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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

Giovanni Paolo II

Nasce Karol Wojtyla

Karol Józef nasce a Wadowice, a 50 chilometri da Cracovia (Polonia del sud), da Karol Wojtyla, 41 anni, sottufficiale dell’esercito austriaco, e da Emilia Kaczorowska, 36 anni, casalinga.

Karol Wojtyla viene battezzato

Il piccolo Karol riceve il battesimo nella chiesa parrocchiale della Presentazione della Beata Vergine Maria, a Wadovice, dal cappellano militare Franciszek Zak. Vive al primo piano di via Rynek 3, accanto a una famiglia di ebrei proprietaria dello stabile. Dalla finestra si nota un orologio solare con la scritta: «Il tempo passa, l’eternità aspetta». [www.karol-wojtyla.org]

La mamma Emilia Kaczorowska, il papà Karol e il fratello Edmund (Ansa)

Primo giorno di scuola di Karol Wojtyla

Karol Wojtyla inizia a frequentare la scuola elementare. È un bambino diligente e ottiene buoni voti: “molto buono” in religione, condotta, disegno, canto e ginnastica. “Buono” in tutte le altre materie. Poi frequenta il ginnasio statale “Marcin Wadowita”. [Fo. 3/4/2005]

A nove anni Wojtyla perde la mamma

Tornando da scuola per pranzo, Karol Wojtyla, che il mese prossimo compirà nove anni, viene a sapere della scomparsa della madre, morta dopo una lunga malattia. «Emilia Kaczorowska, da ragazza, era la più bella ed elegante di Wadovice. Abitavamo nella stessa casa. Era snella, aveva profondi occhi neri e un sorriso disarmante. Di carattere era gaia e sempre serena. Vestiva modestamente, ma era distinta, molto femminile. Si confezionava lei stessa i vestiti. Aveva capelli lunghi e si pettinava, come si usava allora, puntandoli tutti in alto» (Maria Janina, amica e vicina di casa di Emilia). [www.santiebeati.it]

La Prima comunione di Karol Wojtyla

Il piccolo Karol, detto Lolek, riceve per la prima volta il sacramento dell’eucarestia. Ha approfittato dell’abbassamento dell’età per la Prima comunione che era stato deciso da Pio X nel 1910. [30Gio. 2/2005] Jerzy Kluger, uno dei suoi amici più stretti, ricorda che «i primi sci li ha regalati a Karol la mia nonna. Insieme abbiamo letto le storie di Winetou… per poter dopo giocare in mezzo ai cespugli sulla riva di Scava come guerrieri di pellerossa; Laskowiec, la cima del monte, era la meta delle nostre gite scolastiche. Karol ascoltava con attenzione i concerti organizzati a casa mia e partecipava ai concorsi di recita a scuola». A calcio, Lolek era molto capace in porta, forte nelle uscite basse sui piedi dei giocatori. [www.karol-wojtyla.org]

Karol Wojtyla da bambino

Muore Edmund, fratello di Wojtyla

Il fratello di Karol Wojtyla, Edmund, medico, muore a 26 anni, nel 1932, durante un’epidemia di scarlattina. La sorella Olga, invece, era morta poco dopo la nascita, nel 1914. [Fo. 3/4/2005]

Il diciottenne Wojtyla riceve la cresima

Il diciottenne Karol Wojtyla riceve il sacramento nella parrocchia di Wadovice dalle mani del metropolita di Cracovia, l’arcivescovo Adam Sapieha. A nome degli altri ragazzi saluta Sapieha con un discorso in perfetto latino che stupisce tutti, il vescovo per primo.

Esame di maturità per Karol Wojtyla

Karol Wojtyla dà l’esame la maturità al liceo di Wadowice (Polonia). «Wojtyla – dice la signora Barbara, insegnante di matematica – era un ragazzo molto intelligente. Da sacerdote ci capitò di “rimproverarlo” per omelie troppo filosofiche, ma poi quando fu eletto Papa sentivamo che sapeva davvero parlare alla gente». [www.karol-wojtyla.org]

Karol Wojtyla in gita sulle montagne per sciare (Archivio Farabola)

Teatro e letteratura, passioni di Wojtyla

Karol Wojtyla frequenta i corsi di Letteratura polacca all’Università di Cracovia. Appassionato anche di teatro, si iscrive allo “Studio 38”, circolo teatrale fondato da Tadeusz Kudliński. [www.vatican.va]

Bombe su Cracovia

La Germania invade la Polonia. È un venerdì, e come ogni primo venerdì del mese Karol Wojtyla va a confessarsi nella cattedrale del Wawel (la collina dove sorge il castello reale, cuore della nazione), mentre le bombe piovono su Cracovia. Oltre al Wawel, i nazisti chiudono diverse istituzioni tra cui l’università Jagellonica frequentata da Wojtyla. [Andrea Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia, San Paolo]

Karol Wojtyla militare (Ap)

Wojtyla, le cave di pietra e il teatro

Per non essere deportato dai tedeschi, Wojtyla si mette a lavorare nelle cave di pietra di Zakrzówek vicino a Cracovia, come aiutante del brillatore delle mine. In un seminterrato mette in scena un clandestino Teatro rapsodico: ha poche decine di spettatori. Halina Krolikiewicz, compagna di scena di Karol: «Era come una battaglia fatta con le parole in aiuto di quella fatta con le armi dall’armata polacca». [Fo. 3/4/2005]

Muore il padre di Karol Wojtyla

Karol Wojtyla senior muore per un infarto. Il figlio lo trova senza vita al suo ritorno dal lavoro. Aveva 63 anni, era un sottufficiale dell’esercito polacco in pensione anticipata per motivi di salute. Da giovane «era alto, con spalle molto dritte e aveva un incedere armonioso. Gli stivali lunghi e la divisa militare con le scintillanti tre stellette di sottufficiale sul colletto gli davano fascino ed eleganza. Era molto ammirato dalle ragazze» (Maria Janina, la vicina di casa). [www.santiebeati.it]

Wojtyla comincia a studiare da prete

Wojtyla inizia a frequentare corsi clandestini della facoltà di Teologia come seminarista. «La morte del padre, il distacco dal mondo universitario con la guerra, infine la presa di distanza dal mondo del teatro che prima gli sembrava il suo futuro, determinarono un processo che lo spinse a riflettere sempre più sul fatto che “il Signore vuole che io diventi sacerdote”». [Andrea Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia, San Paolo]

Wojtyla sacerdote

Il primate di Polonia, cardinale Adam Sapieha, ordina sacerdote Karol Wojtyla e decide di mandarlo Roma per continuare gli studi. Consegue il dottorato in Teologia all’Angelicum, l’università dei domenicani, con una tesi su san Giovanni della Croce (la mistica è uno dei suoi pallini, come la poesia, e per qualche tempo medita di farsi monaco carmelitano).

Wojtyla giovane prete

La prima messa di Karol Wojtyla

Karol Wojtyla celebra la prima messa nella cattedrale del Wawel che i nazisti avevano tenuto chiusa per tutta la durata della guerra. «Ho vissuto il tragico periodo quando il governatore nazista Hans Frank si stabilì nel castello del Wawel, sul quale fu issata la bandiera uncinata. Per me fu un’esperienza particolarmente dolorosa». [Andrea Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia, San Paolo]

Wojtyla incontra padre Pio

Durante le vacanze pasquali Wojtyla prima va ad Assisi, poi visita San Giovanni Rotondo dove assiste alla messa di padre Pio da Pietrelcina. Al frate cappuccino avrebbe chiesto di pregare per la guarigione di una cara amica, Wanda Poltawska (un legame che durerà tutta la vita e che farà nascere qualche pettegolezzo). Tornerà a San Giovanni Rotondo il 1° novembre 1974.

Il viceparroco di Niegowic

La parrocchia a cui viene assegnato don Karol Wojtyla è quella di Niegowic, presso Gdów, un posto di gente semplice in cui si fa subito ben volere. Nell’agosto dell’anno successivo viene spostato nella parrocchia di San Floriano, a Cracovia, mentre il cardinale Sapieha gli chiede di continuare gli studi. La cosa non lo entusiasma, preferirebbe lavorare con i giovani della sua parrocchia. [Andrea Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia, San Paolo]

Karol Wojtyla sacerdote a Niegowic (Polonia) nel 1948

Wojtyla discute la tesi

La tesi di abilitazione alla docenza che Wojtyla presenta alla facoltà di Teologia dell’università Jagellonica (riaperta dopo gli anni della guerra) si intitola “Valutazione delle possibilità di costruire l’etica cristiana sulla base del sistema di Max Scheler”. La filosofia personalista diventa la sua chiave di lettura del mondo. Anni dopo don Tadeusz Styczeń, suo amico e collaboratore, definirà così il suo carisma: «È un papa affascinato da Dio in ragione dell’uomo e affascinato dall’uomo in ragione di Dio». [Graziano Borgonovo, Giovanni Paolo II: una passione continua per l’uomo, Rubbettino]

Karol Wojtyla negli anni ’50

Wojtyla professore di Etica

Wojtyla viene nominato sostituto ufficiale del professore titolare e impiegato di ruolo dell’Università Cattolica di Lublino. Le sue lezioni sono molto seguite dagli studenti. «Allora la cosa più importante erano diventati i giovani, che mi ponevano non tante domande sull’esistenza di Dio, ma precisi quesiti su come vivere, cioè sul modo di affrontare e risolvere i problemi dell’amore e del matrimonio, nonché quelli legati al mondo del lavoro». [Andrea Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia, San Paolo]

Karol Wojtyla a Cracovia negli anni ’50

Wojtyla vescovo ausiliare di Cracovia

Papa Pio XII nomina Karol Wojtyla vescovo ausiliare di Cracovia. I servizi segreti del regime comunista, che da tempo lo tengono d’occhio, intensificano la sorveglianza. Nel suo appartamento vengono installate delle microspie. L’anticomunismo prende forma da queste esperienze quotidiane di sorveglianza e di intimidazione. [Andrea Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia, San Paolo]

Wojtyla al Concilio Vaticano II

Il vescovo di Cracovia è in San Pietro con altre migliaia di prelati per la solenne apertura del concilio. Non diventa un big dell’assemblea ma si fa notare per qualche intervento ben pensato; anche il grande teologo francese Henri de Lubac, nei suoi diari del concilio, parla con simpatia di «mons. Wojtyla». [Fo. 27/10/2009]

Wojtyla arcivescovo di Cracovia

Paolo VI nomina il vescovo ausiliare di Cracovia a capo della diocesi, di cui prende possesso l’8 marzo 1964. Nel settembre dello stesso anno, prende parte alla terza sessione del concilio, si occupa soprattutto di questioni pastorali.

Wojtyla cardinale

Concistoro nella Cappella Sistina. Karol Wojtyla viene creato cardinale e pubblicato del titolo di San Cesareo in Palatio. Il neocardinale di Cracovia entra a far parte della commissione vaticana voluta da Paolo VI sul problema della popolazione e della limitazione delle nascite, ma non vota con la maggioranza che si esprime a favore dei contraccettivi e resterà a fianco di papa Montini anche dopo la pubblicazione dell’enciclica Humanae vitae.

Papa Paolo VI mentre impone la berretta cardinalizia a Karol Wojtyla, Arcivescovo di Cracovia


Quaresima, le meditazioni di Wojtyla

Il cardinale di Cracovia viene invitato a tenere le meditazioni della Quaresima a papa Paolo VI e alla curia romana. È un privilegio che a volte anticipa ulteriori riconoscimenti o scatti di carriera. Nel caso di Wojtyla è anche il modo per tenere i contatti con gli altri membri del collegio cardinalizio, lui che viene da oltrecortina. Dal 1962 (inizio del concilio) al conclave del 1978 andrà a Roma ben trentuno volte.

Muore Paolo VI

Alle 21.40, per un edema polmonare, Paolo VI muore nella sua residenza di Castel Gandolfo. Nel suo testamento chiedeva funerali «pii e semplici. La tomba: amerei che fosse nella vera terra, con umile segno, che indichi il luogo e inviti a cristiana pietà. Niente monumento per me».

La salma di Paolo VI (Archivio Farabola)

«Habemus Papam»: Giovanni Paolo I

S’è aperto il conclave. I papabili sono l’arcivescovo di Genova, cardinale Giuseppe Siri, l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giovanni Benelli, e il cardinale Albino Luciani, patriarca di Venezia, per il quale intendono votare coloro che auspicano un’apertura internazionalista del Vaticano. Luciani, tuttavia, chiede di non essere preso in considerazione e, anzi, è lui a parlare per primo di un papa straniero (il suo voto è per il cardinale Aloisio Lorscheider). Il conclave si conclude dopo sole quattro votazioni e alle 19.18 il cardinale Pericle Felici, protodiacono, annuncia l’Habemus Papam. Luciani è 263º successore di Pietro (101 voti tra i 111 cardinali) con il nome di Papa Giovanni Paolo I. Il cardinale di Cracovia, Karol Wojtyla, ha preso cinque voti.

Muore papa Luciani

Nella notte tra il 28 e il 29 settembre, colpito probabilmente da un infarto del miocardo, muore improvvisamente Giovanni Paolo I, detto anche “il papa del sorriso”, dopo soli trentatré giorni di pontificato. Alcuni chiedono l’autopsia, che però viene negata perché non prevista dal protocollo.

La salma di Giovanni Paolo I

Si apre il conclave

Il collegio dei cardinali deve designare il successore di Albino Luciani, papa per soli trentatré giorni. Wojtyla aveva preso già cinque voti al conclave di due mesi prima che aveva eletto Giovanni Paolo I, ma inizialmente i contendenti sono ancora due italiani, il conservatore Siri e il progressista Benelli. La situazione sembra non sbloccarsi, i due partiti si fronteggiano. Alla fine del primo giorno, però, il cardinale di Vienna König fa il nome di Wojtyla. Il primate di Polonia Wyszynski è perplesso. «È un santo, un mistico, un pastore, un filosofo, ma non è un grande amministratore», dice a un collega che gli chiede informazioni. Ma la sua candidatura prende quota velocemente e alla fine viene eletto con 99 voti su 111. [Andrea Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia, San Paolo]
All’arrivo dalla Polonia, qualche giorno prima del conclave, il cardinale di Cracovia era stato ripetutamente fotografato dal reporter Franco De Leo. «Perché mi fa tutte queste fotografie? Non crederà mica che possa essere io il nuovo papa?», gli aveva detto. Quindi, mettendo una mano sulla spalla dei reporter, si era abbandonato a una franca risata. [Arminio Savioli, Un. 17/10/1978]

Il conclave dal quale il cardinale Wojtyla uscirà papa

«Habemus Papam». È un polacco

Karol Wojtyla a braccia alzate saluta la folla dal balcone di Piazza San Pietro dopo essere stato eletto Papa

Alle 17.17 la fumata bianca. Alle 18.45 il cardinale Pericle Felici proclama: «Habemus Papam». Il 264° della Chiesa cattolica. La folla dei fedeli in piazza San Pietro è incuriosita, il nome suona nuovo, esotico: «Wojtyla? Ma è un africano?». Invece è l’arcivescovo di Cracovia, 58 anni, il primo papa non italiano dal 1523, dalla morte di Adriano VI, olandese di Utrecht. Alla sera, al suo segretario don Stanislao che lo raggiunge nel recinto del conclave dice in romanesco: «Li possano…». Si riferisce ai cardinali che lo hanno eletto. [Stanislaw Dziwisz, Una vita con Karol, Rizzoli] Se lui è spiazzato, lo sono anche i servizi segreti dell’Est. Proprio non se l’aspettavano.

«Se mi sbaglio, mi corrigerete»

• Duecentomila fedeli aspettano la benedizione del Papa in piazza San Pietro e quando alle 19.15 si affaccia al balcone, è uno scroscio di evviva, battimani e fazzoletti sventolati. Il suo primo discorso dura alcuni minuti e rompe la tradizione che voleva il Papa eletto in silenzio: «Sia lodato Gesù Cristo! Carissimi fratelli e sorelle, siamo ancora tutti addolorati dopo la morte dell’amatissimo papa Giovanni Paolo I. Ed ecco gli eminentissimi cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma. Lo hanno chiamato di un paese lontano... Lontano, ma sempre così vicino per la comunione nella fede e nella tradizione cristiana. Io ho avuto paura di ricevere questa nomina, ma l’ho fatto nello spirito dell’obbedienza verso il nostro Signore e nella fiducia totale alla sua madre, Madonna Santissima. Anche non so se potrei bene spiegarmi nella vostra... la nostra lingua italiana. Se mi sbaglio, mi corrigerete! E così mi presento a voi tutti, per confessare la nostra fede comune, la nostra speranza, la nostra fiducia alla Madre di Cristo e della Chiesa e anche a incominciare di nuovo su questa strada della storia e della Chiesa, di incominciare con l’aiuto di Dio e con l’aiuto degli uomini».

La fumata bianca per l’elezione di Papa Giovanni Paolo II (Archivio Farabola)

• Al Corriere della Sera in redazione avevano preparato 17 biografie di arcivescovi papabili, ma non la sua. «C’è un bell’aneddoto (ce ne sono a bizzeffe) su Wojtyla, già cardinale, fermato sui Tatra dalle guardie mentre sciava. Il poliziotto: “Stupido, ti rendi conto a chi hai rubato i documenti? Starai al fresco per un bel po’”. “Ma sono davvero io”. “Un cardinale che scia? Mi prendi per scemo?”. Il Cremlino delle divisioni e i sottocapi del regime di Varsavia si comportarono poi più o meno con la stessa incredulità delle guardie di frontiera». [Adriano Sofri, la Repubblica 12/10/2003].

• L’evento in Italia viene trasmesso a reti unificate dalle due reti televisive, inserendosi nei due telegiornali. Telecronisti per il Tg1 Paolo Frajese e Bruno Vespa, per il Tg2 Italo Gagliano e Pino di Salvo (I programmi serali previsti sono slittati dalle 20.40 alle 21.20, senza subire però cambiamenti).

Karol Wojtyla sul balcone di Piazza San Pietro dopo essere stato eletto Papa (Archivio Farabola)

Una lettera al Papa dall’amica del cuore

«Se sei diventato Papa… non devi soltanto pregare, ma anche governare», scrive a Giovanni Paolo II l’amica Wanda. [Wanda Poltawska, Diario di un’amicizia, San Paolo] Lo farà spiazzando tutti «con la sua imprevedibile mobilità, la sua spregiudicatezza antiprotocollare, infliggerà duri colpi alla piramide curiale del Vaticano. Papa più di missione che non di governo, Giovanni Paolo II non si curerà molto della curia romana e dei suoi meccanismi, preferendo delegare ai collaboratori la gestione di questa “macchina” di antichissima e pietrificata tradizione» [Enzo Bettiza, Sta. 11/10/2003].

Primo viaggio internazionale del Papa

Giovanni Paolo II parte per il suo primo viaggio apostolico. Destinazione Santo Domingo, Messico e Bahamas. Alle 7.45 arriva all’aeroporto di Fiumicino dove lo attende il presidente del Consiglio Andreotti (un grande amico che sosterrà anche dopo il processo per mafia). «Sarà il primo di una lunga serie di viaggi», ha annunciato il giorno prima. A Santo Domingo, appena sceso dalla scaletta dell’aereo si china a baciare la terra (gesto che ripeterà in ogni viaggio finché le forze lo sosterranno).

Papa Giovanni Paolo II, in visita in Messico, saluta la folla che lo accoglie (Archivio Farabola)

La prima enciclica di papa Wojtyla

Giovanni Paolo II pubblica l’enciclica Redemptor hominis. Concetti: il cristianesimo ha pieno diritto d’incidenza nella vita pubblica della persona e dell’umanità. «Il redentore dell’uomo, Gesù Cristo, è centro del cosmo e della storia». È la prima enciclica di Giovanni Paolo II. «“Redempotor Hominis”. Rappresenta la magna carta su cui il nuovo Pontefice costruirà l’impegno apostolico nella Chiesa e nel mondo. L’enciclica esamina i maggiori problemi su cui il mondo si stava confrontando in quel periodo. Giovanni Paolo II iniziò il suo pontificato durante una fase di crisi interna della Chiesa cattolica. Egli vi allude nell’introduzione, dichiarando comunque la sua convinzione che anche tante energie positive siano all’opera nella Chiesa, per cui “questa nuova «ondata» della vita della Chiesa” è “ben più potente dei sintomi di dubbio, di crollo e di crisi” (RH 5). La Redemptor Hominis afferma che la soluzione a questi problemi può essere trovata attraverso una comprensione più profonda della persona, sia della persona umana, sia della persona di Cristo. Per fare questo, l’enciclica si rifà ripetutamente alla corrente filosofica del personalismo, approccio caro al Papa anche nel resto del suo pontificato. L’enciclica inoltre vuole preparare la Chiesa all’arrivo imminente del terzo millennio, che viene chiamato dal Papa un “nuovo Avvento della Chiesa” (RH 1)» (http://www.papaboys.org/1979-linizio-dei-viaggi-apostolici-sulle-orme-di-cristo/)

 

Il Papa torna nella sua Polonia

Il primo incontro con la folla di Papa Giovanni Paolo II dopo il suo arrivo in elicottero nella antica città di Gniezno, sede dei Primati di Polonia e culla del cattolicesimo polacco

Papa Wojtyla è a Varsavia. Ad acclamarlo 300mila fedeli. Immensa la commozione quando il Papa è entrato nella città vecchia: dappertutto c’erano altari gialli e celesti, lampade accese, immagini di Wojtyla, stemmi pontifici, bambine in abito bianco da processione, parrocchiani giunti dalle campagne e dalle città più lontane. Tutti per lui. Nella sua omelia da piazza della Vittoria: «E grido io, figlio di terra polacca, ed insieme io, Giovanni Paolo II Papa, grido alla vigilia di Pentecoste: scenda il tuo spirito e rinnovi la faccia della terra, di questa terra». È il primo Papa che celebra una messa in un regime socialista. Il viaggio terminerà il 10 giugno a Cracovia.

Papa Giovanni Paolo II mentre si asciuga le lacrime durante la messa pontificale svoltasi a Cracovia (Archivio Farabola)

Piazza San Pietro, attentato al Papa

È giorno di udienza papale. Giovanni Paolo II dalla sua papamobile saluta i pellegrini polacchi, americani e spagnoli: «Quel giorno, la jeep stava compiendo il secondo giro di piazza San Pietro, verso il colonnato di destra, quello che termina con il Portone di bronzo. Il Santo Padre si sporse dalla macchina verso una bambina bionda che gli stavano tendendo: si chiamava Sara, aveva appena due anni… Lui la prese in braccio, la sollevò in aria, come per farla vedere a tutti, poi la baciò e sorridendo la restituì ai genitori. Erano (...) le 17.19. Le udienze generali del mercoledì, con la bella stagione, si tenevano all’aperto, di pomeriggio… Sentii il primo sparo e, nello stesso istante, vidi centinaia di colombi levarsi improvvisamente e volare via come spaventati. Poi, subito dopo, il secondo colpo. E nel momento in cui lo sentivo, il Santo Padre prese ad afflosciarsi su un fianco, addosso a me». [Stanislao Dziwisz, Una vita con Karol, Rizzoli] Addome devastato, intestino perforato, indice della mano sinistra spezzato.

Papa Giovanni Paolo II, subito dopo essere stato colpito, si accascia nella vettura tra le braccia del suo segretario, il polacco Don Stanislaw Dziwisz, e del cameriere personale Angelo Gugel (in borghese con gli occhiali) (Archivio Farabola)

Ha sparato Ali Agca, “lupo grigio” turco

Ali Agca, 23 anni, turco, musulmano, militante dei Lupi Grigi (gruppo di estrema destra) spara al Papa tre colpi (due vanno a segno il terzo colpisce Anne Odre una turista americana, anche lei verrà ospitalizzata e operata) con una Browning calibro 9. Nel trambusto più totale, una suora lo urta poco dopo e gli fa cadere la pistola. Il giovane turco inizia a correre verso il colonnato del Bernini, appresso a lui un carabiniere di venti anni (in servizio da soli venti giorni). Bloccato, con una pistola alle costole inizia a balbettare: «Niente. Io non sapere niente. Io non fare niente». Dopo poco lo hanno portato al posto di polizia al borgo: «Tra i documenti che gli sono stati trovati addosso, c’erano delle piantine della zona e tre ipotesi di attentato: colpire il pontefice da una finestra con una carabina, sparargli da una palazzina vicina, aggredirlo tra la folla e poi far esplodere tre bombe fumogene per scatenare il panico. Scelse questa ultima soluzione. Ma una suora gli bloccò la fuga». [Marco Ansaldo, Rep. 14/6/2000]

L’attentatore Mehmet Alì Agca, subito catturato dai poliziotti, viene portato alla Questura di Roma (Archivio Farabola)

Sei ore di operazione

Il Papa viene ricoverato poco prima delle 18 al Policlinico Gemelli. È arrivato con un’ambulanza della Città del Vaticano (la sirena però non funziona). Un pulmino Fiat 238 E bianco. Durante la corsa in ospedale il papa non ha fatto altro che pregare in polacco. Alle 19 i medici annunciano che nessun organo vitale è stato lesionato. Tuttavia il Papa resta sei ore sotto i ferri.

Il Papa torna a casa

Alle 19 i medici del Gemelli hanno autorizzato a sorpresa il Papa a tornare a casa. Alle 19.11, a bordo di una Mercedes targata Scv 1, varca porta Sant’Anna. Alle 19.33 si affaccia dalla finestra del suo studio per salutare i fedeli che appena saputa la notizia si sono precipitati in piazza San Pietro. Il Papa è pallido, emaciato, ma sorridente. Poco prima di uscire dall’ospedale ha detto ai suoi medici: «Avete creduto di rifarmi nuovo, ma io sono lo stesso lazzarone di prima».

Nuovo ricovero per il Papa

Questo pomeriggio Giovanni Paolo II è stato ricoverato di nuovo al Gemelli. Ha un’infezione virale che gli ha dato febbre alta. La prognosi è riservata ma ci vorrà un’altra operazione e qualche mese di convalescenza prima che si ristabilisca del tutto.

Direttissima per Agca

Inizia il processo per direttissima ad Ali Agca, il militante turco che ha sparato al Papa due mesi fa. (vedi il 13 maggio 1981)

Ratzinger alla Dottrina della fede

Giovanni Paolo II nomina l’arcivescovo di Monaco e Frisinga Joseph Ratzinger prefetto della congregazione per la Dottrina della fede. «Un amico fidato», come lo definirà in Alzatevi, andiamo!, al quale consegnerà i dossier più delicati: teologia della liberazione, dialogo interreligioso, ecumenismo, bioetica, evoluzionismo… Il papa polacco mette in scena il carisma, il teologo tedesco mette a punto, dietro le quinte, le coordinate ideologiche. Una politica di restaurazione che ha un obiettivo precis riportare tutto al centro. «L’intero suo agire, negli stessi bagni di folla e nella costante amplificazione mediatica che accompagnavano i suoi viaggi, è sembrato muoversi nella linea di una costante enfatizzazione del ruolo del vescovo di Roma come pastore di tutta la Chiesa, sollecitando sottilmente quella devozione, quel culto, quella centralità della figura del papa che costituisce una cifra specifica del cattolicesimo dell’ultimo secolo e mezzo, mortificandone le articolazioni interne e approfondendo il solco che già divideva le altre chiese cristiane da Roma». [Giovanni Miccoli, man. 5/4/2005].

Il Papa incontra in carcere Ali Agca

Alle 12.10 Papa Giovanni Paolo II è entrato nella cella di Ali Agca, l’attentatore turco che il 13 maggio 1981 gli sparò due colpi di pistola in piazza San Pietro. I due parlano soli, per venti minuti, seduti su due sedie affiancate. Poco dopo il Santo Padre dichiara: «Ciò che gli ho detto è un segreto che deve rimanere tra me e lui». Lo ha perdonato, come si perdona un fratello.

Papa Giovanni Paolo II incontra Ali Agca, suo attentatore, nella cella del carcere di Rebibbia (Archivio Farabola)

Il Papa sull’Adamello con Pertini

«“Presidente, vuole venire con me a sciare sull’Adamello?”. Il Papa mi chiamò di venerdì, lasciandomi perplesso. Ma accettai l’invito. Lui sciava, io fumavo beato la pipa. E al termine gli dissi: “Santità, lei è un vero maestro, scia come una rondine”» (Sandro Pertini). [Rep. 2/4/2005].

Papa Giovanni Paolo II incontra Giovanni Leone e Sandro Pertini al Quirinale (Archivio Farabola)

Tanti giovani con il Papa

È la domenica delle Palme, grande raduno a Roma in occasione dell’Anno internazionale della Gioventù. Papa Wojtyla dedica una Lettera apostolica ai giovani e alle giovani del mondo. Il 20 dicembre poi annuncia l’istituzione della Giornata mondiale della Gioventù, che dal 1986 si terrà tutti gli anni

«Ebrei, nostri fratelli maggiori»

Papa Wojtyla in visita alla sinagoga di Roma. A riceverlo è il rabbino capo, Elio Toaff. «Era dai tempi di san Pietro che il capo della comunità cristiana non entrava in una sinagoga. Un evento impensabile pochi anni prima… Alle ore 17 in punto io e il Papa entrammo nel tempio maggiore seguiti da cardinali, vescovi, rabbini e i rappresentanti della comunità. Dopo l’abbraccio nel cortile, camminammo insieme, uno accanto all’altro, in mezzo a due ali di folla. Ero felice, in quel momento, come tutti i presenti, anche se non riuscii a dimenticare le sofferenze dei tempi del ghetto. Quando poi parlò degli “ebrei, nostri fratelli maggiori”, ricordo che molti si commossero. Parole bellissime, vere, pronunciate con fermezza e convinzione, destinate a cambiare la storia dei rapporti tra ebrei e cristiani». [Rep. 2/4/2005] La sua amicizia con gli ebrei dura da una vita, nonostante l’antisemitismo diffuso tra i cattolici polacchi. A Wadowice un terzo della popolazione era di fede israelita. Ebreo il padrone di casa, ebrei i suoi compagni di classe, ebrea la vicina Ginka, ebrei i parenti di amici finiti ad Auschwitz.

Papa Giovanni Paolo II e il rabbino capo Elio Toaff (Archivio Farabola)

Preghiera per la pace ad Assisi

È la prima volta che si riuniscono i rappresentanti di tutte le religioni del pianeta, invitate nella città di san Francesco da papa Wojtyla. Alcuni prelati storcono il naso, sentono puzza di sincretismo; lo stesso Ratzinger non si fa vedere. I tradizionalisti vanno su tutte le furie.

Lo scisma dei lefebvriani

Giovanni Paolo II è considerato da molti un conservatore, eppure subisce contestazioni anche da destra, che culminano nello scisma tradizionalista. Malgrado diverse concessioni da parte di Roma, monsignor Marcel Lefebvre, capo della Fraternità Sacerdotale San Pio X (che ha rifiutato il concilio), ordina quattro vescovi senza l’approvazione di Roma e perciò viene scomunicato.

Un sovietico e un tailleur rosso dal Papa

• Il Papa riceve in udienza Mikhail Gorbaciov, leader dell’Unione Sovietica, poche settimane dopo la caduta del Muro di Berlino. La moglie, Raissa, infrangendo il protocollo (che prevede per le donne un abito nero) indossa un tailleur rosso fiammante. Era dai tempi della Rivoluzione d’ottobre che un politico sovietico non entrava in Vaticano. I due parlano per un’ora e mezzo, in russo, nello studio del Santo Padre. Gli argomenti: garantire ai credenti la libertà di religione e di rispetto verso le peculiarità nazionali, statali, culturali e spirituali affinché i popoli «attraverso il periodo di brusca svolta nel quale ci troviamo adesso, possano procedere verso una nuova era di pace» (Gorbaciov). Di lui il Papa dirà a Navarro-Valls (direttore della sala stampa vaticana): «È un uomo di principi». «Con grande interesse gli domandai cosa fosse un uomo di principi. E mi rispose: “È una persona che crede così tanto nei suoi valori da essere disposta ad accettare tutte le conseguenze che ne derivano, anche se possono dispiacergli e non tornargli utile"» (Joaquín Navarro-Valls).

Il Papa con Mikhail Gorbaciov e la moglie Raissa in Vaticano (Archivio Farabola)

• «Riguardo indietro alla storia straordinaria di Karol Wojtyla e penso alle opere della mia generazione. Penso a lui e a Reagan, a Gorbaciov e a Eltsin, a Helmut Kohl e infine a Lech Walesa inteso come Solidarnosc. Ci toccò portare il mondo a concludere quella che io chiamo “l’epoca della terra”: l’epoca della produzione industriale e dei conflitti sociali. E passare all’epoca del mondo globale, il mondo dell’informazione mondializzata e di Internet. Eravamo in tanti, eravamo stanchi del comunismo, ma il comunismo era anche un potente blocco militare. E allora, alla fine del secondo millennio della cristianità, ci arrivò un dono dal cielo: un Santo Padre polacco» (Lech Walesa). [Rep. 2/4/2005].

Gorbaciov e Giovanni Paolo II (Archivio Farabola)

Il Papa contro la guerra nel Golfo

«La guerra è avventura senza ritorno», proclama Giovanni Paolo II nel messaggio di Natale Urbi et orbi. I suoi appelli per la pace si moltiplicano.

Wojtyla scrive a Bush e a Saddam

Sono dieci giorni che papa Wojtyla manda lettere al presidente americano Bush e a quello iracheno, Saddam Hussein, per scongiurare il conflitto nel Golfo. Inutilmente.

Il Papa ha un tumore al colon: operato

Papa Wojtyla, ricoverato al policlinico Gemelli di Roma, viene operato per un tumore al colon. L’intervento è iniziato alle 6.15 e finito alle 10.15. «Gli hanno asportato un adenoma grosso come un’arancia che non presenta segni sicuri di malignità se non qualche cellula in fase di trasformazione. Lo hanno dimostrato le numerose analisi effettuate prima, durante e dopo l’intervento e terminate tutte con esiti negativi. L’unica incertezza riguarda solo un segmento della materia estratta. Tutti i segnali comunque inducono ad essere ottimisti, a non temere il peggio». L’operazione è stata eseguita dal professor Francesco Crucitti. Il Papa è impaziente, non vede l’ora di uscire e si mette a salutare i fedeli dalla finestra dell’ospedale. [Cds 16/7, 17/7/1992]

Anatema contro i mafiosi

Durante una visita pastorale in Sicilia, nella Valle dei templi di Agrigento, Giovanni Paolo II lancia un terribile anatema contro i mafiosi: «Lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!». La reazione di Cosa nostra è rabbiosa.

Papa Giovanni Paolo II durante la visita ad Agrigento (Archivio Farabola)


Bombe a San Giovanni in Laterano

Due mesi dopo l’ammonimento a Cosa nostra da parte del Papa, i mafiosi rispondono con due bombe a Roma, a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio al Velabro.

La “Grande preghiera per l’Italia”

Giovanni Paolo II concelebra in San Pietro con i trenta cardinali e i vescovi del Consiglio permanente della Cei la messa che inaugura la «grande preghiera del popolo italiano in vista del giubileo del Duemila». Ricorda il cardinal Ruini: «Erano gli anni di “Mani pulite” e della crisi non solo della Democrazia cristiana ma dell’intero sistema politico italiano. Una crisi che Giovanni Paolo II visse con stupore e sofferenza, non tanto per ragioni attinenti alla politica come tale, ma perché vi vedeva una minaccia per la nostra nazione, per il suo radicamento cristiano e per il suo ruolo in Europa». Ruini è stato il suo luogotenente per l’Italia fin dal convegno ecclesiale di Loreto del 1985 e ha frequentato regolarmente l’appartamento papale («Per lo più lo incontravo a pranzo o a cena dove egli amava soprattutto ascoltare ed esprimersi con frasi brevi, ma spesso assai incisive e rivelatrici del suo animo»). Dal padrone di casa riceve la linea da seguire: «Giovanni Paolo II era libero da preconcetti… per lui non aveva senso un’alternativa tra chiesa locale e movimenti ecclesiali, o tra questi e l’Azione Cattolica» [Fo. 20/5/2010].

Il Papa cade in bagno

Verso le 23, Giovanni Paolo II cade nel bagno del suo appartamento dopo essersi fatto la doccia. La scivolata gli costa una rottura del femore e il sesto ricovero al Gemelli di Roma.

Il femore di Giovanni Paolo II

Dopo la caduta di ieri (vedi 28 aprile 1994) il Papa è stato operato al policlinico Gemelli dal professor Gianfranco Fineschi, che ha sostituito la testa del femore con una protesi. Al risveglio si sente dire da un monsignore: «Santità, sta meglio ora di prima». E il Papa a lui: «Perché allora non si opera anche lei?». [Gio.2/4/2005]
I medici dichiarano che Wojtyla resterà al Gemelli due o tre settimane. Tornerà a camminare normalmente e potrà continuare a nuotare, ma non dovrà più arrischiarsi a sciare. [Cds 30/4/1994]

Giovanni Paolo II viene dimesso dall’ospedale (Archivio Farabola)

Il Papa operato d’appendicite

Ennesima operazione per Giovanni Paolo II al Gemelli di Roma. Presumibilmente si tratta di appendicite ma questa volta medici e chirurghi non sono chiari. C’è chi dice che si tratta di un tumore ma nessuno conferma e nessuno smentisce. Il Papa si è svegliato nella sua camera al decimo piano dell’ospedale alle 5.30. Ha celebrato la messa. L’intervento è durato meno di un’ora, dalle 7.50 alle 8.40 in anestesia totale. In sala operatoria anche Luigi Ortona, direttore dell’istituto di malattie infettive al policlinico Gemelli (ha partecipato a quasi tutti gli interventi dal Santo Padre): «La prima reazione, dopo aver praticato il taglio e averlo divaricato, è stata quella di guardarci una frazione di secondo negli occhi. Io ero in seconda fila, dietro i chirurghi e gli anestesisti riuniti attorno al lettino. Indossavamo tutti le mascherine. Ma quella rapida occhiata è stata sufficiente per capire che ciascuno di noi stava tirando un sospiro di sollievo». Era appendicite.

 • Tutto lascia pensare che il Papa abbia il morbo di Parkinson. La notizia era stata data già due anni fa ma poi fu subito smentita dal Vaticano. Ma ora le voci che girano è che i piccoli malori (capogiri, svenimenti e cadute) di Giovanni Paolo II siano dovute alle medicine per curare questa sindrome.

Bob Dylan canta davanti al Papa

Al congresso eucaristico a Bologna il cantautore americano Bob Dylan esegue Blowin’ the wind davanti a Giovanni Paolo II. «C’era ragione di essere scettici, io lo ero, e in un certo senso lo sono ancora, di dubitare se davvero fosse giusto far intervenire questo genere di “profeti”». [Benedetto XVI, Giovanni Paolo II, il mio amato predecessore, Edizioni San Paolo] Lui era fatto di un’altra pasta, perfettamente a suo agio in un’epoca in cui «rinasce una nuova concezione del divino, inteso come aggettivo “divino” è Michael Jackson, “divina” Lady Diana, ecc. Anche Giovanni Paolo II ha giocato su questo registro, si è adeguato a questa cultura dell’effimero. Strano paradosso quest’ultimo: un papa che ha tentato ancora di riproporre una morale e un’etica classica e lo ha fatto con i mezzi di questa cultura “movimentata” dei movimenti» (Elmar Salmann, Presenza di Spirito, Cittadella Editrice).

Il Papa a Cuba da Castro

A Cuba sono le 18 (mezzanotte italiana) quando Wojtyla entra con il suo bastone nel Palacio de la Revolucion per chiedere a Fidel Castro la sua verità su Cuba. Per 45 minuti i due sono rimasti soli, senza interpreti, a colloquio. È stato uno dei più lunghi incontri ufficiali avuti da Giovanni Paolo II durante il suo pontificato. E si è concluso con gesti al limite del protocollo. Donando un libro di Felix Varela, un sacerdote cattolico perseguitato nel secolo scorso, Castro s’è permesso d’accompagnare il regalo con una battuta: «Così potrà esercitarsi con il suo spagnolo». Il Papa ha sorriso e ricambiato con un’immagine di Cristo a mosaico. Così tra i loro due incontri, la Messa di Santa Clara, di questa mattina (il pomeriggio in Italia), è stata come un intervallo per i due grandi vecchi che hanno deciso di giocare una partita di fine secolo, una specie di tempo supplementare nella sfida tra comunismo e Chiesa cattolica. [Luigi Accattoli, Cds 23/1/1998]

Si apre il Giubileo del Duemila

Aggrappato al pastorale che fu di Paolo VI, papa Wojtyla apre la Porta santa inaugurando così il Giubileo del Duemila, un appuntamento preparato da molto tempo e per il quale ha speso molte energie. Il rito viene seguito da un miliardo e mezzo di telespettatori, nell’insieme dei 58 paesi collegati in mondovisione; dieci milioni sono gli italiani sintonizzati su Raiuno. «Eccolo nell’atrio della basilica di San Pietro, alle 23.20, che si avvia alla Porta santa: curvo nel piviale screziato, quasi incespica e il cerimoniere si affretta a sorreggerlo. Ma subito dopo canta sicuro “Haec porta Domini” (questa è la porta del Signore). In silenzio sale i tre gradini, aiutato dai due cerimonieri e spinge le ante. La porta è di bronzo, pesante. Il papa è più curvo del solito nella spinta: non somiglia in nulla al Giovanni Paolo II gagliardo e diritto, che colpì la porta con tre colpi di martello quando l’aprì per l’Anno santo straordinario del 1983. […] Ha raccontato più volte che in conclave, più di ventuno anni fa, il cardinale Wyszynski gli disse: “Se ti eleggono, tu dovrai introdurre la Chiesa nel terzo millennio”. Ecco ce l’ha fatta, ha tenuto fede a quel vaticinio». [Luigi Accattoli, Cds 27/12/1999]

Il Papa apre la Porta santa nella basilica di San Pietro (Archivio Farabola)

Una mano tremante sul Muro del pianto

«Quel mattino del 26 marzo il cielo azzurro, che sovrasta la Cupola della roccia e i resti del Secondo Tempio, era stato solcato da un grappolo di palloncini recanti la bandiera palestinese. Qualche elicottero sorvolava i tetti. La città vecchia di Gerusalemme era immersa nel silenzio, che si avverte quando passa l’Angelo della storia. A pochi metri dallo spiazzo sgombro dove si trovava il pontefice, separati da una cortina di tela, piccoli gruppi di ebrei ortodossi mormoravano le loro preghiere oscillando ritmicamente dinanzi all’antica muraglia. Anche Giovanni Paolo II pregava. Solo, solissimo. Massiccio e fragile al tempo stesso. Le spalle incurvate e il viso reso più affilato dall’implosione mistica. Quasi una statua. Un blocco bianco davanti alle pietre grigio argento del muro eretto da Erode. Unica macchia di colore i mocassini rossicci, che sbucavano dalla veste bianca. Il grande muro, bagnato dalle lacrime di generazioni di ebrei, Karol Wojtyla l’ha voluto toccare. Le telecamere hanno ritrasmesso in tutto il mondo la sua mano tremante, appoggiata a un grande masso scheggiato. Toccare il muro significa fondersi con duemila anni di storia, toccare ciò che Gesù Cristo ha visto realmente con i propri occhi e forse sfiorato con le proprie mani. Nelle fessure del muro il Pontefice lascia, vergato su pergamena, il mea culpa pronunciato in San Pietro due settimane prima. Lo lascia con la stessa fiducia con cui gli ebrei osservanti affidano alle crepe della muraglia le loro preghiere e speranze scritte su minuscoli bigliettini, che è vietato toccare». [Marco Politi, 30Giorni, aprile 2002]

Papa Wojtyla a Gerusalemme davanti al Muro del Pianto (Archivio Farabola)

A Roma due milioni di papaboys

Più di due milioni di giovani si radunano nella spianata del campus di Tor Vergata, a Roma, per la XV Giornata mondiale della Gioventù. In questi giorni Roma è invasa da ragazzi che vengono da ogni parte del mondo. I giornali li chiamano i “papaboys”. «Nessun uomo, in questi tempi, e probabilmente nessun uomo nella storia, è stato tanto applaudito e osannato da masse popolari in tutto il mondo. E nessun uomo, come lui, è andato per il mondo a raccogliere questi applausi e questa esaltazione, immerso nella grande fiera dei mass media, mescolando gesti rituali antichi, gotici, ai gesti nuovi della civiltà delle immagini e del consumo televisivo. Ma non è stato sempre e soltanto un trionfo di consenso. In un secolo di lacerazioni di popoli, di furore scientifico, ma di dubbi spirituali e di tristezze morali, di ossequio al mondano e di disprezzo per il soprannaturale, anch’egli è apparso al mondo con i segni della contraddizione: povero e potente, umile e condannante...» [Del Rio 2003].

Il Papa a Tor Vergata per la Giornata mondiale della Gioventù

Il Papa canonizza padre Pio

A San Pietro si raduna più di un milione di fedeli per la cerimonia in cui papa Wojtyla canonizza padre Pio, suggellando il debito di amicizia con il frate di Pietrelcina, che aveva conosciuto nel lontano 1948 e al quale era sempre rimasto legato. Nel corso del suo pontificato, Giovanni Paolo II ha fatto più santi – 483, oltre a 1.345 beati – di tutti i suoi predecessori a partire dal 1588.

La folla in piazza San Pietro per la canonizzazione di padre Pio (Archivio Farabola)

Escrivá santo

Josemaría Escrivà de Balaguer è il prete spagnolo fondatore dell’Opus Dei (cui appartiene anche il direttore della sala stampa vaticana Navarro-Valls). Giovanni Paolo II lo fa santo davanti a 300mila pellegrini provenienti da tutto il mondo. La simpatia del papa polacco per i movimenti è nota. Sotto il suo pontificato fioriscono Comunione e liberazione, focolarini, Rinnovamento nello Spirito, neocatecumenali. Sono gli anni in cui prende quota un altro movimento, i Legionari di Cristo, fondato da un prete messicano potente e chiacchierato, Marcial Maciel Degollado. Malgrado trapelino notizie infamanti sul suo conto, Degollado, che ha buoni appoggi nella curia romana, rimane al suo posto.

Canonizzazione del beato Josemaria Escrivà De Balaguer presieduta da papa Giovanni Paolo II (Archivio Farabola)

Il papa polacco, romano de Roma

«Damose da fa’ e volemose bbene». Così Giovanni Paolo II si è rivolto ai parroci e preti romani, ricevuti in Vaticano per il tradizionale incontro di inizio Quaresima. In 25 anni di pontificato, ha detto sorridendo, «non ho imparato il romanesco, vuol dire che non sono un buon vescovo di Roma?». In realtà Wojtyla si è sempre sentito un civis romanus, «partecipe delle gioie e delle sofferenze, delle attese e delle realizzazioni di questa splendida città… La missione di ROMA è AMOR».

 «Vi ho cercato. Adesso voi siete venuti da me. E vi ringrazio».

Nuovo ricovero per il Papa

Alle 22.50 Giovanni Paolo II viene portato, in misura precauzionale, al Policlinico Gemelli per una crisi polmonare. Il Papa è affetto da «laringo-tracheite acuta». Sabato scorso ha avuto i primi sintomi influenzali ma domenica (dopo l’Angelus) è stato costretto al letto da una febbre a 38. Le difficoltà polmonari sono tipiche del morbo di Parkinson in stadio avanzato.

Il Papa saluta i fedeli radunati nel piazzale dell’ospedale (Archivio Farabola)

La benedizione silenziosa

È Pasqua. Più di centomila fedeli, in piazza San Pietro aspettano il Papa. Lui alle 12 in punto si affaccia alla finestra. Uno dei segretari gli porge il microfono, ci prova, muove le labbra ma dalla sua bocca escono solo respiri affannosi. Muove le braccia, come per parlare a gesti. Il cardinale Sodano prende parola e recita l’Urbi et orbi. Il Papa segue la lettura dal suo leggio (il cardinale gli passa i fogli dopo averli letti) e annuisce con il capo al passaggio «pace per i Paesi del Medio Oriente e dell’Africa, dove pure tanto sangue continua a essere versato; pace per tutta l’umanità, su cui sempre incombe il pericolo di guerre fratricide». Benedice la folla con il segno della croce, fa un cenno di saluto con la mano destra e si ritira. In tutto si è mostrato per 13 minuti. Grande emozione tra la folla. Persone di ogni età che piangono, compreso qualcuno dei carabinieri in alta uniforme. [Luigi Accattoli Margherita De Bac, Cds 29/3]

Forza Papa

Canadesi, messicani, italiani e cinquemila adolescenti milanesi sono in piazza San Pietro. Aspettano il Papa. I medici lo hanno pregato di non affaticarsi ma lui disobbedisce e si affaccia dalla finestra del suo studio. Neanche una parola. Benedice a gesti. Applausi, commozione. I ragazzi urlano: «Forza Papa» battendo le mani «non mollare mai». Due ore dopo la benedizione, Joaquìn Navarro-Valls, portavoce della Santa Sede, annuncia che è cominciata «la nutrizione enterale mediante il posizionamento di un sondino nasogastrico».

A migliaia pregano per il Papa

Le condizioni di Giovanni Paolo II si sono aggravate. Avvisati da radio e tv migliaia di persone arrivano a Piazza San Pietro. Inginocchiate, pregano per il Papa. Nei loro occhi la rassegnazione. A mezzanotte la polizia è costretta a chiudere il traffico. I fedeli continuano ad arrivare. Inizia la veglia.

Muore papa Wojtyla

Sono le 21.37 del 9.655esimo giorno del suo pontificato (il terzo più lungo della storia dopo san Pietro e Pio IX) quando, a 85 anni, Giovanni Paolo II si spegne. Causa del decesso «shock settico e collasso cardiocircolatorio irreversibile». Alle 22 il segretario di Stato, cardinale Angelo Sodano, dà l’annuncio a una piazza San Pietro gremita di fedeli in preghiera (quasi centomila persone). Dalla piazza parte un forte applauso. Si intona la Salve Regina che in molti cantano fra le lacrime. Poi suonano le campane e ricominciano le preghiere.

Papa Giovanni Paolo II

• «Lasciatemi andare al Signore» è stata l’ultima frase del Papa. Per onorare il lutto si fermano lo sport e la campagna elettorale per le regionali, chiusa un giorno in anticipo.

• Durante il suo pontificato papa Wojtyla ha scritto 14 encicliche e 9 esortazioni apostoliche. Ha celebrato 131 cerimonie di beatificazione, nelle quali ha proclamato 1.219 beati, e 43 canonizzazioni, per un totale di 476 santi. «Duemilaquattrocento discorsi, perfino davanti a un’assemblea islamica (Casablanca, 1985). Centotré volte acclamato (anche dai musulmani, a Beirut nel 1997) una sola contestato (dai sandinisti, in Nicaragua, nel 1983)». [Gabriele Romagnoli, Rep. 2/4/2005]. Tra i discorsi più significativi, il primo nella sua Polonia ancora in lotta per la libertà, quello a Cuba, quando predica alla folla sotto il ritratto di Che Guevara. E l’ultimo quando ormai, molto malato, va in pellegrinaggio a Lourdes. Definito dalla stampa “globetrotter”, ha visitato 620 località, 129 nazioni in 104 viaggi internazionali. Ha viaggiato, cioè, 543 giorni, percorrendo 1.162.165 chilometri (29 volte il giro del mondo o tre volte la spedizione dalla Terra alla Luna). In Italia i viaggi sono stati 146, in 259 città per la durata di 278 giorni. Ha visitato 301 delle 334 parrocchie della diocesi di Roma. Due le mete sognate e mai raggiunte: Mosca e Pechino: «Se stessi a Roma a scrivere encicliche mi leggerebbe solo un pugno di persone. Viaggiando, incontro moltissima gente, che non verrebbe mai da me. E mi ascolteranno» (dalla lettera a un amico polacco). [Marco Politi, Rep. 2/4/2005].

• Si contano una quindicina di tentativi di attentato, tra cui: l’attacco con una baionetta di un prete tradizionalista, a Fatima nell’82; un attentato di matrice islamica a Manila, nell’85; un altro a Sarajevo, nel ’97, con una grossa quantità di esplosivo. [Andrea Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia, San Paolo] Oltre a quello del 13 maggio 1981 (vedi)

L’addio al Papa: «Santo subito»

Il cardinale Joseph Ratzinger benedice la bara di Giovanni Paolo II (Archivio Farabola)

I solenni funerali di papa Wojtyla sono presieduti dal cardinale Ratzinger. Dal 2 all’8 aprile arrivano a Roma tre milioni di pellegrini. In quei giorni, 21 mila persone entrano ogni ora nella basilica vaticana, 350 al minuto. La media di tempo necessaria per vedere i resti mortali del Papa è di 13 ore, mentre il tempo massimo di attesa è di 24 ore. La fila arriva a una lunghezza di cinque chilometri. Il giorno dei funerali 500 mila fedeli seguono le esequie in piazza San Pietro e in via della Conciliazione, mentre 600 mila da altri luoghi di Roma attraverso dei maxischermi [www.zenit.it e Vatican Information Service]. Grandi cartelli in mezzo alla folla dei fedeli invocano «Santo subito».

Folla di fedeli e striscioni ai funerali di Giovanni Paolo II (Archivio Farabola)

• «Gli ultimi due uomini a vedere il volto di Giovanni Paolo II – ultimi dei tanti sfilati in questi giorni in San Pietro, ultimi dei 400 milioni che secondo complicati calcoli l’hanno visto di persona in questi ventisei anni – sono stati, alle sette e mezzo, il maestro delle celebrazioni Piero Marini e il segretario Stanislao Dziwisz. [Leggi tutto l’articolo di Aldo Cazzullo]

• Prima della chiusura della bara di cipresso e noce, vengono deposte anche le medaglie coniate durante il suo pontificato. Al centro del sagrato di San Pietro, niente fiori né ornamenti, solo il libro dei Vangeli posato sul feretro. D’un tratto il vento ha cominciato a scompaginare le pagine.

La bara di Giovanni Paolo II (Archivio Farabola)

• La sepoltura, nelle Grotte vaticane, viene introdotta per la prima volta dal Magnificat, il cantico di Maria che ringrazia il Signore perché «ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili». E, dopo il Padre nostro, per la prima volta, mentre la bara viene deposta nel sepolcro, si canta il Salve Regina. Allora la cassa di cipresso viene deposta in quella di zinco, subito saldata e, poi, in quella di legno con sopra la croce e lo stemma di Wojtyla. Là dove Giovanni Paolo II ha scelto di mettere insieme Giovanni XXIII e Paolo VI, i due Pontefici da cui aveva preso il nome: deposto nel luogo dove prima riposava Papa Roncalli e nella «vera terra», come volle Papa Montini. È la volontà di Giovanni Paolo II, espressa al segretario, monsignor Stanislao Dziwisz.

La causa di canonizzazione di Wojtyla

Camillo Ruini, cardinale vicario di Roma, apre la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione del papa polacco (un mese prima la congregazione vaticana per le Cause dei santi aveva dispensato dai canonici cinque anni di attesa). «Un giorno, guardando madre Teresa in tv, si lasciò sfuggire che si sarebbe potuta canonizzarla già in vita. Era solo una simpatica battuta. Ma io pensai che lo stesso si sarebbe potuto dire di lui» (Stanislaw Dziwisz ). [Rep. 1/4/2011].

Il primo miracolo di Giovanni Paolo II

Benedetto XVI promulga il decreto che attribuisce un miracolo all’intercessione di Giovanni Paolo II. Secondo quanto riferisce il cardinale Angelo Amato, prefetto della congregazione delle Cause dei santi, si tratta della guarigione dal morbo di Parkinson (lo stesso di cui soffriva il Papa) della religiosa francese suor Marie Simon-Pierre, classe 1961.

Papa Giovanni Paolo II  (Archivio Farabola)