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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

Il romanista Taccola esordisce in A con un gol

• A Milano, la sfida Inter-Roma valida per la prima giornata del campionato 1967/1968 finisce 1-1: i nerazzurri di Helenio Herrera, a caccia del riscatto dopo che nella stagione precedente hanno perso lo scudetto (sorpasso della Juventus all’ultima giornata, l’1 giugno) e la Coppa dei Campioni (battuti in finale dal Celtic il 25 maggio) vanno in vantaggio al 7’ con Giacinto Facchetti, gli ospiti pareggiano dopo appena un minuto con Giuliano Taccola: cross di Enzo Robotti, una rovesciata sbagliata di Fabio Capello disorienta Spartaco Landini e il portiere Giuliano Sarti, l’attaccante giallorosso si incunea e da pochi metri segna il pareggio. Nato a Uliveto Terme (Pisa) il 28 giugno 1943, cresciuto nel Genoa, in B con Alessandria (esordio il 4 novembre 1962 a Messina) e Varese, poi in C con Entella e Savona e di nuovo in B col Genoa, Taccola è all’esordio in serie A. [g. b., Sta. 25/9/1967]  

La Roma chiude con un ko, inutile il 10° gol di Taccola

• A Torino, in un incontro valido per la 30ª e ultima giornata del campionato di serie A, la Roma è sconfitta 2-1 dalla squadra granata e chiude al decimo posto. Vantaggio dei padroni di casa grazie ad un’autorete di Francesco Scaratti al 44’, i padroni di casa raddoppiano al 66’ con Aldo Agroppi, gli ospiti accorciano le distanze al 70’ con Giuliano Taccola (preciso tocco su assist del brasiliano Jair): l’attaccante giallorosso chiude la prima stagione in serie A con 10 reti, 11° nella classifica cannonieri vinta dal milanista Pierino Prati (15 gol), miglior attaccante della sua squadra. [Vittorio Pozzo, Sta. 13/5/1968]  

Herrera alla Roma per 100 milioni

• Il mago Helenio Herrera è il nuovo allenatore della Roma, l’ingaggio dovrebbe aggirarsi sui 100 milioni di lire (ma la cifra non è ancora ufficiale). Davanti alla sede della società, in via Lucrezio Caro, si riuniscono molti tifosi entusiasti che sventolano cartelli con le scritte «Basta con la Rometta!», «Roma + Herrera = scudetto». L’ex allenatore dell’Inter dichiara: «Se si pensa che la Roma possa vincere lo scudetto fin dal prossimo anno, dico subito che è molto difficile. Ma dopo la mia prima stagione si inquadreranno definitivamente le ambizioni della squadra che sono tese alla conquista del titolo nazionale». [Mario Bianchini, Sta. 31/5/1968]  

Taccola segna in 30 secondi il 1° gol del campionato 68/69

• È di Giuliano Taccola il primo gol del campionato 1968/1969: a Roma il bomber giallorosso (10 reti nel 1967/68) segna dopo appena 30” il gol dell’1-0 contro la Fiorentina (è quasi un record, battuto solo dal gol di Giovanni Barberis il 30 settembre 1934, ventesimo secondo di un Pro Vercelli-Milan). I padroni di casa, guidati da quest’anno dal mago Helenio Herrera, sono però sconfitti 2-1 dalla Fiorentina, pareggio del brasiliano Amarildo al quarto d’ora della ripresa, gol decisivo di Mario Maraschi a tre minuti dalla fine. [Mario Bianchini, Sta. 30/9/1968]  

Gol di Taccola e Salvori, la Roma passa a Pisa

• La Roma di Helenio Herrera vince 2-1 a Pisa in un incontro valido per la 2ª giornata del campionato di calcio. I padroni di casa vanno in vantaggio al 13’ con Giampaolo Piaceri, i giallorossi pareggiano al 28’ con Giuliano Taccola (finta che lascia di stucco Alberto Coramini e gran tiro di destro che batte il portiere Antonio Annibale), dopo tre minuti arriva il gol decisivo di Elvio Salvori. [Sta. 7/10/1968]  

4-1 del Cagliari a Roma, di Taccola il gol della bandiera

• Il Cagliari vince 4-1 in casa della Roma di Helenio Herrera: per gli ospiti (che prendono anche tre pali) doppiette di Mario Brugnera e Gigi Riva, il gol dei giallorossi (temporaneo 1-3) è segnato al 71’ da Giuliano Taccola. [Mario Bianchini, Sta. 18/11/1968]  

Assente Taccola, Roma ko a Verona

• Assente il bomber Giuliano Taccola, assalito da febbre accompagnata da mal di gola, la Roma perde 2-0 a Verona in un incontro valido per l’8ª giornata di campionato. [CorrSport 25/11/1968]  

Gol di Taccola e Scaratti, la Roma torna al successo

• Dopo tre sconfitte consecutive, la Roma di Helenio Herrera torna al successo: all’Olimpico i padroni di casa vanno in vantaggio dopo 33 minuti grazie a Giuliano Taccola (gol viziato da un evidente fallo di mano non visto dall’arbitro), gli ospiti pareggiano al 43’ con Beppe Savoldi, a metà ripresa arriva il gol decisivo di Francesco Scaratti. [Mario Bianchini, Sta. 2/12/1968]  

Gol di Cordova e Taccola, la Roma passa a Vicenza

• Seconda vittoria consecutiva per la Roma di Helenio Herrera: a Vicenza i giallorossi vanno in vantaggio dopo 36 minuti con Franco Cordova, al 42’ raddoppia Giuliano Taccola (5 gol nelle prime 10 giornate di campionato), i padroni di casa accorciano le distanze al 5’ della ripresa con Francesco Gallina. [CorrSport 9/12/1968]  

Taccola ferma il Milan

• Il Milan campione d’Italia è fermato sull’1-1 in casa della Roma e vede salire a due punti il distacco dalla capolista Cagliari: in vantaggio al 38’ con Angelo Benedicto Sormani (sospetto fuorigioco non fischiato dall’arbitro Concetto Lo Bello), i rossoneri sono raggiunti al 17’ del secondo tempo da Giuliano Taccola. [Mario Bianchini, Sta. 16/12/1968]  

Inutile gol di Taccola, Roma ko a Varese

• Dopo tre risultati utili consecutivi, la Roma di Helenio Herrera è sconfitta 2-1 a Varese in un incontro valido per la 12ª giornata di campionato. Per i padroni di casa segnano Lino Golin (29’) e Lamberto Leonardi (87’), il gol degli ospiti è realizzato al 90’ da Giuliano Taccola, a segno per la quarta domenica consecutiva (e in cinque partite consecutive, il 24 novembre ha saltato quella di Verona causa febbre e mal di gola): 7 gol come Roberto Boninsegna e Pietro Anastasi, in classifica cannonieri il bomber giallorosso è preceduto solo da Gigi Riva (12). [CorrSport 23/12/1968]  

Ricoverato il bomber romanista Taccola (tonsille)

• Alla vigilia della sfida dell’Olimpico col Torino, Giuliano Taccola, bomber della Roma che ha già saltato le ultime due partite di campionato, è ricoverato in clinica per una grave infezione alle tonsille. [Bruno Bernardi, Sta. 25/1/1969]  

Il romanista Taccola operato alle tonsille

• Giuliano Taccola, attaccante della Roma che in questa stagione ha già segnato 7 gol, è sottoposto a tonsillectomia in seguito alla grave infezione che il 25 gennaio lo aveva costretto al ricovero in ospedale. [CorrSport 6/2/1969]  

Taccola torna ad allenarsi

• Giuliano Taccola, bomber della Roma (sette gol in campionato) operato il 5 febbraio alle tonsille, torna ad allenarsi. [CorrSport 25/2/1969]  

Il giallorosso Taccola torna e s’infortuna

• A Genova la sfida tra Sampdoria e Roma valida per la 20ª giornata di campionato finisce 0-0. Tra i giallorossi rientra il bomber Giuliano Taccola: assente dal 22 dicembre, sottoposto a tonsillectomia il 5 febbraio, ha dovuto lasciare il campo dopo 62 minuti (distorsione alla caviglia destra). [Paolo Patruno, Sta. 3/3/1969]  

Calcio: tragedia a Cagliari, muore Taccola

• Giuliano Taccola, venticinquenne bomber della Roma che quest’anno aveva segnato 7 gol in 12 partite di campionato, muore per un malore negli spogliatoi dello stadio Amsicora di Cagliari. Fermato a fine gennaio dai problemi alle tonsille, Taccola era rientrato il 2 marzo 1969 per la sfida di Genova con la Sampdoria, ma aveva subìto una distorsione alla caviglia e da allora non aveva più giocato. Verso mezzogiorno aveva detto al medico della Roma, prof. Massimo Visalli, che non si sentiva molto bene: temperatura di 37,4°, gli erano stati somministrati degli antipiretici. Rientrato negli spogliatoi a fine partita, aveva accusato un nuovo malore e si era adagiato su un lettino: poco dopo aveva cominciato a rantolare fino a perdere conoscenza: inutili le iniezioni nel muscolo cardiaco di Visalli e del dott. Augusto Frongia, medico sociale del Cagliari, inutile la respirazione bocca a bocca, inutile un massaggio al cuore, l’autoambulanza di servizio che se n’era già andata, dall’ospedale ne veniva mandata un’altra che frenata dal traffico impiegava mezz’ora per raggiungere lo stadio: alle 17.55 il medico di guardia del Civile di Cagliari non può che constatare il decesso. Poco dopo la squadra riparte per la capitale lasciando in Sardegna solo il segretario, comm. Vincenzo Biancone, e tre giocatori, Franco Cordova, Paolo Sirena e Vito D’Amato, che non se la sentono di abbandonare la salma del compagno. All’arrivo a Roma, il tecnico giallorosso Helenio Herrera racconta: «Taccola si stava complimentando con i compagni e ripeteva che secondo il suo giudizio la Roma avrebbe potuto anche vincere (1-1 il risultato, ndr). Era sereno, allegro, nulla lasciava presagire che di lì a qualche minuto la morte lo avrebbe rapito così improvvisamente. Ha chiesto un’aranciata poi è subito impallidito. Si è accasciato su una panca svenuto. Il nostro medico gli ha prestato i primi soccorsi ma si è visto subito che si trattava di un grave malessere. È morto dopo pochi minuti». A chi gli chiede se Taccola, operato il 5 febbraio 1969 alle tonsille, non avesse ripreso troppo presto l’attività agonistica, il Mago risponde: «Lo escludo, il giocatore era ancora un po’ debole, ma questo è naturale. Stamane a Cagliari ha sostenuto un leggero allenamento in vista del prossimo impegno a Brescia. Si è mosso sul campo con disinvoltura senza avvertire fastidi di alcun genere». Il terzino Francesco Carpenetti attacca: «Noi italiani siamo fatti così, parliamo di organizzazione, usiamo delle grandi parole per gloriarci di cose che non esistono. Quando Taccola si è sentito male non si è riusciti a trovare una bombola a ossigeno. Prima che arrivasse l’ambulanza è trascorsa quasi un’ora mentre il nostro compagno stava agonizzando». La mezzala Fabio Capello smentisce Herrera, che aveva parlato di decesso immediato: «Non è vero, c’era tutto il tempo per salvarlo se ci fossero stati i mezzi per soccorrerlo. Lo abbiamo visto morire senza poter far nulla. È stato terribile». La moglie di Taccola, Marzia Nannipieri, 22 anni, è avvisata dell’accaduto dal presidente della Roma Alvaro Marchini, che si reca nell’appartamento di via Artale 6, a Montemario: «Non è vero, non è vero, ridatemelo!» mormora nel pianto dopo aver lanciato un grido angosciato. Già da qualche ora aveva capito che era successo qualcosa di strano: la moglie del capitano giallorosso Giacomo Losi e il medico sociale Catello Di Martino erano andati a trovarla con la scusa di vedere il più piccolo dei due figli, Gian Luca, 3 anni, da due settimane malato di morbillo (l’altra figlia, Giuliana, ha cinque anni). Poi, mentre fotografi e cronisti le chiedevano di salire in casa, erano arrivati l’ingegner Dino Viola e Ezio Radaelli, consiglieri della società giallorossa: «Perché tutta questa gente?», aveva chiesto la signora Taccola: «Signora – le aveva detto Viola – Giuliano ha avuto un malore, è gravissimo, per questa notte resterà a Cagliari». [Giulio Accatino, Sta. 17/3/1969; Mario Bianchini, Sta. 17/3/1969]  

Calcio: tragedia a Cagliari, muore Taccola

• Giuliano Taccola, venticinquenne bomber della Roma che quest’anno aveva segnato 7 gol in 12 partite di campionato, muore per un malore negli spogliatoi dello stadio Amsicora di Cagliari. Fermato a fine gennaio dai problemi alle tonsille, Taccola era rientrato il 2 marzo 1969 per la sfida di Genova con la Sampdoria, ma aveva subìto una distorsione alla caviglia e da allora non aveva più giocato. Verso mezzogiorno aveva detto al medico della Roma, prof. Massimo Visalli, che non si sentiva molto bene: temperatura di 37,4°, gli erano stati somministrati degli antipiretici. Rientrato negli spogliatoi a fine partita, aveva accusato un nuovo malore e si era adagiato su un lettino: poco dopo aveva cominciato a rantolare fino a perdere conoscenza: inutili le iniezioni nel muscolo cardiaco di Visalli e del dott. Augusto Frongia, medico sociale del Cagliari, inutile la respirazione bocca a bocca, inutile un massaggio al cuore, l’autoambulanza di servizio che se n’era già andata, dall’ospedale ne veniva mandata un’altra che frenata dal traffico impiegava mezz’ora per raggiungere lo stadio: alle 17.55 il medico di guardia del Civile di Cagliari non può che constatare il decesso.

Morte Taccola: fatta l’autopsia, aperta l’inchiesta

• L’esame necroscopico sulla salma di Giuliano Taccola, ventinquenne calciatore della Roma morto ieri negli spogliatoi dello stadio di Cagliari, stabilisce che il decesso è da addebitare a «insufficienza cardiorespiratoria acuta». Poiché il bomber giallorosso aveva mostrato problemi di salute dal 24 novembre 1968 ed il 5 febbraio 1969 era stato operato alle tonsille, c’è il sospetto che si fosse già sentito male durante gli allenamenti: il capo della Squadra giudiziaria della Questura di Roma, dott. Gianfrancesco, convoca perciò al commissariato dell’Eur i compagni di squadra della vittima. Si viene a sapere che giovedì 13, sottoposto a una delle consuete punture di antibiotici, Taccola si era sentito male, e la moglie si era spaventata (...). [Mario Bianchini, Sta. 18/3/1969; Giulio Accatino, Sta. 18/3/1969]  

Morte Taccola: fatta l’autopsia, aperta l’inchiesta

• L’esame necroscopico sulla salma di Giuliano Taccola, venticinquenne calciatore della Roma morto ieri negli spogliatoi dello stadio di Cagliari, stabilisce che il decesso è da addebitare a «insufficienza cardiorespiratoria acuta». Poiché il bomber giallorosso aveva mostrato problemi di salute dal 24 novembre 1968 ed il 5 febbraio 1969 era stato operato alle tonsille, c’è il sospetto che si fosse già sentito male durante gli allenamenti: il capo della Squadra giudiziaria della Questura di Roma, dott. Gianfrancesco, convoca perciò al commissariato dell’Eur i compagni di squadra della vittima. Si viene a sapere che giovedì 13, sottoposto a una delle consuete punture di antibiotici, Taccola si era sentito male, e la moglie si era spaventata. Il prof. Massimo Visalli, medico sociale della società giallorossa, dichiara: «Sono alla Roma da appena un mese ed ho dovuto sovente interessarmi del giocatore. Era stato operato due mesi fa alle tonsille, ma presentava gravi sintomi di intossicazione dovuta al virus di influenza. Tutti i giorni gli si registrava un rialzo termico. Gli praticavo quotidianamente una iniezione endovena di solfato di magnesio con vitamina C come cura anti-allergica ed anti-infiammatoria; gli somministravo ogni giorno tre grammi e mezzo di salicilato di sodio come terapia antireumatica e anti-influenzale e come disintossicante e antianemico eseguivo una iniezione di estratti epatici e complesso B. Herrera pretende che ogni giovedì si interrompano le cure perché vuole che i giocatori (Taccola o qualsiasi altro) giungano alla domenica, giorno della gara, con il fisico normale. Da quando conosco Taccola non è mai stato bene. Anche a Cagliari mi sono opposto che Herrera lo facesse giocare. Taccola si allenava sempre ed era abituato allo sforzo fisico. Non ritengo pertanto che la fatica di sabato possa aver influito sulla sua morte. Purtroppo eravamo di fronte a un ammalato irrecuperabile». Anche il presidente Alvaro Marchini attacca Herrera: «Abbiamo tentato tutto. Il professor Visalli nella sua acuta indagine aveva eseguito anche un elettrocardiogramma che aveva presentato alcune anomalie. Si disse allora che erano scompensi dovuti ad un atleta sottoposto a fatiche intense. Avevo proposto al giocatore di abbandonare gli allenamenti e di andare in montagna a recuperare le forze. Mi hanno detto che non era necessario. Piuttosto ho decisamente redarguito Helenio Herrera per essere partito da Cagliari assieme ai giocatori domenica sera nonostante fosse stato informato della morte di Taccola. Era giusto che tutta la squadra si fermasse a rendere omaggio al compagno. La Coppa Italia è importante e noi mercoledì dovremo giocare a Brescia, ma i rapporti umani devono avere il sopravvento su ogni cosa. Herrera avrebbe voluto tenere i giocatori in ritiro a Fregene nonostante il comprensibile dolore di tutti e il desiderio di rientrare in famiglia per dimenticare il triste episodio. Ho dovuto ordinare all’allenatore di lasciare liberi gli atleti. Ho incontrato resistenza, ma mi sono imposto. Partiranno per Brescia domani. Il risultato non avrà importanza. I tifosi della Roma vedono in Herrera un mago, ma io credo che prima di tutto bisogna essere uomini». La vedova Marzia Nannipieri, giunta all’aeroporto di Elmas alle 10.30 col fratello Massimo e il parroco di Uliveto Terme, don Danilo D’Angiolo, alla vista della salma del marito prima è presa da una crisi di pianto («Sono la tua Marzia, mi riconosci?»), poi sviene. Taccola era stato assicurato dalla Roma per 250 milioni: 200 dovrebbero andare alla società, 50 alla famiglia, ma la Sportass potrebbe rifiutare il pagamento perché la morte non è avvenuta dopo una partita o un allenamento (a Cagliari la vittima era rimasta in tribuna). [Mario Bianchini, Sta. 18/3/1969; Giulio Accatino, Sta. 18/3/1969]  

Taccola ucciso dalla penicillina?

• Comincia a diffondersi l’ipotesi che Giuliano Taccola, 25enne attaccante della Roma morto l’altro ieri negli spogliatoi dello stadio di Cagliari, sia stato ucciso da un’iniezione di penicillina: si dice che dopo la tonsillectomia del 5 febbraio, il professor Filipo, autore dell’intervento, aveva raccomandato ai medici della Roma di evitarla nel modo più assoluto. Si dice che la moglie Marzia, appresa la tragedia, abbia esclamato: «È accaduto quanto temeva il prof. Filipo». L’allenatore giallorosso Helenio Herrera dichiara: «Io, il massaggiatore Minaccioni e tutti i giocatori siamo convinti che è stata l’iniezione di penicillina a dare lo “choc” al giocatore. Appena due minuti dopo quell’iniezione Taccola impallidì e poi crollò». Augusto Frongia, medico sociale del Cagliari, racconta: «Pochi minuti dopo la partita, proprio mentre ero nell’infermeria dello stadio, veniva da me il medico della Roma, prof. Visalli, per richiedermi un flacone di penicillina. Gli consegnai un prodotto che uso sempre, che si chiama neopenils-S, informandolo che conteneva un milione di unità di penicillina e mezzo grammo di streptomicina. Controllai anche la scadenza, era per il giugno del 1973. Non so se il prof. Visalli ha provveduto a iniettare l’antibiotico al giocatore. Dopo qualche minuto, però, il medico della Roma tornò da me, chiedendomi una fiala di coramina. Capii che la situazione stava aggravandosi e, pur non conoscendo né il nome del giocatore ammalato né l’entità del male, offrii al collega il mio aiuto. Entrai negli spogliatoi, vidi il giovane disteso sul lettino, ma non lo riconobbi perché era parzialmente coperto dallo stesso prof. Visalli e da un compagno di squadra che mi parve Peiró. Nel girare attorno al lettino, quando giunsi ai piedi, vidi che si trattava di Taccola. Sentii un rantolo ed ebbi l’esatta sensazione che in quel preciso istante fosse sopravvenuto il decesso». [Giulio Accatino, Sta. 19/3/1969; Mario Bianchini, Sta. 19/3/1969]  

Morte Taccola, il prof. Filipo parlò di penicillina?

• Mentre cresce il sospetto che la morte di Giuliano Taccola, 25enne calciatore della Roma deceduto il 16 marzo negli spogliatoi dello stadio di Cagliari, sia stata causata da un’iniezione di penicillina, Catello Di Martino, ex medico sociale della Roma, nega che il professor Filipo, autore della tonsillectomia cui il 5 febbraio era stato sottoposto il bomber giallorosso, ne avesse sconsigliato l’utilizzo: «La questione degli antibiotici l’ho appresa dopo la morte del giocatore. Il prof. Filipo mi inviò soltanto un biglietto dopo aver sottoposto Taccola ad una visita di controllo post-operatoria, in cui mi chiedeva due esami del sangue: la velocità di sedimentazione e l’emocromocitometrico. Poi Taccola è passato sotto il controllo del prof. Visalli». Visalli, a Brescia per l’incontro di Coppa Italia della Roma, respinge l’idea che Taccola sia stato ucciso dalla penicillina. [c. p., Sta. 20/3/1969; Mario Bianchini, Sta. 20/3/1969]  

50 mila persone al funerale di Taccola

• Cinquantamila persone partecipano a Roma, dentro e fuori la Basilica di San Paolo, al funerale di Giuliano Taccola, 25enne calciatore della Roma morto il 16 marzo negli spogliatoi dello stadio di Cagliari. Feretro coperto da un grande drappo nero con sopra una maglia giallorossa numero 9, la cerimonia è celebrata dal cardinale vicario Angelo Dell’Acqua. [Gianfranco Franci, Sta. 21/3/1969]  

Archiviata l’inchiesta sulla morte di Taccola

• Luigi Lombardini, giudice istruttore del Tribunale di Cagliari, archivia l’inchiesta aperta dalla magistratura sulla morte del giocatore della Roma Giuliano Taccola, avvenuta il 16 marzo 1969 negli spogliatoi dello stadio “Amsicora” poco dopo la fine della partita Cagliari-Roma. Lombardini accoglie la richiesta del sostituto procuratore dott. Altieri, dall’indagine non sono emersi elementi di responsabilità né contro i sanitari, né contro i dirigenti, né contro l’allenatore Helenio Herrera: in sostanza la morte sarebbe avvenuta per cause accidentali. [CorrSport 5/1/1971]  

Sfrattata la vedova Taccola

• Marzia Nannipieri, vedova di Giuliano Taccola, calciatore della Roma morto 25enne il 16 marzo 1969 negli spogliatoi dello stadio “Amsicora” di Cagliari per «insufficienza cardiorespiratoria acuta», è oggetto di uno sfratto esecutivo dall’abitazione in cui vive a Calci (Pisa), «ultimo atto di una vita sfortunata vissuta tra indifferenza, omertà e voglia di giustizia»: dovrà traslocare in auto con la figlia Giuliana, malata di anoressia (...). [Fabio Monti, Cds 19/2/1994]  

Sfrattata la vedova Taccola

• Marzia Nannipieri, vedova di Giuliano Taccola, calciatore della Roma morto 25enne il 16 marzo 1969 negli spogliatoi dello stadio “Amsicora” di Cagliari per «insufficienza cardiorespiratoria acuta», è oggetto di uno sfratto esecutivo dall’abitazione in cui vive a Calci (Pisa), «ultimo atto di una vita sfortunata vissuta tra indifferenza, omertà e voglia di giustizia»: dovrà traslocare in auto con la figlia Giuliana, malata di anoressia. In una lettera al Corriere dello Sport scrive: «Non potete immaginare lo stato di totale emarginazione in cui viviamo, la nostra è ormai una guerra all’indifferenza, alla disumanità, all’omertà, che dura da 25 anni e che ci ha procurato umiliazioni continue. Senza che mai nessuno ci abbia teso una mano: mi riferisco a coloro che sapevano, ma non hanno mai avuto la buona volontà di darci un aiuto concreto, come la Roma, come la Federazione, come il sindacato calciatori. Ci troviamo nella necessità di vendere il quadro di Monachesi, che tanti anni fa venne regalato a Giuliano: è l’unico bene materiale che ci è rimasto prima di arrivare a vendere organi del nostro corpo per affrontare questa emergenza drammatica. Ci appelliamo alla sensibilità di chi dà ancora un significato alla solidarietà». Nel pomeriggio l’assemblea delle società di serie A e B stabilisce che, in attesa di nuovi provvedimenti, alla famiglia Taccola venga inviata una somma in denaro. Il presidente della Lega, Luciano Nizzola, spiega: «Il nostro vuole essere un primo gesto di solidarietà, non pretendiamo di risolvere il problema, perché non ne avremmo nemmeno le possibilità, però era giusto muoverci immediatamente». I presidenti della prima e dell’ultima squadra di Taccola, Franco Sensi (Roma) e Aldo Spinelli (Genoa) annunciano l’organizzazione di un’amichevole il cui incasso andrà in beneficenza alla famiglia del calciatore morto nel ’69. [Fabio Monti, Cds 19/2/1994]  

Consegnato alla vedova Taccola l’aiuto della Lega

• Nella sede del Pisa viene consegnato a Marzia Nannipieri, vedova di Giuliano Taccola, il contributo economico stanziato dalla Lega calcio: il 18 febbraio la famiglia del centravanti della Roma, morto 25enne il 16 marzo 1969 negli spogliatoi dello stadio “Amsicora” di Cagliari, era stata oggetto di uno sfratto esecutivo. [Cds 24/2/1994]  

Aiuti alla vedova Taccola: tante chiacchiere, pochi fatti

• Sul Corriere della Sera, Bruno Tucci denuncia: «Ricordate Giuliano Taccola? Chi ha qualche filo bianco in testa non lo può aver dimenticato. Se ne andò un pomeriggio di marzo del 1969 per uno choc anafilattico. Accadde negli spogliatoi di una sfida Cagliari-Roma. Giuliano era un centravanti con un grandissimo fiuto del gol e i tifosi lo piansero unendosi al dolore di una moglie giovanissima e di due bambini assai piccoli. Il tempo cancella ogni cosa ed oggi la signora Marzia, che non vive nella ricchezza, chiede aiuto alla società. Promesse tante, fatti pochi. Anche il presidente Sensi, a chiacchiere, si è detto disponibilissimo a darle una mano. Ma quando la donna telefona, il numero uno di Trigoria è sempre indaffaratissimo. Presidente: vogliamo andare a rileggere sullo Zingarelli il significato del sostantivo solidarietà?». [Cds 15/5/1995]  

La moglie di Taccola chiede aiuto a Guariniello

• Marzia Nannipieri, vedova di Giuliano Taccola, calciatore della Roma morto 25enne il 16 marzo 1969 negli spogliatoi dello stadio “Amsicora” di Cagliari, invia al pm di Torino Raffaele Guariniello, impegnato in un’inchiesta sul doping, una documentazione che definisce «importante per chiarire il primo caso di morte sospetta di un calciatore». [Cds 20/11/1998; Cds 6/12/1998]  

La vedova Taccola ricevuta da Guariniello

• Marzia Nannipieri, vedova di Giuliano Taccola, calciatore della Roma morto 25enne il 16 marzo 1969 negli spogliatoi dello stadio “Amsicora” di Cagliari, è ricevuta dal pm di Torino Raffaele Guariniello, impegnato in un’inchiesta sul doping. [Gaia Piccardi, Cds 26/11/1998]  

Morte Taccola, Petrini: «Eravamo paurosamente bombati»

• Intervistato dal Corriere della Sera in una misteriosa località in cui si nasconde dai creditori, l’ex calciatore Carlo Petrini, nel 1966/67 al Genoa con Giuliano Taccola (calciatore morto negli spogliatoi dello stadio “Amsicora” di Cagliari il 16 marzo 1969) racconta: «Entrai in prima squadra il 6 gennaio 1965, Genoa-Pro Patria di serie B. Tuttavia i fatti strani arrivano nella stagione successiva [...] Perdevamo spesso e occorreva qualche soluzione per risalire in classifica. Allora qualcuno in società prepara le punture “rigeneranti”. Sono iniezioni di non so quali sostanze associate; il liquido prevalente, all’interno della siringa, è rosso acceso. Noi accettiamo le siringate durante la settimana e prima d’ogni partita. È per il bene del Genoa. Ricordo che nel ritiro di Ronco Scrivia le dosi aumentarono, ci iniettavano queste sostanze una volta al giorno. Ricordo Giuliano Taccola, bianco come un cencio e poi paonazzo al termine d’una partita di quel tormentato campionato. Era adagiato sul lettino dello spogliatoio e, tutt’intorno, noi compagni avevamo paura. Respirava a fatica. Giuliano, passato alla Roma, morì circa due anni dopo. Noi eravamo paurosamente bombati: al confronto, creatina e ormoni della crescita diventano caramelle». [Franco Melli, Cds 7/12/1998]  

La vedova Taccola: «Mio marito morto come un cane»

• Marzia Nannipieri, vedova di Giuliano Taccola, calciatore della Roma morto 25enne il 16 marzo 1969 negli spogliatoi dello stadio “Amsicora” di Cagliari, reagisce all’intervista di Carlo Petrini, che sul Corriere della Sera ha parlato di un malore dovuto al doping ai tempi del Genoa: «Mi risulta l’episodio, non le motivazioni che lo determinarono. Mio marito rifiutava sempre pillole e farmaci inquietanti. Quella volta, il malore dipese dal trauma subito in un contrasto di gioco. Più tardi mi riferì che gli avevano fracassato una caviglia. Lui si confidava totalmente. E, arrivato nella Roma, mi parlò spesso di “situazione allucinante” (...)». [Franco Melli, Cds 8/12/1998]  

La vedova Taccola: «Mio marito morto come un cane»

• Marzia Nannipieri, vedova di Giuliano Taccola, calciatore della Roma morto 25enne il 16 marzo 1969 negli spogliatoi dello stadio “Amsicora” di Cagliari, reagisce all’intervista di Carlo Petrini, che sul Corriere della Sera ha parlato di un malore dovuto al doping ai tempi del Genoa: «Mi risulta l’episodio, non le motivazioni che lo determinarono. Mio marito rifiutava sempre pillole e farmaci inquietanti. Quella volta, il malore dipese dal trauma subito in un contrasto di gioco. Più tardi mi riferì che gli avevano fracassato una caviglia. Lui si confidava totalmente. E, arrivato nella Roma, mi parlò spesso di “situazione allucinante”. Forse non riusciva ad accettare gli accorgimenti medici di quel club; forse nelle flebo e nei bibitoni ricostituenti gli mettevano sostanze a sua insaputa. Di certo, è morto in modo terribile, peggio di un animale. Non lo curarono e, appena operato di tonsille, lo spedirono sul campo ad allenarsi. Avevo seguito, da vicino, il calvario. Giuliano abbandonò tre volte il ritiro, in quei giorni. L’allenatore pretese, il 26 febbraio, che provasse con la squadra “De Martino”. Il 2 marzo lo inserirono nella formazione anti-Sampdoria, anche se era sei chili sotto il peso forma abituale. E durante la settimana successiva, gli venne una strana febbre. Alla Roma minimizzavano, il medico sociale sosteneva che Giuliano non avesse niente di preoccupante. Mio marito litigò, gridò ai dirigenti che se ne fregava dei premi fissati per la successiva Roma-Inter; che la sua vita era più importante dei quattrini. Venne la domenica e il medico si presentò a casa nostra, con un’infermiera. Pretendeva che Giuliano si alzasse dal letto per raggiungere i compagni nell’albergo del ritiro. Resistemmo. Purtroppo, alcuni giorni dopo, gli imposero di seguire la squadra in trasferta a Cagliari, nonostante perdesse sangue dalla bocca. Lui non voleva partire, stava aspettando il visto della società per una visita specialistica concordata di sua iniziativa. Quel permesso stranamente ritardava. Infine cedette, andò a morire come un cane». La vedova Taccola ha ancora in corso una causa civile contro la Federcalcio e la Roma: «Non vedo altre risorse, finita la tragedia nessuno mi ha teso una mano. Dell’assicurazione romanista di Giuliano, duecento milioni, ci toccarono solo quaranta milioni, divisi fra Giuliana e Gianluca, i nostri figli. Oggi Giuliana ha superato una grave forma di anoressia, ma ha perso l’udito per gli stenti e, soprattutto, per lo spavento causato da un incendio nella casa di Calci. Gianluca lavora come muratore saltuario, tranquillamente ignorato dagli amici di suo padre. Tutti spariti, compresi quelli che promettevano o che conoscevano i retroscena della tragedia. Carlo Petrini non è un visionario quando scoperchia certi segreti e accusa l’ambiente miliardario e disumano. Compilai decine di domande, indirizzate al Coni o a privati, senza ottenere mai un posto qualsiasi, uno straccio di stipendio per sfamare i ragazzi». [Franco Melli, Cds 8/12/1998]  

Nuovo sfratto per la vedova Taccola

• Marzia Nannipieri, vedova di Giuliano Taccola, calciatore della Roma morto 25enne il 16 marzo 1969 negli spogliatoi dello stadio “Amsicora” di Cagliari, lancia un appello attraverso una lettera al settimanale Rigore: «Aiutateci». Sottoposta all’ennesimo sfratto (fece scalpore già quello del 1994), la vedova del centravanti giallorosso è ridotta a dormire in auto: «A Roma il nome Taccola è ormai tabù nelle stanze dei palazzi del calcio ma anche a Trigoria. La festa-scudetto non deve essere rovinata». [Cds 1/6/2001]  

Morte Taccola, Ferruccio Mazzola accusa Herrera

• Intervistato dall’Espresso, Ferruccio Mazzola, ex calciatore dell’Inter, attacca Helenio Herrera (morto a Venezia il 9 novembre 1997): «(...) Ho vissuto in prima persona le pratiche a cui erano sottoposti i calciatori. Ho visto l’allenatore, Helenio Herrera, che dava le pasticche da mettere sotto la lingua. Le sperimentava sulle riserve (io ero spesso tra quelle) e poi le dava anche ai titolari. Qualcuno le prendeva, qualcuno le sputava di nascosto. Fu mio fratello Sandro a dirmi: se non vuoi mandarla giù, vai in bagno e buttala via. Così facevano in molti. Poi però un giorno Herrera si accorse che le sputavamo, allora si mise a scioglierle nel caffè. Da quel giorno “il caffè”’ di Herrera divenne una prassi all’Inter (...) Con certezza non lo so, ma credo fossero anfetamine. Una volta dopo quel caffè, era un Como-Inter del 1967, sono stato tre giorni e tre notti in uno stato di allucinazione totale, come un epilettico. Oggi tutti negano, incredibilmente. Perfino Sandro... (...) Sandro e io, da quando ho deciso di tirare fuori questa storia, non ci parliamo più. Lui dice che i panni sporchi si lavano in famiglia. Io invece credo che sia giusto dirle queste cose, anche per i miei compagni di allora che si sono ammalati e magari ci hanno lasciato la pelle. Tanti, troppi... (...) Il primo è stato Armando Picchi, il capitano di quella squadra, morto a 36 anni di tumore alla colonna vertebrale. Poi è stato il turno di Marcello Giusti, che giocava nelle riserve, ucciso da un cancro al cervello alla fine degli anni ’90. Carlo Tagnin, uno che le pasticche non le rifiutava mai perché non era un fuoriclasse e voleva allungarsi la carriera correndo come un ragazzino, è morto di osteosarcoma nel 2000. Mauro Bicicli se n’è andato nel 2001 per un tumore al fegato. Ferdinando Miniussi, il portiere di riserva, è morto nel 2002 per una cirrosi epatica evoluta da epatite C. Enea Masiero, all’Inter tra il ’55 e il ’64, sta facendo la chemioterapia. Pino Longoni, che è passato per le giovanili dell’Inter prima di andare alla Fiorentina, ha una vasculopatia ed è su una sedia a rotelle, senza speranze di guarigione...». Ma era solo nell’Inter che ci si dopava in quegli anni? «Certo che no. (...) Quando Herrera passò alla Roma, portò gli stessi metodi che aveva usato all’Inter. Di che cosa pensa che sia morto il centravanti giallorosso Giuliano Taccola, a 26 anni, durante una trasferta a Cagliari, nel ’69? (...)». [Alessandro Gilioli, Esp. 13/10/2005]