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 2017  dicembre 12 Martedì calendario

OTELLO di Giuseppe Verdi

Direttore Riccardo Muti, regia di Graham Vic. Cantano Placido Domingo (Otello), Barbara Frittoli (Desdemona), Leo Nucci (Jago), Rossana Rinaldi (Emilia), Cesare Cantani (Cassio).


“Otello” è il congedo temporaneo dalla Scala

• La serata si apre con l’inno di Mameli. Quando si chiude il sipario sull’Otello, quindici minuti di applausi, pioggia di rose e tutta la Scala sul palcoscenico. Salgono anche i professori d’orchestra e i macchinisti. Una standing ovation accompagnata dal battito dei piedi, una dimostrazione di affetto per la Scala che il 31 dicembre trasloca al Teatro degli Arcimboldi, periferia nord-est di Milano. «È stata una serata straordinaria, per la bellezza di quest’opera, ma anche per quella festa in scena che alla fine ci ha coinvolti tutti, unendo magicamente noi artisti e il pubblico in un unico abbraccio nel nome della musica. In tutta la mia vita non ho mai visto niente di simile» (Placido Domingo). [Cds 8/12/2001]

Grande esecuzione, orchestra al top

• Grande esecuzione dell’Otello. Come non mai l’orchestra guidata da Muti ha saputo sottolineare gli «umori tetri, serpeggiando, pulsando, macchiando le linee vocali con movimenti oleosi, segnali lontani, rotture, impennate e sinistra rigurgiti». Placido Domingo-Otello ha una voce dal volume un po’ più contenuto di un tempo ma sempre fresca per timbro, per la Frittoli-Desdemona un bel canto «fiatato sempre con dolcezza». Leo Nucci è sembrato invece eccessivamente distaccato dalla parte di Jago, sia nella voce che nell’atteggiamento scenico. [Paolo Gallarati, Sta. 8/12/2001]

Tra gli spettatori Ciampi e cinque ministri

• Il pubblico. Entrata trionfale per il presidente della Repubblica Ciampi e signora. Folla di ministri: Sirchia, Tremonti, Matteoli, Stanca e Castelli. Il procuratore Borrelli stringe la mano al Guardasigilli dopo le polemiche sulla riforma della giustizia. Nel foyer fa spettacolo Valeria Marini. Entra defilata la nuova coppia dell’anno, il presidente Rai, Roberto Zaccaria, e Monica Guerritore. Massima discrezione anche per la “coppia della sobrietà”:Mario ed Elsa Monti. [Lina Sotis, Cds 8/12/2001; Brunella Giovara, Sta, 8/12/2001]

La Scala regala a Muti una lettera di Verdi

• Regalo inaspettato per Muti nel bel mezzo del tradizionale dopo Scala alla Società del Giardino. Il sovraintendente Carlo Fontana ha consegnato al maestro una lettera autografa di Giuseppe Verdi, datata aprile 1850. Il compositore scrive al sovrintendente della Fenice di Venezia sul contratto di un’opera da realizzare per la stagione 1850-51. [Laura Dubini, Cds 9/12/2001]

Proteste in piazza, ci sono anche i bersaglieri

• In Piazza della Scala sono tornati gli operai dell’Alfa Romeo di Arese per protestare contro la progressiva riduzione della produzione in fabbrica. Non sono soli. Ci sono gli studenti del Berchet contro la riforma Moratti, i Cobas e i Cub che difendono l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, i no global con maschere bianche contro la guerra e il terrorismo. Legambiente e Sdi sugli aumenti delle tariffe dei mezzi pubblici. E persino dei bersaglieri di Milano, che polemizzano sul trasferimento del terzo Battaglione. Non mancano neanche quest’anno gli animalisti che invitano a ribellarsi «all’insensibilità verso gli animali». Il momento più caldo della protesta è il lancio di palloncini pieni di vernice verso i poliziotti che presidiano le transenne a difesa dell’ ingresso della Scala. Qualche spintone, un po’ di agitazione generale, ma subito ritorna la calma. [Cds 8/12/2001]

IPHIGÉNIE EN AULIDE di Christoph Willibald Gluck

Direttore Riccardo Muti, regia, di Yannis Kokkos. Cantano: Genia Kuhmeier (Diane), Christhopher Robertson (Agamemnon), Daniela Barcellona (Clytemnestre), Violeta Urmana (Iphigénie), Stephen Mark Brown (Achille), Giovanni Battista Parodi (Patrocle), Ildar Abrazakov (Calchas), Maurizio Murado (Arcas).

La “prima” quest’anno è agli Arcimboldi

• Una prima sottotono per la stagione della Scala che, con il teatro del Piermarini sottoposto ai lavori di ristrutturazione, si tiene al nuovo teatro degli Arcimboldi alla Bicocca, periferia nord-est di Milano. Il sindaco Albertini arriva in metropolitana. Pochi vestiti firmati e poca apparenza hanno contraddistinto la serata. Pochi vip, nessuno stilista con modelle al seguito. Non c’è nemmeno Marta Marzotto e molti posti in platea sono rimasti vuoti. Tra i politici in sala i ministri Tremonti, Castelli e Sirchia. [Cds 8/12/2002; Brunella Giovara, Sta. 8/12/2002]

Muti dirige l’amatissimo Gluck

• Si completa quest’anno il terzetto delle opere di Gluck proposto da Muti, dopo Armida (che aveva aperto la stagione 1996-97) e Ifigenia in Tauride. Ifigenia in Aulide, opera forte e godibile in presa diretta, alla Scala-Arcimboldi si presenta intensa e carica di emozione. Muti dirige «con una levigatezza, un’eleganza, una raffinatezza di suoni che presuppone un lavoro capillare. Più che lo sbalzo epico, e la concitazione drammatica, viene in primo piano la dolcezza dell’intimità». [Paolo Gallarati, Sta. 8/12/2002]

 • Il baritono Robertson interpreta bene Agamennone, pur non avendo il piglio di Christoff, che cantò l’opera alla Scala nel 1959. La Barcellona-Clitennesta ha grande personalità tragica, voce splendida per qualità e stile, anche se la pronuncia francese è ancora perfettibile. Una Ifigenia dolcissima quella interpretata da Violeta Urmana, intensa nel suo cadore verginale. Mark Brown ha faticato nella parte di Achille, splende invece il giovane Abdrazakov nei panni del severo indovino Calcante. [Gallarati, Sta. 8/12/2002]

Protestano operai, medici, centri sociali e i residenti

• L’Alfa di Arese di nuovo in piazza. Le tute blu espongono un mega striscione sulla facciata a lato dell’ingresso, la Scala solidarizza. Davanti al teatro anche i disobbedienti e i centri sociali contro gli arresti dei no global dopo i fatti di Genova. I medici specializzandi cantano e ballano per chiedere al governo il diritto ad un contratto: “Sirchia una sanità meno tirchia”. Quest’anno ci sono anche gli abitanti del quartiere Bicocca, dove hanno sede gli Arcimboldi,che protestano contro la nuova tranvia. [Davide Gorni, cds 8/12/2002]

Dopo Scala a Sesto San Giovanni

• Addio agli stucchi candidi della Società del Giardino e ai memorabili saloni di Palazzo Marino per il dopo Scala di quest’anno. Il sindaco Albertini e il sovrintendente Fontana hanno voluto un’unica, immensa cena: 410 invitati illustri convocati per le 21.30 a Sesto San Giovanni presso l’Hotel Villa Torretta. Aperitivo a base di caviale russo, salmone irlandese e champagne. L’arrivo del maestro Muti segna l’inizio della cena a cura dello chef Ivano Rottoli, aiutato da 20 cuochi. [Fiorella Minervino, Sta. 8/12/2002]

MOÏSE ET PHARAON di Gioachino Rossini

Direttore Riccardo Muti, regia di Luca Ronconi. Cantano: Ildar Abrazakov (Moïse), Erwin Schrott (Pharaon), Giuseppe Filianoti (Aménophis), Tomislav Muzek (Éliézer), Giorgio Giuseppini (Osidide), Antonello Ceron (Aufide), Sonia Ganassi (Sinaïde), Barbara Frittoli (Anaï).

Con Muti un “Mosè” quasi inarrivabile

• Un capolavoro severo capace di far pensare apre la stagione scaligera. È il Mosè del 1827, data della prima rappresentazione a Parigi, parziale rifacimento del Mosè in Egitto del 1818. Sul Corriere della Sera Paolo Isotta loda senza riserve l’interpretazione di Riccardo Muti, che «rende possibile ciò che tecnicamente parrebbe non esserlo: l’incalzare a cavallo degli Egiziani, il meraviglioso canto dei violini all’ottava che segue la tempesta, il finale che diventa un autentico poema». Il coro regala sfumature timbriche e dinamiche, precisione e intensità, colore perfetto nell’emissione delle vocali. Abdrazakof, per la sua giovane età,non ha il peso vocale dei grandi Mosè che lo hanno preceduto ma un bel timbro e una dizione francese accettabile. Sonia Ganassi ha raggiunto la perfezione da tutti i punti di vista. Filanoti è abilissimo a interpretare un ruolo che non si taglia perfettamente alle sue capacità vocali. «Con alcuni opportuni ritocchi questo Mosè andrebbe inciso, essendo un peccato mortale che un’edizione dal punto di vista musicale del capolavoro quasi inarrivabile non resti quale documento, esempio e lezione». [Paolo Isotta, Cds 9/12/2003]

Spettacolo (e incasso) faraonico

• Non poteva che essere uno spettacolo faraonico. Oltre cento orchestrali e cento coristi, 36 ballerini, con Luciana Savignano, Roberto Bolle, Desmond Richardson. Circa 150 tra tecnici, costumisti, modellatori e sarte impiegati. Un’ottantina le comparse. «E poi – dice il sovrintendente, Carlo Fontana – il più alto numero di presenze paganti nella storia della prima: 2.200 spettatori» su circa 2.400 in teatro. Incasso di un milione e 308mila euro, il secondo degli ultimi cinque anni dopo quello del Trovatore all’inaugurazione dell’anno verdiano. [Pierluigi Panza, 8/12/2003]

Agli Arcimboldi più musica, meno mondanità

• La prima della Scala agli Arcimboldi ha come lo scorso anno l’aria di «una grande fiera di paese con qualche volto noto». Il Sant’Ambrogio scaligero ha perso la sua aria mondana dopo il trasloco in periferia, ma ne guadagna l’opera e la passione per la musica. [Lina Sotis, 8/12/2003]

Le proteste dell’altra Milano

• Ci sono tutti a protestare davanti agli Arcimboldi. Leoncavallo e Cobas, operai dell’Alfa e precari della Scala, studenti e immigrati. Tutti insieme per «brindare alla Milano diversa. Alla città lontana dai lustrini e dagli abiti da sera. Alla città che non si piega al denaro, che non canta la lirica ma urla la sua rabbia». Così commenta l’enologo Luigi Veronelli, che oggi ha ricevuto dal sindaco l’Ambrogino d’ oro. [Davide Gorni, Cds 8/12/2003]

L’EUROPA RICONOSCIUTA di Antonio Salieri

Direttore Riccardo Muti, regia di Luca Ronconi. Cantano: Diana Dambrau (Europa), Désirée Racantore (Semele), Genia Kühmeier (Asterio), Daniela Barcellona (Isseo), Giuseppe Sabbatini (Egitto), Alessandro Ruggiero (Figlio di Asterio e di Europa).

La Scala torna a casa con Muti e Salieri

• La Scala torna a casa. Dopo la parentesi di due anni agli Arcimboldi, il Sant’Ambrogio musicale milanese si celebra di nuovo nel suo tempio. Ed è una serata spettacolare, un trionfo per gli interpreti e il teatro (anche se nessuno conosce l’opera scelta da Muti per la prima, L’Europa ritrovata di Salieri che già aveva inaugurato la vecchia Scala). La sala è uno sfolgorio di luci e colori, con gli stucchi lindi, i palchi luminosi, i seggiolini che esibiscono i velluti nuovi. Rose bianche decorano i palchi, come ai vecchi tempi. Nel palco reale c’è il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. E tra gli spettatori tornano i grandi nomi dell’imprenditoria e gli intellettuali. Si vedono Carla e Piero Bassetti, per la prima volta anche Silvia e Carlo De Benedetti, Umberto Eco, Gioia Falk, Giorgio Armani al braccio di Sophia Loren. [Sta. 9/12/2004, Cds 9/12/2004]

“L’Europa riconosciuta”, esecuzione inimitabile

• L’ineccepibile esecuzione della compagnia di canto e la grande interpretazione di Muti renderanno l’opera di Salieri ineseguibile per tutti dopo le recite della Scala, scrive Paolo Isotta sul Corriere. Non altrettanto all’altezza è Giuseppe Sabbatini che ha un timbro sgradevolmente nasale. La Rancatore canta con stupefacente bravura l’aria con l’oboe, ma in modo appena dignitoso i recitativi. Genia Kühmeier ha una tecnica di respirazione così perfetta da esser “timbrata” in modo altrettanto perfetto, e bellissimo. [Cds, 9/12/2004]

• «C’è una sola costante tra L’Europa riconosciuta del 1778 – inaugurazione della prima Scala – e quella in scena in questi giorni, avvio di stagione nel teatro restauratissimo. L’opera nascerà qui e, come accadde allora, con ogni probabilità qui morirà, riposando per qualche altro secolo ancora». [Sandro Cappelletto, Sta. 9/12/2004]

IDOMENEO di Wolfgang Amadeus Mozart

Direttore Daniel Harding, regia di Luc Bondy. Cantano: Steve Davislim (Idomeneo), Monica Bacelli (Idamante), Camilla Talling (Elettra), Francesco Meli (Arbace), Robin Laggate (Gran sacerdote di Nettuno), Ernesto Panariello (La voce).

La Scala applaude un giovane e un nonno

• Un Sant’Ambrogio di svolta dopo tante polemiche. Si è consumato il divorzio tra Muti e la Scala, e dall’estate il teatro ha un nuovo sovrintendente, Stéphane Lissner. Ma non ancora il successore del direttore che l’ha guidata per 19 anni. Il pubblico questa sera applaude soprattutto un giovane e un nonno. Sul podio è salito il più giovane direttore che abbia mai inaugurato una stagione della Scala: Daniel Harding ha 30 anni e ne dimostra anche meno. Dirige l’Idomeneo di Mozart. Nel palco reale è seduto il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi. E nel silenzio che precede la prima nota dell’Idomeneo, appena dopo l’esecuzione dell’inno di Mameli, una voce dalla platea lo saluta così: «Ancora presidente!». [Cds 8/12/2005]

Mozart va benissimo, Mameli fa discutere

• Dodici minuti di applausi hanno celebrato Harding e la sua interpretazione. «Una lettura senz’altro moderna e nuova di Mozart, tesa, drammatica, ma senza mai forzarne i tempi».Storcono il naso alcuni politici che hanno avuto da ridire non per Mozart ma per Mameli. Prima di Idomeneo l’inno nazionale, in omaggio al capo dello Stato, è diretto da Harding con piglio vivace e travolgente. [Cds 8/12/2005]

Palazzo Reale ospita la serata di gala dopo la Scala

• La cena di gala per il dopo Scala quest’anno è a Palazzo Reale. Il menu: riso mantecato alle erbe fini, porro e basilico firmato da Gualtiero Marchesi. Poi filetto di bue al foie gras con salsa al tartufo nero, terrina di cioccolato e lamponi con tegoline croccanti di mandorle. [Cds 8/12/2005]

AIDA di Giuseppe Verdi

Direttore Riccardo Chailly, regia di Franco Zeffirelli. Cantano: Marco Spotti (il Re), Ildiko Komlosi (Amneris), Violeta Urmana (Aida), Roberto Alagna (Radames), Giorgio Giuseppini (Ramfis), Carlo Guelfi (Amonasro).

Prodi e Merkel a Milano per Verdi

• La prima della Scala quest’anno esce dal teatro per andare in diretta sui maxischermi in giro per la città: al teatro Del Verme, agli Arcimboldi e all’Ottagono in Galleria. Torna un popolarissimo titolo verdiano, Aida, e finora s’è parlato più dello spettacolo (la regia è di Zeffirelli) che della musica (dirige Chailly). Nel palco reale ci sono il presidente del Consiglio Romano Prodi con la cancelliera tedesca Angela Merkel, i ministri della cultura francese, Renaud Donnedieu de Vabres, e italiano, Francesco Rutelli. Numerosi i politici in platea. [Cds 8/12/2006]

Ma questa è l’“Aida” di Zeffirelli

• Paolo Isotta: «Questa è l’Aida non del direttore Chailly o del cantante Tizio o Caio (non voglio dire di Verdi) ma di Franco Zeffirelli, scenografo qui assai prima che regista, tanto ossessivamente il tutto è incentrato intorno all’elemento spettacolare. Il che è già un errore in punto di principio. Per quanta simpatia si debba provare per un gran veterano come Zeffirelli, occorre ammettere che il suo spettacolo è così sovraccarico, così colorato (certe colonne laminate di oro zecchino!), così affollato, da sfiorare certe volte il comico, da toccare quasi sempre il cattivo gusto. (…) Nella compagnia, sotto la corretta guida del direttore Riccardo Chailly, campeggia l’appassionata Amneris di Ildiko Komlosi». [Cds 8/12/2006]

TRISTAN UND ISOLDE di Richard Wagner

Direttore Daniel Barenboim, regia di Patrice Chéreau. Cantano: Jan Storey (Tristano), Waltraud Meier (Isotta), Matti Salminen (Re marke), Gerd Grochowski (Kurvenal), Will Hartmann (Melot), Michelle Deyoung (Bragania), Alfredo Nigro (un manirnaio), Ryland Davies (un pastore).

Alla Scala il “Tristano” di Barenboim

• Cinque ore e mezzo di musica volate in un baleno e un applauso lungo un quarto d’ora: è l’esito di questa serata inaugurale della stagione della Scala sulle note del Tristano di Wagner (che manca dal teatro milanese da trent’anni). Il merito va al direttore Daniel Barenboim che ha però diviso l’ovazione con tutta l’orchestra chiamata sul palcoscenico. Tra i momenti più apprezzati, l’arrivo della nave ferrigna a fendere le nebbie sbucando da un’apertura oscura che lo scenografo Peduzzi ha paragonato allo scandaloso quadro di Courbet “L’origine del mondo”. Piace molto anche il duetto del secondo atto, con il confronto serrato fra Tristano e Isotta e il crescendo erotico della musica. E tanti non hanno trattenuto le lacrime nel finale, quando lui aspetta lei per morire e lei lo segue, avviandosi barcollante verso quella grande porta nera dove perdersi insieme. [Giuseppina Manin, Cds 8/12/2007]

• «Barenboim dirige un Tristano severo e solenne giusta la grande tradizione (…). Dirige con grande cognizione di causa, a memoria, ed è capace di fare della poderosa orchestra anche un frusciante tappeto. (…) Waltraud Meyer è un’Isolda ammirevole per il dominio vocale e psicologico del ruolo che canta con tecnica intatta; mentre non allo stesso livello è l’ interprete di Tristano, il tenore Ian Storey». [Paolo Isotta, Cds 9/12/2007]

La diplomazia del foyer: Milano vola verso l’Expo

• Sofisticato intreccio di reti diplomatiche alla “prima” per promuovere Milano candidata all’Expo 2015. Nel palco reale siedono cinque capi di Stato, a cominciare da Giorgio Napolitano che è arrivato in teatro in compagnia della moglie Clio. Accanto a lui il greco Karolos Papoulias, l’austriaco Heinz Fischer e il tedesco Horst Kohler. Tra gli smoking presidenziali spicca la tunica dell’emiro del Qatar. Nei palchi laterali ministri e consorti, sindaci europei e no, sceicchi e ambasciatori. [Cds 8/12/2007]

Un minuto di silenzio per i morti di Torino

• Il teatro ha osservato un minuto di silenzio per le vittime del rogo alla Thyssen. «La direzione, gli artisti, gli ospiti e i lavoratori del teatro – ha annunciato una voce fuori campo – invitano a un minuto di silenzio in commemorazione del grave incidente sul lavoro avvenuto a Torino». Durante il momento di riflessione gli orchestrali e il pubblico dei palchi e delle prime file della platea si sono alzati in piedi. [Cds 8/12/2007]

Palazzo Marino trasformato in castello per il dopo Scala

• Per il tradizionale dopo Scala gli architetti Peregalli e Sartori Rimini hanno trasformato il palazzo comunale in un castello wagneriano che ha ospitato 850 invitati alla cena. Tendaggi e tappeti preziosi, tovaglie rosso prugna: evento offerto dagli sponsor scaligeri, che il Comune utilizzerà come biglietto da visita per l’ambita candidatura all’Expo. [Cds 8/12/2007]

DON CARLO di Giuseppe Verdi

Direttore Daniele Gatti, regia di Stéphane Braunschweig. Cantano: Ferruccio Furlanetto (Filippo II), Stuart Neill (DonCarlos), Dalibor Janis (Rodrigo), Anatoli Kotscherga (Grande inquisore), Fiorenza Cedolins (Elisabetta di Valois), Dolora Zajick (Eboli), Cristiano Cremonini (Conte di Lerma).

Gatti dirige Verdi, il loggione lo contesta

• Il Don Carlo di Verdi apre quest’anno la stagione della Scala, conquistando così il titolo di opera più rappresentata la sera della prima, almeno da quando l’inaugurazione avviene nel giorno di Sant’Ambrogio. Daniele Gatti, il direttore d’orchestra milanese quarantasettenne chiamato a dirigerla, è riuscito a condurre in porto quest’opera accompagnata dalla sfortuna più che dalla buona sorte. Il tenore Giuseppe Filianoti è stato sostituito soltanto ieri da Stuart Neill. Dal loggione dicono che questo è all’origine della contestazione al direttore. Al quale sono destinati applausi ripetuti, ma anche dissensi violenti, cominciati a piovere dalla “piccionaia” fin dal suo apparire all’inizio del secondo atto e poi di nuovo all’attacco del terzo atto per culminare in urla ancora più forti alla fine. [Cds 8/12/2008]

Scatti brucianti e sottigliezze dal podio

• «(…) Ricca di spunti nuovi è la direzione musicale di Daniele Gatti. Non che manchi la massa sonora e lo scatto, basta sentire la partenza bruciante del quadro dell’autodafè, o il respiro risorgimentale del tema dell’amicizia; ma è un fatto che le nostre orecchie sono continuamente indirizzate a cogliere finezze e velature di armonia, di ritmo, di fraseggio, il tutto realizzato splendidamente dall’orchestra scaligera in gran vena». [Giorgio Pestelli, Sta 9/12/2008]

Una prima che prefigura la crisi

• Capi di stato e ministri alla prima della Scala. Ci sono i premier di Togo, Albania, Slovacchia e Ruanda, e cinque ministri del govern Bondi, Alfano, Rotondi, Sacconi e la Russa. Polemiche per l’assenza del presidente Napolitano e del premier Berlusconi, che al suo posto manda la moglie Veronica Lario. «La passione è fredda. Sottotono. Come Milano di questi tempi. Come l’Italia così com’è. Anticipa sempre qualcosa l’inaugurazione della Scala. A volte un miracolo economico, a volte l’autunno caldo, a volte un riscatto morale». [Giangiacomo Schiavi, Cds 8/12/2008]

Abolire la prima della Scala?

• «La prima della Scala? Aboliamola. È un rito o provinciale o inutile o irritante. O più probabilmnete tutte e tre le cose insieme. Il day after del mezzo fiasco del Don Carlo e’ stato utilizzato per fare la radiografia dei fischi e dei «buuu!» che hanno accolto, in ordine decrescente di disapprovazione, il regista Stéphane Braunschweig, il direttore Daniele Gatti e la compagnia cantante. Tante le ipotesi. Sono stati i vedovi di Muti. Anzi, i sostenitori di Giuseppe Filianoti, il tenore dimissionato prima della prima. Macché, i soliti guastatori che vengono da fuori (Parma e Piacenza, pare), mandati da chissà chi. No, sono quelli che non vogliono Gatti come possibile futuro direttore musicale della Scala. E avanti così, ad libitum. Ma tutto questo esercizio dietrologico è peggio che insuls è inutile. Perché il punto è un altro. È che il Sant’Ambroeus scaligero non ha più alcun significato. Un tempo, era una festa cittadina, il momento in cui Milano si autocelebrava festeggiando i suoi simboli sacri e profani, cioè il suo Santo e il suo Teatro. Ora, il Santo non si sa, ma certo nel Teatro non si rispecchia più la Milano tradizionale. Da troppi anni, la prima è un’insensata fiera delle vanità che vede sfilare ogni sorta di improbabili personaggi, impegnati a mimare un rito sociale e culturale di cui sanno poco e capiscono niente. Una volta, le vere grandi famiglie milanesi facevano della Scala il loro blasone, investendoci soldi, passione e competenza. Ma i tre quarti degli spettatori di domenica non avevano la più pallida idea di cosa siano il Don Carlo o Verdi: erano lì non per vedere, ma per farsi vedere». [Alberto Mattioli, Sta. 9/12/2008]

CARMEN di Georges Bizet

Direttore Daniel Barenboim, regia di Emma Dante. Cantano: Anita Rachvelishvili (Carmen), Jonas Kaufmann (Don José), Adriana Damato (Micaela), Erwin Schrott (Escamillo).

Un quarto d’ora d’applausi per “Carmen”

• “Carmen” di Bizet è l’opera che inaugura questa stagione del Teatro alla Scala. Alla fine un quarto d’ora d’applausi, grida di entusiasmo, lanci di fiori. Trionfo per l’orchestra e per Daniel Barenboim. Dissensi invece, e forti, per Emma Dante, regista di fama della prosa, esordiente della lirica. In sala c’è anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. [Giuseppina Manin, Cds 9/12/2009]

Brava Anita, Schrott Escamillo ideale

• Apprezzati tutti i cantanti, a partire dalla debuttante Anita Rachvelishvili nella parte di Carmen: «Ha ottima dizione francese e sano apparato vocale capace di produrre anche effetti tradizionali di diabolico eros. (…) Micaela, Adriana Damato, canta sul filo della voce con l’ingenuità della coraggiosa quasi-bimba messaggera. Don José, Jonas Kaufman, offre una prestazione preziosa ove al franco e pulito squillo alterna effetti come il “piano” iniziale de La fleur que tu m’ avais jetée da lasciarci senza fiato. Erwin Schrott è il più bel e più bravo Escamillo che abbiamo mai ascoltato: giovane, per giunta. Bravissimi, e non è clausola di stile, gli altri; ed è bello vedere come il coro del maestro Casoni se ne stia arroccato in lucidità e leggerezza». [Paolo Isotta, Cds 9/12/2009]

Cobas e centri sociali protestano in piazza

• Vietati gli impianti di amplificazione, e musica classica diffusa in tutta la piazza per coprire i fischi dei contestatori. Alcune centinaia di persone tra lavoratori di aziende in crisi organizzati dai sindacati di base e ragazzi dei centri sociali hanno sostato per un paio d’ore prima dell’inizio dello spettacolo dietro striscioni appesantiti dalla pioggia. Momenti di tensione quando un gruppo con cappucci e giacche a vento ha cercato per tre volte di forzare il cordone della polizia. Nel parapiglia è rimasta contusa una delegata della Cub, Confederazione unitaria di base. Sull’ asfalto si sono infrante un paio d’uova e qualche fumogeno, mentre i bersagli mancati – in smoking e abito da sera – entravano tranquilli nel foyer. [Rita Querzè, Cds 8/12/2009]

DIE WALKÜRE di Richard Wagner

Direttore Daniel Baremboim, regia di Guy Cassiers. Cantano: Nina Stemme (Brünnhilde), Waltraud Meier (Sieglinde), Vitalij Kowaljow (Wotan), Ekaterina Gubanova (Fricka).

L’appello di Barenboim a Napolitano

• Le luci si abbassano ma la Valchiria non comincia. Daniel Barenboim si sporge dalla buca e si rivolge al capo dello Stato, seduto nel palco reale: «Signor presidente, sono qui come maestro scaligero, ma anche a nome dei miei colleghi che suonano, ballano, cantano e lavorano non solo in questo magnifico teatro ma in tutti i teatri d’Italia, per dire a che punto siamo profondamente preoccupati per il futuro della cultura in questo Paese e in Europa». [Giuseppina Manin, Cds 8/12/2010]

Il direttore incanta la Scala con Wagner

• Quattordici minuti di applausi per la Valchiria che Daniel Barenboim ha diretto per questa inaugurazione della Scala. È lui il vero trionfatore della serata e la platea gli tributo un’ovazione che pare non finire mai. Meno unanimi i consensi sulla regia. Anche perché le proiezioni video, punto di forza della lettura di Cassiers, anche stavolta hanno tradito. Un proiettore ha fatto cilecca mandando in tilt il lato destro della scena nel secondo atto. [Cds 8/12/2010]

Feriti e contusi negli sconti in piazza della Scala

• Gli studenti si sono dati appuntamento in piazza della Scala per protestare contro i tagli alla cultura e all’università. Fumogeni e scoppio di petardi. Poi con grossi cuscini di iuta davanti al petto gli studenti di appoggiano agli scudi delle forze dell’ordine e tentano disfondare.È lo scontro. Una quindicina tra poliziotti e carabinieri feriti o contusi, almeno uno studente ferito. [Cds 8/12/2010]