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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

LOHENGRIN di Richard Wagner

Direttore Claudio Abbado, regia di Giorgio Strehler, scenografia di Ezio Frigerio, maestro del coro Romano Gandolfi. Cantano: Anna Tomowa-Sintow (Elsa), Elisabeth Connell (Ortrud), René Kollo (Lohengrin), Siegmund Nimsgern (Telramund) Clage Haugland (Heinrich der Vogler).

Un trio d’oro di esordienti wagneriani alla Scala

• Un “trio d’oro” di esordienti wagneriani per il Lohengrin che inaugura la stagione: il direttore Claudio Abbado, il regista Giorgio Strehler, lo scenografo Ezio Frigerio. Per la terza volta l’opera di Wagner è eseguita alla Scala in lingua originale (precedenti: Karajan nel 1953, Sawallisch nel 1965). Abbado «ha colto soprattutto le novità linguistiche che percorrono l’opera e ha impresso alla sua direzione una espressività continua e un’emotività ricca di un’enorme carica melodica». Strehler «ha riversato questa volta il suo immenso amore per Mozart e per Verdi, musicisti della vita e della scena, sopra il compositore della leggenda, dell’inarticolazione, della tensione verso l’ascesi». Frigerio «ha creato un contesto figurativo attento ai sortilegi visivi del romantico e delle fonti gotiche». [Duilio Courir, Cds 8/12/1981]

Anche voci bulgare nel coro di Gandolfi

• La compagnia di canto ha dato il meglio delle proprie possibilità. René Kollo, «un Lohengrin meravigliosamente integrato nel senso drammatico del suo ruolo». Anna Tomowa Sintow «una Elsa dalla delicata sensibilissima vocalità». Il coro diretto da Romano Gandolfi è eccezionalmente rinforzato da voci bulgare.

Pertini applauditissimo siede in platea

• In sala c’è anche il presidente della Repubblica Sandro Pertini. È in visita privata a Milano, ha lasciato il palco ai ministri (Rognoni, Signorello, Andreatta) e siede in una poltrona di quinta fila. All’ingresso in teatro lo ha salutato un lungo applauso, con tutta la platea in piedi. La Scala è affollatissima, si rivede qualche smoking e qualche toilette delle stagioni dell’opulenza, ma senza eccessive ostentazioni. Uno spettatore su tre è straniero.

In coda al freddo per un posto in loggione

• Loggionisti in coda davanti alla biglietteria del teatro per conquistarsi uno degli ingressi in vendita dalle 18.30 (il sipario si alza un’ora più tardi) a 3.000 lire l’uno. Tre studenti, di chimica, di lettere e una liceale, sono arrivati alle sette del mattino, con il termometro sottozero. [Cds 8/12/1981]

ERNANI di Giuseppe Verdi

Direttore Riccardo Muti, regia di Luca Ronconi, scenografia di Ezio Frigerio. Cantano: Mirella Freni (Elvira), Plácido Domingo (Ernani), Renato Bruson (Don Carlos), Nicolai Ghiaurov (Gomez de Silva), Alfredo Giacomotti (Jago).

Con “Ernani” il primo Sant’Ambrogio di Muti

Ernani di Verdi apre quest’anno la stagione della Scala: alla guida dell’orchestra, per la prima volta in occasione di una serata d’inaugurazione del teatro, Riccardo Muti. Protagonista il tenore Placido Domingo, che dopo 13 anni toma alla Scala con l’opera che segnò il suo debutto. Con lui, Nicolai Ghiaurov e Mirella Freni. In sala fra gli altri il presidente della Repubblica Sandro Pertini (applauditissimo, seduto come sempre in platea), l’ex presidente del Consiglio Giovanni Spadolini, in forma privata, e l’attore americano Burt Lancaster.

Fischi e lazzi, il loggione inatteso protagonista

• «Spente le luci, esaurito il breve preludio, si scopre che Emani ha un protagonista che né Verdi ieri, né oggi Muti e Ronconi avevano previsto: il loggione. Come a Parma, peggio che a Parma. E proprio nel grande rito della grande “prima” di Sant’Ambrogio. I loggionisti se la prendono subito con la regia e con i costumi». Ma anche la Freni e Ghiaurov sono colpiti, oggetto di frasi che volano dalla galleria più alta. «Un loggione impertinente, propagandistico, con le spudoratezze di un certo Sessantotto», dice Emilio Pozzi, direttore della Rai di Torino. [Sta. 9/12/1982]

Voci ineccepibili, ma non scolpiscono i personaggi

• «Esecuzione musicalmente d’alto livello, grazie alla direzione appassionata e vibrante di Riccardo Muti e alla presenza d’un quartetto vocale di prim’ordine: Placido Domingo protagonista, Mirella Freni, Renato Bruson come Don Carlo re di Spagna, e Ghiaurov, il vecchio Silva. A parte un preoccupante calo di voce di Bruson nel second’atto, sono vocalmente ineccepibili ed esemplari, ma non scolpiscono i personaggi, che forse non ci sono. La regia di Ronconi, ma in fondo anche la direzione di Muti presuppongono una profonda sfiducia nelle virtù drammatiche dello sgangherato libretto di Piave, lasciando che i cantanti “cantino” e basta, coi loro soliti gesti convenzionali favorevoli all’emissione vocale. [Massimo Mila, Sta. 9/12/1982]

TURANDOT di Giacomo Puccini

Direttore Lorin Maazel, maestro del coro Giulio Bertola, regia di Franco Zeffirelli. Cantano: Ghena Dimitrova (Turandot), Katia Ricciarelli (Liù), Nicola Martinucci (Calaf).

Maazel e Zeffirelli per “Turandot”

• Il Teatro alla Scala apre la stagione con l’ultima opera, incompiuta, di Giacomo Puccini. Turandot era stata il titolo della serata inaugurale anche nel 1958, direttore Votto, e nel 1964, con Gavazzeni sul podio. «L’esecuzione è stata bellissima, sia sotto l’aspetto scenico che sotto l’aspetto musicale. (…) Tra i grandi direttori, Lorin Maazel ha fama di “freddo”: quel che ci vuole per un’opera-frigorifero come questa. Scherzi a parte, tutto ha funzionato benissimo: l’orchestra ha suonato splendidamente e il coro (ora affidato alle cure di Giulio Bertola) non è stato da meno». Alla fine applausi per tutti, «in modo particolare per la Dimitrova e per Zeffirelli, e anche per Lorin Maazel, pur conditi di qualche dissenso dei soliti vedovi di Abbado». [Massimo Mila, Sta. 9/12/1983]

Pertini anche questa volta alla prima della Scala

• Per il quarto anno consecutivo assiste alla prima della Scala il presidente della Repubblica Sandro Pertini, accolto da un grande applauso non appena scende dall’Affetta blu blindata. Dieci giorni fa il capo dello Stato con il corpo di ballo scaligero è andato in visita ufficiale da re Hussein di Giordania. «Zeffirelli è un mago – commenta a fine spettacolo – E anche lei, la Turandot, la Ghena Dimitrova è meravigliosa. Le ho fatto i complimenti». [Antonio Ferrari, Cds 8/12/1983]

Sant’Ambrogio in grande stile

• Ministri, ambasciatori, cantanti, attori sfilano davanti alle telecamere e ai flash. Tra i ministri: Martinazzoli, Lagorio, Signorile, Visentini. Ci sono anche Merloni, Lama , Tognoli, Valentina Cortese, Carla Fracci e Edwige Fenech. L’ambasciatore sovietico Lunkiv sorride e non risponde alle domande dei giornalisti, quello americano, Maxwell Rabb, minimizza le tensioni internazionali. [Cds 8/12/1983]

I loggionisti si sono organizzati

• Quest’anno i loggionisti si sono organizzati: non più ore e ore di fila al freddo addossati l’uno all’altro. La soluzione: una distribuzione di biglietti numerati che attestano l’ordine di arrivo. La direzione della Scala non ha voluto conferire ufficialità alla trovata e non sono mancate le contestazioni. Inutili le lamentele di chi non è riuscito ad entrare pur avendo il tagliando del mattino. [Cds 8/12/1983]

CARMEN di Georges Bizet

Direttore Claudio Abbado, maestro del coro Giulio Bertola, regia e scenografia di Piero Faggioni. Cantano: Shirley Verrett (Carmen), Plácido Domingo (Don José), Alida Ferrarini (Micaëla), Ruggero Raimondi (Escamillo).

Contestazione in stile ’68 davanti alla Scala

• La stagione della Scala si apre in teatro con Carmen di Bizet e fuori con una contestazione in stile Sessantotto. Non ci sono stati incidenti, la protesta si è risolta con un lancio di uova, monetine, cachi e sacchetti di immondizie contro le signore in pelliccia e gli uomini in smoking. Gli operai dell’Alfa Romeo, della Magneti Marelli e della Sidalm erano in piazza della Scala per manifestare contro i licenziamenti e la cassa integrazione. «Si sono infiltrati alcune decine di giovani appartenenti a gruppuscoli dell’ultra sinistra e ai movimenti giovanili più “arrabbiati”», hanno iniziato a gridare slogan e poi a lanciare “proiettili” di ogni tipo. Sono esplosi anche alcuni petardi, tanto fragore ma nessun danno. [Cds 9/12/1984]

“Carmen” in versione originale, Abbado sul podio

• Per questa edizione di Carmen Claudio Abbado ha scelto la versione originale, cioè in francese senza i recitativi apposti da Ernest Guiraud. «L’esito, in una serta di grande splendore, è stato assai buono, con applausi per tutti e qualche dissenso specialmente verso la protagonista». [Massimo Mila, Sta. 9/12/1984]

Tra il pubblico Pertini e Craxi

• La presenza del capo dello Stato alla “prima” della Scala è ormai una tradizione.Quest’anno Pertini è accompagnato dal presidente del Consiglio, Bettino Craxi. Nel palco 13 c’è Carolina di Monaco col marito. In sala anche il nipote dell’imperatore del Giappone e molti ambasciatori. Grandi assenti i nomi dell’aristocrazia lombarda. [Lina Sotis, Cds 8/12/1984]

• Henry Kissinger non ha potuto partecipare alla prima come aveva annunciato. A causa della nebbia, l’aereo privato sul quale viaggiava non è potuto atterrare. L’ex segretario di Stato americano è rientrato a Parigi.

Le firme della prima

• La moda alla prima della Scala: ci sono Mariuccia Mandelli (Krizia) e Laura Biagiotti. Versace ha vestito Ornella Vanoni. Abiti firmati Mila Schön per Anna Bonomi Bolchini, e la moglie del prefetto Mariangela Vicari. Marisa Belisario veste un vestito lungo di velluto nero di Armani. Presentissimo Valentino: lo indossano Anna Craxi, Rosanna Falck e la moglie di Yul Brynner, Doris, che ha incrocia Pertini nel foyer: «Che bel vestito indossa!», e lei di rimando: «È un Valentino!». «Allora sarà stata una stangata, signora mia», ha concluso il Presidente. [Cds 8/12/1984]

Il borsino: 440.000 lire per una poltrona

• Per assistere a questa prima gli spettatori hanno dovuto sborsare 440.000 lire per una poltrona di platea (385.000 nei palchi). Molti posti sono stati comprati direttamente dalle aziende che li hanno poi offerti ai loro ospiti. Tra queste Milano Assicurazioni, sponsor della serata con 180 milioni. Non si sa quanto questa Carmen sia costata alla Scala: l’unica cifra certa sono i 400 milioni dell’allestimento scenico. [Sta. 8/12/1984]

Volantini dal loggione contro la fame nel mondo

• Alla fine del primo atto due rappresentati del Partito Radicale hanno fatto piovere sulla platea, dalla seconda galleria, circa trecento volantini sul problema della fame del mondo.

AIDA di Giuseppe Verdi

Direttore Lorin Maazel, regia di Luca Ronconi e Antonello Madau Diaz, scenografia di Mauro Pagano. Cantano: Maria Chiara (Aida), Ghena Dimitrova (Amneris), Luciano Pavarotti (Radamès), Piero Cappuccilli (Amonasro), Paata Burchuladze (Re), Nicolai Ghiaurov (Ramfis), Francesca Garbi (sacerdotessa).

Lavoro e fatica nell’Egitto di “Aida”

• I rapporti di Claudio Abbado con la Scala si stanno raffreddando. L’apertura della stagione, con Aida, è affidata alla bacchetta di Lorin Maazel. Luca Ronconi e Mauro Pagano, che curano l’allestimento, hanno voluto portare in scena una visione dell’Egitto come luogo di lavoro, di fatica e di polvere. Obiettivo raggiunto sia in scena che dietro le quinte: settanta dei centocinquanta macchinisti erano vestiti da schiavi e si muovevano sul palco. Per realizzare le scene ci sono voluti tre mesi e mezzo di intenso lavoro da parte del laboratorio scaligero. La sfinge del trionfo è alta dodici metri, larga undici e per muoverla occorrono sessanta persone. [Laura Dubini, Cds 8/12/1985]

Un minuto e mezzo di applausi a Pavarotti

• Pavarotti-Radames è arrivato alla nota conclusiva di “Se quel guerrier io fossi” con la fierezza d’un guerriero che si sente destinato alla vittoria. L’acuto è stato una vera guglia di suono. Un grande applauso lungo un minuto e mezzo ha premiato il tenore. Si sono udite anche le parole «Grazie Luciano!». [Cds 8/12/1985]

Pertini in forma privata e Borges tra gli spettatori

• Non è più il presidente della Repubblica ma neppure quest’anno si è fatto mancare la prima alla Scala. Sandro Pertini tra il pubblico in forma privata al centro della platea. Al suo arrivo è stato accolto da una manifestazione di straordinaria simpatia.

• Un altro spettatore d’eccezione a questa prima della Scala: Jorge Luis Borges.

• Alla fine del secondo atto di Aida sono piovuti dall’alto volantini firmati “Dalla parte degli animali”, contro la vivisezione, l’uso dei prodotti farmaceutici testati sugli animali e contro le pellicce. [Cds 8/12/1985]

Topless in diretta su Raidue

• Le telecamere della Rai hanno ripreso in diretta la serata, trasmessa su Raidue. All’inizio del secondo atto sono apparse in video alcune ragazze discinte e un primo piano ha inquadrato il topless di una schiava. Meteorica e quasi invisibile in tv la fugace apparizione d’un atleta nudo fra le ombre della scena.

NABUCCO di Giuseppe Verdi

Direttore Riccardo Muti, regia di Roberto De Simone, scenografia di Mauro Carosi. Cantano Ghena Dimitrova (Abigaille), Francesca Garbi (Anna), Bruno Beccaria (Ismaele), Renato Bruson (Nabucodonosor), Paata Burchuladze (Zaccaria), Mario Luperi (Gran sacerdote).

Muti concede il bis di “Va’ pensiero”

• Per il suo primo Sant’Ambrogio da direttore musicale del Teatro alla Scala (incarico che gli è stato affidato quest’anno), Riccardo Muti ha scelto un’opera italianissima: il Nabucco di Verdi. La regia è affidata a Roberto De Simone. Nel momento magico del “Va’ pensiero” il teatro è immerso in un’atmosfera incandescente. Dopo le ultime note, tre minuti di applausi e di grida festose: il pubblico chiede il bis. Muti fa un cenno al coro e il canto risuonaper la seconda volta. Dal loggione un grid «Grazie, maestro». Infranta la regola imposta da Arturo Toscanini fin dal 1898: niente bis alla prima. «Non soltanto il coro viene premiato se si concede il bis, ma anche tutto il teatro. (...) È il pubblico, così, che entra nello spettacolo, partecipando a un’inedita comunità di sensazioni, di pensieri, di cultura» (Gianandrea Gavazzeni). [Cds, 9/12/1986]

Ci sono Craxi e la Milano della moda

• I primi big ad arrivare, il teatro apre alle 19.15, sono Pietro Barilla e figlia, Nerio Nesi e Carolina Venosta. Seguono Gianni Vasari, Francesco Micheli, il vertice al completo dell’Eni. C’è anche Charles Aznavour. Per la moda Laura Biaggiotti, Gianni Cigna, Enrico Coveri con Marta Marzotto, Nicola Trussardi, e Gianfranco Ferrè. Il presidente del Consiglio Craxi è accompagnato dalla moglie Anna, abito nero lungo di pizzo e paillettes. Tra i politici anche Giovanni Spadolini. [Cds 8/12/1986]

Tafferugli: un uovo colpisce un carabiniere

• Un centinaio di giovani legati ai centri sociali Leoncavallo e Virus, di Milano, ha accompagnato gli spettatori che si recavano a teatro. Uno striscione con una poesia di Ungaretti (Soldati) tradotta in francese, urli e slogan: «Uscire dal ghetto, distruggere la gabbia, creare e organizzare la nostra rabbia», «Aids, Aids», «borghesi assassini», «pagherete caro, pagherete tutto». Un uovo ha colpito un carabiniere fermo davanti all’ingresso. [Cds 8/12/1986]

L’altra Scala, tute blu al posto degli smoking

• Il bar dei lavoratori della Scala sta dietro il palcoscenico. È l’altro foyer, tute blu al posto degli smoking. «Il nostro è un lavoro stupendo ma è una vita di sacrifici e di rinunce» confessa un macchinista. «Ghiringhelli sì che pensava agli operai. Quando le cose andavano bene arrivavano sempre un po’ di bottiglie per fare baldoria. Adesso , al massimo, dalle alte sfere scendono lettere di ringraziamento». Il vero sogno? Vedere l’opera dalla platea: «Sa che io non sono mai stato alla Scala? Come spettatore, s’intende». [Carlo Lovati, Cds 9/12/1986]

DON GIOVANNI di Wolfgang Amadeus Mozart

Direttore Riccardo Muti, regia di Giorgio Strehler, scenografia di Ezio Frigerio. Cantano: Edita Gruberová (Donna Anna), Ann Murray (Donna Elvira), Susanne Mentzer (Zerlina), Thomas Allen (Don Giovanni), Claudio Desderi (Leporello), Francisco Araiza (Don Ottavio).

Applauditissimo il “Don Giovanni” di Muti

• Prima della Scala nel nome di Mozart. Quattordici minuti di applausi alla chiusura del sipario, numerose uscite e lanci di fiori. Don Giovanni mancava nel teatro milanese da 21 anni. È un trionfo personale per Muti, vivissimi applausi per la regia di Strehler, ma anche per lo scenografo Ezio Frigerio e la costumista Franca Squarciapino. «Magnifico spettacolo, che Muti ha diretto senza traccia di quella galanteria settecentesca che altre sue prove mozartiane potevano far temere. Giustamente l’ha riservata ai personaggi che la richiedono, come il Don Ottavio e Zerlina, ma i tuoni e gli impeti della passione vibrano intensamente». [Massimo Mila, Sta. 8/12/1987] Tra gli interpreti splende il soprano Edita Gruberova (Donna Anna). Alcuni dissensi per Claudio Desderi (Leporello) che però hanno sorpreso la maggior parte del pubblico. [Mario Pasi, Cds 8/12/1987]

Strehler tra Sei e Settecento

• Giorgio Strehler ha scelto un’impostazione barocca fra Sei e Settecento. Si scorge un paesaggio che appare molto italiano dal sapore di un tardo barocco protosettecentesco senza scadere nel rococò o nelle galanterie di una civetteria che resta solo in superficie. Presente la lezione brechtiana, quella del Brecht capocomico che fa un teatro che parla attraverso le cose. [Duilio Courir, Cds 9/12/1987]

Scene grandiose e fatica per i macchinisti

• Dense nuvole di fumo avvolgono il palco, una voragine che si apre e inghiotte Don Giovanni. Effetti scenici straordinari per la “prima”.Scene terribili, se viste da sotto la botola. Misura tre metri e sessanta per due e mezzo, i macchinisti si muovono alla cieca avvolti per cambi rapidissimi e sincronismi perfetti. Novanta macchinisti, una trentina di elettricisti, venticinque attrezzisti è il grande apparato tecnico che fa muovere questa sera l’opera alla Scala. [Laura Dubini, 8/12/1987]

Carlo d’Inghilterra dietro le quinte

• Tra gli spettatori eccellenti della prima anche il principe Carlo d’Inghilterra, che nell’intervallo va dietro le quinte a salutare gli interpreti.

Sessanta ore per un posto in loggione

• Attesa record per un loggionista. Si è piazzato davanti alla porta della biglietteria sabato mattina alle sette. Si chiama Elvo, bel signore di mezza età dai capelli bianchi e gli occhi verdi.Quest’anno il teatro ha concesso venti biglietti in più per accedere alla piccionaia. Trentacinque persone che attendevano in fila non sono comunque riuscite ad entrare. [Cds 8/12/1987]

Prima e dopo la Scala

• Da due anni prima che si alzi il sipario della Scala ci si trova al Grand Hotel et de Milan. Sciampagnini nazionali e tartine per ingannare l’attesa. Ci sono un po’ tutti, dalle grandi banche estere all’industria torinese, dall’editoria statunitense alla nobiltà inglese. Molto più formali i dopo Scala, le solite “torte a strati” divise per categoria. Al Savini il ricevimento del sindaco Paolo Pillitteri: settanta invitati, accanto alle autorità anche il principe d’Inghilterra. L’altro “dopo” ufficiale per gli artisti si è tenuto da Giannino, come da tradizione. [Lina Sotis, 8/12/1987]

GUGLIELMO TELL di Gioachino Rossini

Direttore Riccardo Muti, regia di Luca Ronconi, scenografia di Gianni Quaranta. Cantano: Amelia Felle (Jemmy), Cheryl Studer (Mathilde), Luciana D’Intino (Hedwige), Chris Merritt (Arnold), Ernesto Gavazzi (Rodolphe), Giorgio Zancanaro (Guillaume Tell), Giorgio Surjan (Walter Fürst).

I VESPRI SICILIANI di Giuseppe Verdi

Direttore Riccardo Muti, regia e scenografia di Pier Luigi Pizzi e Ugo Tessitore, coreografia di Micha van Hoecke. Cantano Cheryl Studer (Elena), Chris Merritt (Arrigo), Gloria Banditelli (Ninetta), Giorgio Zancanaro (Guido di Monforte), Enzo Capuano (sire di Béthune), Ferruccio Furlanetto (Giovanni da Procida).

IDOMENEO di Wolfgang Amadeus Mozart

Direttore Riccardo Muti {soprani (Ilia) e Carol Vaness (Elettra), tenori (Idamante), Gösta Winbergh (Idomeneo), (Arbace) e (Gran Sacerdote), coro vicino di tenori, coro lontano di bassi (voce dell’Oracolo).

Meno mondanità, più musica alla prima della Scala

• Il direttore, Riccardo Muti, ha sempre espresso il desiderio di un Sant’Ambrogio meno mondano ed «è riuscito nell’operazione difficilissima di fare della “prima” scaligera un appuntamento essenzialmente musicale. Le scelte di Guglielmo Tell prima, dei Vespri siciliani poi e stavolta dell’Idomeneo hanno meno artificiosamente eccitato l’atmosfera, con gran vantaggio per la resa interpretativa». [Duilio Courir, Cds 8/12/1990]

La platea sembra il Transatlantico di Montecitorio

• La platea della Scala sembra il Transatlantico di Montecitorio. Compatto schieramento di ministri e politici. Ci sono Craxi, Spadolini, De Michelis, Sterpa, Tognoli, Prandini. Berlusconi arriva con la futura seconda moglie, Veronica. Marina Ripa di Meana sfoggia un cappellino a forma di cuore trafitto da una freccia di brillanti.[Lina Sotis, 8/12/1990]

Protesta ambientalista nel foyer

• Un “commando” ambientalista irrompe nel foyer. Due attiviste hanno imbrattato le pellicce regalate loro «da donne pentite» mentre un uomo e una ragazza srotolano uno striscione con scritto «Le pellicce grondano sangue». La protesta è firmata dal gruppo Kulturcentro Miranda Mondo di Milano. [Cds 9/12/1990]