riconosce la totale colpevolezza di Biadene e Sensidoni: riconosciuti colpevoli di frana, inondazione e degli omicidi, vengono condannati rispettivamente a sei anni (di cui tre condonati) e a quattro anni e mezzo (di cui tre condonati); Frosini e Violin vengono assolti per insufficienza di prove; Marin e Tonini assolti perché il fatto non costituisce reato; Ghetti per non aver commesso il fatto. [Paolini-Vacis 1997]

Vajont, la Cassazione

• Processo di Cassazione a Roma: Biadene e Sensidoni vengono riconosciuti colpevoli di un unico disastro: inondazione aggravata dalla previsione dell’evento compresa la frana e gli omicidi. Biadene viene condannato a 5 anni (di cui 3 condonati), Sensidoni a 3 anni e 8 mesi (di cui tre condonati); Tonini viene assolto per non aver commesso il fatto. Tutti gli altri verdetti restano invariati. Dopo quindici giorni sarebbero scaduti i 7 anni e mezzo dall’avvenimento contestato e tutti i crimini sarebbero caduti in prescrizione. [Paolini-Vacis 1997]

Vajont, L’Enel deve risarcire le amministrazioni pubbliche

• La corte d’Appello dell’Aquila rigetta la richiesta del comune di Longarone di rivalersi in solido contro la Montedison, società in cui è confluita la Sade, condannando viceversa l’Enel al risarcimento dei danni subiti dalle pubbliche amministrazioni, condannando le stesse pubbliche amministrazioni a pagare le spese processuali alla Montedison. Viene altresì deciso che vengano compensate le spese tra il comune di Longarone e la Montedison.[Paolini-Vacis 1997]

Vajont: Enel e la Montedison devono risarcire i danni

• La corte d’Appello di Firenze, ribaltando la precedente sentenza della corte d’Appello dell’Aquila, condanna in solido l’Enel e la Montedison al risarcimento dei danni sofferti dallo Stato e la sola Montedison per i danni subiti dal comune di Longarone, riservandosi di quantificare in altra sede l’ammontare dei danni stessi e la loro ripartizione fra i responsabili civili. [Paolini-Vacis 1997]

Vajont: rigettato il ricorso della Montedison

• La Corte Suprema di Cassazione rigetta il ricorso intentato dalla Montedison alla sentenza del 3 dicembre 1982. [Paolini-Vacis 1997]

Vajont: la Montedison deve 55.645.758.500 lire a Longarone

• Il Tribunale Civile e Penale di Belluno condanna la Montedison a risarcire i danni subiti dal Comune di Longarone per un ammontare di lire 55.645.758.500, comprensive dei danni patrimoniali, extra-patrimoniali e morali, oltre a lire 526.546.800 per spese di lite ed onorari e lire 160.325.530 per altre spese. La sentenza ha carattere immediatamente esecutivo. In questo stesso anno, la Corte Suprema di Cassazione, rigetta il ricorso dell’Enel nei confronti del comune di Erto-Casso e del neonato comune di Vajont, obbligando così l’Enel al risarcimento dei danni subiti, che verranno quantificati dal Tribunale Civile e Penale di Belluno in lire 480.990.500 per beni patrimoniali e demaniali perduti; lire 500.000.000 per danno patrimoniale conseguente alla perdita parziale della popolazione e conseguenti attività; lire 500.000.000 per danno ambientale ed ecologico (le cifre non sono state ancora corrisposte e, rivalutate, hanno raggiunto il valore di 22 miliardi di lire circa). [Paolini-Vacis 1997]