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 2017  ottobre 23 Lunedì calendario

Libia: aerei sul cielo di Tripoli

• La spedizione aerea, meglio conosciuta come “Flottiglia Aeroplani di Tripoli” è composta da 11 piloti, 30 uomini di truppa con un sergente e 9 aeroplani. Tra questi: Giulio Gavotti, 29 anni, di Genova (brevetto di pilota il 3 dicembre 1910); Carlo Piazza, 40 anni, di Busto Arsizio (brevetto di pilota il 30 giugno 1911), Riccardo Moizo, 34 anni di Cuneo e Giuseppe Rossi, 30 anni di Piacenza (brevetto di Pilota in autunno del 1910). [Aerostoria] I 4 aviatori sono soliti fare voli di ricognizione nei cieli libici per avvistare gli spostamenti nemici.

La preparazione al bombardamento aereo

• «Ormai è una abitudine mattutina, questa dei voli di aeroplani sul cielo di Tripoli. I fragili, rombanti apparecchi, intorno ai quali, durante la notte, vegliano e accudiscono gli specialisti del Genio, escono al primo bacio di sole trascinati a braccia fuori dagli improvvisati hangars. Moizo, Piazza, Gavotti e Rossi sono già di bel mattino in tenuta di volo. Ispezionano le ali, i carrelli, il motore. (...). [De Frenzi, Gi.It, 2/11/1911]

Il tenente Gavotti con tre bombe a mano sul suo Etrich

• «Stamane il tenente della brigata specialisti Gavotti, preso il suo astuccio da toilette, vi ha deposto quattro granate. Fissato l’astuccio chiuso con una cinghia al fuselage del suo Etrich, ha messo una bomba in una tasca, in un’altra tasca gli inneschi fulminanti ed in un’altra ancora i tappi. Quindi ha preso il volo verso le 8 dirigendosi sull’oasi Ain-Zara, a circa 8 chilometri a sud est degli avamposti, dove sapeva che si trovava un nucleo di nemici». [Luigi Barzini, CdS 2/11/1911]

Piazza e Moizo in volo

• «Poco dopo Gavotti, si alzano a volo il capitano Moizo col suo agile Bleriot e poi a brevi intervalli il capitano Piazza e il tenente Rossi. (...)». [De Frenzi, Gi.It, 2/11/1911]

Il bombardamento aereo di Gavotti

• «D’un tratto si ode un ronzio; poi un piccolo punto nero, segnalabile appena, appare lontano a grandissima altezza e rapidamente s’ingrandisce. Il ronzio quasi impercettibile si fa più manifesto, poi addirittura violento. [De Frenzi, Gi.It, 2/11/1911]

L’atterraggio di Gavotti

• «Vediamo l’Etrich scendere a fantastica velocità, in volo librato; con abile manovra, a pochi metri da terra la prua si risolleva per abbattersi quindi, ma dolcemente insensibilmente finché il carrello tocchi il molo. Il tenente Gavotti salta a terra: appare raggiante e risponde con visibile soddisfazione alle calorose strette di mano dei colleghi. Comprendiamo ch’egli è riuscito nell’impresa prefissasi». [De Frenzi, Gi.It, 2/11/1911]

“I genii alati di Allah”

• «I turchi, come si sa, hanno dato ad intendere agli arabi che i nostri aeroplani sono... genii alati che Allah manda da Costantinopoli per confortare i difensori della bandiera del profeta. Gli arabi dapprima hanno creduto alla geniale... spiritosa invenzione. Ma oggi – ci dice Gavotti – non ci crederanno più!». [De Frenzi, Gi.It, 2/11/1911]

Le bombe Cipelli

• «Le granate di picrato di potassio sono il risultato di lunghi studi e di molteplici esami fatti dal tenente di vascello Carlo Cipelli del silurificio di san Bartolomeo. Il Cipelli rimase però vittima della sua stessa invenzione poiché tre anni or sono, mentre era nel balipedio di Viareggio, procedeva alla carica di una di queste granate, il terribile strumento di guerra esplodeva uccidendo l’ufficiale, il collega suo Mazzuoli ed un operaio del balipedio». [Cds, 2/11/1911]. Le bombe usate pesano 400 grammi, hanno un diametro di 6 centimetri e sono rotonde. [Sergio Romano, Cds 2005]

Gavotti racconta del primo bombardamento aereo

• «Ho deciso di tentare oggi di lanciare delle bombe dall’aeroplano. È la prima volta che si tenta una cosa di questo genere e se riesco sarò contento di essere il primo. Appena è chiaro sono nel campo. Faccio uscire il mio apparecchio. Vicino al seggiolino ho inchiodato una cassettina di cuoio; la fascio internamente di ovatta e vi adagio sopra le bombe con precauzione. Queste bombette sono sferiche e pesano circa un chilo e mezzo. Nella cassetta ne ho tre; l’altra la metto nella tasca della giubba di cuoio. In un’altra tasca ho una piccola scatoletta di cartone con entro quattro detonatori al fulminato di mercurio. Parto felicemente e mi dirigo subito verso il mare.

• Arrivo fin sopra la “Sicilia” ancorata a ovest di Tripoli dirimpetto all’oasi di Gurgi, poi torno indietro, passo sopra la “Brin”, la “Saint Bon”, la “Filiberto” sui piroscafi ancorati in rada. Quando ho raggiunto 700 metri mi dirigo verso l’interno. Oltrepasso la linea dei nostri avamposti situata sul limitare dell’oasi e mi inoltro sul deserto in direzione di Ain Zara, altra piccola oasi dove avevo visto nei giorni precedenti gli accampamenti nemici (circa 2000 uomini). Dopo non molto tempo scorgo perfettamente la massa scura dell’oasi che si avvicina rapidamente. Con una mano tengo il volante, coll’altra sciolgo il corregile che tien chiuso il coperchio della scatola; estraggo una bomba, la poso sulle ginocchia. Cambio mano al volante e con quella libera estraggo un detonatore dalla scatoletta e lo metto in bocca. Richiudo la scatoletta; metto il detonatore nella bomba e guardo abbasso. Sono pronto. Circa un chilometro mi separa dall’oasi. Già vedo perfettamente le tende arabe. Vedo due accampamenti vicino a una casa quadrata bianca, uno di circa 200 uomini e l’altro di circa 50.

• Poco prima di esservi sopra afferro la bomba colla mano destra; coi denti strappo la chiavetta di sicurezza e butto la bomba fuori dall’ala. Riesco a seguirla coll’occhio per pochi secondi poi scompare. Dopo un momento vedo proprio in mezzo al piccolo attendamento una nuvoletta scura. Io veramente avevo mirato il grande ma sono stato fortunato lo stesso; ho colpito giusto. Ripasso parecchie volte e lancio altre due bombe di cui però non riesco a constatare l’effetto. Me ne rimane una ancora che lancio più tardi sull’oasi stessa di Tripoli. Scendo molto contento del risultato ottenuto. Vado subito alla divisione a riferire e poi dal Governatore gen. Caneva. Tutti si dimostrano assai soddisfatti». (La lettera datata 1 novembre è stata scritta da Giulio Gavotti a suo padre. È stata resa pubblica da Paolo De Vecchi, nipote dell’aviatore). [Paolo de Vecchi, Aerostoria]