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 2017  ottobre 23 Lunedì calendario

Accordo franco-tedesco per Agadir

• Accordo franco-tedesco per risolvere la crisi di Agadir (vedi 21 maggio 1911, 1 e 4 luglio 1911): i tedeschi rinunciano a qualunque pretesa sul Marocco, i francesi cedono loro 200 mila km quadrati nell’Africa equatoriale, che vanno a ingrandire i loro possedimenti in Camerun. La Francia occupa interamente il Marocco.

Al Regno d’Italia Tripolitania e Cirenaica

• «Il governo italiano, con un atto unilaterale e arbitrario, emana il regio decreto n. 1247 con il quale si proclama che la Tripolitania e la Cirenaica “sono poste sotto la sovranità piena ed intera del Regno d’Italia”». [Del Boca/1]

• L’incrociatore Puglia, davanti al porto di Akaba, affonda una cannoniera turca. [Guido Po, L. Ferrando, L’opera della R. Marina in Eritrea e in Somalia, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma 1929]

Libia: come separare gli arabi dai turchi?

• Nel rapporto del generale Caneva al ministro Spingardi si sostiene che va trovato un modo efficace per separare arabi e turchi. Sostiene inoltre che non conviene dare, per il momento «precedenza all’azione politica su quella puramente militare». [Del Boca/1]

• Richiamate alle armi le classi 1886-1887. [Gi.It, 6/11/1911]

L’annessione

• Caneva annuncia l’avvenuta annessione.

Le condizioni di Ustica sono allarmantissime

• Il quotidiano L’Ora: «Le condizioni di Ustica sono allarmantissime. A causa dei cadaveri degli arabi buttati dal piroscafo S. Giorgio nelle vicinanze della spiaggia si è sospeso il mercato del pesce» e ancora «i seppellimenti di cadaveri di altri arabi morti di colera, sotto poca sabbia nel fondo di un privato, alla mercè di cani randagi, costituiscono pericolo per la salute pubblica». [Del Boca/2]

I corpi «sono un groviglio di stracci insanguinati»

«…man mano che le case si diradano si fa un silenzio severo e squallido: qua e là, in qualche cortile abbandonato, in qualche cantuccio, fra l’erba d’un giardino, qualche cadavere incomincia a decomporsi esalando un fetore orrendo: sotto un olivo, sulla via di Bu-miliana ce n’è un mucchio d’una cinquantina, presi con le armi alla mano e fucilati in fretta. È un groviglio orrendo di stracci insanguinati, di braccia contorte, di fez rossi crivellati dalle palle, davanti a un muro bianco su cui gli spruzzi di sangue hanno disegnato un ricamo atroce e fantastico…». [Luigi Lucatelli da Tripoli, sul Secolo. Leggi tutto l’articolo]

Libia, oltre al colera anche il vaiolo

• Oltre al colera nei campi nemici c’è anche il vaiolo.

• Smentita la chiamata alle armi per le classi 1886-1887 che qualche giorno fa aveva pubblicato il Giornale d’Italia. I richiamati dell’89 invece rispondono entusiasticamente e in molti chiedono di andare a Tripoli. [Sta. 10/11/1911]

La debolezza dell’Italia

• Il generale Franz Conrad von Hӧtzendorf, capo di stato maggiore dell’esercito austro-ungarico, suggerisce al suo governo di approfittare della situazione di debolezza dell’Italia per sferrarle un attacco. [Del Boca/1]

Libia: 21mila richieste di passaporto per la Tripolitania

• Dallo scoppio delle ostilità ad oggi le domande di passaporto per la Tripolitania avanzate da tutte le classi sociali sono 21mila.

Tripoli allagata

• I turchi deviano il fiume uadi el-Megenìn, verso Tripoli, e causano l’allagamento delle strade.

«Che Tripoli e Tripoli! I triboli li abbiamo in casa»

• Giustino Fortunato a Salvemini: «I contadini di Lavello, ossia della zona del latifondo a cerealicoltura, assetati e affamati di terra, sperano averne una quota a Tripoli, e di Tripoli sono entusiasti. I contadini di Rionero, ossia della zona a coltura intensiva della vite, mal soffrono Tripoli, e dicono: “Che Tripoli e Tripoli! I triboli li abbiamo in casa, e bastano”. È detto comune in Basilicata: “Triboli e spine”». [Del Boca/1] 

Il capo Senussi ha proclamato la guerra santa

• In Libia Enver bey lancia un forte attacco a Derna.

• G. Raad e J. Ouannou, due alti funzionari della Banca Imperiale Ottomana, in un rapporto diretto alla sede di Tripoli e intercettato dalle autorità italiane, annunciano che «il capo Senussi, la più alta autorità spirituale della Cirenaica, ha proclamato contro gli italiani la guerra santa, per cui “tutti gli arabi e i beduini, senza distinzione di tribù, hanno lasciato i lavori dei campi per prendere le armi”. I due funzionari aggiungono che gli arabi dell’interno considerano gli arabi di Bengasi come traditori, poiché hanno ceduto le armi senza combattere: da qui la minaccia di un massacro generale». [Del Boca/1]

I notabili di Tripoli

• Per Giolitti è fondamentale reperire notabili di Tripoli in grado di scrivere alle massime autorità musulmane del Cairo, per informarle del rispetto che l’Italia prova nei confronti della religione dell’Islam e dei costumi del paese (testo contenuto in uno scritto a Caneva).

Barzini: «I turchi ci urineranno addosso»

• In Libia il generale Caneva viene criticato da tutti: «Un uomo usato che soffre di stomaco da otto anni a questa parte» [Sidney Sonino Diario 1866-1912 in Del Boca/1]; Barzini, del Corriere della Sera: «Mi fa l’effetto di un uomo inebetito, finito annientato. Non ha un granello di energia (...) Non esce mai, mai mai dal castello, passa notti insonni disperandosi. È spaventato, non riesce a prendere una decisione. (...) I turchi si divertono, portano dei pezzi a due passi, ci trattano come i boxers cinesi venivano trattati dagli europei. Finiranno per venirci ad urinare addosso». [Del Boca/1]

• Gli italiani tornano sulle posizioni che tra il 23 e il 26 ottobre dovettero abbandonare. Sono 10 mila gli uomini che puntano sul forte Mesri, altri 10 mila avanzano nel labirinto dell’oasi per rioccupare le posizioni di Henni. [Del Boca/1]

Enver Bey: «Ogni arabo sappia usare l’arma del nemico»

• Enver bey spiega la strategia di guerra da lui adottata: vuole togliere le armi italiane ai soldati morti per fare esercitare le sue truppe con i suddetti fucili. Così una volta ucciso il nemico, ogni arabo sappia usarne l’arma.

• Lo stesso giorno l’incrociatore Calabria smantella i forti di Sceik Said, nello stretto di Bab el Mandeb. [Del Boca/1]

Libia, gli italiani avanzono di nuovo

• Caneva decide di eliminare l’avamposto avversario. Dodicimila uomini puntano su Ain-Zara, da dove partono gli attacchi frontali degli avversari. L’avanzata si conclude con l’occupazione dell’intera oasi. Non è raggiunto però l’obiettivo di chiudere il nemico in una morsa.

Occupata Ain Zara

• In Tripolitania, gli italiani prendono Ain Zara.

La contessa d’Aosta e le donazioni

• La contessa d’Aosta si è imbarcata sulla nave-ospedale Menfi alla volta di Tripoli. Il duca d’Aosta si è trattenuto con lei sulla nave fino al momento della partenza. La contessa ha voluto con sé «il piccolo negro, un simpatico moretto di Massaua a lei affezionatissimo» [Sta. 9/11/201]

• Il direttore delle scuole comunali di Legnano ha trasmesso alla pubblica istruzione un vaglia bancario di lire 391,30, importo di una sottoscrizione tra gli insegnatni (L. 181,20) e gli alunni (L. 211,10) della città in favore delle famiglie dei morti e feriti di guerra.  [Sta. 9/11/201]

Libia, conflitto tra Caneva e Giolitti

Secco telegramma di Giolitti a Caneva. Caneva insiste per la pacificazione, Giolitti invece vuole che gli arabi si ribellino agli antichi padroni turchi fiancheggiando definitivamente gli italiani. 

Tittoni e la questione contrabbando in Libia

• Tittoni da Parigi: «Ho avuto una lunga conversazione con il ministro della guerra Massimy. Egli mi ha detto che il consiglio dei ministri ha appoggiato la domanda dell’Italia circa la repressione del contrabbando alla frontiera tripolo-tunisina. Però ha soggiunto, insistendo molto, che è indispensabile che l’Italia non lasci questo compito interamente alla Francia, ma faccia anch’essa qualche cosa per coadiuvarla. Massimy mi dice che per andare in Tunisia dalla Tripolitania vi è una sola strada lungo il mare. Ora se l’Italia occupasse sollecitamente la costa fra Zuara e il confine tunisino e stabilisse presso questo un forte presidio, il quale sorvegliasse la frontiera fino a 50 chilometri di distanza dalla costa, il contrabbando diverrebbe impossibile». [Del Boca/1]

Libia: un’altro attacco agli italiani

• Un distaccamento di marinai fa una prima ricognizione sulla penisola di Ras el-Machbez, tra Zuara e la frontiera tunisina. Viene attaccato e deve ripiegare a causa di ingenti perdite. 

Libia: Enver bey ferito

• Enver bey viene ferito all’addome. Lamenta scarso ordine e disciplina delle sue truppe, alimentate però da una volontà ardente. [Del Boca/1]

Già che c’è la guerra

• «…noi siamo stati contrari risolutamente, prima che fosse tirato il dado, all’impresa di Tripoli; noi avremmo voluto che essa avesse trovato nel nostro paese una resistenza preventiva insuperabile; noi siamo sempre assolutamente convinti che da essa l’Italia non ricaverà economicamente che danni immediati assai gravi e sicuri, e vantaggi assai lontani e assai problematici.
Ma siamo felici che i nostri soldati laggiù, già che devono battersi, si battano meravigliosamente bene. Siamo lieti di poterci tenere sufficientemente soddisfatti dell’organizzazione dell’impresa, e speriamo che questa guerra, già che si fa, mettendo a prova le capacità della nostra gerarchia militare, serva a dare gli elementi per riformarla dov’è necessario. Siamo incantati soprattutto che il nostro paese, già che si trova nella guerra, si dimostri assai meno impressionabile, assai meno leggero, assai più serio e disciplinato di quanto non sia stato nel passato. E vogliamo che il Governo faccia tutto quanto è necessario, senza esclusione di nessun sacrifizio, affinché il paese esca dall’impresa con onore. Perché ai danni materiali dell’impresa ripareremo col nostro lavoro; ma il danno morale di un insuccesso sarebbe terribilmente irreparabile. E chi contribuisse anche in minima parte a render possibile un insuccesso, o meno sicuro un successo, commetterebbe il più atroce delitto verso la patria…». [Gaetano Salvemini sull’Unità. Leggi tutto l’articolo]

Libia, la battaglia di Bir Tobras

• Il generale Pecosi Giraldi, senza avvertire Caneva, invia 1.500 uomini al comando del colonnello Gustavo Fara contro l’oasi Bir Tobras, a 15 chilometri da Ain-Zara. Sono le mehalle arabe, colpevoli di aver catturato famiglie di notabili che da poco si sono sottomessi all’Italia. [Del Boca/1] Una ricognizione composta di due battaglioni di bersaglieri e uno di granatieri marcia da Ain Zara verso a Bir Tobras (15 km circa) sotto la guida di cinque arabi. Partono alle ore 2,30 della notte ma le guide si perdono e raggiungono la meta solo alle 9 del mattino. Appena fuori dalle dune, le nostre truppe si trovano davanti duemila nemici. Il colonnello Fara lancia sul fianco minacciato un battaglione di bersaglieri che arresta il movimento nemico. Gli arabi tentano un avvolgimento sul lato destro, il colonnello provvede con un altro battaglione di bersaglieri. La battaglia, molto violenta, finisce a mezzogiorno. Sei italiani e centinaia di arabi sono a terra. [Giuseppe Bevione, La Sta., 19/12/1991]. Gli scontri durano fino a notte. L’abitudine turco-araba di sospendere i combattimenti con il sopraggiungere del buio consente a Fara di ripiegare su Ain-Zara. [Del Boca/1]

Libia: bilancio di fine anno

• Ad oggi risultano: 7 ufficiali e 369 soldati morti di colera (dal 13 ottobre ). 103 mila soldati e 24 generali. Negli ultimi due mesi Alberto Pollio ha inviato a Caneva: 55 mila uomini di tutte le armi, 84 cannoni da campagna, 42 da montagna, 28 da assedio, 8.300 quadrupedi, 1.500 carri da trasporto, squadriglie di aerei da ricognizione e da bombardamento, granate e gas asfissianti. Il rancio è passato da 2850 calorie a 4085. [arsmilitaris.org]

• Il comando turco conta 30 mila uomini in Tripolitania e 20/25 mila in Cirenaica. I rifornimenti arrivano settimanalmente da carovane di 1.000/1.500 cammelli che trasportano viveri e armi dalle frontiere di Egitto e Tunisia. [Del Boca/2] 

Riapre il Parlamento

• Giolitti, nel discorso relativo alla conversione in legge del decreto sull’annessione della Libia, giustifica le guerre coloniali come imprese di civiltà: «Il problema coloniale per gli Stati moderni è ormai il più alto, il più essenziale dei problemi. Auguriamoci di non avere mai che guerre coloniali (interruzioni all’estrema sinistra). Mi auguro di cuore che nel mondo non via siano che guerre coloniali, perché la guerra coloniale significa la civilizzazione di popolazioni che in altro modo continuerebbero nella barbarie».

Il Marocco è un protettorato francese

• Il Marocco è ufficialmente un protettorato francese. Il sultano Moulay Hafiz s’impegna a non concludere alcuna alleanza e a non contrarre prestiti da paesi che non siano la Francia.

La Libia è italiana

• L’Impero Ottomano è sconfitto dagli italiani. La Turchia cede all’Italia la Libia e alcune isole del Dodecanneso.

Il quinto rinnovo della Triplice alleanza

• Si rinnova per la quinta volta, a Vienna, la Triplice alleanza tra Italia, Germania e Austria-Ungheria (vedi 20 maggio 1882, 20 febbraio 1887, 6 maggio 1891, 28 giugno 1902). Unica aggiunta: Germania e Austria riconoscono la sovranità italiana sulla Libia.